Storia di John Paul Jones, padre della marina statunitense di Andrea Mucedola

Andrea Mucedola

14 Agosto 2026
tempo di lettura: 8 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVIII – XIX SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: John Paul Jones

Se qualcuno vi nominasse John Paul Jones probabilmente la maggior parte di voi rimarrebbe interdetta. Probabilmente oltre oceano, qualche amante della storia americana, vi racconterebbe che il Capitano Jones fu un valente comandante che si era distinto per aver combattuto contro gli inglesi durante la Rivoluzione Americana. Sicuramente la Marina statunitense vi potrebbe raccontare numerosi episodi della breve ed avventurosa vita di questo grande marinaio che può essere considerato a ragione come il padre della marina americana. Raccontiamo oggi la sua controversa storia.

Scozzese di nascita, nato a Kirkcudbright il 6 luglio 1747, John Paul si arruolò nella mercantile britannica all’età di 12 anni come mozzo a bordo del vascello Friendship sotto il comando del capitano Benson. Non si può dire che non fece la gavetta, formandosi per quasi 20 anni a bordo di diversi vascelli lungo le rotte atlantiche. Nel 1764 imbarcò come terzo ufficiale a bordo sulla King George e, due anni dopo, fu trasferito sulla Two Friends, una nave negriera di 50 piedi di base a Kingston, Giamaica, come primo ufficiale. Dopo aver completato diversi viaggi in Africa occidentale, nel 1768 Paul lasciò la tratta degli schiavi, che definì un “commercio abominevole”, per dedicarsi ad altri commerci. La carriera di Paul progredì inaspettatamente durante un viaggio a bordo del brigantino John, quando il capitano della nave morì improvvisamente di febbre gialla. Con l’incoraggiamento e il voto dell’equipaggio, che ne riconosceva le capacità, Paul riuscì a portare la nave fino a un porto sicuro e, in ricompensa per questa impresa, la compagnia scozzese lo nominò comandante, donandogli anche il 10% del carico. Paul effettuò due viaggi nelle Indie Occidentali ma, nell’ambito del secondo, nel 1770, Paul fece frustare uno dei membri dell’equipaggio a causa di un ammutinamento per il pagamento anticipato di salari. Vennero sollevate delle accuse secondo le quali la sua disciplina era “inutilmente crudele”. Sebbene fossero state respinte, la morte successiva del marinaio poche settimane dopo l’evento comportò il suo arresto. Fu inizialmente imprigionato a Kirkcudbright ed in seguito rilasciato su cauzione. Questo episodio macchiò la sua reputazione e mentre era in libertà su cauzione, fu invitato dal Governatore a lasciare la Scozia ed a cambiare nome. Ricordo che l’uso delle punizioni corporali era piuttosto comune all’epoca; i marinai venivano spesso arruolati contro la loro volontà e non sempre esano degli stinchi di santo. L’invito del Governatore ad andarsene fu giustificato dal fatto che il marinaio deceduto era in realtà tutt’altro che una vittima ma un avventuriero di una famiglia scozzese molto influente.

Lasciata la terra natia, Paul comandò una nave registrata a Londra chiamata Betsy, una nave commerciale delle Indie Occidentali con 22 cannoni, con sede a Tobago. Anche in quel periodo avvennero degli eventi poco chiari; Paul uccise un membro dell’equipaggio che si era ammutinato a colpi di spada, sembrerebbe per una disputa salariale. Paul, in una lettera a Benjamin Franklin, affermò in seguito che l’omicidio fu commesso per legittima difesa, e che per non subire un nuovo processo era fuggito. Alcuni storici affermano che Paul praticò la pirateria per poi riapparire, circa 18 mesi dopo, a Frederiksberg, Virginia, ufficialmente per sistemare gli affari del fratello, che era deceduto senza lasciare eredi. Gli furono concesse terre nella contea di Frederick, Virginia, dove assunse il cognome Jones (oltre al suo cognome originale) forse in onore di Willie Jones, un fervente sostenitore dei diritti coloniali.

Nel 1775, allo scoppio della Rivoluzione Americana, John Paul Jones si trasferì a Filadelfia, entrò nella Marina Continentale e, il 7 dicembre 1775, fu nominato primo tenente della USS Alfred, una nuova fregata da 24 cannoni che divenne la prima nave ammiraglia americana. La USS Alfred era in origine un ex mercantile chiamato Black Prince, varato nel 1774 e quindi acquisito dalla Marina Continentale con il ruolo di fregata. Le fonti narrano che Jones salpò dal fiume Delaware nel febbraio 1776 a bordo dell’USS Alfred per la crociera inaugurale della Marina Continentale e si dice ebbe l’onore di issare, alla consegna della nave la bandiera della marina dell’Unione Continentale,  la prima insegna statunitense issata a bordo di una nave da guerra.

Nave continentale Alfred (1775-1778) Dipinto a olio di W. Nowland Van Powell, che raffigura il tenente John Paul Jones mentre issa la prima bandiera americana alla consegna della USS Alfred a Philadelphia, Pennsylvania, il 3 dicembre 1775. Comandata dal capitano Dudley Saltonstall, la USS Alfred divenne nave ammiraglia della flottiglia della Marina Continentale comandata dal commodoro Esek Hopkins fino ai primi quattro mesi del 1776 – Per gentile concessione della Collezione d’Arte della Marina degli Stati Uniti, Washington, D.C. Donazione del Memphis Council, U.S. Navy League, 1776[sic]. Fotografia del Comando di Storia e Patrimonio Navale degli Stati Uniti NH 85212-KN.jpg – Wikimedia Commons

Nonostante fosse previsto solo di pattugliare la costa, il commodoro Esek Hopkins ordinò alla fregata di dirigersi verso le Bahamas, per attaccare Nassau. Per le sue capacità a Jones fu quindi affidato il comando della goletta USS Providence, una delle 13 fregate ordinate dal Congresso per la Marina. Durante l’estate del 1776, Jones trasportò truppe e rifornimenti contro gli Inglesi, effettuando la scorta dei convogli vitali per la Rivoluzione. Durante una missione di sei settimane in Nuova Scozia, Jones catturò ben 16 navi britanniche e causò danni significativi in un raid al porto di Canso, liberando centinaia di prigionieri americani che erano stati costretti a lavorare nelle miniere di carbone in Nuova Scozia. La sua fama crebbe rapidamente e, al comando del USS Ranger, tra il 1777 ed il 1778, operò nelle acque nazionali britanniche compiendo audaci incursioni sulle coste inglesi. A bordo della sua ammiraglia, la USS Bonhomme Richard, Jones guidò una piccola squadriglia composta da cinque navi francesi e americane, catturando sette mercantili al largo della costa scozzese.

Lo scontro tra le fregate Bonhomme Richard (Capitano John Paul Jones) e la HMS Serapis (Capitano Pearson) durante la battaglia di Flamborough Head, 1779 – autore Richard Paton – Fonte https://www.rountreetryon.com/artists/380-richard-paton/works/10941-richard-paton-the-action-between-the-frigates-bonhomme-richard-capt/  L’azione tra la Serapis, il capitano Pearson, la contessa di Scarborough e la squadra di Paul Jones. R. Paton – K325.jpg – Wikimedia Commons

HMS Serapis
Il 23 settembre 1779, Jones combatté uno degli scontri più sanguinosi nella storia navale statunitense contro la fregata della Royal Navy Serapis da 44 cannoni. Sebbene la sua stessa nave stesse bruciando ed affondando, Jones non accettò la richiesta britannica di resa, rispondendo: “Non ho ancora iniziato a combattere.” Nonostante il su vascello fosse stato colpito duramente, dopo più di tre ore di combattimento, Jones costrinse il vascello inglese alla resa e ne prese il comando. Inutile dire che i chapbook britannici iniziarono a trattare quel dannato scozzese come un pirata spietato (vedi caricatura dell’epoca – Fonte Wikipedia)

Divenne in breve tempo un mito dell’epoca; Thomas Jefferson lo chiamava scherzosamente “Little Jones” per la sua altezza (circa un metro e sessantacinque, un’altezza non proprio trascurabile per l’epoca). A differenza degli altri marinai provenienti dalla marina mercantile aveva creato un suo stile: sempre elegante e signorile, si distingueva tra gli altri comandanti non solo per la sua abilità ma per la sua versatilità. Fu anche un prolifico scrittore di poesie e lettere, cosa che lo rendeva particolarmente attraente al genere femminile (cosa che gli creò non pochi problemi). Nessuno mise mai in dubbio la sua audacia tanto che, al termine della Rivoluzione americana, nel 1788, l’imperatrice russa Caterina la Grande lo nominò contrammiraglio della marina russa., prendendo parte a bordo della nave ammiraglia Vladimir, armata con 24 cannoni, alla campagna navale contro i Turchi nel Liman Dnepr-Bug, dove confluiscono i fiumi Bug meridionale e Dnepr. Con la Flottiglia del Dnepr, comandata dal principe Carlo di Nassau-Siegen. Jones si trovò ad affrontare una flotta turca considerevolmente più numerosa, comandata da Hassan el Ghazi, composta da oltre 100 navi tra cui 18 navi di linea e 40 fregate. Avendo sconfitto con successo la marina turca entrò in conflitto con l’ammiraglio russo Potemkin, noto per la sua astuzia e i suoi intrighi di corte, che iniziò ad assegnargli missioni impossibili, progettate per costringerlo al fallimento.

Nonostante i suoi indubbi successi, Jones fu alla fine richiamato a San Pietroburgo per essere trasferito nel Mare del Nord. Pesarono le rivalità con i nobili russi ma anche le maldicenze di ex ufficiali della marina britannica, anch’essi al servizio dei Russi, che consideravano Jones un rinnegato e, nonostante il suo rango, si rifiutavano di parlargli. A torto o a ragione, Jones fu accusato di aver violentato una giovane ragazza (con cui ammise di aver avuto rapporti sessuali a pagamento) e nel 1789 fu costretto a lasciare la marina imperiale russa per trasferirsi a Parigi nonostante il conte di Segur, ambasciatore francese alla corte russa, dopo aver condotto delle indagini, avesse dimostrato come la ragazzina non fosse stata stuprata e che si era trattato di una calunnia orchestrata dal principe di Nassau-Siegen. Avendo mantenuto contatti con la massoneria statunitense, fu nominato console degli Stati Uniti ad Algeri, per trattare con il dey di Algeri la liberazione dei prigionieri americani, una mission impossible che però non poté assolvere. Il 18 luglio 1792 Jones fu trovato morto disteso a faccia in giù sul letto del suo appartamento al terzo piano di Parigi, n. 19 di Rue de Tournon, nel 6° arrondissement. Il corpo, dopo essere stato esaminato da un medico, fu immerso nell’alcol e deposto in una bara di metallo. La causa della morte, inizialmente attribuita a cause misteriose, fu probabilmente una conseguenza dei danni fisici per le tante malattie contratte durante la sua avventurosa vita, incluse le frequenti crisi di malaria, dengue e forse leptospirosi. Dall’analisi dei suoi tessuti furono inoltre riscontrati segni evidenti di sofferenze renali. Jones, dopo una vita sul mare, morì quindi a Parigi a soli 45 anni, dove il suo corpo fu sepolto di nascosto, senza molta pubblicità, senza nemmeno apporre un nome sulla sua lapide. Quando nel 1899 gli americani iniziarono a cercare la sua bara scoprirono che anche il registro della sua sepoltura era andato perduto, forse bruciato dalla Comune di Parigi durante la semaine sanglante.

Nel 1905, dopo una lunga ricerca, fu ritrovato il suo corpo in ottime condizioni di conservazione; grazie all’intervento del presidente statunitense Theodore Roosevelt, nel luglio 1905 i suoi resti furono rimpatriati da Cherbourg a bordo della USS Brooklyn, scortata per l’occasione da tre incrociatori. Mentre si avvicinavano alla costa americana altre sette navi da guerra della Marina degli Stati Uniti si unirono al convoglio e scortarono la salma fino in porto. Il 24 aprile 1906, Jones fu deposto nella Bancroft Hall dell’Accademia Navale di Annapolis, nel Maryland, con una cerimonia presieduta dal presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt nella Dahlgren Hall. Un  sentito omaggio a quel marinaio che con il suo coraggio e abnegazione aveva servito con onore la prima marina statunitense. Il 26 gennaio 1913, i resti del “Capitano” Jones furono quindi posti in un maestoso sarcofago di marmo e bronzo che è ancora conservato nell’Accademia di Annapolis. Un eroe della marina continentale, padre della futura Marina statunitense, che subì nella sua breve vita critiche ingiuste legate spesso al suo modo di essere, che non scendeva a compromessi. Invidie da parte di colleghi gelosi della sua capacità ma anche di uomini politici che, pur riconoscendone il valore come comandante, cercarono spesso di sminuirne la figura professionale sottolineando i suoi difetti. Un esempio si ritrova in un addendum all’Encyclopedia of American Biography dove Walter R. Herrick scrisse: “In sintesi, Jones fu un marinaio di coraggio indomabile, di forte volontà e di grande abilità nella carriera che ha scelto. Dall’altra parte della medaglia, va ammesso che era anche un ipocrita, un combattente, un libertino e un abile arrampicatore sociale. Sebbene questi elementi del suo carattere non sminuiscano le sue imprese in mare, forse mettono in dubbio la sua idoneità a un posto di rilievo tra gli immortali americani.” Una pennellata finale che, tra pregi e difetti, alla fin fine voleva sminuirne il valore. Come sempre nessuno è profeta in patria e la storia è spesso ingiusta.

Il giudizio su Jones fu spesso troppo severo e non tenne conto della società e dei costumi dell’epoca in cui il capitano aveva vissuto, quando certi comportamenti, oggi inaccettabili, erano invece comuni. Ma probabilmente a Jones i giudizi degli altri non importarono mai e lo vogliamo immaginare sulla plancia di comando solcando il mare sempre con il vento a favore. Questa è la storia di John Paul Jones, raccontata dalle fonti dell’epoca, ancora oggi considerato il padre della marina statunitense.

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