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livello elementare
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ARGOMENTO: VELA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: REPORTAGE
parole chiave: America Cup 2026
A Cagliari per la Louis Vuitton 38° America’s Cup Preliminary Regatta Sardinia in vista di Napoli 2027, dove si costruiscono valori. Luna Rossa vince sul Team New Zealand e Grant Dalton «difende» la nuova rotta del trofeo.

La sfida è aperta. Nel Golfo di Cagliari, dal 21 al 24 maggio, i monoscafi foiling AC40 hanno volato tra i 40 e i 50 nodi nella Louis Vuitton 38ª America’s Cup Preliminary Regatta Sardinia. Ecco il verdetto: Luna Rossa, che giocava in casa dal momento che a Cagliari ha la base operativa e gli hangar, e il mare del Golfo degli Angeli è il suo terreno di allenamento, ha piegato il Defender Emirates Team New Zealand nel match race finale, aggiudicandosi così le regate preliminari della 38a America’s Cup, in quello che possiamo considerare l’inizio ufficiale della «Road to Naples 2027». Grande orgoglio per l’Italia, dunque, con la vittoria del Team di Prada Pirelli da una parte e poi perché per la prima volta il nostro Paese ospiterà l’America’s Cup. Un grande spettacolo al quale ho avuto il privilegio di assistere a bordo del Christina O, appartenuto ad Aristotele Onassis, costruito nel 1943 come fregata della Marina canadese (Hmcs Stormont) e poi convertito in yacht da 99 metri, oggi disponibile per charter esclusivi. Louis Vuitton crede così tanto in quello che progetta e fa, che riesce sempre a distinguersi, e così anche questa volta ha fatto la differenza.

Dunque, adesso il futuro è a Napoli, «Sarà pazzesco», ha affermato Grant Dalton, presidente di America’s Cup Partnership e CEO di Emirates Team New Zealand, una leggenda della vela non solo perché guida il team che per cinque volte ha vinto l’America’s Cup (con lui tre), ma ha vinto anche due volte il giro del mondo alla Whitbread Round The World Race e ne ha completati sette. Dalton, velista a bordo e manager a terra, è l’uomo che ha «sponsorizzato» la città partenopea e che abbiamo incontrato a Cagliari. «Sapete quanto sono passionali i napoletani. Ero lì il giorno dopo la vittoria dello scudetto l’anno scorso, la città è impazzita. è stato fantastico. Quindi quando abbiamo iniziato a parlare con il Governo italiano che ha proposto: “Palermo? Siracusa? Altri luoghi del sud…”, abbiamo detto che per noi esisteva un solo posto possibile: Napoli».
Una vera svolta per la città e per l’Italia, e poi a Napoli ci saranno tutti i team che hanno vinto almeno una volta la Coppa: i Kiwi, gli australiani, gli svizzeri, gli americani… «è un bel dato. Non ci avevo mai pensato prima». è chiaro dunque che decisiva nella scelta di Napoli è stata la sponsorizzazione di Grant Dalton ma, quindi, se solitamente chi vince dà le carte, lui le avrà date in virtù di quale dei due ruoli che ricopre? È anche vero che oggi però non funziona più esattamente così. Come defender ha infatti scelto di cambiare prospettiva e visione dell’evento.


L’America’s Cup, era rimasta l’unico grande evento sportivo al mondo ancora strutturato in quel modo. Non era né giusto né sbagliato, ma il problema era che i team non avevano alcun valore reale, erano semplicemente centri di costo, non asset in grado di generare valore. Un team di Formula 1 è un centro di profitto. Un team Nba lo è. Così come i grandi club calcistici. Con l’America’s Cup Partnership stiamo cercando di creare valore attorno ai team. Per questo abbiamo introdotto un sistema di accordi più lunghi nel tempo, e un tetto ai costi che per questa edizione sarà di circa 55 milioni di euro. L’idea è che un team non dipenda più da una singola persona disposta a spendere 150 milioni di euro ogni due o tre anni, ma possa diventare qualcosa con un valore economico reale e quindi più sostenibile. Con America’s Cup Partnership, che è modellata al 100% sul sistema Nba, i team, attraverso gli yacht club, mantengono comunque un’influenza diretta sulle decisioni e sull’evoluzione della Coppa, non come in Formula 1 dove i team in realtà non possiedono nulla e tutto appartiene alla Fia e a Liberty Media».

Cambiamenti che se alcuni faticano ad accettare perché vanno contro il fascino della tradizione velica, per Grant Dalton sono necessari per evolvere: «Uno degli esempi migliori in questo momento è probabilmente Kimi Antonelli in Formula 1. Ha 18 anni ed è già ai vertici del campionato. Non ha potuto accumulare molta esperienza nelle categorie tradizionali semplicemente perché è troppo giovane. Però ha passato gran parte della sua vita davanti a un simulatore nella sua camera da letto. Ed è straordinariamente talentuoso. Questa nuova generazione di velisti è la stessa cosa. Hanno alle spalle tante ore di simulazione e possono trasferire direttamente tutto in acqua. In più non vogliono andare a 8 nodi, vogliono andare veloci: e quindi ai critici del foiling dico che senza questi non vedo futuro».

Torniamo alla Coppa: se volesse entrare un nuovo team? Teoricamente può giusto? «Sì, ma se vuoi aumentare il valore economico e competitivo di una rete di franchising devi anche limitare il numero dei componenti», spiega. «Siamo arrivati a sette team e credo che abbiamo raggiunto una massa critica importante. Per questo motivo chi vuole entrare non lo farà alle stesse condizioni. I team presenti oggi hanno pagato una quota d’ingresso nella partnership. Chi arriverà dopo, e so già di almeno un soggetto interessato, non entrerà con la stessa quota. È questo il principio su cui si costruisce il valore».
Grazie Dalton, ci vediamo nella «tua» Napoli.
Franz Botrè
Articolo pubblicato originariamente su Arbiter al numero 260 mese di giugno 2026. Le immagini sono state fornite e concesse dall’autore e sono solo una parte di quelle pubblicate nell’articolo su Arbiter a cui si rimanda. In anteprima la versione AC 40 (versione compatta da 4 membri di equipaggio rispetto ai cinque dell’AC 75
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