Primo attacco USA con droni navali: tre Corsair colpiscono un sottomarino iraniano

tempo di lettura: 4 minuti

.

livello elementare

.

ARGOMENTO: MARINE MILITARI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: GOLFO PERSICO
parole chiave: Bandar Abbas, USN, Corsair, droni di superficie

CENTCOM ha rivendicato il primo impiego in combattimento di droni di superficie statunitensi contro un sottomarino ed un impianto di manutenzione iraniano La prima volta per gli Stati Uniti che hanno impiegato in combattimento droni navali di superficie, non per sorvegliare, pattugliare o recuperare personale disperso in mare ma come armi autonome d’attacco. Secondo quanto comunicato il 13 luglio dall’U.S. Central Command, tre unità unmanned Corsair hanno colpito la base navale iraniana di Bandar Abbas, centrando un sottomarino e un impianto destinato alla manutenzione delle navi. L’attacco sarebbe avvenuto domenica 12 luglio ed il filmato diffuso dal comando americano mostrerebbe i mezzi avvicinarsi alla struttura, seguiti dalle immagini aeree dell’esplosione.

La formulazione utilizzata da CENTCOM deve tuttavia essere letta con attenzione: il comando afferma che gli obiettivi sono stati “colpiti con successo”, ma non dichiara se il sottomarino sia stato distrutto o affondato. Non sono stati comunicati neppure la classe dell’unità, l’entità dei danni, l’eventuale presenza dell’equipaggio o le conseguenze per il personale della base. I video sono stati poi rilasciati e pubblicati su You Tube https://youtu.be/XQMSJQ-Tu5k?si=vxuGvjKWQdehowvP

CENTCOM ha definito i Corsair impiegati nell’azione «one-way attack surface drones», ovvero droni di superficie destinati ad una missione senza ritorno. Questo lascia intendere che le imbarcazioni siano state trasformate in munizioni circuitanti navali con lo scopo di portare direttamente la carica esplosiva fino al bersaglio. Non è stato chiarito se la testata fosse collocata nello scafo, installata come payload modulare oppure associata ad un diverso sistema d’arma. Allo stesso modo non è noto se i mezzi siano stati guidati a distanza durante l’intera navigazione, abbiano seguito autonomamente una rotta prestabilita o utilizzato una combinazione delle due modalità. L’impiego simultaneo di tre piattaforme potrebbe aver consentito di avvicinare il bersaglio lungo assi differenti, saturare le capacità di sorveglianza e aumentare la probabilità che almeno uno dei mezzi superasse le difese portuali. È una possibile ricostruzione, non ancora confermata dal Pentagono. Il dato rilevante è che l’attacco non è avvenuto contro un’imbarcazione isolata in mare aperto, ma nel porto della principale base navale iraniana sullo Stretto di Hormuz. In particolare il sottomarino colpito si trovava effettivamente in un’area di manutenzione per cui la sua vulnerabilità era maggiore; al tempo stesso, il danneggiamento della struttura potrebbe avere conseguenze più durature della perdita di una singola unità, rallentando riparazioni, controlli e rimessa in efficienza di altri mezzi navali.

Il Corsair: oltre mille miglia di autonomia
Il Corsair è un Autonomous Surface Vessel (ASV) sviluppato dalla statunitense Saronic Technologies. È lungo 24 piedi, circa 7,3 metri, può trasportare un carico di 1.000 libbre — poco più di 450 chilogrammi —, superare i 35 nodi e percorrere oltre 1.000 miglia nautiche (1.852 km). La piattaforma è stata concepita attorno a un’architettura modulare, capace di ricevere sensori e payload differenti. Saronic descrive i propri mezzi come networked e attritable: connessi tra loro e con le unità con equipaggio, ma anche producibili in quantità e impiegabili in missioni ad alto rischio nelle quali la perdita dello scafo sia considerata accettabile.

Questa impostazione modifica il rapporto tradizionale tra costo, rischio ed effetto. Per attaccare un porto protetto non è più indispensabile esporre una nave da guerra, un equipaggio o un velivolo pilotato. È possibile inviare piccoli scafi autonomi, disperderli su un’area ampia e perdere una parte del gruppo purché gli altri raggiungano il bersaglio. Soltanto un mese fa un Corsair era stato utilizzato nelle acque dell’Oman per contribuire al recupero dei due aviatori di un AH-64 Apache abbattuto. La stessa piattaforma è quindi passata, in poche settimane, da una missione di salvataggio al primo impiego offensivo rivendicato dagli Stati Uniti.

Una nuova fase della campagna sullo Stretto
L’operazione si inserisce nella nuova serie di attacchi statunitensi contro le capacità navali, missilistiche e di sorveglianza costiera iraniane, avviata dopo ulteriori aggressioni contro il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz. Nei giorni precedenti CENTCOM aveva dichiarato di aver colpito più di 80 obiettivi e oltre 60 piccole imbarcazioni dei Guardiani della rivoluzione, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la capacità iraniana di minacciare la navigazione. La scelta di Bandar Abbas ha quindi un valore simbolico che supera il danno materiale immediato. Gli Stati Uniti hanno dimostrato di poter impiegare piattaforme navali senza equipaggio direttamente contro infrastrutture militari situate lungo la costa iraniana e all’interno di una base sorvegliata. Per Teheran il problema non sarà soltanto intercettare altri Corsair. Sarà necessario proteggere porti, bacini, navi alla fonda e accessi alle installazioni contro mezzi piccoli, veloci, difficili da distinguere dal traffico civile e potenzialmente capaci di operare in gruppi numerosi. Barriere galleggianti, reti, sensori elettro-ottici, radar a corto raggio e sistemi di fuoco ravvicinato dovranno essere integrati in una difesa continua, con costi e personale destinati a crescere. Il sottomarino iraniano nel video potrebbe risultare distrutto, semplicemente danneggiato o persino recuperabile ma il risultato è di fatto non così significativo in quanto l’aspetto più importante è un altro: un drone navale americano di superficie, progettato come piattaforma modulare, è stato trasformato in un arma offensiva e inviato contro una base iraniana. Va compreso che il Corsair conferma come droni di superficie, idealmente successore dei barchini esplosivi della seconda guerra mondiale italiani, introducono un ulteriore livello nella guerra marittima, dove mezzi relativamente economici, sacrificabili, sono in grado di costringere il difensore a spendere risorse molto superiori per proteggere le proprie infrastrutture marittime. Dopo i droni aerei, anche il mare sta entrando definitivamente nell’epoca delle munizioni autonome di massa, come le operazioni ucraine hanno bene dimostrato in mar Nero. Bandar Abbas potrebbe rappresentare, per la U.S. Navy, il battesimo del fuoco di questi nuovi assetti.

articolo liberamente estratto da Primo attacco USA con droni navali: tre Corsair colpiscono un sottomarino iraniano – Difesa Online

.

PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.

Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
.

(Visited 80 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Share
Traduci l'articolo nella tua lingua
error: Content is protected !! ATTENZIONE Il contenuto è protetto - Per eventuali autorizzazioni contattare la redazione all'indirizzo infoocean4future@gmail.com