Reportage: Vintage Scuba Days: un tuffo nel passato con lo sguardo al futuro di Alessandro Filippini

Alessandro Filippini

16 Ottobre 2026
tempo di lettura: 11 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: REPORTAGE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: EVENTI
parole chiave: Vintage Scuba Days, Pippo Cappellano, Marina Cappabianca

Vedere emergere dalle acque del Lago di Bracciano la sagoma del Globinautilus, un piccolo trasportatore che richiama i primi mezzi bellici italiani della Seconda guerra mondiale, fa già un certo effetto; se poi a bordo ci sono Pippo Cappellano, inossidabile documentarista e pioniere della subacquea, e Gianfranco Simonini, storico membro del nucleo sommozzatori dei Carabinieri, entrambe dotati del loro ARO di metà anni 50, beh … allora la sorpresa toglie decisamente il fiato.

Ad aspettarli sulla spiaggia, in un ideale passaggio di consegne, alcuni subacquei dotati dei più moderni sistemi di respirazione. È la perfetta sintesi della filosofia che ha dato vita alla terza edizione del Vintage Scuba Days, una tre giorni dedicata alla storia della subacquea, al suo futuro, e al mondo della tutela del mare svoltasi a Trevignano Romano. Sotto la Direzione Artistica dello stesso Pippo Cappellano e dell’autrice e regista Marina Cappabianca, si sono alternati numerosi esperti internazionali, precursori dell’immersione, ricercatori, divulgatori ed artisti nella ormai consueta cornice dello Skipper White Guest house, affacciato sul lago di Bracciano.


L’iniziativa è stata sostenuta dalle istituzioni locali; la sindaca Claudia Maciucchi ha portato il suo saluto in apertura di lavori, presenti anche il vicesindaco Luca Galloni e Anna Di Giovanni, responsabile di Comunicazione, Marketing e Sviluppo del Comune di Trevignano Romano, che ha curato lo spazio libri nell’ambito della manifestazione.

la sindaca di Trevignano, Claudia Maciucchi, con membri della giunta, hanno portato il saluto dell’amministrazione comunale all’apertura di lavori – nella foto a sinistra la sindaca e, al centro, Pippo Cappellano e al microfono Marina Cappabianca

L’iniziativa ha avuto il supporto di HDS Italia, DAN Europe, PSS e il patrocinio dell’Accademia Internazionale delle Attività Subacquee, della Fondazione Premio Atlantide, del Centro Tecnico della Subacquea e, naturalmente, di OCEAN4FUTURE. Un’occasione di incontro non solo per la comunità di appassionati di mare, ma anche per i numerosi visitatori attratti dal fascino di attrezzature e filmati d’epoca, dai racconti di un’era pionieristica che gettava le basi per la scoperta di un mare ancora ignoto e misterioso. Oggi, 80 anni dopo le prime esplorazioni di Jacques Cousteau, quelle prime immersioni eccitanti ed un pò avventate si sono trasformate in una attività solida, sicura e sostenuta dai continui progressi della scienza, ma non per questo meno emozionante, anzi. Proprio grazie all’evoluzione di attrezzature per l’immersione e la ripresa foto/video i limiti della subacquea si allargano ogni anno di più. E proprio la ricerca medica e scientifica ha aperto la rassegna, con il Master curato dal DMSI dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara. Eccellenze della medicina subacquea come il Prof. Gerardo Bosco, (Università di Padova) il Dr. Steve Thom (Università del Maryland), il Prof. Sandro Marroni (DAN Europe) e Dick Clarke (National Baromedical Services) hanno presentato i più recenti progressi nei protocolli di sicurezza e nella gestione della decompressione nelle immersioni profonde.

lo stato della ricerca scientifica nell’ambito dell’immersione è stato affrontato da importanti ricercatori e scienziati – al microfono il professor Alessandro Marroni

L’evoluzione e i progressi della tecnologia sono stati il comune denominatore di questo evento. Il racconto è stato affidato ad un trio d’eccezione. Christian Pétron, gigante del cinema subacqueo, Maurizio Baldinucci, uno dei massimi esperti e divulgatori della storia delle attrezzature subacquee in Italia, e l’ingegner Stefano Ruia, subacqueo e scrittore. Pétron ha incantato il pubblico raccontando dei suoi inizi, delle sue attrezzature d’epoca fino alle storiche riprese di “Le Grand Bleu” di Luc Besson e le immersioni estreme a bordo dei sommergibili per illuminare e filmare il relitto del Titanic.

il comandante della Marine Nationale Christian Pétron, pilota di mini sommergibili e subacqueo è considerato un gigante del cinema subacqueo – nella foto intervistato da Marina Cappellano

Maurizio Baldinucci ha ricordato la rivoluzione dei primi erogatori monostadio firmati da Jacques Cousteau e Emile Gagnan, dal mitico Cousteau-Gagnan (CG) 43 al suo successore CG-45. Un esempio di come la genialità del passato abbia tracciato la strada per la subacquea di oggi. La presentazione di Stefano Ruia ha spiegato come in 50 anni, grazie alla continua evoluzione della ricerca, l’immersione profonda sia diventata sempre più sicura. Dopo anni di calcoli di curve e decompressioni fatti sulle tabelle di plastica di una volta, sono arrivati i primi decompressimetri analogici, che hanno poi lasciato il posto ai moderni computer da polso basati su complessi algoritmi, che hanno reso la subacquea accessibile ad un pubblico sempre più vasto.

Per avere una visione d’insieme della lunga avventura della subacquea e della sua evoluzione, bisogna però lasciarsi catturare dallo stand di Pippo Cappellano.

Accanto ad uno spazio dedicato a Jacques Cousteau, il Direttore artistico del Vintage Scuba Days ha esposto solo una parte della sua impressionante collezione di attrezzature, macchine da presa in pellicola, telecamere e custodie subacquee; un’autentica enciclopedia per tutti gli appassionati del mondo sommerso. Devo dire che è stato divertente vedere le facce di giovani subacquei, nati con le piccole GoPro, di fronte a quelle custodie grandi e pesanti come una fiat 500!

Tutto questo, il passato, rappresenta un’eredità da trasmettere alle nuove generazioni, per non dimenticare quel mondo eroico che, tutto sommato, iniziò in maniera esponenziale nel secolo scorso. Ma il futuro, come dicevamo, è già oggi … con sistemi intelligenti che sono già disponibili, per accompagnarci nelle immersioni. Da maschere a cristalli liquidi che ci forniscono informazioni in tempo reale sull’ambiente marino e sulla nostra disponibilità di gas, a computer subacquei con algoritmi sempre più adatti agli utenti per una sempre maggiore sicurezza nelle immersioni, realizzati con l’Intelligenza artificiale.  Un futuro che è stato raccontato da Andrea Mucedola, editore di OCEAN4FUTURE, che ha affrontato un tema di estrema attualità: l’interazione sempre maggiore tra Intelligenza Artificiale e il mondo della subacquea, che permette l’ottimizzazione delle procedure e dell’impiego delle risorse ma anche, non ultimo, accompagnando l’Uomo nelle profondità del continente blu con robot subacquei umanoidi che sono già impiegati nel campo archeologico e ambientale. Esistono però dei rischi reali: l’Intelligenza Artificiale sta creando un suo mondo parallelo che ha rivelato non pochi rischi per gli umani. La sfida, dunque, sarà quella di utilizzare al meglio questi strumenti straordinari, mantenendo però sempre al centro la persona.

i pro e contro dell’intelligenza artificiale – nella foto andrea mucedola

La cifra dell’evento dicevamo è stata la collaborazione, la capacità di fare squadra. Obiettivo centrato dalla presentazione di Rolando Di Giorgio, istruttore e formatore che ha affrontato le complesse sfide dell’integrazione nei gruppi d’immersione misti, composti da subacquei con circuiti aperti e con circuiti chiusi. Nel suo intervento ha analizzato le strategie necessarie per far convivere tecnologie e profili decompressivi differenti all’interno del medesimo gruppo. Di Giorgio ha mostrato come, attraverso una rigorosa pianificazione e l’armonizzazione delle procedure d’emergenza, questo sia possibile garantendo sempre i massimi livelli di sicurezza, coesione e cooperazione in acqua. In un evento organizzato da due registi/documentaristi non poteva mancare il cinema. Marina Cappabianca, autrice, regista ed esperta di cinema subacqueo, ha condotto un’analisi del film “Lo Squalo” a 50 anni dalla sua uscita, raccontandone la genesi e gli intriganti aspetti dietro le quinte. A partire dalle sfide tecniche di un cinema ancora molto lontano dalla computer graphic e che doveva fare i conti con uno squalo totalmente meccanico che non ne voleva sapere di funzionare. Ciononostante, o forse proprio per questo come spiega la curatrice dell’evento, l’opera di Spielberg condizionò profondamente l’immaginario collettivo di intere generazioni, trasformando affascinanti predatori marini in veri e propri “mostri”. Un effetto che il giovane Spielberg non aveva messo in conto. Ancora cinema con il documentario “Come un sasso nel mare” di Claudio Colombo, un atto d’amore per la storia della subacquea genovese. Smessi per un momento i panni dell’organizzatore, Pippo Cappellano ha quindi regalato un ricordo dei suoi primi passi di ragazzo nel mondo sconosciuto della subacquea. Ma non lo ha semplicemente raccontato…lo ha messo in scena! Affiancato dal sottoscritto, nelle attempate vesti del garzone di bottega, e dal fotografo subacqueo Settimio Cipriani, questa volta nel poco credibile ruolo del sicilianissimo e rigoroso negoziante, Cappellano ha ricostruito, sceneggiandolo, il suo ricordo di quattordicenne che con i propri risparmi voleva comprare un bibombola all’insaputa della famiglia. Un azzardo concluso con l’inevitabile doccia fredda di quel perentorio “Torna con tuo padre…“. Tuttavia, quel NO incassato alla fine degli anni ‘50 non solo non infranse il sogno del giovane esploratore, ma lo spinse a muovere i primi passi verso quella che sarebbe diventata la sua carriera di giornalista e documentarista che lo porterà ad esplorare e raccontare il mare di ogni angolo del mondo. Un impegno che Cappellano continua a mantenere con la stessa caparbietà di quel ragazzo di quattordici anni.

Particolarmente partecipato il momento dedicato alla Fondazione Azionemare, un progetto di ricerca, conoscenza e divulgazione, promosso da Guido Gay che tante scoperte ha realizzato dalla sua nascita: Giada Franci ha raccontato il funzionamento dei ROV sottomarini progettati dall’ingegner Guido Gay. In sala, in bella mostra, anche il celebre Pluto, figlio del Filippo, primo ROV della serie della Gay marine, nato negli anni ’70 e progenitore di una lunga serie di mezzi sempre più performanti impiegati dalla marina militare, dalle forze dell’ordine e dal mondo scientifico e commerciale. Fra di essi, uno dei più recenti veicoli, il Pluto Palla, dotato di un sonar ed un magnetometro, dopo anni di ricerche inconcludenti, ha rinvenuto nei fondali del Golfo dell’Asinara ad oltre 1300 metri di profondità, tra enormi colonne di basalto vulcanico, il relitto della Corazzata Roma, la nave ammiraglia della Regia Marina Italiana tragicamente affondata nel 1943 portando con sé quasi millequattrocento uomini su un equipaggio di 2.021. Una scoperta epocale che ha riportato alla ribalta uno dei più drammatici eventi navali della Seconda Guerra Mondiale.

l’ingegner Guido Gay appronta la messa a mare del Pluto Palla durante la ricerca della RN Roma – Foto Azione mare

Tanto spazio ha avuto la tutela ambientale e degli ecosistemi. Il mare naturalmente è stato al centro dell’intervento di Fabio Fassone, comandante e primo ufficiale di Sea Shepherd, una flotta di imbarcazioni costantemente in missione in Europa e nel mondo, per campagne che vanno dal salvataggio di cetacei dalle baleniere giapponesi, norvegesi ed islandesi, al recupero delle micidiali reti fantasma, alla lotta contro il bracconaggio e la pesca illegale fino alla pulizia di habitat costieri. Se è vero, come ha detto qualcuno, che la bellezza salverà il mondo, al Vintage Scuba Days non sono mancate arte e cultura. Molto apprezzati gli stand del disegnatore Daniele Blundo, che con il suo stile visionario ha realizzato illustrazioni nel corso di tutto l’evento, quello della scultrice Roberta Conigliaro le cui opere raccontano della sofferenza delle migrazioni per mare e di Stéphane Braud con le sue tele realizzate sott’acqua. Salvo Emma, della Soprintendenza del mare della regione Siciliana, ha raccontato le meraviglie del più grande museo archeologico del mondo, il mar Mediterraneo. La presentazione ha messo in luce il ruolo cruciale della Soprintendenza, non solo nella catalogazione e protezione dei siti, ma anche nell’ideazione di veri e propri percorsi archeologici subacquei visitabili. Un’eredità nata dall’intuito e dalla visione pionieristica dell’indimenticabile Sebastiano Tusa.

Marco Anzidei presentato da Pippo Cappellano

Marco Anzidei, ricercatore dell’INGV, ha quindi raccontato le dinamiche geologiche e climatiche che da millenni hanno rimodellato continuamente i contorni del Mediterraneo influenzando la vita negli insediamenti costieri. Nel suo intervento, Anzidei ha evidenziato come lo studio dei siti storici finiti sott’acqua consenta di misurare l’evoluzione del livello del mare nel tempo e di comprendere l’impatto dei cambiamenti attuali, ribadendo il valore della subacquea come strumento indispensabile per la ricerca scientifica. Nonostante la sua imprevista assenza, gli organizzatori hanno voluto ritagliare uno spazio da dedicare a Massimo Scarpati, un esempio di come nelle diverse stagioni della vita si possa contribuire alla diffusione della cultura del mare in vesti diverse. Attraverso un servizio filmato realizzato dal TG2, la leggenda del mondo sommerso ha ripercorso la propria vita interamente dedicata al mare, inizialmente da apneista, poi da corallaro e infine da scrittore di favole per sensibilizzare i bambini sui temi dell’ambiente. E sono gli stessi abitanti del mare, pesci, polpi, cetacei a raccontare i problemi del loro mondo. Nei volumi di Scarpati, inoltre, il mare è una metafora dei guasti arrecati dall’uomo all’intero pianeta e della difficoltà di vivere in pace.

40 anni al servizio del mare e delle sue creature, la presidente di Mare Vivo Rosalba Giugni racconta questo lungo cammino

«Questo evento è un tempio della scienza, della divulgazione ecologica e del mare», questa è la frase con la quale ha aperto il suo intervento Rosalba Giugni, Fondatrice e Presidentessa di Marevivo, a Trevignano per celebrare i quarant’anni della Fondazione. Quattro decenni di battaglie e conquiste che hanno cambiato la percezione della tutela ambientale nel nostro paese. Il suo intervento ha ricordato a tutti che la difesa degli oceani non è una scelta rinviabile, ma un dovere morale verso le generazioni future. E proprio quello di Marevivo è stato uno degli stand più affollati della manifestazione, grazie all’installazione “Il Mare in una stanza“, un’esperienza con visori virtuali a 360 gradi, grazie ai quali è possibile fare un’immersione e godere le bellezze del mondo marino …senza entrare in acqua! Tanta emozione ed ammirazione ha suscitato la presentazione del libro “Angeli Neri” di Gianfranco Simonini, il racconto di una vita passata nel nucleo subacqueo dei Carabinieri, al servizio dello Stato e dei cittadini. Un libro importante perché accende i riflettori su una categoria di professionisti dei quali poco si parla, anche se quasi sempre il loro lavoro si lega alla cronaca e dunque alla storia del nostro paese. Salvataggi, recuperi, operazioni di bonifica da ordigni esplosivi e tutela del patrimonio sommerso, tutto raccontato con passione e trasporto. Toccante la lettura di alcune pagine su una delle missioni più dolorose cui Simonini ha partecipato. Un altro libro ha accarezzato le anime dei presenti, “La leggenda del pescatore pentito” di Carlo Farina, una riflessione profonda sul rapporto tra l’Uomo e il mare. La storia è quella di un pescatore apneista che decide di appendere il fucile al chiodo per dedicarsi alla difesa dell’ambiente marino, una testimonianza tangibile di quello che ognuno di noi può fare per proteggere il nostro mare.

Nel 1976 il WWF promuoveva la nascita del “Gruppo Foca Monaca” per studiare e proteggere il raro mammifero marino e 50 anni dopo, il Vintage Scuba Days ha ospitato il suo fondatore, Lele Coppola che, con il suo intervento ha offerto al pubblico una testimonianza di straordinario valore scientifico e civile ripercorrendo decenni di documentazione e battaglie sul campo per la tutela della specie, e dando infine la bella notizia dei primi segnali di ripopolamento della foca monaca nel Mediterraneo.

lo stand da sempre più affollato è quello di Anna e Settimio Cipriani, un viaggio nella storia della subacquea condito da tanta simpatia e sincera amicizia

Passeggiando tra gli stand ci si imbatte anche nelle novità 2026 di Dive System. Gav, computer, erogatori, ma la star presentata in questo evento è la nuova muta stagna Solo N Dyneema, la nuova frontiera del mondo delle immersioni in acque fredde. Ma tra tutti se c’è uno stand dove chiunque si è fermato, è quello di Anna e Settimio Cipriani, tra i più frequentati e non solo per l’impressionante collezione di attrezzature subacquee ma per la fama che li precede: Anna e Settimio, conosciuti ed amati da chiunque frequenti il mare, hanno vinto campionati del mondo e decine di premi nazionali ed internazionali di fotografia subacquea. 60 anni di vita insieme raccontati nel bellissimo e toccante volume “Una carezza per l’anima”, di cui ricorderete la nostra revisione. Un libro che non può mancare nella nostra libreria.

Il Vintage Scuba Days 2026 ha dimostrato ancora una volta come la memoria storica della subacquea sia una chiave fondamentale per comprendere il presente e proteggere il futuro dei nostri mari e delle nostre acque interne. La presenza di tanti Tridenti d’oro che hanno voluto condividere con la loro presenza l’importanza di questo evento testimonia la volontà di guardare al futuro con uno sguardo al passato. Come sostiene “Sua Profondità” Sylvia Earle, “i subacquei sono gli occhi e la voce del mondo sottomarino, i custodi della sua salute”.
Alessandro Filippini

immagine in anteprima realizzata con L’AI
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