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Ammoniti, simbolo della paleontologia – parte seconda di Aaronne Colagrossi

Reading Time: 4 minutes

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livello medio
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ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: PALEOZOICO E MESOZOICO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: ammoniti
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Eccoci giunti alla seconda parte di questa disquisizione in merito alle ammoniti: simbolo della paleontologia. Nel primo articolo sono stati analizzati gli aspetti riguardanti la sistematica e le caratteristiche fisiche e strutturali che contraddistinguono questi animali ormai estinti. 

cretacico

Le domande sono molte e permangono tuttora. Quelle che voglio porre in questo articolo sono:

Che cosa sappiamo in merito ai processi di fossilizzazione delle ammoniti?
A prescindere dalla variabilità nelle componenti chimiche dell’acqua e dell’atmosfera, quando un animale muore entrano in gioco una serie di fasi. Supponiamo di trovarci nel Cretaceo, circa un centinaio di milioni di anni fa, nel mezzo di un oceano primordiale. Immaginiamo che in quei protomari, una grossa ammonite, dal diametro di un metro, muoia per qualche causa naturale. La sua carcassa galleggierà per un certo tempo sulla superficie dell’oceano, grazie ai gas dovuti al processo di putrefazione che ne impediscono l’affondamento. Le sue viscere verranno poi lentamente mangiate dagli altri animali, e la sua carcassa affonderà, adagiandosi sul fondo del mare. Gli organismi decompositori, come le formiche  terrestri, si occuperanno di divorare tutto il resto, lasciando solo lo scheletro o, nel nostro caso, la conchiglia. Quest’ultima sarà coinvolta nei processi geologici che la seppelliranno sotto strati di sedimenti. Col passare degli anni il peso dei sedimenti comprimerà la conchiglia e la schiaccerà, coinvolgendola a volte in processi chimici di fossilizzazione.

Nelle Ere geologiche successive, come abbiamo già raccontato in altri articoli, il fondo del mare subirà delle deformazioni nei processi di orogenesi. Innalzamenti di livello geologico che giustificano come, in milioni di anni (non ragioniamo in tempi umani), la nostra conchiglia la potremo trovare tra le rocce in montagna, testimoni di antichi mari ora scomparsi.

12809811_10207099975356319_1857205231_oInteressanti sono le storie che questi fossili ci possono raccontare. Mi piace ricordare, il ritrovamento di un’ammonite del Genere Placenticeras, Cretaceo marino del Sud Dakota (USA), in cui sono perfettamente visibili dei fori sul suo guscio. I paleontologi vennero a capo di questo rebus (l’articolo risale al 1960) dimostrando che la suddetta ammonite era stata attaccata, probabilmente post mortem, da un mosasauro giovane e che i fori appartenevano ai denti della mascella superiore. Un’informazione aggiuntiva per descrivere l’ambiente di milioni di anni fa.

Quali sono gli aspetti ecologici, geologici e paleo ambientali?Essendo estinta la Sottoclasse Ammonoidea, tutto ciò che gli scienziati possono fare per ricostruirne l’ambiente di vita è tramite lo studio della forma della conchiglia, della dimensione della stessa e della sedimentologia del deposito nel quale vengono ritrovate le ammoniti. In particolare, i paleontologi ripongono estrema attenzione alle caratteristiche litologiche poiché un clasto spigoloso (che non ha subito un significativo trasporto idrodinamico) può fare una grande differenza rispetto ad uno arrotondato (che invece ne ha subito il trasporto idrodinamico nel processo).
Dal punto di vista ecologico, è stato dimostrato che le ammoniti furono prevalentemente animali nectonici (necton è una parola che deriva dal greco e significa: ciò che nuota). Quindi, essendo in grado di nuotare attivamente, divennero cosmopoliti in tutto il mondo marino del Mesozoico (prevalentemente) e, in termini di geologia e di stratigrafia in particolare, ci consentono di poterle utilizzare a fini di correlazione zonale a livello mondiale.

La maggior parte dei paleontologi concorda che le forme di ammoniti con conchiglia discoidale e superficie liscia fossero le più adatte al nuoto libero; ecco perché queste forme presentano maggiori caratteri cosmopoliti in relazione alle successioni rocciose di stampo argilloso e marnoso (come la Formazione geologica del Rosso Ammonitico).

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Al contrario, le forme di ammoniti con ornamenti (più affascinanti ed appetibili per i collezionisti) non ebbero il successo ecologico delle cugine a conchiglia liscia. Si presume che queste forme ricche di ornamenti conducessero una vita bentonica (dal greco benthos – abisso) ovvero fossero stanziali sul fondo. In generale possiamo dire che le conchiglie a dorso liscio, che ebbero maggiore distribuzione nel globo, possono essere ritrovate prevalentemente in depositi di tipo argilloso e marnoso mentre quelle con caratteristiche ornamentali marcate si rinvengono prevalentemente in sequenze calcareo-detritiche. Ciò si traduce in paleo ambienti più prossimali ai continenti, piuttosto che distali di pieno oceano. Naturalmente queste considerazioni sono generali poiché, per esempio, furono ritrovate ammoniti bentoniche in rocce dove ci sarebbe aspettata una conchiglia nectonica.

Quali erano le dimensioni delle conchiglie?
Le dimensioni della maggior parte delle conchiglie non supera i cinque centimetri; statisticamente diciamo che esiste un primo range da 1 a 5 centimetri seguito da quello di dimensioni variabili tra 10 e 30 centimetri.

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Ci sono state conchiglie anche di due metri e mezzo (ritrovate in Germania); in Italia sono stati trovati molti esemplari di circa mezzo metro di diametro. Al museo di geologia di Bucarest ne ho vista una di settanta centimetri di diametro, un vero capolavoro. Una cosa curiosa è che la maggior parte dei ritrovamenti di maggiori dimensioni (in termini di diametro della conchiglia) avviene in formazioni calcaree. Di contro le forme nane pare abbiano avuto ambienti di vita scarsamente ossigenati, con anomalie nei tassi di salinità, nonché stranezze nella temperatura dell’acqua. Naturalmente ci sono ancora altre domande sulle loro tendenze evolutive e perchè si estinsero, ma di questo parleremo in un prossimo articolo.

Aaronne Colagrossi
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