.
livello elementare.
ARGOMENTO: NUOTO
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: stili di nuoto, delfino
–
Nel pensiero antico cinese, i principi attivo e ricettivo yin e yang non sono due forze contrapposte, ma due aspetti complementari della stessa realtà: uno non esiste senza l’altro e insieme generano il movimento e l’armonia del tutto. È nella fase lenta dell’apprendimento del delfino, quando si comincia a esplorare l’ondulazione scivolata, che la nuotata rivela forse più chiaramente la sua duplice natura yin‑yang. La testa guida, le braccia accompagnano, e il resto del corpo “ascolta” la risposta dell’acqua. Nella fase subacquea, il cuore dello stile, il tronco e le gambe non forzano la direzione, ma si lasciano modellare dalle convessità e concavità della parte anteriore del corpo, adattandosi alla reazione del fluido, che a sua volta si riorganizza intorno a ogni minima variazione di forma.
Quando le mani e le braccia scendono a cuneo, la porzione anteriore del corpo è, per così dire, yang: attiva, penetrante; l’acqua, in quel momento, è yin, si lascia attraversare e accogliere. Ma lungo la colonna vertebrale, nello stesso istante, l’intensità di yang si attenua progressivamente, fino a diventare yin nella punta dei piedi, che si fanno riportare verso l’alto dall’acqua divenuta yang, sostenente. Raggiunta la massima profondità, all’istante infinitesimo in cui comincia la risalita, i ruoli si invertono: le mani e le braccia tornano yin, si lasciano condurre verso la superficie dall’acqua yang, mentre la colonna si organizza di nuovo, si fa via via più compatta, fino a concentrarsi in uno yang deciso nei piedi che spingono verso il basso un’acqua tornata yin. In questa alternanza continua, senza strappi, tra attivo e ricettivo, tra spinta e abbandono, il delfino smette di essere solo uno stile regolamentato e diventa una pratica di consapevolezza. Il nuotatore che riesce a “dimenticare” le proprie articolazioni, a non pensarsi più come un insieme di segmenti rigidi ma come una canna flessibile che trasmette l’onda dall’estremità del capo alla punta dei piedi, scopre che ogni gesto efficace in acqua nasce dall’equilibrio dinamico di opposti che non si annullano, ma si generano a vicenda. In quell’istante, la pinna caudale orizzontale dei mammiferi marini non è più solo un dato anatomico: diventa la metafora vivente di un modo diverso di abitare l’acqua, e forse anche se stessi.

Una coda di corda
Scena realmente accaduta nei primi anni Ottanta, piscina pensile del Foro Italico, Roma. È in corso un esperimento didattico “piagetiano‑montessoriano” che coinvolge un piccolo gruppo di bambini di sette anni, al loro primo vero incontro sistematico con l’acqua. Nel secondo semestre, dopo una fase di ambientamento “allungata, allargata, approfondita”, come veniva definita allora, il lavoro in vasca si trasferisce per qualche minuto sul bordo, durante un breve momento di confronto collettivo in accappatoio.
La domanda è semplice solo in apparenza: «Perché, secondo voi, l’ondulazione comincia dalle mani e dalla testa e non dalle gambe?». Il silenzio che segue non è di imbarazzo, ma di concentrazione. Poi Chiara (di nome e di fatto) prende la parola e offre una risposta che non ha bisogno di essere corretta, solo custodita: «Perché quando giochiamo con la corda e voglio disegnare nell’aria un serpente, devo prenderla per un capo; se la prendo a metà, non funziona».
In quell’immagine infantile c’è, in nuce, tutta la logica profonda del delfino: l’onda nasce dove il corpo incontra per primo l’acqua, alle estremità più distanti e sensibili, e solo se la “corda” del corpo rimane continua e flessibile l’ondulazione può viaggiare senza spezzarsi fino ai piedi. È la stessa intuizione che guida il nuotatore adulto quando impara a sentire il proprio corpo non più come un assemblaggio di segmenti rigidi, ma come una frusta elastica che trasmette, dall’estremità delle dita alla punta delle dita dei piedi, il passaggio di un’unica, ininterrotta sinusoide
Giancarlo De Leo
.
PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.
Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
.
PARTE I PARTE II PARTE III PARTE IV
.


