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livello elementare.
ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA
PERIODO: ETA’ DEL FERRO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Navicelle sarde, nuragici
Partendo dai ritrovamenti archeologici, possiamo fare un confronto formale con le 111 navicelle nuragiche esaminate in questo lavoro. Sulle navicelle bronzee, perfette in tutto, mancano i buchi per i remi e le panche dei rematori, però l’albero c’è. Sappiamo che la vela quadrata non era adatta in caso di vento contrario. La vela moderna, del resto, fu forse inventata agli inizi del I millennio a.C. oppure dagli arabi (sempre in epoca moderna, dunque). L’ipotesi è proprio questa: I popoli che solcavano il Mediterraneo percorrendo lunghe distanze conoscevano il principio di funzionamento della vela moderna o latina. La troviamo raffigurata nelle pareti di Medinet Habu dove le navi egizie sono tutte fornite di remi, quelle dei Pelaset e degli Shardana hanno vela e remi. La vela è imbrogliabile alla base per diventare triangolare e poter procedere con un angolo fino a 45° controvento (bolina). Sono datate 1200 a.C., ecco la riproduzione:

Il disegno della nave è egizio e anche loro usavano una sorta di piccola vela per la navigazione fluviale, quindi un pò più piccola, tuttavia dobbiamo pensare al Nilo come a un mare e, dunque, nei disegni di Medinet Habu le dimensioni sono molto simili.
Qualche nota sulla navigazione
Per riuscire a risalire il vento le navi devono impiegare vele triangolari, le sole a consentire una buona manovrabilità allo scafo. Ma queste vele erano rare nell’antichità e quasi tutte le imbarcazioni utilizzavano le vele quadrate. La nave armata a vela quadra può, con difficoltà, risalire il vento contrario, utilizzando un sistema di tiraggio con una cima tesata alla base della stessa verso la direzione del vento mettendo in forza tale angolo. Ma certo non avanzerà molto stretta controvento come nelle vele moderne tagliate a triangolo; la vela detta quadra in pratica è a forma trapezoidale, dove la base minore è inserita sul pennone e quella maggiore è tagliata con una convessità rivolta verso l’alto, pertanto nel disegno raffigurante i due scafi la convessità è messa in risalto in quanto le vele sono “serrate” sul pennone, questa manovra è assicurata da cime chiamate “imbrogli” che vengono bloccate alla base dell’albero: tale manovra assomiglia al sipario di un palcoscenico che si solleva verticalmente.

L’ albero della nave nuragica, a parer mio, è un normale albero per la navigazione, sagomato per richiamare simbolicamente i nuraghi; in testa d’albero si monta una specie di tappo detto “formaggetta” che serve per stagnare tutte le fibre longitudinali dello stesso. Inoltre corredandolo di una copertura metallica l’avrebbero potuto usare anche come ariete nell’eventualità di un attacco terrestre. Nel Mediterraneo il règime dei venti è rotatorio, si naviga con vento favorevole, qualche volta contrario e, in assenza di questi, a remi; la vela quadra era la soluzione. Nel mar Rosso e zone limitrofe il règime dei venti è monsonico, essi spirano per diversi mesi in un’unica direzione, pertanto una vela di forma triangolare permette di risalire il vento molto meglio di una quadra. Furono gli Arabi intorno al 1000 dell’era moderna ad introdurla nel Mediterraneo; all’inizio fu chiamata “alla trina” cioè con tre lati, in seguito i marinai del Nord Europa la chiamarono “latina” rifacendosi all’Impero Romano (che non la usava). Curiosamente gli Arabi non danno un nome specifico alla vela, denominando solo il tipo di barca.
Le antiche navi a vela quadra navigavano controvento saltuariamente in quanto i marinai preferivano di gran lunga navigare con il vento in poppa. All’inizio di un viaggio in mare valutavano molto bene la distanza da percorrere, i venti e le correnti di deriva, per non rimanere magari a metà percorso fermi senza punti di riferimento; con l’andatura di bolina (45° di angolo controvento) si avanza a zigzag per cui, non avendo all’epoca strumenti precisi per valutare la distanza percorsa, la evitavano; mentre, in prossimità dell’arrivo, potendo stimando la posizione con punti di riferimento a terra, potevano utilizzarla. In sintesi, dopo una lunga navigazione, era difficile approdare nel porto di destinazione desiderato e l’arrivo di notte, senza i segnalamenti moderni, era sicuramente un’avventura.
Pierluigi Montalbano
estratto dal saggio Sardegna: Le navicelle bronzee nuragiche Capitolo II e III
non tutte le immagini sono tratte dal saggio ..
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