La nascita dell’Istituto Elettrotecnico e Radiotelegrafico della Regia Marina di Livorno

Gian Carlo Poddighe

2 Ottobre 2025
tempo di lettura: 7 minuti

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livello medio
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ARGOMENTO: STORIA CONTEMPORANEA
PERIODO: XX SECOLO
AREA: RADIOTECNICA
parole chiave: Radio, Marconi, Vallauri

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L’ Istituto Elettrotecnico e Radiotelegrafico della Regia Marina (I.E.R.T.) fu costituito a Livorno il 26 ottobre 1916, con Decreto luogotenenziale n. 1.571, quindi mesi dopo il trasferimento di Guglielmo Marconi dal Regio Esercito alla Regia Marina e la sua nomina a capitano di Corvetta; è curioso, anzi stride, il fatto che in nessuno di questi passaggi appaia la figura di Marconi, né come riferimento ma neppure in forma di menzione onorifica. Sotto la guida di Vallauri prosperò l’attività di ricerca, quali quelle fondamentali sui triodi, detti allora “audion”, e sulle trasmissioni con onde lunghe ed a grande potenza.

Le prime portarono il Professor Vallauri a definire analiticamente la teoria e la fisica dei tubi a vuoto, fino ad allora costruiti con criteri empirici; le seconde ad organizzare il sistema di comunicazioni a grande distanza sia della Regia Marina sia nazionale.

Per soddisfare priorità ed emergenze, Vallauri seppe dare un forte impulso alla ricerca applicata, per cui il decennio dal 1916 al 1926, sotto la sua direzione fu eccezionalmente fecondo per l’I.E.R.T., sia per gli importanti risultati scientifici che vi furono raggiunti, sia per i valorosi giovani che vi accorsero numerosi a lavorare ed a studiare, richiamati dalla fama di scienziato e di “Maestro” del suo direttore. Questi giovani, una volta usciti dall’I.E.R.T., formeranno ovunque scuole ed istituti di radiotecnica fra i migliori d’Italia. In particolare furono tre i campi di attività a cui si dedicò l’I.E.R.T.:
– le ricerche sugli audion;
– le comunicazioni a grande distanza;
– le misure di frequenza.

Gli audion, brevettati nel 1907, dall’ingegnere americano Lee de Forest, sono valvole termoioniche a tre elettrodi, forse più note come triodi. Le loro peculiari funzioni, tra cui quella amplificatrice in campo audio, evidenziata dal nome audion, ne determinarono ben presto un uso sempre più diffuso nella radiotelegrafia anche se, un decennio dopo ovvero nel 1916, il loro funzionamento teorico continuava a rimanere pressoché oscuro.

Fu proprio Giancarlo Vallauri a schematizzarne il funzionamento dopo numerose ricerche condotte su vari tipi di audion nel laboratorio tubi a vuoto volutamente realizzato presso l’I.E.R.T., passando dall’approccio empirico, valido ma non sufficiente, ad una “teoria degli audion” analiticamente formulata, nella quale le caratteristiche di questi tubi elettronici furono espresse nell’ “equazione del Vallauri”, lineare e semplicissima, riportata su tutti i testi di elettronica dell’epoca.

Un breve aneddoto sull’Istituto e gli audion: per le esigenze della guerra in corso contro l’Austria e l’Ungheria, con l’industria elettronica in ginocchio, il Ministero competente chiese all’I.E.R.T. di farsi carico anche della loro costruzione. L’Istituto, nonostante l’esiguità dell’organico – in tutto 5 militari, compreso il direttore, e 6 civili, di cui 5 operai – arrivò a produrne 400 esemplari al mese, quasi una piccola serie industriale, e per questo risultato ricevette anche un pubblico elogio!

Guglielmo Marconi, che aveva una poderosa linea industriale in Inghilterra non contribuì minimamente. Terminata la Prima guerra mondiale, la fabbricazione dei tubi a vuoto ritornò all’industria privata. In merito alla necessità di organizzare il sistema di comunicazioni a grande distanza sia della Regia Marina sia nazionale. In particolare,  la R. Marina – che già disponeva della stazione Radio Roma – S. Paolo – alla conclusione della Prima guerra mondiale dovette far fronte rapidamente alla necessità di dotarsi di un impianto più potente, quello di Coltano.


La scelta cadde su Coltano, a metà strada tra Livorno e Pisa, per più motivi, quali l’esistenza in loco di una stazione Marconi, già operativa dal 1910, da cui furono derivate le stazioni minori del moderno centro radio di Coltano, coloniale e continentale; la vicinanza allo I.E.R.T. consentiva di provvedere al progetto ed alla direzione dei lavori e del servizio. Il centro radio di Coltano, che divenne la prima grande stazione italiana ed una delle primissime del mondo, è estremamente interessante per i suoi apparati.
Per collegare l’Italia con i paesi più lontani fino alle massime distanze terrestri usando onde lunghissime di 16 Kilometri, il prof. Vallauri dovette portare tutte le parti dell’impianto ai livelli tecnici più avanzati dell’epoca, ricorrendo nella quasi totalità alle risorse ed alle maestranze della Regia Marina.

Ne sono un esempio, oltre impressionante l’antenna chiamata anche padiglione aereo, montata nel 1922 alla quale fu data la forma di un enorme reticolo quadrilatero di 420 metri di lato, i suoi quattro “giganteschi” piloni di sostegno, ciascuno alto 250 metri e con peso della struttura di 80 tonnellate, mantenuto da 36 controventi, più uno speciale al vertice, il cui montaggio fu compiuto da semplici marinai con le solite mirabili doti di abilità ed abnegazione. La stazione radio di Coltano entrò regolarmente in funzione il 15 aprile 1923, con collegamenti con Massaua, Mogadiscio, l’Estremo Oriente, le navi lontane, il Levante, il Canada e gli Stati Uniti d’America.

Nel momento del passaggio dalla sperimentazione e implementazione del sistema secondo le necessità contingenti del conflitto alla prospettiva di impiego commerciale, riappare una forma di collaborazione, addirittura cogestione con la Marconi Wireless, che potette così sfruttare, senza il minimo investimento, la prima grande stazione transcontinentale in Italia, una delle prime nel mondo, progettata, realizzata e installata dalla stessa Regia Marina.

Nell’aprile del 1928 l’istituto cambiò nome ed organizzazione, divenendo Regio Istituto Elettrotecnico e delle Comunicazioni della Marina (R.I.E.C.), ente militare organico alla Regia Marina, diretto da un ufficiale della Regia Marina, con il compito di soddisfare le esigenze della stessa Regia Marina in materia sia di trasmissioni sia di nuovi settori. Come nota di colore (triste eufemismo) Marconi nominato nel 1930 al vertice dell’Accademia d’Italia, rifiutò la nomina di Giancarlo Vallauri (al pari di altre illustri figure) in quanto di “razza ebrea”, anticipando addirittura le molto successive leggi razziali che, comunque, penalizzarono profondamente la Regia Marina. Per inciso, un copione già visto in precedenza nei confronti dei fratelli Fiamma e delle loro esperienze nel 1923 di radiocomando e probabilmente di guerra elettronica con il centro TLC del Varignano e l’Arsenale di La Spezia. I risultati del R.I.E.C., dove transitarono o trovarono collocazione le migliori menti del settore, allevando un’intera generazione di ricercatori, furono importanti nel campo delle misure elettroniche, nello studio delle frequenze, e soprattutto delle microonde.

Il professor Ugo Tiberio

Le ricerche successive sui “radiotelemetri ” ne furono una logica evoluzione, con il primo studio del Professor Ugo Tiberio (27 aprile 1936). Anche se è arduo accomunare queste ricerche alla vera storia del radar, in rapporto a quanto avveniva in altri Paesi – si trattava di ricerche individuali e settoriali in Italia, a livello di laboratorio, a fronte di ricerche collettive con cospicui fondi e supporto industriale negli altri paesi – il primo radiotelemetro ad onda continua modulata in frequenza, chiamato E.C.1, fu realizzato presso il R.I.E.C. nel 1936. Ad esso seguirono, nel 1937, l’E.C.1-bis e l’E.C.2, con risultati tuttavia poco soddisfacenti che, pur con molti ritardi, portarono l’Istituto a preferire di costruire in futuro gli apparati ad impulsi sulle onde di 0,6 m (navale) e 1,50 m (costiero). Due prototipi siffatti furono costruiti dal RIEC nel 1939 con il nome di R.D.T.3 costiero ed E.C.3 navale, quest’ultimo modificato in E.C.3-bis nel dicembre 1940. Purtroppo, le prove per valutarne l’efficienza e portare allo sviluppo industriale di questi apparati subirono notevoli ritardi, tanto che a febbraio del 1941 esse non erano ancora state eseguite. Successivamente si sovrappose anche la necessità di decentrare il R.I.E.C. in zona meno esposta, a Campo S. Martino (Padova) agli eventi bellici, come del resto avvenne anche per la Regia Accademia.
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Le pesanti perdite subite in più occasioni dalla nostra Marina, in particolare a Capo Matapan (28-29 marzo 1941), rimossero alfine gli indugi, le resistenze e le polemiche dei vertici militari, a cominciare da quelli della RM, ma solo nel 1943 furono approntati due prototipi detti Folaga, costiero (150-300 MHz, 2-1 m), e Gufo, navale (400-750 MHz, 75-40 cm).

Gufo, navale – Fonte USMM

Dopo una serie di prove con risultati positivi, la produzione industriale fu ordinata alla MARELLI, 150 esemplari del Folaga, ed alla SAFAR, 50 esemplari del Gufo. Solo pochi esemplari furono consegnati alla Marina e, alla data dell’8 settembre 1943,  soltanto dodici navi militari risultavano dotate di Gufo, e di queste dodici sei l’avevano montato appena un mese prima! Dal settembre 1943 il RIEC sospese ogni attività scientifica Da questa lunga e tormentata esperienza nacque nel dopoguerra, sempre nel comprensorio dell’Accademia Navale, MARITELERADAR.
Giancarlo Poddighe
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si ringrazia il Museo Navale della Spezia per le immagini tratte dalla presentazione del Professor Filippo Giannetti
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