Amerigo Vespucci e il primo viaggio sulle coste centro settentrionali dell’America – Parte I di Piero Carpani

Piero Carpani

22 Agosto 2026
tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVI SECOLO
AREA: OCENA ATLANTICO
parole chiave: Amerigo Vespucci

Fino agli inizi del 1900 erano note solo alcune lettere, tra l’altro in copia, che descrivevano le regioni e le popolazioni incontrate dal fiorentino Amerigo Vespucci durante i suoi quattro viaggi nel Nuovo Mondo 1. In Italia e all’estero, l’argomento è stato trattato e approfondito da molti studiosi che hanno basato il loro lavoro sia sulle trascrizioni a mano che sulle copie a stampa delle lettere del Vespucci. Questi documenti prestano il fianco a numerose critiche perché riportano cifre diverse e vicende non sempre coincidenti se si considerano le copie e la lingua in cui sono state trascritte. Per tali motivi si è finito per considerarle opere letterarie e dunque, esaminandole e criticandole come tali, si passò dalla critica alla negazione dei viaggi in esse descritti.

Anche le scoperte riportate dalla carta del Waldseemüller, ritrovata ai primi del 1900, e del frammento Ridolfi (dal nome di chi lo pubblicò nel 1937) non sono servite a far luce sui dubbi espressi; in primo luogo perché la carta – le cui dimensioni reali sono di 1,28 x 2,33 m. – era consultabile solo in riproduzioni di dimensioni così ridotte da non permettere la visione degli interessanti dettagli. Inoltre, il frammento trattava principalmente il terzo viaggio, che non era stato messo in discussione.

 Il planisfero di Martin Waldseemüller del 1507

L’America Settentrionale è descritta da Amerigo Vespucci nel primo viaggio, effettuato dal maggio 1497 all’ottobre 1498, il cui racconto costituisce la parte iniziale della cosiddetta Lettera al Soderini. Ricordo che il viaggio di Vespucci fu intrapreso per incarico del re spagnolo Ferdinando II che si era rivolto a un personaggio che conosceva bene (aveva lavorato per la Corona come banchiere), di cui stimava l’elevata cultura ed il grande senso pratico. Vespucci era stato infatti  l’organizzatore della flotta utilizzata da Colombo per il suo secondo viaggio, composta da ben 17 navi. L’obiettivo era di ottenere un diverso punto di vista sui territori scoperti dal Genovese, a seguito delle rimostranze dei sottoposti al rientro dal suddetto viaggio.

Il racconto del primo viaggio
Amerigo afferma nella lettera – con una battuta spiritosa da buon toscano – di dare inizio ad un’attività apprezzata e tranquilla (laudabile e ferma) cioè quella d’imbarcarsi verso terre sconosciute, attività che di laudabile aveva poco (marinai e pirati erano molto simili) e di fermo non aveva niente perché sarebbe stato un continuo navigare. Se ci pensiamo, anche nell’italiano moderno imbarcarsi in un’impresa ha un significato ben diverso da iniziare o intraprendere.
Il Fiorentino parte il 16 maggio 1497 da Cadice con le quattro navi sotto il comando di Alonzo de Ojeda, fa sosta e rifornimento alle Canarie (28° Nord ed estremo confine del mondo abitato, l’ecumene) e dopo otto giorni riprende il mare con rotta ovest-sudovest. La traversata dell’Atlantico dura più di un mese e quando i naviganti avvistano terra sono a 1.000 leghe dalle Isole Canarie, spostati di circa 75° a occidente e alla latitudine di 16° Nord. La costa si prolunga verso maestrale (nord – ovest) e la spedizione la costeggia alla ricerca di un buon ancoraggio.

La rotta del viaggio tracciata su una moderna Pilot Chart

Su un moderno atlante geografico troviamo che la costa, alla latitudine indicata e con l’andamento descritto, può essere solo quella dell’Honduras a iniziare dal Capo Gracias a Dios. Vespucci riporta che il primo sbarco è effettuato con le cautele del caso: gli Spagnoli si portano il loro equipaggiamento di armi ma non serve; i nativi sono timorosi e solo dopo ripetuti allettamenti con oggetti sconosciuti e avvincenti (campanelli, specchietti e collanine rilucenti) si lasciano avvicinare. Rotto il ghiaccio, i rapporti sono subito buoni tanto che gli indigeni vanno incontro a nuoto ai battelli che, il giorno successivo, riportano a terra gli Spagnoli. Una lunga descrizione degli usi e dei costumi indigeni ci mostra una popolazione che vive dei prodotti della terra (frutta, verdura e radici) con legami familiari e sociali molto blandi (non hanno proprietà), che trova una certa coesione solo quando combatte le tribù nemiche, quando pratica il cannibalismo.

È una realtà completamente differente dalla terra molto antropizzata dalla quale provengono i viaggiatori. Le varie tribù che incontrano vivono in capanne su palafitte e dal tetto di foglie di palma, dormono su amache, girano sempre nude e si adornano con penne multicolori. La spedizione prosegue quindi navigando lungo costa, dando fondo e sbarcando là dove è possibile con una certa sicurezza. Gli incontri con i nativi non sono sempre pacifici, infatti, esiste la descrizione di uno scontro nel quale le armature e le spade fanno la differenza e consentono la vittoria agli Spagnoli. Man mano che si susseguono gli approdi, dopo brevi navigazioni di pochi giorni, lo scenario non cambia: una natura verdeggiante popolata da animali sconosciuti e selvatici che non hanno attinenze con quelli conosciuti in Europa. Quando i rapporti con i nativi sono buoni, si organizzano spedizioni all’interno guidate dalle popolazioni locali che ospitano e accolgono i visitatori con rispetto e curiosità. Il lungo itinerario percorso, stimato in 2.800 miglia, si snoda lungo le coste del Golfo del Messico e, a un certo punto, i marinai si rendono conto che è arrivato il momento di fare manutenzione alle navi. Ricordiamo che gli scafi di legno soffrivano, oltre che del comune degrado (tenuta all’acqua e incrostazioni della flora subacquea), anche della teredine che rodeva il legno scavando lunghe gallerie che lo indebolivano fino a portare la struttura al collasso.

Per fare manutenzione e rattoppare i problemi delle navi è necessario tirarle in secco e la spedizione, dopo tanto viaggiare, giunge in un porto descritto come il migliore del mondo. Qui è costruito un fortino e viene effettuata la necessaria manutenzione agli scafi. La popolazione è molto ospitale e rifornisce di viveri gli Spagnoli che, per sdebitarsi, si accordano con gli indigeni per effettuare una battuta contro i loro nemici storici abitanti su isole a pochi giorni di navigazione in direzione est-nordest. Vanno dunque verso le Bermuda e approdano a Iti. Dopo due giorni di scontri, che si concludono con la cattura di 250 nemici poi ridotti in schiavitù, la spedizione lamenta la perdita di un solo marinaio e il ferimento di altri ventidue. Il 18 ottobre 1498, inizia il rientro in Spagna e, dopo diciassette mesi di lontananza, dei quali ben quindici trascorsi in navigazione, le navi rientrano a Cadice. Ma Vespucci non si ferma e sette mesi dopo riparte per un altro viaggio; Colombo partirà quindici giorni più tardi per la sua terza esplorazione e partono pure i portoghesi Miguel e Gaspar Corte-Real verso Terranova e il Labrador.

Dopo questa breve narrazione arriviamo al punto, oggetto del mio studio. La lettera di Vespucci in cui è riportato questo primo viaggio, è stata molto contestata in passato e di conseguenza si è deciso che il viaggio descritto fosse solo frutto di fantasia, perciò da non tenere in considerazione. Un’ipotesi condivisibile? Ritengo necessario fare a questo punti delle considerazioni che tratterò più ampiamente nelle prossime parti. A presto.

Fine I parte – continua
Piero Carpani
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Nota
1. per la precisione tre lettere a Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, suo precedente datore di lavoro e compagno di studi, una lettera a Piero Soderini, Gonfaloniere di Firenze e anch’esso compagno di studi e infine il libriccino divulgativo dal titolo Mundus Novus che ebbe, fin dalla pubblicazione nel 1504, una grande diffusione
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