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livello elementare.
ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA
PERIODO: ETA’ DEL FERRO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Navicelle sarde, miniere, navigazione
Il nucleo di questo lavoro è stato ispirato da alcune problematiche che sono scaturite durante la ricerca dei giacimenti dei materiali utilizzati per la fusione del bronzo. Il rame era presente in quantità nelle miniere della Sardegna, ma per ricavare lo stagno, necessario alla fusione dell’ingente quantitativo di manufatti in bronzo che veniva prodotto dagli artigiani dell’epoca, le miniere sarde di cassiterite erano insufficienti.

Le ipotesi che saranno proposte lungo questa tesi sono molteplici: i nuragici potevano scambiarlo con i commercianti che solcavano il Mare Mediterraneo, offrendo prodotti locali come l’argento o il rame in surplus; potevano creare una flotta armata per andare direttamente ad approvvigionarsi nei siti allora ricchi di questo prezioso metallo; avrebbero potuto depredare le navi di passaggio, visto che la navigazione era prevalentemente sotto costa; guerreggiare e cercare di conquistare i territori produttori; effettuare degli scambi offrendo manodopera specializzata (soldati, artigiani dei metalli,) o, più semplicemente, partecipare alla fitta rete di commerci che si svolgeva da secoli, o forse millenni, fra tutte le popolazioni che si affacciavano sul mare e non solo.
Una minima possibilità poteva essere, almeno per gli Etruschi, lo stagno del Campigliese, una piccolissima miniera a Monte Valerio. Le altre possibilità era la Cornovaglia, ma anche le miniere di stagno della Spagna intorno a Salamanca o della Francia, in Bretagna. C’erano poi anche quelle delle Erzgebirge nella ex Germania orientale. Il punto è che molte di queste erano su terraferma, difficilmente raggiungibili in epoca antica, a meno di non ipotizzare inaudite catene di scambi di cui non abbiamo idea. Sappiamo dalla letteratura antica che lo stagno proveniva dalle leggendarie isole Cassiteridi. Un altro problema è scoprire quale via si doveva percorrere per trasportarlo in Sardegna. Ipotizzando una provenienza dalla Cornovaglia si aprono diverse strade: via mare attraverso lo stretto di Gibilterra navigando verso Nord nell’Oceano Atlantico oppure arrivare sempre via mare, con piccole imbarcazioni, fino alle coste liguri e proseguire nella terraferma attraversando la Francia o la Spagna, con tutti i rischi che derivavano dall’incontro con popolazioni altrettanto interessate al prezioso metallo.

bronzetto di un soldato con scudo e stocco da Padria (Museo Archeologico Nazionale di Cagliari) – Fonte Opera propria – Autore Rsroberto Bronzetto da Padria.jpg – Wikimedia Commons
Personalmente ritengo che la soluzione sia stata pacifica: all’epoca il commercio era floridissimo e certamente la presenza di empori lungo le rotte mediterranee era numerosa. Ogni popolo si specializzava in alcuni prodotti, secondo le risorse disponibili, e cercava di scambiare la propria produzione con ciò che era necessario per condurre un buon tenore di vita. La guerra, oggi come allora, provoca disordini, vittime, carestie e una serie di problematiche che tutti i popoli cercano di evitare per quanto possibile. Solo un popolo con risorse locali insufficienti cerca una soluzione armata, ma la Sardegna dell’epoca era, invece, ricca di miniere e di prodotti alimentari. 140 Questo portava, paradossalmente, a una conseguenza temibile: essere attaccata e, quindi, costretta a difendere i propri territori da popoli invasori. Alcuni studiosi ipotizzano che le popolazioni nuragiche non fossero abili nella marineria e si accontentassero di offrire, alle navi di passaggio che facevano tappa nei mercati allestiti lungo le coste sarde, parte delle risorse locali per soddisfare le varie esigenze. Altri propongono grandi imbarcazioni che, transitando dallo stretto di Gibilterra e risalendo lungo le coste della Spagna Atlantica, veleggiavano verso la Cornovaglia incrementando i traffici lungo le coste. Altri ancora affermano che gli scambi avvenivano lungo i territori che dal Golfo Ligure portano in Gran Bretagna, spiegando così il ritrovamento di manufatti simili lungo le vie battute.

aree di produzione dello stagno euroasiatiche Autore Gianluca Sottili – da Lezione 6 Geochimica ed archeologia 2020-21
Nel corso del I millennio a.C. due sono le rotte lungo le quali il metallo è distribuito in Europa 141: una raggiunge i porti di Huelva e Cadice e da qui prosegue via mare attraverso Gibilterra, l’altra attraversa invece direttamente la Francia lungo la Garonna e la depressione di Carcassonne. La via “francese”, con itinerari alternativi lungo la Loira e il Rodano, era l’asse principale di rifornimento per le popolazioni europee dell’epoca, ma la sua importanza anche per le popolazioni del Mediterraneo cresce nel tempo, poiché permette di evitare la mediazione negli scambi da parte dei Fenici, che dal VIII-VII secolo a.C. controllavano Gibilterra; la fondazione nel 600 a.C. della colonia commerciale greca di Massalia(Marsiglia) favorisce questo sviluppo.
L’archeologia non ha ancora dato una risposta definitiva ma le ricerche vanno avanti e con l’aiuto di nuove scienze, come l’archeo-metallurgia, forse si riuscirà a fare luce sugli avvenimenti dell’epoca. Un dubbio che gli studiosi affrontano deriva dalla tipologia di navi che avrebbero potuto affrontare lunghi viaggi. Un’interessante proposta è quella di confrontare le qualità nautiche delle navicelle bronzee nuragiche con le funzionalità nautiche delle navi che solcavano il Mediterraneo nell’età del Bronzo.
Pierluigi Montalbano
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estratto dal saggio Sardegna: Le navicelle bronzee nuragiche Capitolo III
non tutte le immagini sono tratte dal saggio
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Note
140. Ugas 2006, p. 235
141. Bartoloni 1991, pp. 915
Si conclude lo studio citato. Per chi volesse approfondire questa tema, il professor Montalbano ha fornito la seguente bibliografia di riferimento:
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