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L’aviazione imbarcata italiana 1940-1943 – parte III

Reading Time: 6 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Regia Marina italiana, aviazione di marina

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Siamo arrivati all’inizio del ’43 
La componente catapultabile della flotta era organizzata in:
– il Nucleo d’istruzione a Grottaglie per la conversione su Re 2000 dei piloti dei Ro43;
– il I° Gruppo Squadriglie di riserva aerea FF.NN. da battaglia; 
– I Squadriglia a Sarzana con 3 G50, 2cr42, 5 Re2000 (forse tre catapultabili e due GA oppure tutti catapultabili). un Re 2003 ed un Re 2001 per la protezione del porto di La Spezia di cui era prevista la sostituzione  con undici Re 2001;
– 2° Squadriglia a Grottaglie con 10 Ro 43 e 3 Ro 44;
– 3° Squadriglia a La Spezia con 10 Ro 43 e 3 Ro 44.

La seconda la terza squadriglia dovevano fornire gli aerei ed equipaggi di riserva ai reparti aerei imbarcati. Si prevedeva di sostituire i Ro con complessivamente 15 Re 2001 e 11 G50 biposto.

La componente imbarcata era su tre Reparti volo navi da battaglia (con complessivamente cinque Reggiane Re 2000 cat e quattro Ro 43) e nove reparti volo sugli incrociatori con 18 Ro 43. I reparti volo Navi da battaglia avrebbero dovuto essere riarmati con due Re 2001 e un G50 Biposto ciascuno e quelli per gli incrociatori con un Re 2001 ed un  G50 Biposto. Questo sviluppo fu bloccato dall’armistizio. 

Studi e realizzazioni dal 1940 al 1943: le piattaforme
Vediamo ora in maggior dettaglio i progetti delle piattaforme navali che avrebbero dovuto ospitare e gestire le forze aeree imbarcate. Iniziamo con l’Organizzazione Roma, ovvero la struttura messa in atto dalla Regia Aeronautica per dotare di linea di volo la costruenda portaerei Aquila. Il suo nome faceva riferimento al transatlantico Roma della Società Italia di Navigazione che era stato prescelto per la trasformazione.  In realtà questa scelta era caduta sul Roma e sulla quasi gemella motonave Augustus per la cattiva riuscita dei loro apparati motori che aveva costretto la società armatrice a programmare la sostituzione delle macchine con un intervento lungo e costoso o a cercare un acquirente per dette navi. Un affare per la Regia Marina che avrebbe potuto acquisire a basso prezzo lo scafo, provvedendo poi a sostituire l’apparato motore.

L’apparato motore del Roma era quello della nave da battaglia Colombo (classe Caracciolo) adattato a una nave diversa e depotenziato. Una scelta discutibile in quanto sarebbe stato più opportuno ultimare il Caracciolo dato che macchine e artiglierie erano già pronte e pagate e così facendo si sarebbe ottenuto una nave ben superiore ai Cavour/Doria

L’ipotesi del trasformare il transatlantico Roma in portaerei era stata già ipotizzata sin dalla fine del 1935 quando il peggiorare dei rapporti tra l’Italia e il Regno Unito, a causa della Guerra d’Etiopia, mise lo Stato Maggiore di fronte alla necessità di garantire, nell’eventualità di un conflitto, la protezione aerea delle navi a fronte di una Marina, quella inglese, dotata di portaerei. La necessità di contenere i tempi di realizzazione e i bassi costi fecero quindi optare per un progetto che prevedeva la modifica del transatlantico Roma o in alternativa della motonave Augustus.

I primi progetti di una portaerei
Fu preparato un progetto molto semplificato, da completare ottimisticamente in un anno, che prevedeva la sostituzione delle macchine secondo il progetto della società armatrice per ottenere una nave in grado di navigare a 21 nodi e capace di trasportare una trentina di aerei. Il progetto di trasformazione prevedeva:
– un ponte inferiore con l’installazione di due catapulte per facilitare il decollo degli aerei;

– la sostituzione dell’apparato motore e la modifica della carena, allo scopo di permettere all’unità di raggiungere la velocità di 26 nodi, sufficiente per permetterle di operare senza problemi con il resto della flotta.

La nave sarebbe stata in grado di imbarcare un totale di 56 aerei, tutti ad ali ripiegabili, di cui diciotto da bombardamento, trenta da caccia più otto smontati, che sarebbero stati ricoverati nell’unica aviorimessa prevista sotto il ponte di volo. Inoltre nel ponte inferiore sarebbero state presenti due catapulte per facilitare il decollo degli aerei. L’armamento antisilurante della nave consisteva in otto cannoni, in quattro complessi binati, da 120/50; per quanto riguarda la contraerea ci si sarebbe affidati ad altrettanti cannoni da 100/47, con quattro elevatori di dimensioni inferiori per la movimentazione delle bombe. E’ da ritenersi che nel caso il progetto si fosse concretizzato, sarebbero state aggiunte altre armi di calibro inferiore. con quattro di dimensioni inferiori per la movimentazione delle bombe. 

Progetto Gagnotto
Allo scopo di privilegiare la velocità della nave, nell’agosto del 1936, venne elaborato dal colonnello del Genio navale Luigi Gagnotto un progetto più elaborato per una unità più avanzata a propulsione diesel con due ponti sovrapposti: il ponte inferiore da utilizzarsi per il decollo degli aeromobili e quello superiore da utilizzarsi per gli atterraggi, come avveniva per le giapponesi Akagi e Kaga e per l’inglese HMS Furious. Non se ne fece nulla per la fine dell’emergenza legata alla guerra etiopica e … per la cattiva riuscita dei motori FIAT. Inoltre, il progetto presentava una apprezzabile carenza di ogni protezione, essendo  priva di corazzatura e di compartimentazione aggiuntive rispetto a quelle originali della nave passeggeri, che la rendeva molto vulnerabile.

Progetto Gagnotto, 1936

Nel 1938, in occasione della crisi dei Sudeti, si tornò a valutare la possibilità di costruire una portaerei, e venne valutata la possibilità di trasformare l’incrociatore pesante Bolzano in incrociatore lanciaerei, basato sul progetto dell’incrociatore portaerei del generale del Genio navale Giuseppe Rota del 1925, mediante la demolizione delle sovrastrutture ad esclusione delle due torri da 203 mm all’estrema prora e all’estrema poppa, con l’installazione di quattro catapulte, di cui una incassata nel ponte e tre brandeggiabili; sul lato destro della nave sarebbe stata realizzata una piccola isola con uno o due fumaioli. La nave in tale configurazione sarebbe stata in grado di movimentare una dozzina di aerei da caccia. Nell’estate del 1940 i risultati dei primi scontri con la flotta britannica portarono a rispolverare i progetti di conversione e si valutano i transatlantici Rex e Conte di Savoia, la nave da Battaglia Impero e di nuovo Roma e Augustus.

La scelta cadde sul Roma su cui almeno qualche studio era stato fatto ma fu requisita solo a fine 1940 ed i lavori non iniziarono perché la Regia Aeronautica comunicò di non avere aerei adatti all’imbarco e neppure di averli in programma. Comunque la Regia Marina continuò a studiare il problema e, nel gennaio 1941, elaborò un progetto per una nave lancia aerei in grado di far decollare aerei, ma non recuperarli, che ritenne completabile in 7/8 mesi.

Progetto Bozzoni
Il progetto del generale del Genio navale Gustavo Bozzoni prevedeva l’installazione di doppi fondi affiancati alle carene e riempiti di cemento armato fino al galleggiamento. Il sistema aveva dato ottime prestazioni alle prove di scoppio in vasca ed inoltre richiedeva poco acciaio per la sua realizzazione rispetto ad una corazzatura classica. Non era peraltro previsto nessun tipo di corazzatura per la difesa contro bombe d’aereo o artiglieria navale.

RN Aquila progetto Bozzoni

Venne prevista la sostituzione dell’apparato motore con quello di due incrociatori leggeri della nuovissima classe Capitani Romani, allo scopo di permettere all’unità di raggiungere la velocità di 30 nodi. La nave avrebbe imbarcato un totale di 34 aerei da caccia o in alternativa 16 aerei da caccia e 9 da bombardamento, mentre la difesa sarebbe stata assicurata da otto dei nuovi cannoni da 135/45 in quattro impianti binati, dodici cannoni antiaerei singoli da 65/64 ed almeno venti mitragliere da 20mm in dieci impianti binati prestabilizzati. Il progetto non ebbe seguito poiché presentava un grosso limite operativo consistente nel fatto che gli aerei, dopo l’involo, non sarebbero stati recuperati, vista la difficoltà della manovra di atterraggio ed il lungo addestramento necessario ai piloti per effettuarla.

Solo a luglio 1941 dopo il disastro di Matapan si decise di iniziare la costruzione di una o più portaerei e la Regia Aeronautica comunicò che lo studio e la realizzazione di aerei imbarcati avrebbe richiesto due anni. Tale tempistica fu ritenuta compatibile con la durata dei lavori di conversione del Roma in una portaerei vera e propria, il cui progetto definitivo venne approvato nel febbraio del ’42 con previsto completamento per il luglio del ’43. In realtà difficoltà dei cantieri faranno posporre la data di consegna al settembre  con previsto completamento delle prove in mare ed entrata in servizio per la fine del 43.

fine parte III  – continua

Gianluca Bertozzi

 

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PARTE I PARTE II PARTE III PARTE IV PARTE V

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FONTI
Le portaerei italiane di Michele Cosentino
La Portaerei italiana di Achille Rastelli
Tempesta sul Ponte di volo di Carlo de Risio
Le navi di linea italiane – Ufficio storico della marina militare
Mussolini e i suoi generali di John Gooch
La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta, 1940-1943 di Giorgio Giorgerini
Storia dell’aviazione navale in Italia – Ufficio storico della marina militare
Il generale del Genio Navale Filippo Bonfiglietti di Michele Cosentino

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