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Cefalopodi … sulla Terra da oltre 500 milioni di anni ma non lo dimostrano

Reading Time: 11 minutes

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livello medio
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ARGOMENTO: BIOLOGIA
PERIODO: 500 MILIONI DI ANNI AD OGGI
AREA: OCEANI
parole chiave: cefalopodi, Nautilus, seppie, polpi, calamaro gigante

 

Per gli amanti dei Cefalopodi, oggi pubblichiamo un articolo basato sia sulla scheda tematica di Lucio Pesce sia su quella redatta da Richard E. Young, Michael Vecchione, and Katharina M. Mangold (1922-2003) a cui vi rimandiamo per maggiori informazioni.

I Cefalopodi sono, da un punto di vista anatomico e comportamentale, forse il gruppo più sofisticato dei Molluschi e, molto probabilmente, di tutti gli Invertebrati. Questa classe biologica comprende le specie marine di maggiori dimensioni, tra le quali il calamaro gigante che può superare i 24 metri di lunghezza. Tra di essi troviamo i simpatici polpi (octopus, dal greco numero otto, “octo” (οχτώ) e “pous, podos” (πούς, ποδός) che significa otto piedi) appartenenti all’ordine degli Octopodi. Animali estremamente intelligenti il cui comportamento fa comprendere quanto ancora poco conosciamo del mondo animale.
   I Cefalopodi sono un gruppo antico e di grande successo evolutivo tra i Molluschi. Comparsi milioni di anni fa nei proto oceani, furono tra i grandi predatori dominanti nelle varie ere del Pianeta.

Oggi esistono due sottoclassi  di Cefalopodi:

i Nautiloidea, in massima parte estinti, con conchiglie esterne, cirtoconiche, ortoconiche, giroconiche, spesso a spira elicata di tipo torticonico o planospirale (evoluto, convoluto o involuto) endo o esogastriche. Attualmente è costituita da un solo ordine, quello dei Nautilida di cui conosciamo il Nautilus (foto a lato), ed i Coleoidea, che contengono due superordini: quello dei Belemnoidea e i Neocoleoidea. Al primo superordine appartengono esclusivamente forme fossili, molto comuni nelle acque neritiche del Cretacico, estintosi alla fine di quel periodo. Il secondo superordine (Coleoidea) è invece costituito da quattro ordini: Sepiida, Teuthida, Vampyromorpha e Octopoda.

Vediamoli brevemente
L’ordine Sepiida (quello delle seppie) è caratterizzato da conchiglie piccole, ridotte o assenti. Talvolta, la conchiglia è planospirale evoluta (Spirula), presenta camere separate da setti concavi, rostro e proostraco assenti, sifuncolo marginale ventrale.  Nel caso della seppia (Sepia), la conchiglia si presenta appiattita, ridotta solo alla metà dorsale, con setti ravvicinati, cavità intersettali riempite di depositi calcarei porosi e conserva un piccolo rostro. Il sifuncolo è assente.  Il corpo è generalmente ovalare compresso e possiede 10 braccia, 8 brevi, 2 più lunghe e retraibili (tentecolari), provviste di ventose senza spine. E’ presente un solo gonodotto.

Ordine dei Teuthida (calamari e totani) è caratterizzato dalla progressiva riduzione della conchiglia che si riduce ad una sottile lamina di conchiolina non mineralizzata, priva di setti, detta gladio o penna. Il corpo è generalmente tubolare e reca 10 braccia, 8 brevi, 2 più lunghe e retraibili (tentacoli), provviste di uncini o di ventose con margine spinescente.Talvolta le femmine presentano due ovidutti. Tra di essi il calamaro gigante.

L’ordine Vampyromorpha è caratterizzato da conchiglia ridotta ad una sottile lamina non mineralizzata. Il corpo è piccolo, raccorciato e, per forma, si colloca a metà strada tra un polpo e un calamaro. Possiedono dieci braccia, otto di queste sono  lunghe e collegate fino quasi all’apice, da larghe membrane. Le restanti due (tentacoli) sono ridotte a livello di esili filamenti. Il sacco del nero è regredito.

L’ordine Octopoda (polpi e argonauti) è caratterizzato da conchiglie ridotte a piccoli bastoncelli o completamente assenti. Il corpo è globulare e sono presenti otto braccia, munite ciascuna di una o due file di ventose e, talvolta, di due file di cirri (Cirrati).  Le braccia possono essere collegate da membrane molto estese o ridotte. Le femmine presentano talvolta due ovidutti funzionanti.

I cefalopodi sono i più attivi tra i molluschi e possono battere in velocità alcuni pesci grazie alle loro incredibili capacità di movimento.  Sono tutti animali  marini, in parte costieri (Octopus, Sepia), in parte pelagici (Argonauta, Loligo), talvolta abissali (Spirula, Architeuthis).

Nel caso dei Nautiloidei essi vivono a profondità comprese tra i 50 e i 650 metri mantenendosi vicini al fondo marino per meglio  cacciare crostacei o pesci morti.  Raramente si portano in superficie e sono oggetto di pesca per la vendita della loro conchiglia. 

In genere, i Coleoidi preferiscono i mari con salinità elevate e temperature non troppo basse. Mancano, infatti in mari come il Mar Nero ed il Mar Baltico, mentre abbondano nel Mediterraneo, rappresentando una specie storicamente ed economicamente molto importante, e nelle regioni costiere degli Oceani.  

Foto di Belemnite fossile (notare l’eguale sviluppo dei tentacoli) da www.luciopesce.net

Le singole specie sono infatti stagionalmente molto abbondanti e forniscono importanti obiettivi per la pesca marina. la loro storia è molto antica e si ritiene che apparvero per la prima volta circa 500 milioni di anni fa nell’Alto Cambriano. 

Caratteristiche generali dei Cefalopodi
Il corpo dei Cefalopodi è simmetrico e si presenta distinguibile in due parti distinte: il capo e il tronco.

immagine prelevata da www.luciopesce.net

Quest’ultimo, detto sacco palleale, è talvolta interamente contenuto nell’ultima camera della conchiglia (Nautilus); talvolta è libero, con o senza un residuo più o meno evidente della conchiglia, avvolto da una duplicatura della regione dorsale del mantello (Sepia, Loligo). Il piede ha perduto l’aspetto primitivo di suola strisciante e si è trasformato in una sorta di ugello, detto imbuto, sifone o iponoma, tramite il quale viene espulsa l’acqua dalla cavità palleale.

Generalmente parlando i cefalopodi presentano:
– un imbuto derivato dal piede di mollusco (Salvini-Plawen, 1980) o dalla regione del collo dei molluschi (Shigeno et al., 2007).

braccia circumorali che partono dalla testa (J.Z. Young, 1965) o dal piede di mollusco (Shigeno et al., 2007).

– tutti i cefalopodi esistenti hanno un becco chitinoso composto da due parti, situato nella massa buccale e circondato dalle appendici muscolari della testa. 

– una conchiglia con un phragmocone ovvero la parte camerata del guscio di un cefalopode. È diviso per setti in camere che, nella maggior parte dei nautiloidi e degli ammonoidi, era ed  è una struttura lunga, diritta, curva o arrotolata, in cui le camere interne sono collegate da un sifone che determina la galleggiabilità dell’animale per mezzo dello scambio di gas al loro interno. Nonostante questo beneficio, un guscio così grande si aggiunge alla massa dell’animale, e quindi è svantaggioso nel catturare prede in rapido movimento. 

Pseudorthoceratidae è una famiglia estinta di cefalopodi carnivori acquatici appartenenti alla sottoclasse Orthoceratoidea endemica di quello che sarebbe stato il Nord America, l’Asia e l’Europa durante il Siluriano dal 460,5-251 Milioni di anni orsono, ed che vissero per circa 209,5 milioni di anni

Alcuni nautiloidi, come gli ascocerida (Pseudorthoceratidae), lasciarono cadere il phragmocone alla maturità, presumibilmente per aumentare la velocità e manovrabilità. Divennero così il primo equivalente paleozoico dei coleoidi. I primi coleoidi e belemnoidi adottarono un approccio diverso: il phragmocone fu mantenuto ma divenne interno e ridotto. In generale il guscio dei cefalopodi tende ad essere rudimentale o assente.

occhi evoluti in grado di formare immagini che presentano una struttura complessa, simile a quella dei vertebrati; è infatti presente una pupilla, un iride, una lente (simile al cristallino) che ha la funzione di mettere a fuoco gli oggetti ed una retina rivolta verso la luce, contrariamente a quanto accade nell’occhio dei vertebrati.

Tassonomia
Gran parte della  classificazione dei cefalopodi recenti è ancora in discussione. Vari autori hanno suggerito legami molto diversi. Richard E. Young, Michael Vecchione, and Katharina M. Mangold (1922-2003) suggeriscono questa classificazione:

La scoperta di nuove specie arricchisce la loro distribuzione tassonomica. Per gli studiosi della tematica fu redatta da Richard E. Young, Michael Vecchione, and Katharina M. Mangold (1922-2003) una nutrita bibliografia ed una lista di siti internet per approfondire i vari aspetti. A voi la scelta.

Riferimenti
– Salvini-Plawen Lv. 1980. A reconsideration of systematics in the Mollusca (Phylogeny and higher classification). Malacologia 19:249–278.
– Shigeno, S., T. Sasaki, T. Moritaki, T. Kasugai, M. Vecchione, & K. Agata. 2008. Evolution of the cephalopod head complex by assembly of multiple molluscan body parts: evidence from Nautilus embryonic development. Journal of Morphology 269:1-17.
– Strugnell, J. M., M. D. Norman, M. Vecchione, M. Guzik and A. L. Allcock. 2013. The ink sac clouds octopod evolutionary history. Hydrobiologia (online, 28 May), 21 pp.
– Teichert, C. 1988. Main features of cephalopod evolution. p. 11-79. In: (Clarke, M. R. and E. R. Truman, eds.) The Mollusca, 12, Paleontology and Neontology of Cephalopods. Academic Press, Inc., New York. 355 pp.
– Teichert, C. 1989. Les principales caractéristiques de l’évolution des céphalopodes. In: Mangold, K., Traité de Zoologie V:715-781.
– Young, J. Z. 1965. The central nervous system of Nautilus. Phil. Trans. Royal Soc., Ser. B. 249 (754): 1-25.

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

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Maggiori fonti di informazioni sui cefalopodi
– Mangold, K. (editor)1989. Céphalopodes. Traité de Zoologie. Anatomie, Systématique, Biologie (P. P. Grassé, editor). Tome 5, Fascicule 4. Masson, Paris, 804 pp.
– Naef, A. 1921/23. Cephalopoda. Fauna e Flora del Golfo di Napoli. Monograph, no. 35. English translation: A. Mercado (1972). Israel Program for Scientific Translations Ltd., IPST Cat. No. 5110/1,2.
– Nesis, K. N. 1982. Abridged key to the cephalopod mollusks of the world’s ocean. 385+ii pp. Light and Food Industry Publishing House, Moscow. (In Russian.). Translated into English by B. S. Levitov, ed. by L. A. Burgess (1987), Cephalopods of the world. T. F. H. Publications, Neptune City, NJ, 351pp.
– Young, J. Z. 1971. The Anatomy of the Nervous System of Octopus vulgaris. Claredon Press, Oxford. 690pp.

Inoltre le seguenti compilazioni sui cefalopodi:
– Abbott, J., R. Williamson, and L. Maddock (editors). 1995. Cephalopod Neurobiology. Oxford University Press, New York. 542 pp.
– Beesley, P.L., Ross, G.J.B. & Wells, A. (eds). 1998. Mollusca: The Southern Synthesis. Fauna of Australia. Vol. 5. CSIRO Publishing: Melbourne, Part A 563 pp., Part B 565-1234 pp. Cephalopods presented in Chapters 11, 12, 13, pages 451–563.
– Boletzky, S. v. (editor). 1995. Mediterranean Sepiolidae. Bulletin de l’Institut océanographique, Monaco. Special Number 16:105 pp.
– Boletzky, S.v., P. Fioroni and A. Guerra (Eds.). 1997. Proceedings of the Second international Symposium on Functional Morphology of Cephalopods. Vie Milieu, 47: 87-187.
– Boucaud-Camou, E. (editor). 1991. La Sieche. The Cuttlefish. Centre de Publications de l’Universite de Caen, France, 358 pp.
– Boyle, P. R. (editor). 1983. Cephalopod Life Cycles, Volume I, Species Accounts. Academic Press, London, 475 pp.
– Boyle, P. R. (editor). 1987. Cephalopod Life Cycles, Volume II, Comparative Reviews. Academic Press, London, 441 pp.
– Boyle, P. R. and G. J. Pierce (editors). 1994. Fishery Biology of Northeast Atlantic Squid. Fisheries Res. 21(1-2):314 pp.
– Boyle, P. R. (Ed.) 1991. The UFAW handbook on the care and management of cephalopods in the laboratory. Universities Federaton for Animal Welfare, Potters Bar, U.K., 63 pp.
– Budelmann, B.U., Schipp, R. and Boletzky, S. von. 1997. Cephalopoda In: Microscopic Anatomy of Invertebrates, Volume 6A, Mollusca II (Harrison, F.W., Kohn, A., Eds.) New York: Wiley-Liss, pp 119-414.
– Clarke, M. R. (editor). 1986. A Handbook for the Identification of Cephalopod Beaks. Clarendon Press, Oxford, U.K. 273 pp.
– Clarke, M. R., and E. R. Trueman (editors). 1988. The Mollusca. Volume 12. Paleontology and Neontology of Cephalopods. Academic Press, San Diego, 355 pp.
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– Guerra, A. 1992. Mollusca – Cephalopoda. Fauna Iberica, Vol.1 (M.A. Ramos et al., Eds.) Museo Nacional de Ciencias Naturales, CSIC, Madrid
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– Roper, C. F. E., and M. Vecchione (editors). 1991. The Gilbert L. Voss Memorial Issue. Bull. Mar. Sci. 49(1-2):670 pp.
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– Tomiyama, T. and T. Hibiya. Fisheries in Japan, Squid and Cuttlefish. Japan Marine Products Photo Material Association, Tokyo. 161 pp.
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– Ward, P. D. 1987. Natural History of Nautilus. Allen and Unwin, London. 268 pp.
– Wells, M. J. 1978. Octopus. Physiology and Behavior of an Advanced Invertebrate. London. Chapman and Hall.
– Wiedmann, J., And J. Kullmann (editors). 1988. Cephalopods Past and Present. E. Schweizerbart’sche Verlagsbuchhandlung, Stuttgart, Germany, 765 pp.

Fonti su internet: 

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