Editoriale 15 agosto 2026: Feriae Augusti … perchè festeggiamo il Ferragosto?

Andrea Mucedola

15 Agosto 2026
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: EDITORIALE
PERIODO: I SECOLO 
AREA: STORIA ROMANA
parole chiave: ferie di Augusto, Ferragosto

Buongiorno e Buon Ferragosto. Il suo nome non è casuale ma deriva dal termine latino Feriae Augusti, un periodo di riposo e festeggiamenti tra le fatiche che seguiva i raccolti estivi e precedeva la semina e la vendemmia. Ad istituirle fu l’imperatore Ottaviano Augusto nel 18 a.C. e duravano, pensate un pò, dal 1 agosto (data della presa di Alessandria d’Egitto del 30 a.C.) in memoria della sconfitta di Marco Antonio e Cleopatra che segnò l’inizio del dominio di Ottaviano su Roma, quasi fino alla fine del mese. Le Ferie, con diversi artifizi, erano intervallate da ricorrenze di almeno tre giorni che consentivano così ai Romani di dedicarsi al tanto amato riposo nel mese più caldo dell’anno.

Le Ferie erano periodi sacri per i Romani, dedicati ad eventi civili ma soprattutto religiosi ed erano contrassegnate curiosamente sul calendario con una lettera, la N, che stava per nefas, nefasti … in cui era vietato effettuare qualsiasi attività; in pratica una serie di giorni di riposo ai quali i Romani, con grande sacrificio, si dedicavano. Si narra che durante il periodo delle ferie di Augusto gli antichi Romani si scambiassero regali e auguri di Bonas ferias augustales, organizzando feste, banchetti e importanti corse di cavalli; anche gli animali da tiro, usati per i lavori agresti, potevano godere del meritato riposo e venivano adornati di fiori. Non solo, l’augusto imperatore chiedeva che i contadini ed i proprietari terrieri si incontrassero, scambiandosi gli auguri. Cosa che doveva essere molto gradita visto che i proprietari concedevano ai dipendenti una somma di denaro per ringraziarli del loro duro lavoro, una sorta di quattordicesima ante litteram.

Il 13 agosto ricorreva la festa in onore di Diana, dea della caccia e protettrice della fertilità femminile, della maternità e delle fasi lunari, che veniva celebrata nel tempio a lei dedicato sull’Aventino e al santuario della dea presso il Lago di Nemi, il 17 agosto, e quella di un dio tutto sommato a noi poco conosciuto ma con un nome che si spiega da solo, Portunno, protettore dei porti, insieme a quella del più noto Giano, una divinità più antiche e più importanti della religione romana, latina e italica. Giano appariva sugli assi delle monete raffigurato come bifronte in quanto padre, fin dall’origine, già presente quando i quattro elementi si separarono tra di loro dando forma a ogni cosa.

Vi erano poi i Vinalia rustica, festeggiati il 19 agosto, in occasione della maturazione dell’uva matura che precedeva la vendemmia. Durante la festività l’uva veniva benedetta da un sacerdote preposto al culto di Giove che celebrava l’auspicatio vindemiae. Di fatto era un’occasione per bere il vino vecchio in attesa di quello nuovo … d’altronde qualcuno doveva sacrificarsi.  Ma le feste di agosto si protraevano ancora oltre e, il 21 agosto, si celebravano i Consualia, antichissime feste istituite da Romolo dedicate al dio Conso, protettore dei raccolti e dei granai.

In occasione della festa era usanza continuare a bere il vino vecchio, in attesa della vendemmia e del vino nuovo. Dopo tante fatiche feriali si terminava il lungo periodo con gli Opiconsiva in onore della dea Opis, rappresentata con la cornucopia, simbolo dell’abbondanza, e protettrice del grano raccolto che veniva poi conservato nei granai. Queste ferie pagane vennero in seguito assorbite intrecciandosi con la tradizione cristiana e, attorno al V secolo d.C. la Chiesa fece coincidere la festa di Diana con l’assunzione di Maria in cielo, il 15 agosto, che ancora festeggiamo.

Ancora oggi il Ferragosto è una giornata dedicata alle gite fuori porta, dove vino e buone pietanze accompagnano i villeggianti in cerca di refrigerio in collina o sulle montagne. Una curiosità sembrerebbe che uno dei piatti tradizionali del pranzo di Ferragosto fosse il cinghiale con la polenta, un’usanza un tempo diffusa in buona parte d’Italia e che ancora sopravvive in alcune zone, si dice nata a Viareggio presso il Caffè Shelley ubicato nell’omonima piazza. In realtà da nord a sud, la fantasia culinaria ferragostana non ha limiti: dalla caponada ligure, ai piccioni e oche arrosto delle regioni centrali fino al pollo con i peperoni tipico di Roma. Anche nella assetata Sicilia, dopo un ricco banchetto, viene servito  lo straordinario gelo di muluna, un budino di anguria aromatizzato con cannella e gelsomino. Ovunque siate … la tradizione è tradizione.

E noi poveri agnelli, sottoposti all’abbacchiatura forzata di questa ondata di calore snervante estiva, non saremo da meno, brindando a questo Ferragosto con un buon bicchiere di vino (le tradizioni vanno rispettate), cercando se possibile un pò di refrigerio al mare o sulle montagne vicine alle infuocate città.

Buona Festa a tutti .. e come si dice a Roma, voletevi bene!.

Andrea Mucedola
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