Editoriale 10 maggio 2026: quando “andare a Canossa” può essere una scelta anche di convenienza

Andrea Mucedola

10 Maggio 2026
tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: EDITORIALE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: RAPPORTI US-VATICANO
parole chiave: Trump, Leone XIV, elezioni di midterm

Gli attacchi di Trump a Leone XIV, al di là dell’inopportunità e grettezza, ci danno l’occasione per approfondire il rapporto tra Stato e Religione negli Stati Uniti. In particolare, di esaminare l’impatto delle diverse fedi religiose in un mondo apparentemente laico, dove tutto fa spettacolo. Chi ha vissuto per periodi sufficientemente lunghi oltre oceano avrà notato quanto la libertà religiosa sia diffusa in America, come dimostra il proliferare di nuove chiese e confessioni. Ciò che non è molto conosciuto è il loro peso (in particolare delle fedi maggiori) sulle politiche interne ed internazionali statunitensi, un potere tale da farle entrare nella gestione interna ed esterna del Paese ed influire nella scelta del Presidente. Per comprendere le basi dobbiamo rifarci al Primo Emendamento della Costituzione1 che stabilisce che “Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione; o che limitino la libertà di parola, o della stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti.“

Questo Emendamento, che risale al 15 dicembre 1791, è uno dei dieci emendamenti originali facenti parte della Carta dei Diritti della Costituzione. Per quanto riguarda la libertà religiosa, venne applicato l’appello del Presidente Thomas Jefferson al fine di creare “un muro di separazione tra chiesa e Stato“, ovvero porre un divario tra religione e amministrazione dello Stato ma, nel contempo, assicurare il libero esercizio delle credenze religiose per tutti, un diritto che molti Fondatori sostenevano. Va compreso che il Primo emendamento include due clausole, “Establishment” e “Free Exercise”, che posero le basi per una politica religiosa tollerante nel Nuovo Mondo. La storia ci insegna che nel tempo si svilupparono eccessi che favorirono razzismo ed intolleranza, ricordo i vari movimenti di supremazia bianca a cu si opposero gruppi politici violenti di colore. Fu un cammino lungo per dare la giusta uguaglianza a tutti e va ricordata, per la sua importanza, la sentenza del giudice Hugo Black che, adottando le parole di Jefferson, concluse che “il governo deve essere neutrale tra religioni e non-religioni: non può promuovere, sostenere o sovvenzionare una religione o delle istituzioni religiose.“

Il lato politico delle componenti religiose
Sebbene la situazione politica attuale sia fluida, si ritiene che i movimenti religiosi possano in qualche modo influire nelle prossime elezioni di midterm; facciamo un passo indietro: secondo il censimento del 2024 effettuato dal Pew Research Center la maggioranza degli elettori registrati nei tre gruppi religiosi maggiori sosteneva Trump. Per avere un’idea l’elettorato religioso repubblicano (REP) all’epoca era così suddiviso: 82% protestanti evangelici, 61% cattolici e il 58% protestanti non evangelici, di cui la maggioranza erano di razza bianca. Dall’altro lato i democratici (DEM) contavano su gruppi religiosi di colore o ispanici, ebrei, atei e agnostici (per l’esattezza 86% protestanti neri, 65% cattolici ispanici, 65% elettori ebrei, 85% atei e 78% agnostici). Curiosamente le percentuali REP/DEM dei non pochi elettori musulmani, buddisti, indù e di altri contesti religiosi non erano state considerate rilevanti, significando un certo interesse verso altri temi. In generale, almeno sei elettori su dieci tra gli appartenenti ad ogni gruppo religioso, avevano affermato che la politica economica dei candidati sarebbe stata molto importante nella loro decisione di voto. Altri fattori decisionali, comuni a quasi tutti i gruppi religiosi, erano l’assistenza sanitaria (ancora sofferente dal fallimento dell’Obama care), le nomine alla Corte Suprema, la politica estera e le norme per l’immigrazione, un fattore tutt’altro che trascurabile considerando che circa otto evangelici bianchi su dieci (79%) ed una larga maggioranza dei cattolici bianchi (72%) ritenevano le politiche sull’immigrazione un punto molto importante nella loro decisione al voto futuro. In estrema sintesi, nel 2024 alcuni gruppi religiosi, in particolare evangelici (bianchi) e cattolici, si identificavano in buona parte nel Partito Repubblicano, sostenendo Trump, che fu poi eletto, confidando nelle sue capacità manageriali di risolvere il baratro economico. Un sostegno religioso che, secondo alcune stime recenti, potrebbe non essere più assicurato nello stesso modo. Complice la drammatica situazione interna, politiche estreme, in particolar modo per l’immigrazione e la situazione internazionale che sembra tutt’altro che tranquilla.

estratto dall’ultima survey aprile 6-12 2026 – Fonte Pew Research Center

Secondo un nuovo sondaggio del Pew Research Center, condotto dal 6 al 12 aprile 2026 – ovvero poco prima che Trump criticasse apertamente Papa Leone XIV – sette americani su dieci hanno affermato che il presidente Donald Trump “non fosse troppo religioso”. Ci si domanda quindi se questo aspetto possa avere un’influenza nelle prossime elezioni, quando un elettorato cristiano e, soprattutto cattolico, dovrà fare delle scelte.

Un passo falso
Se l’azione internazionale con Israele contro l’Iran potrebbe avergli fatto guadagnare qualche percentuale di voto in più, non dovrebbe sottovalutare il rischio di uno scontro ulteriore con il Santo Padre. I punti di rottura sono molti; ad esempio la già citata politica sull’immigrazione, degenerata dopo che l’’Immigration and Customs Enforcement (Ice), su suo mandato, iniziò a condurre il più aggressivo giro di vite sull’immigrazione negli Stati Uniti degli ultimi decenni. Con 22mila agenti e nuovi poteri, che li autorizzano oggi ad entrare nelle case private (contro ogni legge precedente), questa agenzia federale, nata nel 2002 dopo l’11 settembre, per il controllo del terrorismo, è diventata il braccio esecutivo della politica anti-immigrazione dell’amministrazione Trump, è cresciuta nel tempo e gode oggi di un bilancio interno di circa 8 miliardi di dollari all’anno. Un’agenzia definita da Trump di patrioti che però sono incappati in violenze non accettabili, condannate dai maggiori gruppi religiosi, in particolare cattolici, che ricercano una via diversa alla gestione dei flussi migratori.

Il Segretario di Stato Marco Rubio partecipa alla Messa di insediamento papale nella Città del Vaticano, Santa Sede, il 18 maggio 2025. (Foto ufficiale del Dipartimento di Stato di Freddie Everett)

In sintesi, si prevede che l’influenza elettorale delle componenti religiose giocherà un ruolo tutt’altro che trascurabile nelle prossime elezioni di midterm. Dalla sua Trump ha di fronte un contradditorio DEM debole, un insieme di intellettuali con poche idee ed una massa di persone eterogenea che lotta per sopravvivere e che non sembra aver scelto un candidato fattibile. Come sempre, il gioco politico interno si svolgerà quindi attingendo al consenso tra i diversi gruppi di potere, non ultimi quelli religiosi.

Nel dicembre scorso, sono sorte numerose controversie sull’identità religiosa di Trump dopo che alcuni suoi sostenitori avevano diffuso sui social media una notizia puramente speculativa ovvero che sarebbe stato il ‘primo presidente ebreo’, una dichiarazione ovviamente falsa sulla sua ‘identità religiosa, ammesso che ne abbia una. Trump aveva affermato – durante le campagne elettorali del 2016 e del 2020 – di essere Presbiteriano e, più recentemente, ‘cristiano non denominazionale’, ovvero di praticare un approccio religioso autonomo e flessibile. Al di là dell’identità religiosa, fattore che abbiamo visto è tutt’altro che trascurabile negli Stati Uniti, il recente scontro con Leone XIV potrebbe non aiutarlo nei prossimi consensi elettorali; lo hanno capito bene i suoi due uomini di fiducia, J.D. Vance, che dichiara di essersi convertito dopo un percorso spirituale da scettico a devoto cattolico, ed il segretario di Stato americano Marco Rubio, fervente cattolico di origine cubana, venuto questa settimana a Roma per cercare di aprire un canale secondario con la ancora politicamente potentissima Segreteria di Stato vaticana. Due uomini chiamati ad una mission impossible ovvero ricucire lo strappo del loro Boss che potrebbe costargli molto caro, aprendo nuovi scenari di frizione anche a livello internazionale. Ci riusciranno? Papa Leone XIV è stato molto chiaro e non sembra intenzionato a cedere sulle sue posizioni che sono poi quelle della chiesa universale, dimostrando una coerenza e fermezza forse inaspettate da Trump. Le elezioni di midterm sono vicine e forse l’irruento Presidente dovrebbe realizzare che, come scrisse Trilussa “Spesso, più che la stima, è la prudenza che ci consiglia di fare la riverenza“, se non altro per non incappare in un suicidio politico che non converrebbe a lui ma, soprattutto, agli Stati Uniti d’America. Chissà che cosa penserebbero i Padri Fondatori?
Buona domenica
Andrea Mucedola

Note
1. «Congress shall make no law respecting an establishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or of the press; or the right of the people peaceably to assemble, and to petition the Government for a redress of grievances.» Primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America
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Riferimenti utili
https://link.springer.com/chapter/10.1007/978-3-031-95095-7_1
https://www.pewresearch.org/short-reads/2024/09/09/white-protestants-and-catholics-support-trump-but-voters-in-other-us-religious-groups-prefer-harris/
Religione e politica in America | Fede, Cultura e Scelta Strategica https://www.interfaithamerica.org/article/impact-of-religion-and-politics/
https://www.pewresearch.org/short-reads/2026/04/16/americans-have-become-more-likely-to-say-trump-is-not-too-or-not-at-all-religious/
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