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Miti e tradizioni del mare: Sirene tra sogno e realtà

Reading Time: 9 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: MITI DEL MARE
PERIODO: NA
AREA: NA
parole chiave: Sirene

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sirene-fiction-2

l’attrice Valentina Bellé che interpreta una sirena nella fiction RAI Sirene

Sirene
Una recente fiction ha raccontato le avventure scanzonate di quattro sirene del Golfo di Napoli, tra cui la protagonista, interpretata da Valentina Bellè, alla ricerca del vero amore. Questa storia ci dà la possibilità di raccontare un mito del mare che, come vedrete, ha origini antichissime.

L’origine del termine “sirene” è ancora controverso. Tra le molte ipotesi vi potrebbe essere un collegamento con l’aggettivo séirios (incandescente, splendente) da cui Sirio, collegato al sanscrito Sūrya (Sole), ovvero qualcosa che abbaglia.

1ab25052c1e45b20287eb2c055611d55--nymphs-la-franceAltra ipotesi lega tale termine al verbo syrízo (“fischiare”, “sibilare”), attribuibile ai demoni del mare che sibilano nelle tempeste o più semplicemente che possa derivare da un verbo semitico sir che significa cantare.

Anche se alcune sirene sono descritte come mostruose e brutte, nell’iconografia popolare sono di solito rappresentate come donne molto belle. Sopra la vita appaiono come giovani donne, mentre dalla vita in basso possiedono una o più code di pesce. Le sirene vivono mollemente adagiate sugli scogli intente a cantare e pettinare i loro lunghi capelli. Nell’arte, vengono spesso mostrate con uno specchio e un pettine rivelando la loro natura narcisistica. Ma possono essere anche pericolose,  incantando i marinai con la loro voce melodiosa e poi facendoli naufragare  contro gli scogli. Sebbene con nomi diversi, mitici esseri marini o fluviali assimilabili alle sirene sono descritti in tutte le culture.

I miti greci
La mitologia greca descrive ammalianti creature, ninfe del mare e della terra, con il potere di incantare tutti coloro che le avessero ascoltate. Si narra che fossero nate da Acheloo, una divinità minore fluviale, figlio di Oceano, e dalla musa Melpomene, da cui avevano ereditato la capacità di intonare i loro canti melodiosi. Il mito greco parla di tre sirene: Partenope, Leucosia e Ligeia che, secondo Apollodoro, due erano dedite a suonare la lira ed il flauto mentre la terza cantava. 

Parthenope

Una cosa curiosa è che in antichità esse non venivano descritte come le immaginiamo, ovvero mezze donne e mezze pesce. La coda si aggiunse, come vedremo, solo nei secoli seguenti. Oltre alle sirene, la mitologia parla dei tritoni, discendenti di Tritone, figlio di Poseidone, dio del mare, e della nereide Anfitrite, rappresentati con la metà superiore umana e quella inferiore di coda di pesce. La mitologia greca racconta che  in una grotta d’argento vivevano le Nereidi, ninfe del mare dai capelli dorati, che aiutavano i marinai a combattere le tempeste pericolose. Esse sono raffigurate con corpi umani dalla testa alla vita ma … con arti inferiori di uccello.

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La sirena, quadro di Elisabeth Jerichau Baumann

Con il loro canto melodioso le sirene stordiscono gli ascoltatori che, come sotto l’effetto dell’alcool, perdono il senso della realtà. Le loro parole promettono di assecondare ogni loro desiderio, inclusa l’estrema conoscenza che, metaforicamente, li porta alla rovina.

Un simbolismo oscuro?
Un tema ricorrente nelle mitologie e nelle religioni umane, da Gilgamesh alla Bibbia, è la ricerca dell’estrema conoscenza che porta l’Uomo a misurarsi con una dimensione cognitiva non umana. ulisse e le sirene

Nella consapevolezza della debolezza umana, le sirene potrebbero essere viste come la giustificazione all’ambizione umana della conoscenza assoluta. L’Uomo sa che non dovrebbe ma il suo spirito lo spinge a osare. Diventa quindi funzionale incolpare questi esseri seduttivi che con il loro canto spingono l’Uomo verso il lato oscuro della sua esistenza, oltre i limiti morali, spesso portandolo alla morte. Questa tentazione colpisce anche l’eroe Odisseo/Ulisse sempre combattuto tra una vita “normale” e il desiderio di oltrepassare i limiti. Omero, nel XII libro dell’Odissea, narra l’incontro del marinaio con la maga Circe, una donna in grado di trasformare gli uomini con un filtro “magico” in animali, ovvero portare alla luce la loro natura più istintiva. Circe, divenuta amante di Ulisse si rende però conto di non essere in grado di poterlo più trattenere. Ulisse, nonostante tutto, rimane legato alla sua famiglia lontana ed alla sua patria, per cui decide di lasciarlo partire. La maga gli rivela però che incontrerà nella sua via di ritorno le sirene:

… Alle Sirene giungerai da prima, Che affascinano chiunque i lidi loro con la sua prora veleggiando tocca. Chiunque i lidi incautamente afferra Delle Sirene, e n’ode il canto, a lui né la sposa fedele, né i cari figli Verranno incontro su le soglie in festa. Le Sirene, sedendo in un bel prato, Mandano un canto dalle argute labbra, Che alletta il passeggiero: ma non lontano D’ossa d’umani putrefatti corpi, E di pelli marcite, un monte s’alza …” (trad. Pindemonte).

Circe, conoscendo le debolezze di Ulisse, lo avvisa che le sirene, con il loro canto ammaliatore, gli prometteranno di rivelargli quello che lui desidera ovvero tutto ciò che accade o è accaduto, ammaliandolo al punto da portarlo inesorabilmente alla rovina. Se proprio vorrà ascoltarle dovrà farsi legare all’albero della nave dai suoi marinai. Essi dovranno tapparsi le orecchie con della cera e continuare a remare incuranti dei suoi ordini successivi, mantenendo la rotta. L’esperienza del passaggio attraverso lo stretto sarà atroce. 

Udirle puoi tu solo, se brami; ma prima i compagni nella veloce nave ti avvincano i piedi e le mani, dritto, con funi, a ridosso ti leghin dell’albero, stretto, si che delle Sirene godere tu possa la voce. Ma se tu preghi i compagni, se d’esser disciolto comandi, legare tanto più ti devon con doppie ritorte.” (trad. Romagnoli).

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Una bella simbologia
Le cime che trattengono Ulisse sono una metafora della razionalità umana che mette un freno alle tentazioni e ci porta ad una maggiore consapevolezza del nostro ruolo.
Proprio quella consapevolezza che spinge Ulisse, dopo un anno gaudente sull’isola di Circe, a ripartire per tornare ai suoi affetti. Le sirene svolazzanti intorno alla nave sono simboli delle mille tentazioni che attanagliano la nostra vita, desideri  seducenti che sono limitati solo dal nostro senso etico e morale

Cicerone, nel De finibus bonorum et malorum V, 18, commenta che Ulisse non venne attratto dalla soavità del canto delle sirene ma dal desiderio insaziabile di andare oltre i confini. Le sirene di Ulisse sono quindi esseri in grado di far perdere la ragione facendo prevalere l’irrazionale che spinge l’essere umano oltre i limiti terreni e a perdere ogni controllo di sé. Una ipotesi interessante, tenendo conto che l’opera omerica fu scritta in epoca pre-cristiana quando il peccato era visto non come un’offesa a Dio ma come un atto in contrasto con i principi riconosciuti dalla persona, il voler superare, anche involontariamente, i limiti posti dalla sfera delle cose sacre (offendendo gli dei) e profane (conoscenza).

Le sirene: un mito “cosmopolita” 
Torniamo al mito di questi esseri, che sono presenti in tutte le mitologie e religioni del mondo anche se con caratteristiche talvolta molto diverse.

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Nelle ballate brettoni si trovano le ‘Morgan’, donne del mare e le “Morverch“, le loro figlie, sirene eternamente giovani e bellissime che passano il loro tempo a pelo d’acqua, pettinando i lunghi capelli. Alcuni pensano che la rappresentazione iconografica delle sirene, curvate all’indietro con i capelli cadenti, rappresenti l’arpa divenuta poi simbolo dell’Irlanda. Nel folklore britannico le mermaid sono portatrici di cattiva fortuna, in grado di causare tempeste e uccidere gli esseri umani. Come in tutte le superstizioni, a volte possono portare fortuna ed hanno cura degli esseri umani avverando i loro desideri. In alcuni racconti addirittura si sposano e poi convivono con gli esseri umani. E’ il caso delle merrow irlandesi e scozzesi, per par condicio di entrambi i sessi, che hanno una coda di pesce che però possono staccare per camminare sulla terraferma. Le femmine hanno lunghi e fluenti capelli bianchi con una sfumatura di verde e occhi di colore verde scuro o azzurri (non potrebbe essere diversamente essendo abitanti di quei luoghi).

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Questi esseri  sono descritti come belli e gentili, indossano un cappello rosso ma, se questo gli viene tolto e nascosto, non possono rientrare in mare fino a quando non riescono ad averlo indietro. A volte incantano giovani uomini e donne e li portano con loro negli abissi dove vivono insieme felici e contenti. Le merrow sono dei personaggi delle antiche leggende celtiche, in seguito trascritte in racconti e fiabe. Altri esseri delle acque abitavano le foreste slave, nei laghi e nei fiumi; erano le Rusalki, spiriti di giovani donne che avevano perso la vita in quelle acque. In principio il termine “rusalka” era una denominazione usata dalle tribù slave per legare questi spiriti con la fertilità. Non a caso, in primavera, i Rusalki uscivano dall’acqua per trasferire l’umidità che dà vita ai campi e contribuire quindi a nutrirli.

Quando le sirene misero la coda
In Occidente una rappresentazione malevole delle sirene, disegnate nell’immaginario collettivo con lunghi cappelli e la lunga coda, apparve nel Medioevo. Si pensa che possa essere nata dalla fusione dei miti greco-romani con gli esseri del mare delle leggende nordiche, portate dai barbari che invasero l’impero romano. Se le sirene di Ulisse avevano metà corpo di donna e metà uccello, le nuove sirene giungevano dagli abissi del mare con lunghe code. 

Una curiosità: alcuni pensano che il passaggio tra penne e pinne nacque da un errore di trascrizione di un amanuense che scrisse pinnis al posto di pennis.

La fusione tra la rappresentazione di radice celtica/nordica con quella mediterranea diede quindi vita ad una nuova tipologia di creature con una caratteristica comune, la bellezza ed il fascino.

Sirena S.Martino

Cattedrale di San Martino (Lucca)

In Italia la raffigurazione più antica si ritrova sul capitello di Aurona, Milano, scolpito tra la fine del VIII secolo ed i primi del IX secolo, dove una sirena appare con due code e rappresenta il simbolo di femminilità e fertilità. Nel Mediterraneo, nel XI secolo, le troviamo rappresentate nei mosaici di Otranto, di Bitonto e di numerose cattedrali toscane come quella di San Martino a Lucca. Talvolta vengono considerate simboli del male, collegati alla capacità femminile di sedurre e spingere l’Uomo alla sfrenata lussuria facendogli perdere il controllo delle emozioni e degli istinti.

Nulla di più comprensibile tenendo conto che nella tradizione giudaico-cristiana il male veniva spesso abbinato all’essere femminile. In quel periodo le sirene vengono viste come streghe, un mezzo per annullare, attraverso il loro canto melodioso, la consapevolezza umana e cadere nel peccato perdendo la ragione.

Come nacquero queste leggende? 
Probabilmente  le leggende delle sirene nacquero in antichità  a seguito di avvistamenti di avvistamenti da parte dei marinai di manati e dugonghi, che galleggiando mollemente in acque basse, sembravano cullare i loro piccoli giovani come esseri umani; questi strani esseri vennero descritte da Plinio nel 586 a.C.. Le speculazioni mitologiche che ne derivarono trovarono poi una giustificazione di comodo legata alla fantasia dei nostri progenitori. La teoria dei manati è molto plausibile in quanto anche Cristoforo Colombo in un suo diario riportò di aver visto tre sirene nell’oceano di Haiti, nel gennaio del 1493, descrivendole come esseri  “piuttosto alti dall’acqua  …  ma non belli come raffigurati, in qualche modo il loro viso  ricorda quello degli umani … “.

3498145c6106b8d5f76207776d5b0775Le storie di avvistamenti di sirene si sono tramandate dal Medioevo fino ai nostri giorni; esistono infatti ancor oggi persone che riportano di averle scorte tra le acque. Tra gli ultimi casi la testimonianza presentata in una trasmissione ‘Mermaids: The New Evidence che presentò un fantomatico avvistamento nelle profondità della Groenlandia, con tanto di video e fotografie, di un essere umanoide. Il produttore esecutivo dello spettacolo, Charlie Foley, dichiarò in seguito alla ABC news che lo scopo del programma era di voler dimostrare agli spettatori che le leggende potevano essere reali, ” We wanted people to approach the story with a sense of possibility and a sense of wonder. Hopefully that’s what Mermaids allowed viewers to do…allowed them to suspend their disbelief.

Qualora ce ne fosse bisogno, la NOAA pubblicò in seguito una dichiarazione ufficiale dicendo che “Mermaids: The New Evidence” era solo un programma di intrattenimento e non era mai stata trovata alcuna prova di umanoidi acquatici.

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una sirena moderna … Bernadette Newberry photography

In sintesi, le sirene restano quindi un sogno romantico che forse nasconde il nostro desiderio umano di amori impossibili che vanno oltre la nostra razionalità. Sono seducenti e pericolose come tutte le tentazioni ma riempiono i sogni di una vita che, in caso contrario, sarebbe troppo triste e piatta. Ben vengano allora le sirene, specialmente se belle e simpatiche come quelle della fiction Rai, per colorare i nostri sogni fino al prossimo risveglio. 

Come Ulisse osiamo ma ricordiamoci che, dopo ogni bel sogno, dovremo risvegliarci. Nel verso 119 del canto XXVI dell’Inferno di Dante Alighieri, Ulisse si rivolge ai suoi compagni per spronarli a continuare il loro viaggio oltre le colonne d’Ercole, oltre i confini del mondo conosciuto e ci ricorda che: Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza“. 

Andrea Mucedola

 

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