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livello elementare
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ARGOMENTO: EDITORIALE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: CINA, USA
parole chiave: Rapporti geopolitici, economici, strategici
Questa settimana è avvenuta a Pechino una visita epocale che di fatto ha messo di fronte due attori fondamentali per il II millennio: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping. Il primo viaggio di un presidente americano in Cina da quasi nove anni alla ricerca di una stabilità condivisa. I media hanno mostrato un serafico e sorridente Xi accogliere Trump con una lunga stretta di mano ai piedi della grande scalinata del palazzo. Poi i due leader hanno passato in rassegna le truppe e salutando le due ali gioiose di bambini che sbandieravano bandierine americane e cinesi, mentre una banda eseguiva gli inni nazionali.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump incontra il presidente della RPC e segretario generale del PCC Xi Jinping a Pechino – Fonte La Casa Bianca Presidente degli USA Donald Trump e Presidente della RPC Xi Jinping 2026-5-14 Beijing.jpg – Wikimedia Commons
Una perfetta coreografia di un incontro tra due superpotenze che va oltre gli aspetti protocollari ma potrebbe essere precursore di un nuovo equilibrio mondiale. Un evento importante che Xi ha descritto come una “trasformazione che avviene una volta ogni secolo.” Considerando il multipolarismo crescente, questa affermazione ha un significato geopolitico molto forte che cerca una comunione di intenti tra due possibili partner commerciali, ma non solo, in un delicato confronto diplomatico, di fatto escludendo, senza menzionarli, altri possibili partner come la Russia, l’India, il Brasile, etc. Sul tavolo sono state riversate, con estrema franchezza, alcune delle questioni fondamentali, iniziando dalle relazioni reciproche commerciali, che includono anche lo spinoso problema dei dazi, il nodo cruciale dell’indipendenza dei Taiwan, la sicurezza regionale e, non ultimo, il problema dell’Iran.

In estrema sintesi, dopo che i due leader si sono salutati, tra bandierine e sorrisi ben auguranti, durante la cerimonia di benvenuto nella Grande Sala del Popolo, non è mancata anche una visita al Tempio del Cielo, costruito nel 1420 durante la dinastia Ming, il luogo sacro dove gli imperatori cinesi officiavano rituali per il Cielo al fine di garantirsi buoni raccolti e mantenere l’armonia tra Cielo e Terra.
Una visita ricca di momenti significativi che hanno preceduto la discussione degli obiettivi da discutere che vanno ben oltre i singoli argomenti ma vanno a posare le basi di un nuovo equilibrio mondiale. In estrema sintesi, Trump ha mostrato toni concilianti, sostenendo che i rapporti tra Washington e Pechino potrebbero entrare nella loro fase “migliore di sempre” grazie al rapporto personale costruito negli anni con Xi. La risposta iniziale di Xi è stata cortese ma tutt’altro che remissiva. Il tono è stato estremamente esplicito e Xi ha giocato la sua carta migliore citando il rischio della cosiddetta “trappola di Tucidide”, concetto ormai diventato centrale nel dibattito strategico internazionale sulle relazioni tra le grandi potenze, per evitare che la crescente competizione reciproca degeneri in uno scontro aperto. 1
Il premier cinese ha presentato la crescita della propria influenza internazionale come un processo inevitabile che non deve essere interpretato come una minaccia militare o economica ma un possibile partner nella soluzione dei squilibri mondiali.
Secondo Xinhua, l’agenzia ufficiale di stampa cinese “Se gestiti bene, i due paesi possono mantenere la stabilità. Se gestiti male, i due paesi si scontreranno, mettendo l’intera relazione tra Stati Uniti e Cina in una situazione estremamente pericolosa“. La politica del guanto di velluto si è ancor più evidenziata in merito agli aiuti militari a Taiwan che Trump aveva saggiamente ritardato prima del vertice per evitare di far irritare il suo alter ego che gli aveva richiesto di gestire la questione delle vendite di armi a Taiwan con “estrema cautela“.

Dopo i convenevoli, per non dare atto a incomprensioni, Xi Jinping ha affermato che le relazioni tra Pechino e Washington potrebbero diventare un “luogo estremamente pericoloso” se Trump ignorasse le richieste cinesi su Taiwan, ed ha invitato Washington e Pechino a collaborare sulle principali crisi internazionali, sostenendo che le due maggiori economie mondiali hanno la responsabilità di contribuire insieme alla sicurezza globale e alla costruzione di “un futuro migliore” per la comunità internazionale. Nella maestosità della Grande Sala del Popolo di Pechino, Donald Trump e Xi Jinping hanno quindi riaperto un confronto diretto tra Stati Uniti e Cina dopo anni di tensioni commerciali e strategiche. Attorno al tavolo del summit sedevano alcuni dei nomi più importanti dell’amministrazione americana e cinese ma, dietro la delegazione politica, c’erano gli amministratori delegati di alcune delle più grandi aziende americane (Apple, Nvidia, Boeing, Meta, BlackRock e Goldman Sachs …) che insieme mettevano insieme un pacchetto di centinaia di milioni di dollari
Per cercare di addolcire la tensione, è il caos di dirlo, con una manovra di “beef up”, Xi ha riaperto a centinaia di macelli americani di riprendere le spedizioni di carne bovina verso la Cina, dopo la sospensione in risposta ai dazi statunitensi. Dalla sua Trump, con il suo ampio corteo di businessmen vorrebbe riequilibrare questo squilibrio commerciale cercando di invogliare la Cina, che attualmente vende agli Stati Uniti da tre a cinque volte più beni di quanti ne acquisti dall’America, ad un coinvolgimento maggiore. Certo sul tavolo ci sono le terre rare ma anche l’alta tecnologia. Bei propositi che sono stati però criticati dai conservatori che hanno espresso dubbi sull’ipotesi di un maxi investimento cinese da mille miliardi di dollari in cambio di minori restrizioni sulle regole della sicurezza nazionale americane che attualmente limitano la vendita alla Cina di chip ad alta tecnologia.

Da un punto di vista geopolitico, a parte la spinosa questione di Taiwan, Xi e Trump sembra abbiano concordato che l’Iran non debba avere armi nucleari e che lo Stretto di Hormuz debba rimanere aperto … questo fa presupporre che Pechino potrebbe diventare l’exit strategy per gli Stati Uniti in questo impasse che sta bloccando tutte le economie mondiali, in particolare la Cina stessa. Un summit che potrebbe cambiare le regole mondiali, sempre che gli altri grandi non si mettano di mezzo per reclamare la loro fetta di torta. Xi e The Donald si rivedranno presto alla Casa Bianca, dopo l’estate, il 24 settembre, quando gli alberi incominceranno a cambiare di colore, “tingendosi” di giallo e rosso. Nel frattempo si spera in una rapida risoluzione per Hormuz il cui blocco potrebbe costarci molto caro, dai carburanti ai fertilizzanti … tutti aumenti che pagheremo presto su tutti i servizi e consumi. Chissà se aumenteranno anche i ristoranti cinesi?
Andrea Mucedola
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1. Il tema della menzione di Tucidide, autore della cronaca della Guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta, è stata approfondita nel libro “Destined for War: Can America and China Escape Thucydides’s Trap?“, 2017 del politologo di Harvard Graham Allison, che mise in evidenza il pericolo che nasce quando una potenza emergente (nel caso di Xi, la Cina) mette in discussione la supremazia di una potenza dominante (Stati Uniti). Si innescano rivalità economiche, nazionalismi e diffidenze reciproche che creano dinamiche estremamente pericolose che a loro volta, anche in assenza di una volontà diretta, possono portare alla guerra.
2. Si tratta di un pacchetto di vendita da parte degli Stati Uniti di armi per la difesa di Taiwan del valore di 13 miliardi di dollari
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