Un blob dal fondo degli oceani

Redazione OCEAN4FUTURE

9 Febbraio 2023
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: BIOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: blobfish, Psychrolutes marcidus

 

Se è vero che “Ogni scarrafone è bell’ ‘a mamma soja” (ogni scarafaggio è bello per la sua mamma), in natura ci sono specie decisamente bizzarre per le quali l’aggettivo “bello” è decisamente poco appropriato, almeno per i nostri canoni di bellezza.

Oggi parleremo di un pesce di profondità che, dopo essere stato pescato, mostrava dei lineamenti e espressioni del “volto” che ricordavano un personaggio dei racconti fantasy. Non a caso questo pesce fu chiamato … blobfish. Oltre ad essere uno dei pesci più strani al mondo, è anche conosciuto come quello più brutto a causa del suo aspetto flaccido e gelatinoso, il colore rosato e le fattezze del muso vagamente antropomorfe, in pratica una via di mezzo tra un personaggio del Signore degli anelli e Scrooge.

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A Smooth-head Blobfish, Psychrolutes marcidus, New South Wales, Giugno 2017, profondità 1000 m. Fonte: Rob Zugaro / Museums Victoria. License: CC by Attribution-NonCommercial  Psychrolutes marcidus (fishesofaustralia.net.au)

Il suo grande muso, dall’espressione apparentemente triste, è coronato da una struttura floscia simile ad una enorme naso a patata. In realtà la stranezza del blobfish, scientificamente chiamato Psychrolutes marcidus, è legata alla sua bassa densità corporea che gli permette di galleggiare in acqua senza la necessità di avere una vescica natatoria come la maggior parte dei pesci.

Conosciamolo meglio
Il primo esemplare di questo bizzarro pesce fu scoperto intorno alle isole Norfolk e Lord Howe, tra l’Australia e la Nuova Zelanda, durante un’attività di ricerca bentonica ad alte profondità. Immaginiamoci la sorpresa di quei ricercatori quando trovarono tra le maglie della rete a strascico quello strano pesce imbronciato, tozzo e con un nasone pronunciato.
Il blobfish dalla testa liscia è un pesce che vive in acque temperate e profonde, appartenente alla famiglia Psychrolutidae, endemico al largo delle coste dell’Australia, della Tasmania, e della Nuova Zelanda  dove, oltre i 600 m di profondità, la temperatura dell’acqua scende a 8°C.

La loro misura media è intorno ai 25-30 centimetri e vivono a profondità comprese tra 600 e 1.200 m dove la pressione è da 60 a 120 volte maggiore di quella a livello del mare; non è provvisto di vesciche natatorie ma di un organo interno che normalmente fornisce ai pesci ossei uno strumento per il controllo del galleggiamento. Immaginiamolo come un giubbotto equilibratore naturale che si riempie di gas, sfruttando il principio di Archimede, in modo da permettergli di nuotare consumando meno energia e spostarsi verticalmente senza sforzo alcuno. Uno strumento certamente funzionale per il Blobfish che, vivendo a quelle profondità, è sottoposto a grandi pressioni. In altre parole, nella sua evoluzione si è trasformato in una massa gelatinosa con una densità leggermente inferiore a quella dell’acqua di mare, cosa che gli consente di rimanere in assetto neutro senza spendere energia per nuotare. Il pesce blob vive in acque marine profonde dove si nutre di molluschi, crostacei e qualche riccio, in pratica mangiando prede di opportunità ovvero che incontra sul suo cammino. Gli scienziati ritengono che, a causa dei suoi lenti movimenti, non sia propriamente in grado di cacciare ma che semplicemente apra la sua grande bocca ingoiando le prede. Non si conosce molto su questa specie ma sembrerebbe che covi le sue uova standoci sdraiato sopra fino alla loro schiusa.

Un pesce sempre più raro che, a causa dell’indiscriminata attività di pesca a strascico sugli alti fondali, finisce preda inconsapevole dei pescatori. I blobfish non sono velenosi e sono commestibili per l’Uomo, se cucinati in maniera corretta. La loro carne è ricca e dolce, con un sapore simile a quello di una coda di aragosta al burro.

Attenzione
Le foto dei blobfish, pubblicate dai giornali dopo la sua scoperta, mostrano un curioso muso bulboso e gelatinoso. In realtà la sua forma è in buona parte legata al danno da rapida decompressione che gli viene arrecato quando vengono portati velocemente in superficie dalle profondità estreme in cui vivono. Se fotografati nel loro ambiente naturale, i blobfish rassomigliano invece agli esemplari della loro superclasse, gli Osteichthyes, più comunemente noti come pesci ossei.

 

Bibliografia

Bray, D.J. 2021, Psychrolutes marcidus in Fishes of Australia, dicembre 2022, https://fishesofaustralia.net.au/Home/species/4638

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Nelson, J.S. 1977. Fishes of the Southern Hemisphere genus Neophrynichthys (Scorpaeniformes: Cottoidei), with descriptions of two new species from New Zealand and Macquarie Island. Journal of the Royal Society of New Zealand 7(4): 485-511 https://doi.org/10.1080/03036758.1977.10419426

 

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