Alfred Russel Wallace, il biologo che ispirò Darwin

Andrea Mucedola

7 Gennaio 2023
tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: BIOLOGIA
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Wallace, Darwin, Amazzonia, Linea di Wallace

 

Oggi raccontiamo la vita di Alfred Russel Wallace, nato l’8 gennaio 1823, che passò alla storia per aver ispirato nel 1858 Charles Darwin con un suo manoscritto sull’evoluzione delle specie per selezione naturale. Il lavoro che in seguito portò Darwin a pubblicare “L’origine delle specie”, si basava sulle valutazioni di Wallace effettuate dal 1854 al 1862 nel sud-est asiatico su oltre 125.000 esemplari raccolti. Nel suo bicentenario dalla nascita, Nature ha dedicato un articolo sulle sue prime esplorazioni in sud america.

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Alfred Russel Wallace File:Alfred Russel Wallace – Project Gutenberg eText 14558.jpg – Wikimedia Commons

Alfred Russel Wallace
Nato da una famiglia di umili condizioni, a 14 anni dovette abbandonare gli studi per motivi economici. Autodidatta, fece dapprima l’agrimensore in Galles, in compagnia del fratello William, sviluppando un interesse per le piante che incontrava mentre attraversava la campagna. Nel 1844, all’età di 21 anni, incontrò Henry Walter Bates, che in seguito avrebbe scoperto un curioso comportamento animale, il “mimetismo batesiano“, con cui alcune specie imitano una specie non appetibile per non essere catturate. Bates aveva una fissazione per i coleotteri, ed influì su Wallace che da curioso naturalista ne divenne un serio collezionista.

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lettera di Wallace a Bates in cui manifesta il suo interesse per studi orientati all’origine delle specie, “I begin to feel rather dissatisfied with a mere local collection [of insects] – little is to be learnt by it. I sh[oul]d. like to take some one family, to study thoroughly – principally with a view to the theory of the origin of species.” Wallace Literary Estate, The Natural History Museum, Fred Edwards.

Wallace sviluppò in quel periodo un interesse per alcune delle grandi questioni evoluzionistiche dell’epoca, ispirato da Vestiges of the Natural History of Creation (1844) di Robert Chambers, che proponeva un processo di trasmutazione, per cui la vita subiva un’evoluzione dal semplice al complesso. Sia Wallace che Bates si resero presto conto che senza finanziamenti non avrebbero mai potuto aspirare ad una carriera scientifica. Decisero quindi di esplorare il Sud America tropicale per raccogliere esemplari da rivendere per finanziarsi. Fu così che Wallace, all’età di 25 anni, e Bates, 23, arrivarono a Belém, in Brasile, nel maggio 1848. I due si separarono presto, e Wallace si diresse sull’affluente settentrionale del Rio delle Amazzoni, il Rio Negro, mentre Bates si recò sulla parte meridionale, il Solimões.

Dal suo diario, emerge che la raccolta dei primi campioni non fu semplice, spesso ostacolata da problemi pratici. Gli esemplari venivano spesso divorati dalle onnipresenti formiche dell’Amazzonia e gli aiutanti, quando non controllati, depredavano  le riserve della cambusa di bordo, tra cui la cachaça (un rum brasiliano) che Wallace impiegava per conservare i campioni. I movimenti lungo i fiumi erano complessi, tra rapide e attraversamenti della foresta in cui l’esploratore e la sua scorta dovevano trasportare le canoe e tutti i materiali necessari per la loro sopravvivenza. Inoltre, i tanti problemi comportarono ritardi nelle spedizioni dei campioni al loro agente di Londra, Samuel Stevens che, pubblicizzando le loro avventure su riviste scientifiche, vendeva gli esemplari raccolti, ricavando così i fondi necessari per ulteriori ricerche.

I viaggi di Wallace sul Rio Negro e sui suoi affluenti lo portarono in aree sconosciute agli Europei che gli permisero di raccogliere specie sconosciute e mappare con dovizia quelle zone selvagge. Oltre alle tremende fatiche, Wallace era spesso malato, cosa che interrompeva le sue ricerche. Anche il fratello minore, che lo aveva raggiunto nel 1849, morì di febbre gialla a Belém, quando erano sulla via del ritorno in Inghilterra. Nel 1852, dopo quattro anni di esplorazione e raccolte giunse il momento di tornare a casa. Il 12 luglio, sebbene ancora provato dalle febbri, imbarcò con tutti i campioni delle sue ricerche a Belém sull’Helen, un mercantile diretto a Londra per affrontare finalmente il lungo viaggio attraverso l’Atlantico che lo avrebbe riportato in Inghilterra.

Lo sfortunato viaggio di ritorno
Wallace, che condivideva la cabina del capitano della nave, Turner, era di fatto l’unico passeggero ma nella stiva erano stipate molte gabbie con animali vivi da lui raccolti nella foresta tropicale. Tre settimane dopo l’inizio del viaggio, il capitano Turner interruppe la routine mattutina di Wallace per avvisarlo che era scoppiato un incendio a bordo della nave. Il comandante, nell’impossibilità di controllare le fiamme, diede l’ordine di abbandonare la nave con le due piccole scialuppe di legno che aveva a disposizione. Queste, dopo essere state lungamente esposte sul ponte al sole tropicale, rivelarono subito di avere delle piccole falle nel fasciame. Fu grazie all’improvvisazione del cuoco di bordo che furono riparate, usando dei tappi di sughero di bottiglia. Wallace, sconvolto dalla situazione, scese nella cabina, ormai con l’aria irrespirabile a causa del fumo, e recuperò il suo “orologio e una piccola scatola di latta contenente alcune camicie e un paio di vecchi taccuini, con alcuni disegni di piante e animali, e si arrampicò con loro sul ponte [1]”. Ancora febbricitante, cercò di calarsi su una delle scialuppe agguantando una cima ma scivolò malamente, ferendosi alle mani.

Turner si mantenne vicino al relitto in fiamme che, nonostante non essendo affondato, poteva attirare maggiormente altre navi in transito. Per Wallace fu un dolore immenso vedere gli animali da lui raccolti, ormai liberatisi dalle gabbie, arroccarsi terrorizzati sul bompresso. In un attimo tutte le sue fatiche e speranze si stavano letteralmente riducendo in cenere. Turner, vista l’impossibilità di un salvataggio immediato, diresse le due scialuppe verso le Bermuda, a 1.100 chilometri di distanza a nord-ovest.  Con il passare dei giorni, la situazione diventò però sempre più disperata. Solo dopo dieci giorni dall’abbandono della nave, furono avvistati da una vecchia nave mercantile, la Jordeson che approdò a Deal, Inghilterra, il 1° ottobre 1852 dopo 80 giorni (un periodo lunghissimo considerando che all’andata Wallace aveva impiegato 29 giorni).

Un disastro anche economico. Per fortuna, grazie all’assicurazione stipulata dal loro agente, Stevens, Wallace ricevette £ 200, una frazione minima del valore effettivo delle sue collezioni perse irrimediabilmente nell’incendio ma sufficiente per farlo sopravvivere per alcuni mesi. Erano sopravvissuti solo i suoi appunti, un diario di viaggio ed un resoconto più tecnico sulle palme dell’Amazzonia che pubblicò. Nessuno dei due ebbe molto interesse da parte del pubblico visto che 250 copie rimasero invendute un decennio dopo la tiratura di 750 copie del libro di viaggio. Ciononostante il suo nome incominciò a girare e l’interesse della Royal Geographical Society del Regno Unito per la mappatura del Rio Negro gli fruttò un biglietto gratuito per Singapore.

Nel marzo 1854, a meno di 18 mesi dal suo rientro in patria, ripartì da Southampton, Inghilterra, per l’Asia, dove trascorse otto lunghi anni, scoprendo quella fu chiamata la linea di Wallace, un confine tra le regioni biogeografiche dell’Asia e dell’Australasia, testimonianza della teoria dell’evoluzione per selezione naturale.

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Linea di Wallace – The original drawing of the ‘Wallace Line’ showing the division between Asian and Australasian flora and fauna – Fonte On the Physical Geography of the Malay Archipelago – Autori Alfred Russel Wallace e J. Arrowsmith Wallace-line1.jpg – Wikimedia Commons

La linea di Wallace è una linea immaginaria che separa dal punto di vista biologico, la regione asiatica da quella dell’Oceania. Alfred Russel Wallace per primo individuò una discontinuità di tipo biologico tra gli arcipelaghi confinanti questa linea, durante i suoi viaggi nel XIX secolo nella regione e le descrisse  suo saggio sulla geografia dell’arcipelago malese del 1863. Wallace notò l’esistenza di una discontinuità tra le specie animali a ovest e a est di questa linea; a ovest di questa le specie sono quelle comuni all’Asia, come elefanti, tigri, leopardi, rinoceronti e lemuri, a est si trovano invece quelle comuni alle isole dell’Oceania, come i marsupiali. L’origine della diversa distribuzione di queste specie animali viene attribuita alle migrazioni durante l’ultimo periodo glaciale, durante il quale l’abbassamento del livello marino permise la colonizzazione e una omogeneizzazione delle faune fra isole rese intercomunicanti con il continente asiatico e quello oceanico. estratto da Wikipedia

Una giusta ricompensa per la sua determinazione e amore per la scienza che, per primo, descrisse nella sua opera principale, The geographical distribution of animals (1876),  i fondamenti della zoogeografia. 
Di Wallace Darwin scriverà: “La cosa che più mi colpisce del sig. Wallace è che è completamente senza invidia nei miei confronti: deve avere un carattere estremamente buono e nobile. Cosa che è da apprezzare molto di più rispetto alla semplice comprensione“.

 

in anteprima Alfred Russel Wallace On the phenomena of variation and geographical distribution as illustrated by the Papilionidae of the Malayan region. Transactions of the Linnean Society of London, Volume 25, Issue 1, p.1–71, (1865) Plate 6 – Autore J.O. Westwood per A. R. Wallace – Fonte https://archive.org/stream/onphenomenaofvar00wall#page/n84/mode/1up 

Note
[1] Wallace, A. R. A Narrative of Travels on the Amazon and Rio Negro, with an Account of the Native Tribes, and Observations on the Climate, Geology, and Natural History of the Amazon Valley (Reeve and Co., 1853).

Riferimento
Literature | The Alfred Russel Wallace Website (myspecies.info)

Alfred Russel Wallace | Nature

Alfred Russel Wallace: The Story of a Great Discoverer | Nature

asienreisender.de/wallace.html

wallacefund.info/content/biography-wallace

 

 

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