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La battaglia di Azio: Romani contro Romani per la conquista del potere

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livello elementare

ARGOMENTO: STORIA NAVALE

PERIODO: I SECOLO AVANTI CRISTO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Ottaviano, Marco Antonio, Roma, Azio
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La battaglia di Azio mise fine alle sanguinose guerre civili di Roma e fu uno degli scontri navali più significativi della storia romana, segnando, con le sue conseguenze, la fine del periodo Repubblicano e la nascita dell’Impero.

 

Premessa
Verso la fine del I secolo a.C. la situazione politica a Roma era critica: da un lato Ottaviano ed un sempre più debole Senato, dall’altro Marco Antonio, valoroso generale che aveva servito sotto Cesare. Due cavalli di razza, profondamente diversi, il primo un politico astuto e senza scrupoli, il secondo un militare, ognuno con i loro pregi e difetti e con un loro disegno per il futuro di Roma. Ottaviano, ricalcando il disegno politico di Caio Giulio Cesare, mirava alla costituzione di un regime monarchico solidamente stabilizzato sull’esercito e sul dominio delle province, realizzando quello che sarebbe stato l’Impero, che si sarebbe basato idealmente sulla collaborazione armoniosa degli elementi dello Stato sulla base dei principi di Roma, Il nuovo regime sarebbe stato sorretto da un potente esercito che avrebbe assicurato il benessere e la pace. In realtà non differiva dal progetto politico dell’ex cognato Marco Antonio che vedeva la trasformazione di Roma da una repubblica, in mano ad un Senato decadente, ad un regime essenzialmente monarchico ma più legato ad un modello orientale ellenistico. In questa sua visione, traspariva l’influenza della regina d’Egitto Cleopatra VII, erede della dinastia tolemaica, discendnete da Alessandro Magno.

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Morte di Cesare di Vincenzo Camuccini, uno dei più importanti pittori del Neoclassicismo italiano e della pittura di storia del XIX secolo

L’inizio della fine della Repubblica romana
Dopo la morte di Caio Giulio Cesare, Ottaviano, Marco Antonio e Lepido avevano costituito un triumvirato per sconfiggere i Cesaricidi, Bruto e Cassio. Nel 42 a.C., in seguito alla vittoria nella battaglia di Filippi ed al suicidio di Bruto e Cassio, i triumviri procedettero alla spartizione delle rispettive sfere d’influenza. Ottaviano rimase a Roma per garantire l’assegnazione delle terre ai veterani mentre Marco Antonio si occupò delle province orientali per sedare una rivolta in Giudea. Durante il viaggio incontrò la regina Cleopatra a Tarso nel 41 a.C. e la seguì ad Alessandria, una metropoli dove diverse culture si erano fuse illuminando, come il suo maestoso faro, lo scibile dell’epoca.

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Affascinato dalla atmosfera così diversa da quella decadente di Roma, Antonio decise di restarvi fino all’anno successivo. Nel frattempo preparò la spedizione contro i Parti che sarebbe dovuta essere condotta con le legioni di Roma. L’improvvisa ribellione di Sesto Pompeo, che aveva occupato la Sicilia e la Sardegna, fonti di approvigionamento importanti di grano per Roma, costrinse Ottaviano ad inviare in Sicilia le legioni promesse ad Antonio.

Nacquero nuovi contrasti che furono “tranquilizzati” solo grazie all’opera di Ottavia, sorella di Ottaviano e moglie di Marco Antonio. L’accordo fu sancito dalla firma di un trattato a Taranto nel 38 a.C., in cui Ottaviano promise di fornire ad Antonio le legioni promesse per la campagna partica, ma esse non furono seguite dai fatti e Marco Antonio, stanco degli indugi di Ottaviano, salpò per Alessandria d’Egitto per incontrare di nuovo Cleopatra. Con l’aiuto delle ricche finanze egiziane Antonio raccolse un esercito e partì autonomamente in una campagna militare contro i Parti. L’esito fu però disastroso e Antonio perse quasi tutti i suoi soldati durante la ritirata attraverso l’Armenia.

Nel frattempo a Roma, messo da parte Lepido, Ottaviano era rimasto solo al potere, appoggiato dalla ricca aristocrazia romana. Iniziò così una campagna denigratoria su Antonio e sulla sua immoralità (non dimentichiamo che era stato il marito della sorella). Ipocrisia pura a scopi politici in quanto, nel ricco scambio epistolare tra i due, Marco Antonio ricordava a Ottaviano che lui aveva divorziato dalla moglie per sposare la regina Cleopatra, mentre Ottaviano si divertiva tra tante amanti ed aveva sposato Drusilla, abbandonando la prima moglie il giorno della nascita della figlia. Nonostante i ripetuti inviti del Senato perché tornasse in patria, Marco Antonio decise di rimanere ad Alessandria con Cleopatra.

Nel 34 a. C. Antonio, con il contributo finanziario di Cleopatra, conquistò l’Armenia e celebrò il trionfo ad Alessandria (d’altronde l’intera operazione era stata finanziata dalla regina). Un fatto senza precedenti per un generale romano in quanto le vittorie venivano da sempre celebrate a Roma. Cleopatra ebbe il titolo di “regina dei re” e nominata reggente dell’Egitto e di Cipro con Cesarione, che fu dichiarato figlio ed erede di Cesare. Un nuovo forte affronto al potere centrale della città eterna.

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due monete rappresentanti, a sinistra Cleopatra (uno dei pochi ritratti della regina conosciuti) e a destra Marco Antonio. Dopo la loro sconfitta entrambi furono colpiti dalla damnatio memoriae per cui ogni loro effige fu distrutta

Ottaviano accusò Cleopatra di sfidare il predominio di Roma e convinse i Romani a dichiarare guerra all’Egitto. Si preannunciò uno scontro tra due superpotenze, da un lato Roma e dall’altro Alessandria, che rappresentava l’eredità del grande Egitto e della dinastia ellenica tolemaica discendente da Alessandro Magno. La guerra fu inevitabile e Antonio fece approntare la flotta e l’esercito, circondato dai suoi migliori generali. Si trasferì quindi in Grecia, a Patrasso, dove trascorse l’inverno, periodo non favorevole per muovere una flotta in mare a causa delle frequenti tempeste. 

La battaglia di Azio
L’ammiraglio romano Marco Vipsanius Agrippa, all’inizio di marzo del 31 a.C., partì con la flotta romana da Brindisi e attraversò il mar Ionio, evitando lo scontro con le forze di Marco Antonio, che lo attendevano davanti all’isola di Leuca, e dirigendosi verso sud per conquistare la guarnigione di Metone, crocevia importante per i rifornimenti delle truppe di Marco Antonio a Patrasso. Colti di sorpresa i soldati di Antonio si arresero immediatamente e tutto il quadro strategico ne fu sconvolto. I rifornimenti
non poterono più giungere a Patrasso via nave ma solo per via terra, una via molto più lunga e dispendiosa. La strategia di Agrippa era di attaccare, uno per uno, tutti gli avamposti di Antonio mentre le truppe di Ottaviano, in una azione a tenaglia, sbarcavano in Epiro ed attaccavano Corfù.

Questa azione combinata costrinse Antonio e Cleopatra a spostare il loro quartier generale ad Azio.  Agrippa, dopo aver conquistato l’isola di Leuca, si ricongiunse con l’esercito di Ottaviano sul lembo di penisola opposto ad Azio. Ormai la trappola era scattata ed Antonio e Cleopatra, incominciando a scarseggiare i rifornimenti, furano costretti a combattere. Nonostante le pressioni dei propri generali e la sua superiorità in campo terrestre, Antonio si fece convincere da Cleopatra a combattere una battaglia navale perché la regina, che aveva fornito molte navi, voleva essere partecipe della vittoria contro Roma. Era ormai diventato un fatto personale.

Cleopatra era la vera nemica di Ottaviano. Quella donna, che aveva sedotto Caio Giulio Cesare e poi Marco Antonio, aveva carisma ed intelligenza, un’avversaria di tutto rispetto ma estremamente pericolosa per il progetto di ascesa al potere assoluto di Ottaviano.

La scelta di combattere per mare si rivelò errata e comportò che la maggior parte delle legioni di Antonio, al comando di Publio Canidio, non parteciparono alla battaglia.

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denario in argento di Marco Antonio con raffigurata una delle sue navi

A maggio la situazione degenerò, sia per il mancato arrivo dei rifornimenti sia a causa di un’epidemia di malaria. Incominciarono a verificarsi casi di ammutinamento ed Antonio decise di far bruciare le navi meno adatte al combattimento, riducendo la sua flotta a 170 unità. Alla fine di agosto Marco Antonio, forse comprendendo la criticità della situazione, fece preparare le navi con le vele a bordo.

Una curiosità: le navi militari in battaglia non portavano mai la vela principale, essendo il combattimento effettuato solo con la propulsione dei remi e per mantenere la nave più leggera possibile.

La scelta di Marco Antonio era forse giustificata dalla volontà di evitare il combattimento? Non lo sapremo mai per certo ma i fatti sembrano parlare da soli.

Romani contro Romani per il potere di Roma.
La mattina del 2 settembre, grazie al mare calmo, Marco Antonio fece uscire la flotta dal golfo di Ambracia con
a disposizione una flotta di 500 navi da guerra di tipo ellenistico, più grandi ma meno manovrabili delle liburne di Agrippa. Si racconta che Ottaviano, sebbene presente allo scontro navale, soffrendo il mare, lasciò la maggior parte delle scelte tattiche ad Agrippa. 

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Lo schieramento delle imbarcazioni per la battaglia navale prevedeva che le flotte si ponessero una di fronte all’altra a formare due semicerchi concentrici, divise in tre gruppi. A differenza degli scontri terrestri però il gruppo centrale degli schieramenti era quello più debole, per consentire alle navi strette in mezzo alle ali di manovrare meglio senza disturbarsi reciprocamente.

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Marcus Vispanius Agrippa, busto conservato al Louvre

Il lato nord dello schieramento di Ottaviano era comandato da Marco Vipsanio Agrippa, che aveva di fronte Gellio Publicola, al centro Lucio Arrunzio fronteggiava Ottavio mentre a sud Lurio fronteggiava Gaio Sosio. La nave ammiraglio di Marco Antonio si trovava con Gellio Publicola, mentre quella di Ottaviano con Lurio.

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moneta di Gaius Sosius

La Antonias, nave ammiraglia di Cleopatra, si trovava alle spalle di Ottavio insieme ad altre 26 navi egizie. Le due flotte si fronteggiarono fino a mezzogiorno quando all’improvviso Gaio Sosio mosse le sue navi verso sud in direzione dell’isola di Leuca e si scontrò con le navi di Marco Lurio, ex governatore della Sardegna, dando così inizio alla battaglia.

L’azione di Sosio favorì la tattica di Agrippa che prevedeva di arretrare lentamente in mare aperto per sfruttare gli spazi con le proprie navi. A seguito dell’arretramento delle navi di Lurio e di Agrippa, Lucio Arrunzio mantenne la posizione al centro davanti ad Ottavio. Agrippa decise quindi di far muovere bruscamente le navi verso il largo. Publicola cadde nel trabocchetto e lo inseguì. Ottavio, per tenere unita la formazione, si spostò quindi verso nord e venne chiuso da Arrunzio.

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Questo spostamento creò un varco nel mezzo che avrebbe potuto essere sfruttato dalle navi di Cleopatra, ma la regina decise di utilizzarlo per fuggire verso il largo. Antonio vedendo Cleopatra in fuga, non si preoccupò più della battaglia e la seguì, non prima però di aver cambiato nave, lasciando così la sua flotta al suo destino. Un gesto non nobile per un Comandante, soprattutto per il fatto che abbandonò la sua nave ammiraglia sul campo di battaglia mentre le sue navi continuavano a battersi valorosamente. Ironicamente Velleio Patercolo scrisse in seguito che «i soldati si comportarono come il migliore dei comandanti e il comandante come il più vile dei soldati».  La battaglia era però perduta.

Le pesanti navi di Antonio, troppo lente e meno agili, ormai in inferiorità numerica, non poterono resistere a lungo alle navi di Agrippa che, sfuggendo ai loro tentativi di speronamento col rostro, iniziarono ad abbordare le imbarcazioni avversarie catturate tramite l’arpago, per poi combattere, come buona tradizione romana, corpo a corpo. Nella battaglia si dimostrò molto efficace il lancio con le catapulte di giare incendiarie che colpirono le vele aperte delle navi di Ottaviano, scatenando il panico.

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Verso sera la flotta di Agrippa aveva già affondato 40 navi avversarie e ucciso 5000 soldati mentre le navi superstiti si rifugiavano ormai senza una guida verso il golfo di Ambracia, bloccate dalle navi di Ottaviano e costrette alla resa. La battaglia era vinta e la fine per Antonio e Cleopatra si avvicinava.

Azio fu l’ultimo scontro di potere dell’epoca repubblicana, segnando il tramonto definitivo della Repubblica ed il passaggio al nuovo principato, sanzionato nel 27 a.C. dal conferimento ad Ottaviano del titolo di Augusto. Nasceva l’Impero che sarebbe durato oltre 4 secoli.

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Ottaviano Augusto, pontefice massimo

Dopo la vittoria di Azio, Ottaviano, che  divenne Augusto, istituì due flotte di 50 navi: la classe Ravennatium con sede a Ravenna e responsabile del Mediterraneo orientale, e la classe Misenensis con sede a Miseno (vicino a Napoli), per il Mediterraneo occidentale. Entrambi i porti restarono in funzione fino al IV secolo d.C. C’erano anche altre flotte con base ad Alessandria, Antiochia, Rodi, in Sicilia, Libia, Ponto e nella lontana Britannia, così come una flotta fluviale sul Reno e altre due sul Danubio.  Le flotte militari consentirono a Roma di rispondere rapidamente a qualsiasi esigenza militare in tutto l’Impero e di rifornire l’esercito nelle varie campagne. La pax augusta era ormai garantita da un potere marittimo che assicurava traffici commerciali su tutte le rotte del Mediterraneo.

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La flotta romana non fu più impegnata in grandi battaglie fino al 324 d.C., tra l’imperatore Costantino e il suo rivale Licinio. Ma di questo ed altro parleremo in un prossimo articolo.

 

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