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livello elementare.
ARGOMENTO: LEGGENDE DEL MARE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: USS Cyclops, triangolo delle Bermude, Worley
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Visto che ci avviciniamo all’estate, periodo di lettura sotto l’ombrellone, raccontiamo uno di quei segreti del mare che piacciono molto agli appassionati di mistero. Oggi raccontiamo la storia dell’USS Cyclops, classe Proteus, una delle quattro navi carboniere (Proteus, Jupiter, Nereus e Cyclops) più grandi costruite durante la prima guerra mondiale per la marina militare degli Stati Uniti. Questo tipo di navi erano essenziali per rifornire la US Fleet dei primi del Novecento, considerate delle unità strategiche per consegnare il carbone ovvero l’unico combustibile impiegato all’epoca dalle navi da battaglia. Una classe di navi sfortunata in quanto la USS Jupiter, trasformata in portaerei – tra l’altro la prima unità ad avvalersi di questo titolo – fu affondata in guerra nel 1942 mentre le altre due sorelle scomparvero nel 1941 in mare, anche loro misteriosamente, trasportando entrambe dei carichi di bauxite.

la USS Cyclops (1910-1918) ancorata nel fiume Hudson, al largo di New York City. Data 3 ottobre 1911 Fonte Fotografia del United States Naval History and Heritage Command, foto #: NH 55549 USS Cyclops nel fiume Hudson 19111003.jpg – Wikimedia Commons
La sua misteriosa scomparsa, avvenne a fine inverno del 1918, per l’esattezza il 4 marzo 1918. mentre era in rotta dalle Barbados a Norfolk, Virginia, con un equipaggio di 309 persone a bordo. Una traversata di nove giorni affrontata con tempo tutto sommato assicurato e nessuna minaccia credibile … La nave scomparve nel triangolo delle Bermude, poco dopo avere lanciato un messaggio laconico ma più che rassicurante “Tempo buono, tutto bene”. Poi più nulla … né relitti, né scialuppe, né messaggi .. niente di niente, scomparsa nel nulla. La USS Cyclops aveva servito nel Baltico, nei Caraibi, ed al largo del Golfo del Messico durante le operazioni navali statunitensi nell’area. Una nave carboniera, studiata per trasferire il carbone, all’epoca unico carburante della flotta, che, nell’ultimo viaggio, imbarcò del minerale di manganese, un materiale da trasportare ben diverso dal carbone per cui era stata costruita. Si trovava in Brasile, a Rio de Janeiro, e gli fu ordinato di imbarcare del manganese, cosa non usuale ma, come vedremo, il capitano del USS Cyclops, George Worley, non era il tipo si faceva molti problemi.
Worley era un tipo decisamente singolare; di origine tedesche era un marinaio arrivato a San Francisco nel 1878 e, nel 1898, aveva cambiato il suo cognome originario in Worley (si dice dal nome di un amico marinaio), ed aperto un saloon sulla Barbary Coast di San Francisco. Forse gli affari non lo avevano soddisfatto oppure la possibilità di avere guadagni più rapidi con i traffici marittimi lo riportarono a solcare gli oceani; si prese una patente da capitano della mercantile ed iniziò a trasportare merci sia legali che illegali (oppio) dall’Estremo Oriente a San Francisco. Un’attività decisamente più remunerativa del suo bar. Worley non aveva fama di avere un buon carattere e spesso brutalizzava l’equipaggio per cose banali a volte diventando violento; sembra che in un momento di ira avesse addirittura inseguito un giovane ufficiale minacciandolo con una pistola. Ciononostante, nel 1917, guerra in corso, Worley era riuscito a farsi arruolare, sebbene di nazionalità tedesca, nella riserva ausiliaria della US Navy. Con il grado di capitano di corvetta gli era stato poi assegnato il comando dell’USS Cyclops, una nave logistica tutt’altro che trascurabile.
Dalle cronache la nave salpò da Rio de Janeiro il 16 febbraio 1918, con il suo carico di manganese ed entrò a Salvador il 20 febbraio. Prima di salpare, Worley aveva inviato un rapporto di avaria per il motore di dritta che presentava un cilindro crepato e non era quindi operativo. Un’avaria confermata pochi giorni dopo da degli ispettori tecnici durante una sosta, tra l’altro, non programmata, a Barbados, tutt’altro che insignificante in quanto causava una limitazione alla velocità della nave. Ma c’era dell’altro: gli ispettori notarono che il livello era sopra il Plimsoll Mark, la Marca di bordo libero, un ideogramma disegnato sullo scafo che indica il limite di carico per mantenere la sicurezza e la galleggiabilità della nave. In parole semplici questa linea di carico è una linea di galleggiamento che corrisponde al pescaggio1 massimo della nave per evitare che si superi il massimo carico consentito della stessa, una misura di sicurezza per assicurare la riserva di spinta all’unità ed evitare incidenti legati ai sovraccarichi di merci. Worley evidentemente aveva chiuso un’occhio e stava navigando in sovraccarico, forse per vendere il minerale in eccesso per un suo guadagno personale. La navigazione iniziò quindi sia con una limitazione operativa legata ad una capacità motrice ridotta sia al pericoloso sovraccarico di manganese, un minerale di per sé pesante, denso e ben diverso dal carbone, che rendeva potenzialmente instabile la nave in caso di un improvviso moto ondoso importante.

La USS Cyclops, dopo essersi rifornita, partì quindi per Baltimora il 4 marzo 1918, una data per gli amanti dei numeri e del mistero da ricordare in quanto segnò l’inizio in Europa di una delle epidemie più devastanti della storia umana, l’Influenza Spagnola, una pandemia che avrebbe poi causato milioni di morti in tutto il mondo tra il 1918 e il 1920, cambiando profondamente gli assetti demografici globali. Ma non solo, lo stesso giorno la Russia zarista, a seguito della Rivoluzione Russa, si ritirava dalla Prima Guerra Mondiale, segnando un punto di svolta cruciale nel grande conflitto mondiale.

Una mappa preparata dall’U.S. Weather Bureau e pubblicata nel numero di giugno 1929 di Popular Science Monthly, che mostrava le condizioni meteorologiche tutto sommato buone al momento della perdita del Cyclops Mappa USS Cyclops di US Weather Bureau.png – Wikimedia Commons
Certo l’equipaggio del USS Cyclops non ne era a conoscenza, e di certo non era la preoccupazione maggiore. I 309 tra passeggeri e membri dell’equipaggio si godevano il tempo buono in attesa di arrivare a Norfolk. Come premesso però la carboniera scomparve nel nulla e nulla valsero le successive ricerche della Marina statunitense. Le ipotesi furono molte: il siluramento da parte di un U-Boote tedesco, una mina alla deriva, o una tempesta improvvisa, anche se improbabile, visto l’andamento meteo del periodo, ancora lontano dall’inizio degli uragani. In ogni caso, il mare non aveva restituito tracce dell’evento per cui l’unica ipotesi attendibile era un improvviso cedimento strutturale che aveva letteralmente inghiottito la carboniera sprofondandola verso il fondo, forse facilitato dallo spostamento del carico.
La conclusione dell’inchiesta della USN restò prudente; tante ipotesi ma nessuna convincente e fu proprio questa incertezza a favorire le tesi del soprannaturale, di quel misterioso triangolo delle Bermude che negli anni a seguire avrebbe inghiottito navi ed aerei … o forse no. I nuovi mezzi disponibili potrebbero fornire nuovi indizi per identificare il relitto che giace nelle profondità degli oceani da oltre cento anni. Lasciando agli amanti del sovrannaturale le loro fantasie, si trattò di un insieme di fattori: la nave era sovraccarica e forse la responsabilità non era solo del Comandante Worley, forse qualcuno sapeva del carico eccessivo di manganese ed aveva fretta di ricevere il carico, anche a costo di far navigare la pesante nave con un motore in meno, confidando nelle condizioni favorevoli. Di fatto il temporale che attraversò l’area, sebbene non particolarmente forte, fu improvviso, come risulta dalla mappa preparata dall’U.S. Weather Bureau che mostrava le condizioni meteorologiche al momento della perdita del Cyclops. Forse però bastò un’onda anomala per fare scomparire per sempre la USS Cyclops.
Andrea Mucedola
1 il pescaggio è la distanza verticale tra la linea di galleggiamento e il punto più basso della parte immersa di una nave, normalmente la chiglia
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