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livello elementare
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ARGOMENTO: MITI E LEGGENDE DEL MARE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: GIAPPONE
parole chiave: Utsuro Bune
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La storia che andiamo a raccontare oggi ci porta nel Giappone dell’inizio del XIX secolo. Il 22 febbraio 1803, alcuni pescatori sulla costa di Harayadori nella provincia di Hitachi, trovarono una strana imbarcazione alla deriva in mare, da una forma ben diversa da quelle locali. Per spirito di solidarietà marinara, trainarono la strana barca a terra, descrivendola come alta 3,30 metri e larga 5,45 metri. La sua forma ricordava un kōro (incensiere giapponese), con la parte superiore realizzata in legno laccato di rosso e quella inferiore ricoperta da lastre di metallo.

Utsuro-bune – Matajirou: Ume-no-chiri (1844) Author Nagahashi Matajirou (Artist) Utsuro-bune.jpg – Wikimedia Commons
Nella parte superiore erano presenti anche degli oblò di vetro o cristallo, protetti da sbarre, e otturati da una specie di resina d’albero. I pescatori si affacciarono per osservare l’interno che appariva decorato con simboli scritti in una lingua sconosciuta. All’interno trovarono due lenzuola, un recipiente di grandi dimensioni pieno d’acqua e delle vivande. Ma la sorpresa maggiore fu la scoperta di una giovane, dal colorito roseo molto pallido, che indossava degli abiti lunghi di tessuti sconosciuti, alta circa un metro e mezzo, con capelli e sopracciglia rossi. Inoltre, i suoi capelli erano allungati da extension realizzate con sottili ciocche di tessuto ricoperte di polvere bianca. La ragazza, che stringeva gelosamente una scatola rettangolare, iniziò a parlare in una lingua sconosciuta, ma nessuno riusciva a capirla. Un anziano del villaggio ipotizzò che la donna potesse essere una principessa di un regno straniero, che aveva avuto una relazione con un concittadino dopo il matrimonio. A causa dello scandalo, l’amante era stato ucciso e la sua testa era stata messa nella scatola. La principessa era stata quindi bandita e abbandonata sull’imbarcazione in mare, sfuggendo alla pena di morte. Secondo l’anziano, in passato, una donna era stata portato a riva dalle onde su una spiaggia vicina e nei suoi pressi era stata trovata una piccola tavola con una testa inchiodata. Gli anziani decisero quindi di riportare la donna all’Utsuro-Bune e lasciare l’imbarcazione e la giovane donna al suo destino. Curiosamente, la storia sembra si ripetette il 24 marzo successivo, sulla spiaggia di ‘Harato-no-hama‘, sempre nella provincia di Hitachi, dove i locali ritrovarono una ‘barca’ simile arenata con all’interno una donna di circa 20 anni dalla pelle bianca come la neve che parlava una lingua sconosciuta. Anche lei teneva in mano una piccola scatola che a nessuno era permesso toccare. Si trattava della stessa barca, arenatasi nella stessa zona?
Il ritrovamento di queste curiose imbarcazioni (Utsuro-Bune) con all’interno delle donne è riportato in diversi documenti scritti giapponesi al punto da essere considerato un mito del mare. Il primo testo scritto risale al maggio dell’undicesimo anno di Genroku (1698) nella zona di Toyohashi dove venne descritto il ritrovamento di una strana barca con a bordo una donna che parlava una lingua sconosciuta. Anche in quel caso, la strana imbarcazione veniva rigettata in mare con la donna. I primi studi di queste leggende del mare furono condotte nel 1844 da Kyokutei Bakin che analizzò le descrizioni delle acconciature e vesti delle ragazze confrontandole con quelle contenute in un saggio, intitolato Roshia bunkenro, “Registrazioni di cose viste e udite dalla Russia”, scritto da un viaggiatore dell’epoca, Kanamori Kinken, durante i suoi viaggi nel grande paese. Il testo descrive abiti e acconciature tradizionali russi e menziona un metodo allora popolare per cospargere i capelli con polvere bianca. Bakin ritenne che la descrizione si avvicinava a quella di molte donne russe, caratterizzate da capelli rossi naturali, che indossavano gonne simili a quelle descritte nei racconti. In merito ai misteriosi caratteri disegnati dentro e sopra l’imbarcazione, Kyokutei ipotizzò potessero essere caratteri cirillici o latini e che la giovane potesse essere se non russa, britannica o addirittura americana. Studiando gli antichi testi, vennero trovate molto leggende simili che narravano di incontri dei locali con barche semisferiche e fanciulle annesse; la prima, del VII secolo, raccontava che un pescatore dell’isola di Gogo trovò una ragazza di 13 anni all’interno di un Utsuro-Bune alla deriva in mare. La portò a terra, dove lei gli riferì di essere la figlia dell’imperatore cinese e di essere stata costretta a fuggire per sfuggire alla matrigna. Il pescatore la chiamò “Wake-hime (“principessa Wake”) e la adottò. La ragazza, di cui si narra che portò i primi bozzoli di seta in Giappone, sposò in seguito un principe imperiale della provincia di Iyo, diventando l’antenata del clan Kōno. Un’altra storia, molto simile, è quella della “principessa dorata” Konjiki-hime ritrovata da un pescatore alla deriva su una strana barca. In questo caso la naufraga riferiva di essere “una principessa indiana”. Arrivati a terra, la ragazza, ricambiando le gentili attenzioni del pescatore e di sua moglie, ricambiò la loro attenzione rivelandogli i segreti dell’allevamento del baco da seta e della lavorazione della seta.

Utsuro-bune – Manjudō la strana barca alla deriva nel feudo del signore Ogasawara da “Hyoryu-ki-shu (Archivi dei naufraghi)” Tardo periodo Edo (XIX secolo) Utsuro-Bune-Manjudō-Drifted-Ashore-on Fief-of-Lord-Ogasawara.png – Wikimedia Commons
Ulteriori indagini furono condotte nel 1925 e nel 1962 dall’etnologo e storico Yanagita Kunio che scoprì che imbarcazioni circolari non erano insolite in Giappone ma restavano misteriose le descrizioni di quegli oblò protette da lastre in ottone. Analizzando le diverse leggende le versioni più antiche di Utsuro-bune descrivevano umili imbarcazioni di legno a forma circolare e aperte, senza cupola sulla sommità mentre le più recenti si arricchivano dei dettagli delle piastre di bronzo e delle finestre di vetro o cristallo. Il professor Tanaka, docente di ingegneria informatica ed elettronica presso l’Università di Tokyo, ha studiato nel 1997 le scritture originali e ritiene che la storia dell’Utsuro-Bune fosse un misto letterario di folklore e immaginazione basato sul fatto che durante il periodo Edo il Giappone si era isolato dal mondo esterno, rifuggendo ogni contatto con il mondo esterno. Le leggende di una donna che arrivava da lontano e veniva poi rigettata in mare volevano quindi dimostrare quanto i popoli locali temessero le cattive influenze culturali del mondo esterno, in particolare quello occidentale. Secondo Tanaka, il termine Utsuro-Bune potrebbe quindi derivare da Utsuro, “vuoto” o “abbandonato”, e Bune significa semplicemente “barca”, ovvero nave cava. Una cosa curiosa che emerse fu che i nomi delle località citate per i ritrovamenti non comparivano nelle mappe delle mappe del Giappone del 1907. Se il nome di un villaggio, di una città o di un luogo fosse stato cambiato nel corso della storia, questo sarebbe stato annotato in alcuni documenti curatoriali. Secondo Tanaka, si trattò però solo di un errore di trascrizione (tra caratteri kana e furigana trascritti nelle trascrizioni moderne in Kanji) per cui mettendo insieme le diverse scritture si otteneva poi la stessa località, ovvero Harayadori. In sintesi, tutti le leggende riportate nelle trascrizioni, sebbene con nomi diversi, descrivono lo stesso luogo e danno quindi validità al misterioso evento.

La donna straniera, “barbara”, della barca vuota (Yashiro Hirokata, “Saggi di Hirokata”, Archivi nazionali del Giappone) Utsuro-Bune Hirokata-zuihitsu.jpg – Wikimedia Commons
Tanaka ipotizza quindi che l’Utsuro-Bune potrebbe raccontare il ritrovamento in unica località di una scialuppa di una nave europea e che la misteriosa donna fosse una passeggera dai capelli rossi, racconto poi collegato alle precedenti leggende sull’Utsuro-bune. A conferma di ciò la presenza, nel 1803, di mercanti olandesi, unici stranieri europei autorizzati a entrare in Giappone per scopi commerciali ed a vivere sull’isola di Dejima, un’isola che non era legalmente classificata come parte del Giappone. Un mistero in parte svelato Da irrefrenabili romantici, ci possiamo ancora chiedere cosa avvenne alla sventurata ragazza.
Andrea Mucedola
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