.
livello elementare.
ARGOMENTO: NAVIGAZIONE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANI
parole chiave: manovra dell’inchino
Il cosiddetto “inchino”, del quale si è tanto parlato e ancora si parla in seguito all’incidente della Costa Concordia di dieci anni fa, altro non è che un saluto, un passaggio di una nave, in sicurezza, sotto costa per omaggiare con luci e segnali acustici gli abitanti della zona.
Va chiarito che non si tratta di una regola, ma di una antica tradizione marinaresca che affonda le proprie origini ai tempi delle repubbliche marinare quando i marinai si avvicinavano alla costa con perizia e capacità, consci che un errore avrebbe causato la perdita della loro unica fonte di guadagno. Una tradizione radicata nella marineria, anche in quella militare, a tal punto che anche la nave scuola Amerigo Vespucci talvolta omaggia le cittadine costiere che si trovano sulla sua rotta sostando alla fonda per mostrarsi in tutta la sua bellezza. L’ “inchino” oggi si è trasformato in una molto meno poetica “rotta turistica”, cioè quell’insieme di passaggi sotto costa, tassativamente eseguiti a bassa velocità, che permettono a passeggeri ed ospiti di ammirare dal mare località nelle quali non è previsto fare scalo. Tale rotta è un insieme di manovre intraprese sulla base di valutazioni e considerazioni da parte del Comandante in base a svariati criteri che tengono conto ad esempio della pericolosità dei fondali, la conformazione delle coste, il traffico, le condizioni meteo marine e altro. Tutto deve essere eseguito in conformità alle norme di sicurezza ed il cambio rotta va registrato come variazione al piano di navigazione.
Come nacque l’INCHINO?
È bene chiarire come il cosiddetto “INCHINO” sia stato, con il passare degli anni, male interpretato. In passato, nel Golfo del Leone o nelle Bocche di Bonifacio, tanto per citare due esempi, quando i bollettini meteo davano forte maestrale (un forte vento proveniente da Nord Ovest) e la rotta più breve prevedeva di tagliare il golfo, si decideva di fare l’”INCHINO” ovvero, navigare verso l’interno del golfo per prendere meno mare. Questo perché nei golfi, con il vento forte che soffia da terra, essendoci più fetch, il mare a largo ingrossa in maniera considerevole; quindi, fare l’INCHINO significava navigare IN SICUREZZA, evitando sollecitazioni allo scafo, danni all’equipaggio, alla nave e al carico.
Curiosità
In passato, con il termine INCHINO, ci si riferiva anche all’usanza dei comandanti, quando sapevano di avere a bordo un membro dell’equipaggio di una località posta in prossimità della rotta, di salutare con il fischio della sirena le famiglie di chi era a bordo.

Ma, come facevano a riconoscere la casa di questi marinai o la propria?
Un’usanza (tutt’oggi esistente) di molte località costiere italiane è di intonacare gli esterni delle proprie abitazioni con colori vivaci e diversi tra loro, così da poterle riconoscere ad una distanza considerevole. Conoscete tutti le case liguri, dipinte con colori alternati, ma un’usanza simile si ritrova in molti paesi rivieraschi dal Mediterraneo e nei mari del Nord.
Visuale dall’isola del Giglio della nave Costa Concordia incagliata – autore Paolodefalco75 Costa Concordia 5.jpg – Wikimedia Commons
Il poter identificare le case serviva anche per potersi dirigere in sicurezza nei porticcioli, evitando secche e zone pericolose. Niente a che fare con la manovra azzardata eseguita dal Comandante della MSC Costa Concordia … le circostanze del naufragio fanno pensare che si trattò di una manovra effettuata senza criterio; di fatto la nave portata sotto costa per effettuare un inchino toccò il basso fondale, iniziando un’evoluzione che terminò sotto costa, per colpa di coloro che, in maniera irresponsabile, non applicarono le regole di sicurezza della navigazione. Un’onta per la marineria italiana, famosa nel mondo per la sua capacità e professionalità nella manovra. Siamo un popolo di poeti, santi e navigatori come Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Giovanni Da Verrazzano e tanti altri. Chissà cosa penserebbero oggi …
Cieli sereni
Paolo Giannetti
Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo


