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Naufragio al largo delle coste tunisine: nessun pericolo ambientale ma molti dubbi

Reading Time: 5 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: MARINA MERCANTILE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO

parole chiave: Xelo, naufragio, relitto

 

E’ notizia recente che una nave cisterna, con un carico dichiarato di 750 tonnellate di gasolio, è naufragata al largo della costa di Gabès, in acque della Tunisia. Da fonti della marina nazionale tunisina, tutti e sette i membri dell’equipaggio sono stati messi in salvo e sono state collocate panne antinquinamento .

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La Xelo era presumibilmente diretta a Malta e dal manifesto di carico risultava stesse trasportando circa 750 tonnellate di carburante. L’evento è avvenuto sabato 16 aprile e la piccola petroliera, con un carico dichiarato di 750 tonnellate di gasolio. Mentre si trovava a circa quattro miglia nautiche da Gabès, l’equipaggio ha inviato una richiesta di soccorso, dichiarando che stava imbarcando acqua. Secondo le prime informazioni pervenute dal ministro dell’ambiente della Tunisia Leila Chikhaoui, a bordo della nave mercantile si era generata una falla e l’acqua aveva presto raggiunto i due metri di altezza negli ambienti interni.

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Leila Chikhaoui, ministro tunisino dell’Ambiente, nel porto di Gabès, il  17 aprile 2022, dopo il naufragio della petroliera Xelo – via REUTERS – Ministero dell’ambiente della Tunisia 

Le cattive condizioni meteo e la gravità della situazione avevano portato alla richiesta di aiuto ed al trasbordo dell’equipaggio. Secondo le fonti tunisine, le autorità locali si sono subito adoperate per evitare un disastro naturale, minimizzando le conseguenze del naufragio. Naturalmente l’allarme ecologico si è immediatamente diffuso, per il pericolo che quell’area di mare, di particolare importanza economica nel settore della pesca, potesse subire una nuova catastrofe ambientale.

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Di fronte al pericolo di inquinamento, la Armee de mer ha chiesto aiuto alla Marina Militare italiana, che è particolarmente attrezzata ad affrontare emergenze di questo tipo. Su disposizione del COVI, il Comando Operativo di Vertice Interforze, sono stati posti in stato di allerta mezzi aeronavali della marina militare unitamente ai pattugliatori Vega e Orione.

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Questo tipo di navi, furono realizzate nell’ambito della Legge N. 979 del 31 dicembre 1982, meglio nota come “Legge sulla difesa del mare” e sono equipaggiate con specifiche attrezzature per la lotta all’inquinamento marino per evitare che agenti inquinanti oleosi possano giungere a contatto con la costa causando danni ambientali importanti.

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A bordo del pattugliatore Vega, inoltre, è stato trasferito un team operativo dei sommozzatori del G.O.S. del COMSUBIN, con a seguito un mezzo di esplorazione subacqueo per verificare lo stato del relitto che si trova adagiato su un fondale di circa 15-20 metri di profondità, a circa quattro miglia nautiche dalla costa tunisina.

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La situazione è stata costantemente monitorata dal Comando operativo di vertice interforze in contatto costante con la Marina Militare tunisina, nella speranza comune di evitare possibili danni ambientali.

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sommozzatori della marina tunisina ispezionano il relitto

Gli interventi dei sommozzatori della marina hanno però rivelato un mistero. Secondo il ministero dell’Ambiente tunisino “La nave Xelo affondata nel Golfo di Gabes non contiene diesel e i suoi serbatoi sono vuoti“, per cui di fatto non rappresenta un rischio di inquinamento immediato. Il capitano di vascello della Marina tunisina Mezri Letayef, comandante dell’unità di crisi nel porto di Gabès, ha precisato che questa scoperta è stata fatta “in seguito alle operazioni di sommozzatori tunisini e italiani“, dopo l’arrivo sui luoghi di una nave antiinquinamento inviata dalla Marina italiana. In pratica, i quattro serbatoi sono risultati essere pieni di acqua di mare per cui tutto l’evento ha degli aspetti oscuri.

Un evento non chiaro
L’affondamento potrebbe essere stato procurato dall’equipaggio? Domande a cui le autorità tunisine stanno cercando di dare delle risposte, nell’imbarazzo generale. Sembrebbe che la piccola petroliera era partita dal porto egiziano di Damietta, una circostanza che però le autorità portuali egiziane hanno smentito, diretta a Malta. Per ragioni ancora ignote, la petroliera si era poi diretta verso il golfo di Gabes dove, il 16 aprile 2022, era affondata su un fondale di circa 20 metri, incominciando ad imbarcare molta acqua. Quale è stata la causa? Un incidente tecnico o un’azione criminosa? Curioso è il fatto che la piccola petroliera (59.95 x 9.56 metri) sarebbe registrata presso l’AIS (Automatic Identification System) come Xelo, battente bandiera della Guinea Equatoriale mentre nel registro dell’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) risulterebbe invece chiamarsi Melo (IMO number 7618272 / MMSI number 631010034) con bandiera del Camerun. Una nave che, nella sua lunga vita, cambiò spesso nome, chiamandosi originariamente Union Pearl (1977-1989) e poi Petrel (1989-1992), Snipe (1992-1996), Multi Carrier (1996-2008) e Liman (2008-?), e infine Melo/Xelo.

Un altro punto poco chiaro è il suo carico. I suoi serbatori sono risultati pieni di acqua di mare e non di gasolio come dichiarato. Il fatto ha sicuramente messo in imbarazzo la marina tunisina che, alla notizia del naufragio, aveva immediatamente e comprensibilmente diramato l’allarme, considerando i possibili impatti sull’industria della pesca in un’area, il Mammellone, frequentata da oltre 600 barche. La scoperta dei sommozzatori della non presenza di gasolio nei serbatoi ha di fatto ridotto le preoccupazioni di impatto ambientale, che sarebbe a questo punto minimo e probabilmente non rappresenterebbe un rischio grave per la biodiversità. Sarà ora compito delle autorità marittime tunisine mettere luce a questa misteriosa storia del mare.

 

 

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