“Carta o plastica?” Un tempo si propendeva soprattutto per la seconda … pratica e di poco costo ma invadente … plastiche di altri tempi tra l’altro non compostabili che risultavano in un insulto macroscopico e continuo all’ambiente.
Poi la scoperta delle isole di plastica (la prima, gigantesca, nel Pacifico orientale) che portò ad un sempre maggiore interesse per i danni che queste sostanze provocano all’ambiente; prima negli Stati Uniti e poi, faticosamente, in tutto il mondo, dall’Australia alla vecchia Europa, con i suoi distinguo e velocità, che hanno comportato sempre maggiori divieti sul loro impiego, in particolare dei famigerati sacchetti. Considerando che primi sacchetti di plastica furono introdotti nel 1957 e che i grandi magazzini e le catene di supermercati iniziarono a utilizzare i sacchetti di plastica per la spesa alla fine degli anni ’70 … una limitazione avvenuta sempre troppo tardi. Oggi con il compostabile la situazione è migliorata ma ancora altre forme di inquinamento plastico come le cicche delle sigarette (un pericolo sottovalutato ma estremamente insidioso) ed i materiali per i trasporti (imballaggi) sono presenti e poco controllati.

Partendo dai sacchetti
Il concetto di riciclo dei sacchetti di plastica iniziò solo intorno al 1990, ma nel 1996 quattro sacchetti della spesa su cinque negli Stati Uniti erano ancora sacchetti monouso in polietilene. Purtroppo un utilizzo che permane; secondo l’articolo citato, oltre 1 miliardo di sacchetti di plastica monouso vengono distribuiti gratuitamente ogni giorno. Nel 2009 la Commissione per il Commercio Internazionale degli Stati Uniti ha riferito che negli Stati Uniti venivano utilizzati 102 miliardi di sacchetti di plastica. In Europa non stavamo meglio. Il problema è che i sacchetti di plastica non si biodegradano ma si decompongono con tempi molto lunghi, rilasciando sul terreno additivi tossici che contengono antimicrobici e plastificanti.

Molte di queste sostanze chimiche sotto forma di particelle di nano plastiche penetrano nel nostro corpo attraverso la catena alimentare (comprese le acque che beviamo), e possono alterare il sistema endocrino, il delicato equilibrio di ormoni e ghiandole che influenza praticamente ogni organo e cellula del corpo umano e animale. Recenti studi affermano che si collochino in organi come il fegato, i reni, gli apparati genitali e nel cervello.

diagramma da uno studio australiano che mostra le concentrazioni dei diversi tipi di plastiche in alcuni animali edibili
La maggior parte dei rifiuti finisce in mare ma inizia il suo lungo cammino su spiagge, strade e marciapiedi, spesso a causa della costante maleducazione. E’ poi il deflusso delle acque piovane e l’eccessiva irrigazione a convogliare attraverso i tombini o direttamente nei torrenti, nei corsi d’acqua e nei fiumi che sfociano nell’oceano questi materiali sotto diverse granulometrie.

Un flusso che deve interrompersi per la salvaguardia delle future generazioni.
Riferimento articolo di Laura Beans sulle plastiche in mare
Visita http://ecowatch.com/ for more …
Insieme possiamo salvare gli oceani e il nostro futuro
foto in anteprima credit andrea mucedola
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Plastic pollution is killing Oceans. Huge Vortexes are collecting tons and tons of plastic debris that eventually are swallowed by fish and come in our food chain. Do we want to poison ourselves? Be smarter .. reduce plastics and recycle