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livello elementare.
ARGOMENTO: CULTURA DEL MARE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MOSTRA
parole chiave: Oceano, protezione, Arbiter
Dai mari dipendono ossigeno, biodiversità, nutrimento e bellezza. Eppure sono minacciati dalla mano dell’Uomo: impariamo a conoscerli per proteggerli meglio
È paradossale: conosciamo in proporzione più dello spazio che degli oceani. Del primo, che a quanto pare è infinito (concetto già di per sé inafferrabile dalla nostra mente), riusciamo a osservare una parte considerevole, seppur non nel dettaglio. I sette decimi del nostro pianeta invece, ovvero la frazione della superficie terrestre coperta da acqua, sono finiti ma rimangono in buona parte misteriosi. Specialmente le loro profondità. Purtroppo, quello che sappiamo bene e che rappresenta una realtà tangibile è che il loro stato di salute non è eccezionale a causa dell’intervento umano. Non tanto per colpa del cambiamento climatico di origine antropica, quanto dell’inquinamento.

«Water Older Than the Sun (Caspian)», 2025, installazione multimediale composta da cybertextile, video AI, riprese documentarie e reti da pesca, con colonna sonora originale di Reinhold Heil. L’opera, realizzata da Suad Gara e Almagul Menlibayeva, pone l’accento sulla grave situazione in cui versa il Mar Caspio, il più grande bacino chiuso al mondo, in via di scomparsa e deterioramento ambientale a causa dell’evaporazione, del caldo e dell’inquinamento. Vere reti da pesca, raccolte lungo la costa del Caspio, pendono e si ammassano nello spazio, portando con sé le tracce di un ecosistema a rischio e delle comunità di pescatori il cui lavoro, sapere e sopravvivenza restano profondamente intrecciati al mare – dall’articolo in riferimento
Sul primo non c’è la minima unanimità da parte del mondo cosiddetto scientifico, e i cicli ci sono sempre stati: dove oggi camminiamo c’era il fondale di un oceano tropicale; poi, ghiacciai ovunque, avanzati e ritirati a più riprese. L’Uomo interpreta il mondo con il paraocchi della sua limitatissima esistenza, ignorando che il globo terracqueo se la cava da miliardi di anni e probabilmente andrà avanti a mutare ancora per un bel pò. A noi sta adattarci alle sue sfide e gestirne le risorse, con un sovrappopolamento ormai fuori controllo. Intanto, la qualità di vita del pianeta è minacciata dal crescente inquinamento: un tema cui quasi solo l’Occidente, e in particolare l’Europa, è parzialmente sensibile. In ogni istante vengono sversate nei mari e nelle acque interne (che poi confluiscono nei mari) milioni di tonnellate di plastica, rifiuti chimici industriali (dal tessile alla cosmetica), batteriologici e di ogni altro genere.

«Whispering Forest», 2026, installazione di Elnara Nasirli: attraverso tecnologie di bio-sensing, l’attività elettrica sottile dell’ulivo viene catturata, convertita in dati Midi (Musical instrument digital interface) e mappata in note musicali: solo avvicinandosi e con un gesto di abbraccio i visitatori possono udire appieno il canto sussurrato dell’albero – da articolo in riferimento

«Thetis», 2026, medusa olografica 3D animata, realizzata da Andrea Crespi, che nel titolo evoca la mitologica ninfa marina greca e pone l’accento sulla digitalizzazione dell’umano – da articolo in riferimento
Tutto è collegato tramite il ciclo dell’acqua, che parte dai ghiacciai (anche loro assai inquinati) e arriva ai mari. Dalle vette agli abissi dunque: come in alto così in basso, citando il principio di corrispondenza di Ermete Trismegisto 1. Non a caso As Above, So Below è il titolo della mostra di arte contemporanea che One Ocean Foundation ha allestito con Zeitgeist19 a Venezia, nell’ex chiesa dei Santi Cosma e Damiano sull’isola della Giudecca collateralmente alla 61a Biennale, e che si è chiusa l’8 giugno, Giornata mondiale degli Oceani 2026.
Gli oceani, che producono quasi il 50% dell’ossigeno terrestre, nutrono miliardi di persone, ma a un costo ambientale che va urgentemente ridotto: come ha dichiarato lo scorso aprile all’evento Ocean Voices la biologa marina Ocean Ramsey, «almeno il 50% della plastica e dei rifiuti marini presenti negli oceani proviene dalle flotte di pesca industriale e il tipo di rifiuti marini che vengono persi o gettati in mare è il più dannoso. Pertanto, se si vuole avere un impatto significativo, è opportuno non consumare prodotti ittici catturati in questo modo e fare un ulteriore passo avanti per contribuire all’adozione di normative e sanzioni per le flotte pescherecce che perdono o gettano in mare attrezzi da pesca e altri rifiuti».
Importante dunque un’azione combinata tra le autorità e gli individui, i quali devono informarsi, studiare e imparare a nutrirsi nella maniera meno impattante possibile. In questo senso, appaiono fondamentali tanto le opere di sensibilizzazione culturale di enti come One Ocean Foundation, quanto iniziative giuridiche come il Trattato sull’Alto mare (tecnicamente Biodiversity Beyond National Jurisdiction) delle Nazioni Unite, in vigore dal 17 gennaio 2026.

Operazioni di riforestazione delle posidonie, piante fondamentali per l’ecosistema marino, organizzate nel Mediterraneo dalla fondazione One Ocean (1ocean.org) – da articolo citato
A oggi, è stato ratificato da 89 Paesi, tra cui non figura l’Italia, e mira a tutelare le acque internazionali lontane dalle coste creando aree marine protette, stabilendo obblighi chiari per garantire che le risorse oceaniche siano utilizzate in modo sostenibile e vigilando che l’impatto delle attività antropiche sia ridotto al minimo. Letteralmente una goccia nell’oceano, questa iniziativa: purtroppo sembra che l’ambiente non interessi molto alla politica. Ecco dunque l’importanza dell’opera di organizzazioni quali One Ocean, che lasciamo descrivere al suo presidente, il commodoro Riccardo Bonadeo: «Il nostro scopo in principio, sei anni fa, era creare consapevolezza sui principi della sostenibilità. Quindi, concretizzare progetti come per esempio la piantumazione della posidonia, che assorbe anidride e rilascia ossigeno. Infatti, ogni volta che getti e poi salpi l’ancora su un fondale di posidonie si strappano metri quadrati di questa importantissima pianta: si stanno piantando sempre più boe in posti specifici, nelle baie giuste, che facciano da attracco alle barche. Possiamo difendere solo ciò che conosciamo bene: ecco perché è importante fare comunicazione con il nostro comitato scientifico».
Alessandro Botrè
riferimento: articolo pubblicato originariamente su Arbiter nr. 272 settembre 2026
in anteprima, Venezia: «Seeing Echoes in the Mind of the Whale» (2024-2025), una delle otto opere, come le altre del servizio, di «As Above, So Below», mostra di arte contemporanea che One Ocean Foundation ha allestito con Zeitgeist19 nell’ex Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, alla Giudecca, durante la 61a Biennale, e che si è chiusa l’8 giugno scorso, Giornata mondiale degli Oceani. Si tratta di un’installazione video (17 min) con audio del collettivo Marshmallow Laser Feast: esplora il mondo sensoriale dei cetacei seguendo il viaggio di un tursiope, una megattera e un capodoglio, creature sempre più a rischio a causa di reti da pesca, traffico delle navi, plastica, rifiuti e inquinamento acustico. Un capodoglio, odontoceto presente in quasi tutto il globo da articolo in riferimento
1 Ermete Trismegisto (letteralmente “Ermete il tre volte eccelso”) è un personaggio leggendario di età pre-classica, venerato come maestro di sapienza e tradizionalmente ritenuto l’autore del Corpus Hermeticum. A lui è attribuita la fondazione della corrente filosofica nota come ermetismo, che ebbe poi una grande influenza anche durante il Medioevo, in quanto gli alchimisti trovarono in quelle opere una valida guida.
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