La Sardegna nuragica: relazioni e traffici con le altre aree del Mediterraneo – Parte VI di Pierluigi Montalbano

tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA
PERIODO: II MILLENNIO a.C.
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Sardegna nuragica
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I rapporti commerciali fra la Sardegna nuragica e l’area egea furono resi noti per la prima volta quando nel 1903, nel corso degli scavi di Haghia Triada a Creta, si trovarono dei lingotti di rame con quattro sporgenze negli angoli, destinate a facilitare la presa, che davano l’aspetto di una pelle di animale. Alcuni lingotti simili erano stati scoperti in Sardegna nel 1857 nei pressi di Nuragus. Inoltre, da diversi reperti affiorati nell’Italia del Sud è risultato che popolazioni elladiche già nel XVI a.C., ossia prima della espansione micenea verso Oriente, mantenevano rapporti commerciali con l’area del Mediterraneo occidentale. Nel periodo del massimo splendore dei palazzi micenei, fra il XVI e il XIII a.C., questi contatti divennero sempre più intensi e dalla Sicilia e dalle isole Eolie si estesero fino in Sardegna. L’isola dei nuraghi costituiva l’estremo avamposto occidentale della rete di commercio marittimo miceneo, ma i particolari sono ancora oggi in parte oscuri.

pugnali nuragici – Fonte Quotidiano Honebu di Storia e Archeologia: Archeologia della Sardegna. Le spade Sant’Iroxi, l’alba della Civiltà Nuragica. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Perché mercanti micenei e siriaci facevano rotta verso le coste sarde affrontando quel lungo e pericoloso viaggio? Rame in pezzi e circa sei tonnellate di rame in lingotti a pelle di bue, ritrovati sulla nave di Ulu Burun, dimostrano che una delle molle del commercio con i lontani paesi dell’Occidente era la necessità di metalli. D’altra parte è impensabile che i lingotti di rame viaggiassero verso la Sardegna data la presenza di miniere locali. Parrebbe quindi che l’isola nell’età del Bronzo abbia svolto per il Mediterraneo occidentale un ruolo di battistrada analogo a quello di Cipro, l’isola del rame, per l’Oriente. Col fiorire della cultura nuragica, intorno alla metà del II millennio a.C. si ebbe un vero e proprio boom della metallurgia del rame e del bronzo: non vi era villaggio in cui un bronzista non fabbricasse asce bipenni e pugnali, per lo più in stampi mono-valve o bivalve di steatite, che ancora oggi si estrae nella Barbagia di Ollolai.

Compaiono i primi pani di metallo che nell’area mediterranea costituiscono una delle forme di lingotto più antiche, e che rimasero in uso per tutta l’età del Bronzo, servendo anche come mezzo di pagamento. Il rame non abbonda nell’area egea, lo troviamo solo a Cipro, e lo stagno, indispensabile per produrre la lega che costituisce il bronzo, era quasi inesistente e doveva essere importato da lontane regioni orientali attraverso il porto siriaco di Ugarit. La Sardegna, invece, possiede nel massiccio del Monte Linas alcuni giacimenti di un minerale di stagno, la cassiterite, anche se la quantità non era certo sufficiente a soddisfare la richiesta. D’altro canto è ricca di steatite, ferro, rame, argento e soprattutto di piombo, che nei giacimenti di galena dell’Iglesiente raggiunge concentrazioni dell’85%. Nella Sardegna nuragica il piombo era impiegato in quantità insolitamente alte per l’era preistorica, ad esempio, per riparare recipienti ceramici, collocare bronzi votivi o fissare i conci di strutture architettoniche. Nei pressi del tempio a pozzo di Sardara erano nascosti i 15 lingotti di piombo, del peso complessivo di 200 Kg, alcuni dei quali portavano impresso il marchio del peso, basato su unità di misura in uso a Cipro e nel Levante. I reperti archeologici suggeriscono che fra le due isole dei metalli, la Cipro micenea e la Sardegna nuragica, esistevano rapporti commerciali. Gli oggetti di bronzo importati sono molteplici: bipenni, zappe, pale, specchi, eleganti tripodi, vasi di piombo dalle pareti sottili o calderoni con manici a spirale e fiori di loto stilizzati sulle impugnature, e infine tutti gli attrezzi del fabbro: martelli, molle da fonditore, palette per le braci… Si potrebbe ipotizzare, dunque, che i nuragici condividessero le finezze della fusione del bronzo a cera persa con la Cipro tardo-micenea, scambiando rame e altri prodotti. Certi pugnali del XV a.C. provenienti da Ottana, purtroppo non analizzati scientificamente, potrebbero illustrare il ruolo di intermediario che la Sardegna ebbe nel commercio dello stagno. Alcuni di questi pugnali sono simili ai modelli ciprioti, altri sono fabbricati sullo stile dei pugnali del Wessex, nell’Inghilterra del sud, dove terminava una delle “vie dello stagno”.

Oggi l’archeologia sarda stabilisce un quadro delle datazioni che mostra contatti fra la Sardegna e il mondo miceneo a partire almeno dal XIV a.C., e un’intensificazione alla fine del XIII a.C., un periodo di grandi rivolgimenti come l’invasione nel Vicino Oriente dei popoli del mare e la guerra di Troia. In Grecia con il crollo dei palazzi micenei verso la fine del XII a.C. ha inizio il medioevo ellenico, un periodo “buio”. La Sardegna invece, grazie alle sue ricchezze minerarie, continuò a mantenere contatti diretti con la Cipro post-micenea, che nel XIICXI secolo a.C. ebbe addirittura un periodo di splendore. Più tardi l’isola divenne un attivo centro di diffusione delle tecniche apprese, che trasmise soprattutto all’Italia centrale. La metallurgia sarda appare più antica di quella etrusca. In Grecia furono per primi gli Eubei che riemersero sulla scena del mondo civilizzato dopo il medioevo ellenico.

All’inizio dell’VIII a.C., seguendo le antiche rotte marittime, gli Eubei comparvero in Occidente fondando la prima colonia commerciale a Ischia. Forse volevano proseguire verso la Sardegna, per Ugas sulle orme di Iolao e dei Tespiesi, ma sull’isola i nuragici erano troppo forti e, soprattutto, i Greci erano stati preceduti dai Fenici, che s’integrarono con i locali dando vita a una catena di mercati costieri.
Fine Parte VI 
Pierluigi Montalbano
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estratto dal saggio Sardegna: Le navicelle bronzee nuragiche
Capitolo I  Caratteristiche culturali e la metallurgia pre-protostorica in Sardegna
non tutte le immagini sono tratte dal saggio 

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Note
18 Ugas 2006, p. 35
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PARTE I PARTE II PARTE III

PARTE IV PARTE V PARTE VI
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