La dispersione delle plastiche negli oceani. Il ruolo dell’illegalità, impatti ambientali e strategie di contrasto di Francesco Caldari

Francesco Caldari

6 Ottobre 2026
tempo di lettura: 7 minuti

.

livello elementare

.

ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: PLASTICHE
parole chiave: inquinamento da plastiche, criminalità organizzata

Il problema globale della plastica in mare
La dispersione delle plastiche negli oceani è una delle emergenze ambientali più gravi del nostro tempo, con 8–12 milioni di tonnellate di plastica che finiscono nei mari ogni anno. Questo fenomeno è strettamente legato anche ai flussi illegali di rifiuti plastici, che sfuggono ai controlli e finiscono in discariche aperte, fiumi o direttamente in mare. I meccanismi illegali giocano un ruolo chiave in questo processo, permettendo a paesi e aziende di eludere le normative e scaricare i costi ambientali su regioni con infrastrutture inadeguate, come il Sud-Est Asiatico.

Detriti marini ricoprono una spiaggia sull’isola di Laysan, nella Riserva Nazionale della Fauna Selvatica delle Isole Hawaii, dove sono stati spiaggiati a riva. (Susan White/U.S. Fish and Wildlife Service | U.S. Fish & Wildlife Service) – Autore Sede del Servizio Pesca e Fauna Selvatica degli Stati Uniti  Wikipedia commons Spiaggia disseminata di detriti di plastica (8080500982).jpg – Wikimedia Commons

È utile in apertura fornire alcuni dati chiave sull’illegalità, che ci aiutano a meglio comprendere il problema: sono 1.047 casi illegali di traffico di plastica segnalati alla Convenzione di Basilea (di cui diremo a breve) tra il 2016 e il 2024, di cui 90% originati dall’Europa; il 50% delle esportazioni illegali di plastica dall’Europa sono dirette in Asia, con l’ASEAN (Indonesia, Malaysia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Vietnam, Laos, Myanmar, Cambogia e Timor-Leste) come principale destinazione; sono state sequestrate 17.734 tonnellate di plastica  nell’Operazione Custos Viridis (2025), coordinata da Europol con la collaborazione di 71 paesi; inoltre altri 140 i sequestri di plastica illegale tra il 2021 e il 2024 nell’ambito dell’Operazione Demeter della World Customs Organization/Organizzazione Mondiale delle Dogane (WCO/OMD).

Il ruolo dell’illegalità nel traffico di plastica
I trafficanti di plastica utilizzano strategie sofisticate per eludere i controlli e nascondere la vera natura dei carichi. I rifiuti plastici sono dichiarati come “materiale riciclabile” o “fine vita” (end-of-waste) per aggirare le restrizioni, mentre si abusa delle classificazioni “green-listed” dell’UE (Unione Europea), che permettono esportazioni senza il Prior Informed Consent (PIC), meccanismo che obbliga gli esportatori a ottenere il consenso esplicito del paese importatore prima di spedire sostanze inquinanti. Inoltre si utilizzano paesi di transito per nascondere l’origine/destinazione (triangolazione), e ci si avvale di documentazione falsificata, come accaduto nel febbraio scorso, allorquando l’Agenzia malese per il controllo e la protezione delle frontiere (MCBA) ha ispezionato 116 container al porto di Klang e ha scoperto che 43 di essi contenevano rifiuti illegali ed anche rifiuti elettronici, per un peso complessivo di circa 911.000 kg. Ciò che preoccupa è il fatto che il traffico di plastica è sempre più collegato a reti criminali organizzate, che vedono in questo business un’opportunità per massimizzare i profitti con rischi minimi. L’Operazione Custos Viridis (2025), cui abbiamo accennato, ha smantellato reti criminali che gestivano traffici di plastica su scala globale, con 17.734 tonnellate sequestrate. Le indagini hanno rivelato vari modi operandi, tra cui il traffico illecito di rifiuti all’interno dell’UE, l’abuso di lacune legali, la frode documentale e il mancato rispetto dei codici sui rifiuti. L’operazione ha inoltre portato alla luce un aumento del commercio illecito di FGas (Gas Fluorurati) provenienti dall’Asia ed entrati nell’UE attraverso i suoi confini occidentali o attraverso il Nord Africa. Inoltre, sono stati identificati vari flussi di rifiuti e modi operandi geograficamente predominanti. In particolare, sia nell’UE, con il commercio illegale di FGas dall’Asia – che entra attraverso l’Europa occidentale o attraverso il Nord Africa, abusando delle procedure di transito – sia dall’UE con esportazione illegale di rifiuti EoLV (end of life vehicles – Veicoli in fine vita), tessili e RAEE verso Asia, Africa e Sud America a scopo di lucro.

L’operazione Custos Viridis ha evidenziato la natura globale e flessibile delle reti di criminalità ambientale, che mostrano scarso se non nullo rispetto per l’ambiente e la società, entrambe significativamente colpiti da questi crimini. Insomma, si tratta di un sistema criminale globale basato sul traffico transfrontaliero di rifiuti, con i Nuclei Operativi Ecologici (NOE) dei Carabinieri al centro del contrasto operativo. I NOE hanno bloccato centinaia di tonnellate di rifiuti illegali, intervenendo spesso preventivamente sui piazzali aziendali e sulle banchine portuali e intercettando carichi destinati all’estero.

Sul fronte del traffico marittimo della plastica, l’attività investigativa ha rivelato una rete fraudolenta che utilizza codici merceologici leciti per spedire scarti plastici contaminati verso il Sud-Est Asiatico. Nel 2021, le forze dell’ordine hanno impedito il contrabbando di oltre 800 tonnellate di rifiuti plastici verso la Malesia; nello specifico, a Genova sono state sequestrate 71 tonnellate di ritagli plastici contaminati, mentre a Napoli sono stati bloccati 350 tonnellate di rifiuti plastici stipati in 12 container diretti sempre in Malesia tramite una società intermediaria.

Dispersione in mare: come e perché
Il traffico illegale di plastica contribuisce alla dispersione in mare attraverso discariche aperte nei paesi con mancanza di infrastrutture (ad esempio, in Malaysia – ove si stima che il 30% dei rifiuti plastici importati finisce in discariche non controllate – ed Indonesia), ove i rifiuti plastici vengono spesso abbandonati in discariche a cielo aperto nei pressi delle coste. L’ incenerimento non controllato (plastica bruciata all’aperto) rilascia microplastiche e tossine che finiscono in mare tramite fiumi e piogge. Si pensi che i dieci fiumi più inquinati al mondo (8 in Asia) trasportano il 90% della plastica negli oceani. Il fiume Mekong in Vietnam è una delle principali vie di trasporto di plastica verso il Mar Cinese Meridionale. Alcune aziende scaricano direttamente i rifiuti in mare per evitare i costi di smaltimento. Nel 2023, 1.000 tonnellate di plastica sono state trovate galleggianti al largo delle coste del Vietnam. A tutto questo si aggiungono le microplastiche, in maniera calzante definite “la minaccia invisibile”. Si tratta di frammenti minori di 5 mm, derivanti dalla degradazione di plastica più grande o da prodotti cosmetici. I dati a disposizione ci dicono che 5 trilioni di pezzi di plastica galleggiano negli oceani ed un milione di tonnellate/anno di microplastiche finiscono in mare. Le fonti principali sono ricercabili nella attività di pesca (le reti e gli attrezzi abbandonati, i “ghost gear” , di cui pure abbiamo parlato qui su Ocean4Future NETTAG+: l’Europa contro le reti fantasma che avvelenano i nostri mari • OCEAN4FUTURE autore, rappresentano il 10% dei rifiuti marini), ma anche dal lavaggio di abiti sintetici (rilascio di 700.000 micro e nano fibre per ogni lavaggio) e dai rifiuti costieri per degradazione di bottiglie, sacchetti, ecc.. Tutti argomenti che potete trovare seguendo questo link Plastiche  OCEAN4FUTURE

photo credit Naja Bertolt Jensen – Fonte Unsplash

Gli impatti sulla salute umana di tali micro e nano plastiche sono facilmente comprensibili: da quelle nel cibo quale sale marino, pesce, molluschi, mentre i correlati rischi ci parlano di cancro, disturbi endocrini, danni al sistema immunitario. Del pari sono impressionanti gli impatti economici: dai costi per il turismo (le isole del Sud-Est Asiatico spendono miliardi di dollari/anno per pulire le spiagge) alla perdita di reddito (il 10% dei turisti evita destinazioni inquinate). Inoltre, le reti di plastica intasano i motori delle barche dei pescatori (costo stimato: un miliardo di dollari statunitensi/anno per la pesca globale) e la plastica danneggia gli habitat dei pesci. Non ultimo le nano plastiche ingerite dai pesci entrano nella nostra catena alimentare e ci avvelenano.

Strategie di contrasto al traffico illegale
Esistono normative internazionali e regionali sulla materia di cui ci stiamo occupando. La Convenzione di Basilea è un trattato internazionale che è stato emanato per ridurre i movimenti dei rifiuti pericolosi fra le nazioni, in particolare dai paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo. Con gli emendamenti sulla plastica del 2021 gli Stati membri hanno adottato degli misure che hanno reso il commercio globale dei rifiuti di plastica più trasparente, tramite un sistema di regole più stringenti. Nondimeno, i dati segnalano 1.143 casi illegali tra il 2016 ed il 2024, il 90% dei quali dall’Europa. Anche per questo il Regolamento dell’Unione Europea 2024/1157 ha sancito che tutte le esportazioni di plastica dall’UE (inclusa quella non pericolosa) richiedono notifica e consenso preventivo e dal 21 novembre prossimo il divieto totale delle esportazioni di plastica verso paesi non-OCSE, sì da garantire che i rifiuti plastici europei vengano gestiti in modo sostenibile e per responsabilizzare l’UE sulla propria produzione di scarti. A loro volta, i paesi ASEAN richiedono standard qualitativi stringenti per la plastica importata.


Quali tecnologie per le operazioni di contrasto?
Non mancano certo tecnologie adottabili per le operazioni delle Agenzie di Law Enforcement impegnate nel contrasto al commercio illegale, dalla Piattaforma digitale DIWASS (UE), un sistema di tracciamento digitale per monitorare i flussi di rifiuti (dal 21 maggio scorso, tutte le comunicazioni relative alle spedizioni transfrontaliere di rifiuti dovranno avvenire esclusivamente in formato digitale tramite DIWASS)  al Global Plastic Watch, che prevede l’utilizzo di droni e AI per identificare discariche illegali. Sono state messe in campo (anzi, in mare) pure tecnologie di pulizia, quali The Ocean Cleanup, barriere galleggianti per raccogliere plastica nel Great Pacific Garbage Patch (100.000 kg/anno). Mentre la cooperazione internazionale si basa sul sempre fondamentale scambio di informazioni: anche qui l’UE fornisce l’esempio grazie alla Rete europea per il monitoraggio delle esportazioni di rifiuti (IMPEL SWEP), che ha contato 5.688 ispezioni tra il 2021 e il 2026, verificando 213 violazioni legate a rifiuti diretti versi paesi ASEAN.

la plastica sta diventando una presenza costante su tutte le spiagge – photo credit @ andrea mucedola

Conclusioni
Il traffico illegale di plastica è uno dei principali motori della dispersione delle plastiche negli oceani. Nonostante le normative internazionali e le operazioni di contrasto, il fenomeno persiste in virtù di lacune normative nei paesi di origine e destinazione, corruzione e mancanza di controlli efficaci e – non ultimo – il coinvolgimento della criminalità organizzata, che vede in questo business un’opportunità a basso rischio e alto profitto. Gli impatti ambientali (microplastiche, danni agli ecosistemi marini) e economici (costi per turismo e pesca) sono irreversibili in mancanza di azioni immediate e coordinate. Ciò comporta misure che vanno prese a tutti i livelli, da quelli governativo, aziendale (adottare imballaggi sostenibili e partecipare a programmi di riciclo certificati, evitare collaborazioni con intermediari dubbi nel commercio di rifiuti), ma anche – non dimentichiamolo – individuale, come ridurre l’uso di plastica monouso e sostenere le sempre più adottate iniziative di pulizia delle spiagge e dei fiumi.
Francesco Caldari

 

Per saperne di più:
https://environment.ec.europa.eu/topics/waste-and-recycling/waste-shipments_en;
https://globalplasticwatch.org/; https://theoceancleanup.com/
Si è cercato plastiche • OCEAN4FUTURE

PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE

.
Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

(Visited 87 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Share
Traduci l'articolo nella tua lingua
errore: Content is protected !! ATTENZIONE Il contenuto è protetto - Per eventuali autorizzazioni contattare la redazione all'indirizzo infoocean4future@gmail.com