Cooperazione internazionale in alto mare: contrasto ai traffici illeciti e minacce hi-tech di Francesco Caldari

Francesco Caldari

19 Agosto 2026
tempo di lettura: 7 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: SICUREZZA MARITTIMA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: NARCOTRAFFICO
parole chiave: illeciti in mare

Immaginate un’autostrada lunga 70.000 km, senza caselli, senza polizia e dove l’80% del traffico mondiale passa ogni giorno. Questa autostrada è il mare, motore dell’economia globale ma anche terreno di gioco preferito da trafficanti, terroristi e cybercriminali.

Migliaia di navi solcano le acque ogni ora, spesso con equipaggi di dieci nazionalità diverse, bandiere di Paesi “comodi” (le cosiddette flag of convenience) e carichi di proprietà di aziende sparse in tutto il mondo. Il 64% degli oceani (alto mare) è al di fuori della giurisdizione nazionale, creando vuoti normativi sfruttati da criminali e terroristi che possono agire quasi indisturbati. Un faro spento per le forze dell’ordine.

L’importanza della sicurezza marittima
Le rotte marittime sono fondamentali per l’economia globale ma sono sfruttate da organizzazioni criminali anche per tutti i traffici illeciti (droga, armi, migrazione irregolare). La cooperazione internazionale tra le forze di polizia (Europol e Interpol) e le forze di polizia nazionali risponde a queste sfide con operazioni congiunte, tecnologie all’avanguardia ed un mutuo sostegno Una cooperazione di successo, spesso poco pubblicizzata per ovvi motivi di sicurezza, che potremmo definire senza precedenti e che sta colpendo duro i trafficanti di droga e di armi. (per maggiori informazione vedi Guerra al narcotraffico in mare • OCEAN4FUTURE autore)

Innanzitutto voglio accennarvi della recente operazione (aprile 2026) effettuata dall’Europol e le polizie di diversi Paesi per contrastare il “Cocaine Highway” . In particolare, nel contesto di questa operazione coordinata da Europol e guidata dalla Guardia Civil spagnola, con la partecipazione della Guardia di Finanza italiana, delle forze di polizia di Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti (DEA), sono state sottoposte a sequestro ben undici tonnellate di cocaina e 8,5 tonnellate di hashish. Inoltre, sono stati effettuati 54 arresti e intercettate otto navi lungo il corridoio atlantico tra Isole Canarie (Spagna) e Azzorre (Portogallo), una rotta nota come “Cocaine Highway” per l’alto volume di traffico di narcotici provenienti principalmente dall’America Centrale. Il modus operandi dei trafficanti si basava su trasferimenti in mare aperto, per evitare porti e rilevamenti tradizionali, utilizzando navi madre (container, bulk carrier) che raccoglievano cocaina dall’America Latina che veniva poi trasferita per la consegna finale in Europa attraverso imbarcazioni veloci (gommoni, motoscafi). Ciò consentiva la frammentazione del rischio, poiché ogni fase del traffico coinvolgeva navi e equipaggi diversi, rendendo difficile l’identificazione dei capi. In questo contesto l’Europol, l’Agenzia dell’Unione Europea il cui scopo principale è supportare gli Stati membri dell’UE nella lotta contro la criminalità internazionale ed il terrorismo, ha svolto il coordinamento operativo e l’analisi intelligence, sostenendo le attività in tempo reale e condividendo i dati tra i paesi per identificare e smantellare le reti criminali. Jean-Philippe Lecouffe, che ne è il Vicedirettore Esecutivo per le Operazioni, ha dichiarato: “il nostro lavoro dimostra che, quando le forze di polizia agiscono insieme, anche l’Atlantico non è abbastanza grande per nascondere la criminalità organizzata“. Come lezione acquisita, l’operazione congiunta ha confermato il cambio di strategia dei cartelli del narcotraffico che prevede lo spostamento delle rotte dalla terraferma (porti), privilegiando sempre più il mare aperto, dove la sorveglianza è più complessa.

Minacce hi-tech: quando il mare diventa un campo di battaglia digitale
Purtroppo non sono solo droga e armi a minacciare la sicurezza marittima; con l’avanzare della tecnologia, ormai disponibile in tempo reale sul mercato anche i criminali si aggiornano. Secondo INTERPOL sono state evidenziati tre tipi di minacce, sempre più insidiose:
– l’uso malevolo dell’Intelligenza Artificiale (AI), divenuta ormai mezzo di inganno da parte dei trafficanti, che la usano, ad esempio, per falsificare la posizione di una nave (impiegando tecniche di spoofing GPS) o per creare falsi manifesti di carico o certificati di registrazione perfettamente plausibili per le Dogane;

Il Distaccamento delle Forze dell’Ordine 106 cattura un submersible carico di cocaina nell’Oceano Pacifico orientale nel 2009 – Fonte Guardia Costiera USA

– l’impiego di navi senza equipaggio, Unmanned Surface Vessels, USV, spesso definiti “droni” marini, per il traffico di droga, controllati da remoto o completamente autonomi, come alcuni già usati nei teatri di guerra. Queste imbarcazioni cariche di cocaina possono trasportare grandi quantità di droga verso le navi madri, teoricamente anche senza equipaggio – di fatto riducendo il rischio del loro arresto, ma anche, nella logica della strategia del terrore, effettuare attacchi terroristici (navi esplosive dirette contro porti o navi militari). Non dimentichiamoci che il rapporto tra gruppi terroristici (ad esempio Hamas in Venezuela) e le organizzazioni dedite al narcotraffico è stato accertato dalle Nazioni Unite. In Colombia, i cartelli usano da decenni semi-sommergibili (navi quasi invisibili ai radar) per trasportare droga, e tutto lascia credere che il prossimo passo potrebbe essere la realizzazione di versioni autonome che potrebbero essere impiegate su tragitti minori come lungo le rotte costiere mediterranee. (per l’evoluzione dei mezzi impiegati dai narcotrafficanti vedi I mezzi subacquei dei narcotrafficanti internazionali: una lotta senza fine • OCEAN4FUTURE autore).

il rate di rischio nell’ambiente marittimo è in forte ascesa .. e questo è solo ciò che conosciamo … molti attacchi potrebbero non essere stati resi pubblici – (2014). Cybercrime – Fonte INTERPOL

– non ultimi i cyber attacks che possono paralizzare i porti commerciali, soprattutto quelli con tecnologie obsolete (es. in Africa o Sud America) o i sistemi di navigazione (AIS) delle navi che, se hackerati, possono essere indotti a modificare la loro rotta o disabilitare i comandi di governo in momenti critici. (vedi Sicurezza marittima: la minaccia cyber nel III millennio • OCEAN4FUTURE autore)

Un aumento della minaccia cyber in ambito marittimo che ha colpito, nel 2021, anche il porto di Rotterdam (Olanda), uno dei sorgitori commerciali più trafficati al mondo, con un attacco ransomware, Evento ripetutosi, nel 2023, a Lisbona (Portogallo) che fu bloccato le operazioni per giorni. Il rischio futuro potrebbe essere di dirottare una nave hackerata impiegandola come arma per collidere contro altre navi o installazioni portuali. Sebbene queste minacce marittime siano in crescente aumento, le forze dell’ordine sono in gradi di contrastarle impiegando gli stessi sistemi per ottenere analisi di intelligence predittiva che analizzano comportamenti sospetti come rotte illogiche e cambi di bandiera (una procedura frequente adottata da molti Paesi per evadere i controlli). Questi sistemi di analisi consentono alle forze di polizia di ridurre il numero delle navi da controllare, risparmiando tempo e risorse.

Il ruolo strategico dell’Italia nella lotta contro il narcotraffico
L’Italia non è solo un punto di arrivo per la cocaina – il nostro Paese è purtroppo tra i primi consumatori europei – ma anche un attore fondamentale nella lotta al narcotraffico via mare. La Guardia di Finanza svolge il ruolo di “cacciatori di trafficanti” del Mediterraneo grazie al Reparto Operativo Aeronavale (ROAN,) con 15 nuclei allocati sul territorio nazionale; una flotta di motovedette, aerei e droni che pattuglia 24/7 le acque nazionali e internazionali. Nel 2023, la Guardia di Finanza ha sequestrato oltre sei tonnellate di cocaina in operazioni in mare, spesso in collaborazione con Europol, avvalendosi di tecnologie sempre più avanzate che includono droni marittimi per monitorare aree remote senza rischiare vite umane. I dati raccolti vengono confrontati con quelli dell’Europol per ottimizzare la ricer ca operativa e le missioni di intercettamento.

L’Italia è un ponte naturale tra Europa, Africa e Balcani, potendo avvalersi di porti strategici quali Genova, Napoli, Gioia Tauro (il primo porto del Mediterraneo per traffico dei container). Il Mediterraneo centrale è una delle principali vie per la cocaina dall’America Latina all’Europa, dopo il passaggio in Africa occidentale. La Guardia di Finanza opera con Paesi come Libia, Tunisia e Marocco per bloccare i carichi di narcotici prima che arrivino in Europa.
Tra le numerose attività portate a termine ricordo l’Operazione “Pollino” (2021-2023), che ha smantellato una rete criminale che importava cocaina dalla Colombia all’Italia utilizzando dei semi-sommergibili (quasi invisibili ai radar) ed il sequestro record di 1,5 tonnellate di cocaina (2024) nascoste in un carico di banane in un porto calabrese, grazie ad una segnalazione dell’Europol. La rete mafiosa ‘ndranghetista, che ha ramificazioni principalmente nel Sud Italia, è nota per operare avviando attività commerciali legittime in altri Paesi come copertura per contrabbandare droga, riciclare profitti illeciti e rivendicare nuovi territori come aree sotto il proprio controllo.  Già dal 2016 Paesi Bassi, Italia e Germania hanno dato vita ad una squadra investigativa comune (SIC), che consente alla magistratura e alla polizia di diversi Paesi di lavorare direttamente insieme  e di scambiare sistematicamente informazioni operative. Passo dopo passo, le autorità giudiziarie e le forze di polizia coinvolte nell’Operazione Pollino hanno lavorato a stretto contatto, mettendo in comune le loro conoscenze e la loro creatività per stabilire una strategia comune e scoprire l’effettiva portata e complessità dell’attività criminale della ‘Ndrangheta.

In sintesi, sebbene il mare non sia di nessuno, è un dato di fatto che la sicurezza sia di tutti. In particolare, la sicurezza marittima non è solo una questione di navi e porti ma di intelligence, innovazione e fiducia tra tutti i Paesi; la minaccia transnazionale sta aumentando e sempre nuove vie di penetrazione della criminalità si spingono verso il nostro continente. Il mare è una superficie enorme e complessa da controllare per cui solo lavorando insieme potremo mantenerlo un luogo sicuro per tutti.
Francesco Caldari
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in anteprima un submersible in fibra di vetro costruito e utilizzato dai trafficanti di droga colombiani. Poiché gran parte della sua struttura è in fibra di vetro e si muove principalmente sotto la superficie dell’acqua, è praticamente impossibile da rilevare tramite sonar o radar. Inoltre questi sommergibili hanno anche uno schermo di protezione superiore in piombo per minimizzare la loro firma termica e disturbare i sensori a infrarossi. La sfida è quindi individuarli visivamente dall’alto, anche se sono anche dipinti di blu o verde e producono poca scia. Fonte Guardia Costiera degli Stati Uniti e Marina degli Stati Uniti Narco sub2.jpg – Wikimedia Commons

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