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Teuta, regina guerriera del mare

Reading Time: 8 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: II a. C. SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: pirateria
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Pirateria, un male antico
Nella storia, la pirateria fu una attività costante in determinate parti del mondo. Si potrebbe dire che in periodi antichi fu così comune che spesso veniva accettata come una “professione” nel grande lago del Mediterraneo. Probabilmente i primi episodi di pirateria incominciarono nell’età del bronzo con l’apertura delle vie di mare per i primi commerci. Il contrasto a questo fenomeno fu sempre complicato dalla mancanza di un comune disegno. Opporsi ad una minaccia così complessa, che non aveva una struttura ben definita e poteva essere intrapresa da tutti, necessitava una struttura militare organizzata non facile da gestire. Inoltre, non era raro che i commercianti, in periodi di magra, decidessero di intraprendere questa facile attività. La pirateria incominciò a calare solo quando importanti città stato, come Atene e Rodi, si dotarono delle prime marine da guerra per pattugliare i percorsi commerciali. Anche Alessandro Magno fu costretto a contrastare i pirati lungo le coste della Turchia meridionale ed il Mediterraneo orientale. Purtroppo, come la storia ci insegna, a seguito della perdita del controllo delle rotte seguì sempre il riemergere di questi fenomeni e i Romani, potenza marittima dovettero più volte ricorrere alla forza per soffocare i pirati.

Un mare tempestoso
L’Adriatico è notoriamente un mare infido e tempestoso, dove le onde montano rapidamente sostenute dai forti venti da Nord. In quelle acque si combatterono nei secoli battaglie sanguinose tra i popoli delle sponde orientali e quelle della penisola italica ed i pirati proliferarono. 

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Tra i tanti personaggi che vi si affacciarono oggi parliamo di Teuta, una regina guerriera dell’Illiria che fece del dominio del mare fonte di ricchezza e prosperità. Sotto di lei la flotta degli Illiri esercitò la pirateria in tutto l’Adriatico mettendo a terra e fuoco navi e villaggi. In realtà, definire Teuta una semplice pirata è alquanto riduttivo; come vedremo, fu un’abile regina che seppe impiegare per i propri fini politici i tanti pirati, che si nascondevano tra le tante insenature nascoste negli arcipelaghi dell’Illiria.

Ma chi erano gli Illiri?
Gli Illiri erano una popolazione residente a sud dei Balcani, che comprendeva molte tribù tra cui Istri, Iapodi, Liburni, Dalmati, parte dei Traci e dei Pannoni. Essi esercitavano  da sempre la pirateria in maniera “legale” attraverso il beneplacito dei loro governanti. Ovviamente non si limitavano a saccheggiare le navi in transito ma si spingevano ad attaccare i villaggi costieri lungo le coste dell’Adriatico. I loro regnanti accettavano questa forma di vita ricevendone in cambio tesori e fedeltà. Non dobbiamo scandalizzarci perché questo metodo fu adottato nella storia seguente da molti regnanti. E’ il caso di dire che pecunia non olet. Doveva essere una professione molto redditizia  in quanto il regno illirico, notoriamente molto povero a causa della scarsità di risorse, crebbe notevolmente nel terzo secolo a.C., occupando tutta la costa adriatica orientale, dalla odierna Croazia all’Albania. Non è una giustificazione ma va visto nella realtà di quei tempi lontani, quando la predoneria era legata alla legge del più forte.

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La loro regina, Teuta, era una giovane donna dal carattere decisamente molto forte ed era succeduta al marito Agrone dopo la sua prematura morte avvenuta per un malore durante un banchetto. Invece di abbandonarsi al lutto, sfruttò le sue doti personali per mantenere unito il regno del consorte. La regina viene ricordata come una donna affascinante, intelligente, diplomatica, vigorosa e, soprattutto, decisa a continuare la politica espansionistica del marito Agrone.

teuta piratessa

Alla sua morte, Teuta armò in breve tempo una flotta agguerritissima e le sue navi (lemboi) incominciarono a non dare tregua alle colonie greche dell’Adriatico. I lemboi erano descritte come navi di piccola e media grandezza tipiche di quei mari, usate come navi da guerra leggere, che si prestavano particolarmente per la pirateria. Si pensa che avessero un equipaggio di cinquanta marinai, disposti su un ponte chiuso (navis aperta), senza  rostro ma con una prora sottile. la propulsione era assicurata con i remi posti su uno o due ordini. Sebbene la loro invenzione risaliva ai Cirenei, furono perfezionate e divennero poi lo standard dei pirati illirici.

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Lemboi illirico

La regina Teuta non si limitò a gestire la pirateria ma si comportò in maniera coerente con il suo ruolo di regina guerriera. La fonte storica maggiore è Polibio che nelle Storie racconta la sua tragica vita. Dopo la morte del marito, rendendosi conto della difficile situazione economica del suo popolo, la regina: « raccolti una flotta e un esercito non inferiori ai precedenti, li inviò in spedizione, dopo aver indicato ai capi che tutta la costa era territorio nemico». Una politica aggressiva che le avrebbe assicurato non solo il controllo di tuta la regione ma anche dei traffici marittimi che vi si svolgevano.

cartagineNel contempo, nella prima Guerra Punico-Romana (264 a.C. – 241 a.C.), i Romani avevano da poco conquistato Cartagine, annichilendo per il momento il loro potere marittimo nella regione meridionale, ed erano interessati ad espandersi nel Tirreno e nel Mar Mediterraneo occidentale. Il rafforzamento militare illirico, con sempre più alleanze strategiche, le scorrerie per terra e per mare per autofinanziarsi ed il blocco dei commerci nel basso Adriatico era volto al controllo delle coste greche dell’Epiro e della Macedonia e dei relativi commerci con l’Italia. Per cui la minaccia disturbatrice di questo popolo guerriero non poteva essere trascurata. 

Polibio racconta che Roma, per raggiungere un accordo, inviò due ambasciatori, Gaio e Lucio Coruncanio, nella speranza di trovare una soluzione pacifica con la regina.  Sempre secondo Polibio, Teuta ricevette gli ambasciatori romani con un fare “arrogante e superbo”. Alle richieste degli ambasciatori rispose che per quanto riguardava il suo Stato si sarebbe stati attenti a che gli interessi di Roma non subissero danni, ma i privati cittadini Illiri non potevano essere fermati nelle loro operazioni in mare (in pratica legittimando le loro attività). Il più giovane degli ambasciatori romani rispose a sua volta:« cercheremo, con l’aiuto divino, di costringerti con forza e rapidamente a correggere le consuetudini dei re verso gli Illiri ».

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Questa risposta non piacque alla altezzosa regina, che in risposta fece uccidere il giovane ambasciatore al momento dell’imbarco. Naturalmente quando la notizia giunse a Roma, il Senato Romano decise di scatenare la guerra nella successiva primavera (229 a.C.), prendendosi così il tempo per arruolare le legioni ed organizzare la flotta.

In quel periodo i Romani erano in possesso di una flotta potente e ben addestrata, veterana delle battaglie contro i Cartaginesi e non temevano uno scontro contro quella regina di pirati. Questa decisione non passò ignorata (le spie esistevano anche all’epoca) e Teuta inviò la flotta e il suo esercito a saccheggiare le isole greche vicine a Corcira, conquistando la città di Fenice ed uccidendo diversi mercanti italici. La presa della città e il grande bottino che ne fu tratto convinsero gli Illiri a limitare l’attività e a tornare alle loro terre ed a stringere alleanza con gli Epiroti e gli Acarnani, che erano rimasti decisamente terrorizzati da quella dimostrazione di forza. Teuta allestì rapidamente una flotta ancora maggiore della precedente e la mandò nuovamente verso Corcira, le isole vicine e la costa dell’Epiro, strategicamente importanti nell’approssimarsi dello scontro con Roma. Naturalmente questa intromissione portò ad uno scontro tra i Greci che terminò in una battaglia navale presso le isole Paxos.

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Resti del fasciame di una nave che si ritiene fu affondata dopo una battaglia con i pirati. Punte di lancia avevano trafitto le fiancate dello scafo e molte attrezzature non furono trovate con la nave, forse prese come bottino dai pirati.

Gli Illiri, rafforzati da sette navi inviate dagli Acarnaniani, si scontrarono con la flotta achea nei pressi dell’isola di Paxos. Alcune navi illiriche navigarono verso Corcira, mentre un’altra parte ancorata nel porto di Epidamnos, sbarcarono alcune truppe con la scusa di approvvigionarsi di acqua per sorprendere la città alle spalle. Dopo un tentativo (fallito)  di prendere la città, i comandanti illirici si riunirono al resto della flotta che si stava avvicinando a Corcira.

Teuta mise in atto una tattica rivoluzionaria. Decise di sacrificare alcune navi, presentandole di fianco ai propri avversari e favorendone quindi lo speronamento da parte degli Achei; quando le navi nemiche colpivano il fianco con i loro rostri restavano bloccate nei loro movimenti e gli Illiri potevano cosi abbordarle con un numero di soldati maggiore.

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In questo modo gli Illiri furono in grado di catturare quattro quadriremi ed affondare una quinquereme. Ma la loro fine si avvicinava. Polibio continua: « Nello stesso periodo, di quelli che detenevano la carica consolare, Gneo Fulvio salpava da Roma con duecento navi, mentre Aulo Postumio  partiva con le forze di terra ».

Lo scontro fu impari e la regina fu sconfitta, anche a causa del tradimento del comandante Demetrio di Faro, che aspirava al trono degli Illiri. Demetrio, all’avvicinarsi della flotta romana a Corcira, « essendo al centro di calunnie e temendo Teuta, mandava messaggi ai Romani promettendo sia di consegnare nelle loro mani la città sia di rimettere loro tutti gli affari su cui aveva il controllo. I Corciresi […] consegnarono la guarnigione degli Illiri, in accordo col volere di Demetrio e, invitati a farlo, di comune accordo si rimisero alla protezione dei Romani.»

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Demetrio
, comprendendo che ogni resistenza era vana, aveva consegnato l’isola ai consoli romani Postumio Albino e Fulvio Centumalo nel 228 a. C., e Corcira era divenuta la base romana per le operazioni sulla costa orientale dell’Adriatico; la flotta romana si avviò verso Apollonia mentre l’esercito guidato da Postumio, composto da 20.000 fanti e 2.000 cavalieri, venne traghettato da Brindisi. Se ci pensate siamo di fronte ad uno sbarco di dimensioni colossali per l’epoca (III secolo a.C.), perfettamente pianificato dai Romani. Gli Illiri, alla notizia del loro arrivo, si ritirarono precipitosamente ed i Romani giunsero fino a Skodri (Scutari), capitale degli Illiri mettendola a ferro e fuoco.

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Teuta dovette fuggire, rifugiandosi con pochi fedelissimi a Rizone, nelle Bocche di Cattaro, una città lontana dal mare e ben fortificata. I Romani lasciarono quindi Demetrio di Faro a capo di quell’esteso territorio composto da protettorati controllati dalle guarnigioni romane. La maggior parte della flotta e dell’esercito tornò in Italia con Gneo Fulvio mentre Postumio, con il resto degli uomini e delle navi si trattenne in qualità di “consigliere militare” per organizzare le truppe delle popolazioni indigene che avevano richiesto la protezione di Roma. In primavera, Teuta mandò degli ambasciatori a Roma e concluse il patto di resa che costrinse la regina a ritirarsi dalla maggior parte delle terre illiriche, pagare tributi a Roma e, soprattutto, ad impegnarsi a rinunciare alla bassa Illiria e ad ogni azione di pirateria o militare a sud di Lisso.

La leggenda narra che la regina Teuta, per l’umiliazione delle condizioni imposte, si suicidò. Morì così questa grande regina, signora del mare.


Andrea Mucedola

 

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