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livello elementare.
ARGOMENTO: MARINE MILITARI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: SUBACQUEA MILITARE
parole chiave: COM.SUB.IN, GOS
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Nel corso di una visita al COMSUBIN abbiamo avuto (i.e. DIFESAONLINE) la possibilità di intervistare il comandante del Gruppo Subacquei del GOS (Gruppo Operativo Subacquei), il capitano di fregata Giovanni Modugno, che ci ha descritto i compiti che gli operatori subacquei sotto il suo comando affrontano ogni giorno e gli equipaggiamenti di cui possono disporre.

Gli operatori del GOS svolgono il delicato compito di garantire la sicurezza delle unità navali della Marina Militare, sia in porto che in navigazione, attraverso continui controlli onde prevenire eventuali sabotaggi, anche a mezzo esplosivi. Una detonazione subacquea produce effetti letali a distanza elevate (in relazione, ovviamente, alla potenza della carica) quindi, operare spesso in condizioni di assoluta oscurità, vicino alla carena di una nave in porto, richiede una professionalità elevata e nervi saldi.
La prima scuola per palombari venne istituita a Genova nel 1849, dal generale Della Bocca, allora Ministro della Guerra e della Marina del Regno Sardo-Piemontese. Con l’unificazione dell’Italia nel 1861, la giovane Regia Marina poteva così disporre, tra le prime al mondo, di personale in grado di operare sotto la superficie del mare. Nel 1884 vennero emanate le prime norme tecniche e operative della specialità palombari e, nel 1910, la Scuola venne spostata nel comprensorio della Fortezza del Varignano, dove si trova tutt’ora. Con le due guerre mondiali l’attività dei palombari si acuì enormemente, in special modo nell’ultimo conflitto si rese necessaria la bonifica dei porti nazionali dagli innumerevoli ordigni presenti nonché il ripristino dell’accessibilità delle vie di comunicazione marittime, ostruite dal naviglio affondato nel corso dei bombardamenti alleati. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale le attività di bonifica e di recupero, da parte del personale subacqueo della Marina, continuarono. Per fare solo un esempio, nella base spezzina, dopo la ritirata delle forze tedesche nel 1945, si contarono oltre 300 imbarcazioni affondate. Fu dunque grazie all’incessante lavoro dei palombari della Marina Militare che i porti italiani poterono tornare agibili, permettendo così l’arrivo delle merci fondamentali per la sopravvivenza della popolazione. Le attività di bonifica degli ordigni inesplosi continua ancora oggi, quale pesante eredità dell’ultimo conflitto.
Una volta superato il corso, il palombaro entra a far parte del GOS dove, seguito da personale esperto, comincia a familiarizzare con le apparecchiature subacquee in dotazione al reparto e acquisire le prime esperienze professionali nel campo delle operazioni subacquee (tali apparecchiature vanno dall’autorespiratore ad aria ai rebreather a miscela di elio/ossigeno). Man mano che l’operatore acquisisce maggiori competenze riceve incarichi di responsabilità crescente e, al termine di questa ulteriore fase integrativa, è pronto per essere assegnato ai reparti subacquei. Questi sono dislocati lungo tutta la penisola, al fine di garantire una presenza capillare per gli assolvimenti dei compiti istituzionali della Marina Militare.
Gli operatori del GOS sono impiegati presso i Reparti Pronto Impiego (RPI), nel Nucleo EOD (Explosive Ordnance Disposal) – con il compito di neutralizzare ordigni posti sott’acqua ma anche sul litorale -, nel Nucleo IP – imbarcato su Nave Anteo formato da operatori abilitati ad operare in saturazione – e nel Nucleo SPAG (Submarine Parachute Assistance Group), un reparto con capacità uniche nel bacino del Mediterraneo, in grado di aviolanciarsi in mare sulla verticale delle posizioni di eventuali sommergibili in avaria sul fondo, soccorrendone i naufraghi.

Nave Anteo
La capacità di soccorso sommergibili viene garantita dal Comando del Gruppo Navale Speciale (COM.GRUP.NAV.IN.), dipendente dal COM.SUB.IN. che ha alle sue dipendenze Nave Anteo, un’unità navale speciale dotata di complesse attrezzature per il supporto delle immersioni in saturazione ed il soccorso ai sommergibili in avaria, come il minisommergibile SRV 300 (Submarine Rescue Vehicle) e lo scafandro rigido articolato ADS (Atmospheric Diving Suit) una sofisticata “armatura” che consente all’operatore al suo interno di muoversi sott’acqua fino a una profondità di 300 metri grazie a dei propulsori. Per quanto concerne le attività unmanned, i reparti subacquei sono abilitati a impiegare numerose tipologie di veicoli filoguidati che possono raggiungere 2.000 metri di profondità. Inoltre, il GOS, fornisce team di palombari e sommozzatori SDM alle forze di CMM per le operazioni di cacciamine. Gli operatori del GOS sono intervenuti nella emergenza della Costa Concordia e nel crollo della “torre piloti” nel porto di Genova. Hanno inoltre partecipato alla maggior parte delle missioni internazionali della Marina; ricordo le missioni in Golfo Persico dal 1987, in Albania nel 1997, nel Mare Arabico durante Enduring Freedom (2001-2006), Antica Babilonia nel 2003, in Libano nel 2007, nelle missioni antipirateria nell’Oceano Indiano (2007-2014) e in Libia nel 2011.
Il GOS rappresenta un punto di forza nonché elemento di orgoglio per la Marina Militare italiana. Oltre ai compiti sopraelencati, il personale del GOS assicura ispezioni nei siti archeologici, grazie alla stretta collaborazione instaurata con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, e concorre alle attività della Protezione Civile, rappresentando così un importante strumento al servizio della collettività. Non ultimo le missioni in Antartide in cui gli operatori subacquei sono integrati nei team di ricerca nazionali. In campo subacqueo (ma anche in altri) il COMSUBIN è ai vertici mondiali e, dato il livello di difficoltà del loro lavoro, gli operatori del GOS possono mettere in campo capacità che solo poche altre marine al mondo sono in grado di esprimere.
Tiziano Ciocchetti
immagini @Marina militare italiana
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Da palombaro, da poco in ausiliaria, con oltre 40 anni di attività operativa denoto con rammarico che sempre meno si parla delle attività meno “spettacolari”, ma pur sempre importanti, nello specifico: recuperi navali, lavori “ufficio porto” concernenti boe, corpi morti e catenari, immissione di unità navali in bacino, e quanto ad esso correlato, nonché l’attività congiunta con gli Enti fari. Lavori forse “umili e faticosi” ma non secondari ed altamente formativi.
vero, sono attività importanti che meriterebbero più spazio. Gli autori normalmente si concentrano sugli aspetti militari, tralasciando quelli importantissimi dei palombari di porto.