Marco Agrippa, la guerra ai pirati in Adriatico

Domenico Carro

14 Luglio 2024
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: I SECOLO a.C.
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Marco Vipsanio Agrippa, Ottaviano
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Nel successivo inverno Ottaviano preparò una spedizione in Adriatico per rimuovere un’altra pirateria – di matrice illirica – che operava in quelle acque ai danni dell’Italia. Questa guerra, che durò due anni (35-34 a.C.), venne condotta dallo stesso Ottaviano sulla costa illirica, mentre Marco Agrippa schierò la flotta nelle acque della Dalmazia per il contrasto al naviglio nemico e per il concorso alle operazioni terrestri lungo la fascia costiera.
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La campagna di Ottaviano nell’Illyricum File:Roman war in Illyricum 33 BC.png – Wikimedia Commons

Inizialmente Agrippa si impadronì delle isole di Curzola e Melida, covi di efferati pirati, e da lì setacciò le acque fra le miriadi di isole dalmate fino al golfo del Quarnaro, catturando tutte navi dei Liburni, popolo di provetti marinai che primeggiavano nella pirateria. Egli partecipò successivamente alle operazioni sulla costa, pur mantenendo sempre la flotta in mare, per il controllo delle acque e per il blocco dei rifornimenti ai nemici. Questa misura diede i suoi frutti nei primi giorni del 33 a.C., quando i Dalmati, esauriti dalle privazioni subite a causa del mancato afflusso di viveri, si rassegnarono a richiedere la pace. Dopo il termine della Guerra Dalmatica, Marco Agrippa incluse nella sua flotta buona parte delle navi liburniche, di cui i Romani avevano iniziato ad apprezzare, già da diversi anni, le peculiari qualità nautiche. Erano infatti delle unità abbastanza simili alle biremi, ma risultavano molto più veloci e manovriere, ciò che le rendeva particolarmente insidiose nei combattimenti navali.

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Le premesse della Guerra Aziaca
Il terzo importante impegno della flotta di Agrippa iniziò l’anno successivo (32 a.C.) e fu di gran lunga il più celebre, essendo stato determinante ai fini della svolta storica che ne scaturì. Si trattò di quel conflitto prevalentemente navale che va sotto il nome di Guerra Aziaca, dalla denominazione della località sulla quale si incentrarono le azioni risolutive. Ma il suo scenario geo-strategico fu molto più ampio, tanto da abbracciare la maggior parte del mondo allora conosciuto. Infatti, prescindendo dalle ragioni o dalle mire personali dei maggiori contendenti, la situazione di fatto che si verificò fu una contrapposizione fra l’Oriente ellenizzato e l’Occidente romano.

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denario di Marco Antonio e Cleopatra References: Babelon (Antonia) 95. Crawford 543/2. CRI 345. Sydenham 1210 Marcus Antonius – Cleopatra 32 BC 90020163.jpg – Wikimedia Commons

L’iniziativa della guerra venne formalmente presa da Cleopatra, regina d’Alessandria, e da suo marito Marco Antonio, sebbene questi fosse ormai privo dell’imperium (cioè di un legittimo potere di comando, politico e militare) dalla fine dell’anno precedente, quando il mandato dei Triumviri era scaduto. Costoro avevano proceduto alla costruzione di nuove flotte, nel mar Egeo ed in Cilicia, e promosso la raccolta di altre forze navali e terrestri con il contributo di tutti i regni e le regioni del Mediterraneo orientale. L’adesione a questa coalizione a guida alessandrina risultò molto vasta, come era sempre accaduto quando dei sovrani avevano fatto leva sull’antico sogno di ripristinare l’egemonia ellenistica, nel ricordo esaltante di Alessandro Magno. Venne così radunata ad Efeso una lotta immensa, che includeva, fra navi da guerra e mercantili, circa 1.000 unità, con equipaggi prevalentemente ellenici ed egiziani. Postisi alla testa di questa flotta, Antonio e Cleopatra salparono dal Pireo in autunno, entrarono nello Ionio e fecero rotta verso l’Italia per attaccarla.

Consapevole della minaccia che si stava profilando, Agrippa aveva schierato la sua flotta nello Ionio, ove attuava una sorveglianza continua mediante appropriati pattugliamenti. La presenza navale romana negli approcci del Canale d’Otranto venne riferita ad Antonio e Cleopatra dalle proprie navi esploratrici quando essi si trovavano già all’altezza di Corfù. Il timore di essere intercettati da forze consistenti li fece desistere dal proseguire subito verso l’Italia. Invertirono pertanto la rotta e si fermarono poco più a sud, ad Azio, ove decisero di far svernare la flotta dopo aver fortificato l’accesso al porto.

Fine III parte
Domenico Carro

In anteprima nave da guerra romana – museo navale di La Spezia – per gentile concessione Direttore amm. Leonardo Merlini
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