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Never say never: a seguito del ritrovamento di cannoni francesi nei pressi di Noli sono iniziate le prime ricerche subacquee con il supporto dei palombari del Comsubin

Reading Time: 8 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA DELLE ACQUE

PERIODO: XVIII SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO – MAR LIGURE
parole chiave: Nelson, Battaglia di Noli

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Parafrasando un vecchio detto: il mare nasconde ma non ruba
Dopo oltre due secoli, nelle acque del Mar Ligure, sono stati finalmente ritrovati i resti della battaglia di Capo Noli, la prima vittoria navale del futuro ammiraglio inglese Horatio Nelson, che passerà alla storia come l’eroe di Trafalgar.

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Cerchiamo di ricostruire l’evento storico grazie alle molte informazioni accuratamente tramandate dai dettagliati rapporti dei Comandanti delle due Flotte.

Il contesto storico
Nei primi mesi del 1795, il vice-ammiraglio William Hotham,  Comandante in capo della flotta del Mediterraneo, spostò la sua flotta dalla baia di Saint-Florent, Corsica a Livorno. La flotta inglese controllava il Mar Ligure impedendo i traffici e rifornimenti che dalla neutrale Genova salpavano verso la Francia, che dopo la rivoluzione francese era sotto assedio da tutte le monarchie europee.

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Vice Adm RN William Hotham

La flotta inglese aveva anche il compito di supportare la rivoluzione realista in Corsica che voleva riportare la monarchia in Francia. La notizia del dispiegamento delle navi della Royal Navy nel Mar Ligure raggiunse in breve la base navale francese di Toulon. Il 2 marzo 1795, i Francesi decisero di inviare una flotta di quindici navi tra cui sei fregate e due brigantini al comando del Contrammiraglio Pierre Martin, un relativamente giovane ammiraglio, ben conscio dei propri limiti ma ancora inesperto nell’arte della guerra in mare, al quale era stata assegnata la missione di riconquistare l’isola ed eliminare così il predominio marittimo inglese sulle rotte commerciali del Mar Ligure.

La flotta francese avrebbe dovuto scortare e proteggere un convoglio di navi che trasportavano 5000 soldati da sbarcare in Corsica. Nonostante il cattivo tempo, dovuto a forti venti di grecale, le navi arrivarono il sette marzo finalmente in vista dell’isola ed avvistarono poco dopo una nave da guerra inglese, la HMS Berwick, un vascello da 74 cannoni, che era restato  in  porto a causa di lavori alle alberature. Si narra che  il precedente comandante, William Smith, per inesperienza o errore, aveva perso l’albero di mezzana. Hotham lo aveva destituito e sostituito con Adam Littlejohn, ordinandogli di raggiungere il resto della flotta a Livorno. Tre navi francesi (Alceste, Minerve e Vestale) attaccarono la nave, ancora in difficoltà di manovra, distruggendone le velature.

Littlejohn fu subito ucciso e il suo secondo, Palmer, realizzando l’impossibilità di procedere a causa degli ingenti danni, ordinò la resa (abbassando la bandiera). La notizia dell’avvistamento della flotta francese al largo dell’Île Sainte-Marguerite raggiunse Hotham prima della notizia della cattura della Berwick.

Ignaro del destino del brigantino, l’ammiraglio inglese ordinò al HMS Tarleton di dirigere verso  Saint-Florent per riunirsi al Berwick al largo di Cap Corse. Nel frattempo, l’HMS Tarleton riportò la notizia della cattura di Berwick e, molto probabilmente, la posizione aggiornata della flotta francese. L’ammiraglio Hotham decise quindi di dirigere verso il Mar Ligure, a nord della Corsica con rotta nord-ovest e, la mattina seguente, 10 marzo,  gli inglesi avvistarono la flotta francese che stava rientrando a Tolone sospinta da un forte vento di ponente. Nonostante la distanza i venti sfavorevoli impedirono di venire in contatto.

Il Mercure, a causa delle avverse condizioni meteo, quasi disalberò l’albero di maestra e si diresse verso Tolone. All’alba del 13 marzo, Hotham diede il segnale di attacco.  Nel frattempo, la Ça Ira entrò in collisione con la Victoire. Il capitano Thomas Fremantle del HMS Inconstant decise di aprire il fuoco sul Ça Ira. Il Vestale cercò di proteggerlo sparando diverse bordate contro l’HMS Inconsistant che, colpito a livello dell’opera morta, si disimpegnò. Appena la HMS Fremantle si allontanò, la HMS Agamemnon, comandata da Horatio Nelson, si lanciò all’attacco. La nave aveva a bordo circa 550 uomini rispetto ai quasi 1.060 a bordo della Ça Ira. Ciò nonostante mantenne un fuoco pesante sulla nave francese che impossibilitata a manovrare era trainata dal Vestale. Nelson continuò a cannoneggiare l’unità francese fino alle 14:15, quando quattro navi francesi si avvicinarono alla Ça Ira per cercare di proteggerla dall’attacco.

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La Ça Ira sotto assedio

Nelson, si riportò nello schieramento inglese sostituito dalla HMS Bedford e dalla HMS Egmont che continuarono il cannoneggiamento reciproco con la Sans-Culotte (nave da 120 cannoni) e la Timoléon (74 cannoni). Nella sua azione Nelson, nonostante sotto il tiro di più vascelli, riuscì ad infliggere danni pesanti alla grande nave francese che rimase poi alla mercede del nemico.   

Curiosamente lo scontro terminò per motivi di “burocrazia”, con il trasferimento dell’ammiraglio Martin dalla Sans-Culotte alla Friponne (dovuto alle standing rules che prevedevano in battaglia il trasferimento degli ufficiali ammiragli sulle fregate). Durante la notte, per motivi non chiari, la Sans-Culotte, unico vascello francese a tre ponti, perse contatto con la flotta francese e non poté prendere più parte all’azione, togliendo ai Francesi una possibilità di fuoco sensibile e, sebbene danneggiata, riuscì a riparare nel porto di Genova.

Nel frattempo la Vestale fu rilevata dalla Censeur per il traino della Ça Ira. Con le prime luci dell’alba la situazione vedeva la Ça Ira e la Censeur isolate, ben lontano dalla flotta francese. Un bottino gustoso per gli inglesi che avevano ancora il vento a favore. Hotham segnalò alla HMS Captain ed alla HMS Bedford di avvicinarsi ed attaccare.  Ma la Ça Ira, nonostante a rimorchio, era ancora in grado di mantenere un volume di fuoco spaventoso, e le navi inglesi furono colpite pesantemente.  Con il successivo  arrivo dei quattro vascelli francesi la Captain e la Bedford dovettero defilarsi.

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ritratto giovanile di Horatio Nelson (dipinto 10 anni prima della battaglia)

Nelson dovette scendere nuovamente in campo ed inflisse gravi perdite e danni alla Ça Ira (colpita a livello della linea di galleggiamento) ed alla Censeur che si ritrovarono praticamente indifese. Martin avrebbe voluto risalire in loro soccorso ma la bonaccia impedì alla sua flotta di manovrare. La battaglia infuriò con i Francesi in forte difficoltà di manovra a causa della direzione del vento,  sempre incalzate dalle navi inglesi che lo avevano a favore. Tuttavia, nonostante gli sforzi delle fregate Duquesne, Victoire e Tonnant,  la Ça Ira e la Censeur, ormai a pezzi, vennero lasciate al loro destino.

In sintesi, dopo circa cinque ore di aspro combattimento la flotta francese si allontanò, abbandonando la Censeur gravemente danneggiata e in fiamme e  la  Ça Ira, impossibilitata a manovrare e avendo perso buona parte dell’equipaggio (rimasero uccisi oltre 600 uomini), venne catturata. L’ammiraglio Martin, approfittando di un rafforzamento del vento, riprese verso nord verso Tolone ma Hotham, tenendo conto dei danni ricevuti dalle sue navi non volle inseguirle, accontentandosi delle due navi catturate, e diresse verso la baia di La Spezia.

Horatio Nelson fu designato al comando della flotta inglese nella baia di Vado Ligure ed  ottenne, per i suoi successi, la promozione a commodoro, grado funzionale dato ad un capitano di vascello in comando di un gruppo navale.

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La scoperta
Ma veniamo ora a questa straordinaria scoperta. Marco Colman e Mario Arena, istruttori subacquei della GUE “Global Underwater Explorer” hanno identificato sulla base degli appunti di un altro membro del gruppo,  un sito archeologico sui fondali antistanti Capo Noli, ad una profondità di circa 60 metri ed un miglio dalla costa, caratterizzato dalla presenza  di cannoni in bronzo e da numerosi reperti metallici e fittili.

Tra il 25 e il 26 di marzo 2016 la Soprintendenza Archeologia della Liguria e il Nucleo Subacquei della Guardia Costiera di Genova con il supporto di un gruppo di subacquei tecnici della GUE Italia tra cui, Fabrizio Cremonesi e Fabio Alfieri, e dello staff del Cycnus Diving Center di Finale Ligure con Danilo Giusto e Stefano Berlingeri, ha effettuato una prima ricognizione del sito.  I cannoni ritrovati sono di produzione francese, databili tra XVIII-XIX secolo,  come parti di  fucili militari in uso agli equipaggi della marina rivoluzionaria francese. L’ubicazione del ritrovamento ed i dati  certi finora a disposizione permettono di avanzare un’ipotesi  molto concreta di identificazione del contesto con il sito della battaglia navale di Capo Noli del marzo 1795. I primi riscontri archeologici registrati sono quindi compatibili con le testimonianze storiche che accennano ai luoghi e descrivono la dinamica dello scontro delle due potenti flotte nei pressi di Capo Noli: una grande vittoria in cui il futuro ammiraglio Orazio Nelson comparve come protagonista.

L’importanza storica dell’episodio fu indiscutibile e riaffermò il potere marittimo inglese nel Mediterraneo. Per Vincenzo Tinè, Soprintendente Archeologia della Liguriaquesta scoperta è di eccezionale interesse sia archeologico sia storico. L’archeologia subacquea ligure si dimostra ancora una volta all’avanguardia per capacità esplorative, portando alla luce i resti della battaglia di Noli e quindi restituendo un tassello fondamentale alla storia della Liguria e dell’Europa”.

Un aggiornamento sulle ultime ricerche
Nel mese di luglio 2018, i Palombari del Gruppo Operativo Subacquei (G.O.S.) della Marina Militare, con il supporto di Nave Anteo, hanno effettuato immersioni sul sito di Capo Noli (SV), in supporto alle attività di ricerca archeologica subacquea, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Liguria.  Un team costituito da palombari iperbarici della Marina ha condotto le operazioni in saturazione, effettuando uno scavo alla profondità di circa 65 metri per acquisire nuove informazioni e reperti dal relitto di una nave armata francese affondata nell’ambito della “battaglia di Capo Noli” del 1795.

L’operazione subacquea è iniziata il 16 luglio 2018, con un team di tre palombari all’interno dell’impianto integrato per immersioni profonde di nave Anteo, con una permanenza di tre giorni e venti ore alla profondità di circa 60 metri.  

il dottor Simon Luca Trigona della Soprintendenza della Liguria

Gli operatori del Gruppo Operativo Subacqueo del Com.Sub.In. GOS) hanno svolto complessivamente ventiquattro ore di lavoro subacqueo, rimuovendo circa sette metri cubi di sedimento per mezzo di un sistema d’aspirazione a sorbona‘, che ha permesso di portare alla luce numerosi reperti che erano custoditi nei resti del relitto da oltre 220 anni. Le delicate operazioni di identificazione e catalogazione dei reperti rinvenuti, sono avvenute sotto la supervisione di Simon Luca Trigona, della Soprintendenza della Liguria, che è rimasto soddisfatto del lavoro condotto dai Palombari sul relitto di Capo Noli: “Quest’attività rappresenta il momento più importante all’interno della nostra decennale attività̀ di ricerca e valorizzazione del patrimonio archeologico sommerso. Realizzare uno scavo in saturazione a 63 metri di profondità, grazie alla Marina Militare, ci ha permesso di acquisire dati archeologici su un periodo storico fondamentale nella storia della Liguria e dell’Europa, e in più di testare una metodologia di lavoro estremamente complessa, che ha avuto rarissimi impieghi in campo archeologico“.

artefatti dal relitto recuperati dai palombari della marina militare italiana

Sebbene non sia ancora stato possibile scoprire il contesto archeologico e le informazioni che si celano nel sito, l’impiego dei palombari della Marina Militare italiana e le moderne tecnologie a disposizione di nave Anteo hanno permesso di condurre un’approfondita indagine del settore centrale del relitto, con il recupero di importanti e preziosi reperti. Essi saranno catalogati dalla Soprintendenza, al fine di allestire al più presto un museo dedicato a questo importante episodio storico.

La Marina Militare italiana ha confermato, ancora una volta, che gli assetti subacquei a disposizione del Com.Sub.In. possono essere efficacemente impiegati non solo nell’ambito delle attività militari d’istituto, ma anche in quelle scientifiche a favore della collettività nel complesso delle attività complementari che la Forza Armata svolge quotidianamente.

Foto di copertina: ricerche archeologiche sui relitti della battaglia di Noli, credito Marina Militare italiana

 

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