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livello elementare
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ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: spiaggia dei conigli
Un interessante studio, effettuato da Luigi Motta e Michele Motta dell’Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Scienze della Terra, fornisce una valutazione del rischio geomorfologico della spiaggia dei Conigli, la principale risorsa turistica di Lampedusa ed un ecosistema particolarmente delicato. Lo studio che riassumeremo nelle sue linee generali ci consente di presentare questa spiaggia che è stata considerata la più bella spiaggia del mondo.
Curiosa è l’origine del nome della baia. In una carta dell’ammiraglio britannico Smith (1824) viene riportato “Rabit Island”. Nelle cartografie successive tale toponimo venne impropriamente trascritto come Rabbit (dall’inglese da cui l’attuale coniglio), mentre appare più verosimile la sua derivazione dal termine arabo “Rabit”, che può essere tradotto in legame (o che lega, che collega) suggerendo un plausibile riferimento all’istmo che si forma di rado tra l’isolotto e la costa.
Sul prospiciente isolotto nidifica felicemente il gabbiano reale con una popolazione di circa cento coppie; inoltre vi vive esclusivamente una particolare specie di lucertola, la Psammodromus algirus di origini africane. Su questa meravigliosa spiaggia troviamo insieme ad una delicata vegetazione costiera, che risente del clima africano, e l’attività di deposizione delle uova da parte delle tartarughe Caretta caretta, anche un elevatissimo numero di bagnanti che raggiunge una media mensile di 2400 accessi al giorno.
Lo studio
Lo scopo dello studio dei Motta, che riassumiamo in questo articolo, è stato di effettuare una valutazione del rischio geomorfologico che questo impatto ambientale provoca alla spiaggia attraverso l’erosione accelerata del versante soprastante e delle vie di accesso. L’erosione è un fattore importante che comporta un apporto alla spiaggia di sedimenti diversi rappresentati da pietre e accumuli di muddy debris flow che peggiorano le sue caratteristiche sedimentologiche. Queste modifiche ambientali comportano un aumento del rischio per i possibili incidenti ai bagnanti e la perdita di valore turistico dell’area.
La spiaggia dei Conigli, principale attrattiva turistica dell’isola di Lampedusa, è particolarmente frequentata dai turisti. Nonostante sia relativamente distante dal centro abitato (circa 5 km), e la via carrabile sia percorribile solo con autobus di linea o mezzi noleggiati, la spiaggia attrae i bagnanti per la finezza della sabbia; l’abbondanza di bioclasti calcarei crea uno spettacolare contrasto tra il bianco della spiaggia emersa, il verde turchese dei bassi fondali antistanti, il blu scuro dei fondali a Posidonia, il verde e l’arancione delle colline rocciose circostanti. L’area ha inoltre un grande valore naturalistico, per la vegetazione, con piante di tipo africano, e perché area di deposizione delle uova di tartaruga (Caretta caretta).
Purtroppo l’elevato afflusso turistico causa il degrado o addirittura la distruzione della copertura di suolo, il danneggiamento della copertura vegetale, il trasporto di sassi dal versante verso la spiaggia, il trasporto di sabbia dalla spiaggia al sentiero.
La spiaggia dei Conigli fa parte della Zona A della Riserva Naturale Orientata “Isola di Lampedusa”, istituita nel 1995 (G.U.R.S. n. 4 del 20.01.1996), che si trova all’interno della Zona di Protezione Speciale “Isola di Lampedusa e Lampione” (Nicolini, 2001).

C’e’ da dire che Legambiente, ente gestore della riserva, si batte da anni per contrastare i comportamenti illegali o scorretti che provocano questa forte erosione, attuando una serie di iniziative, fra cui:
– l’effettivo divieto di accesso alla spiaggia con mezzi fuoristrada o motorizzati;
– la delimitazione dei sentieri esistenti ed opera di educazione dei bagnanti per indurli a non abbandonare i sentieri segnalati, consentendo così la ripresa della vegetazione spontanea;
– il rimboschimento di alcune parti dell’isola;
– la sistemazione del sentiero principale di accesso alla spiaggia, con posa di una trincea drenante che ne segua approssimativamente la mezzeria, e posa di una pavimentazione rustica in pietra locale nei punti di maggiore degrado;
– la parziale colmatura dei solchi d’erosione con pietra locale.
Criteri e metodi di analisi applicati
Lo studio di Luigi e Michele Motta ha compreso l’individuazione dei processi geomorfologici in atto attraverso il rilevamento della distribuzione delle forme d’erosione indicatrici dei processi di versante in atto. Un timore presente nella direzione della Riserva Naturale, è che l’elevato numero di accessi causi un’erosione importante della spiaggia, per adesione della sabbia alle scarpe o agli asciugamani. La presenza di questa forma di trasporto antropico è suggerita dall’aspetto della parte del sentiero d’accesso più prossima alla spiaggia e dell’area presso la fermata dell’autobus, decisamente più sabbiose del terreno circostante. Calcolando un massimo di 50 g asportabili da ciascun turista per il numero di accessi, gli autori hanno stimato una quantità di sabbia di 4,37 t/anno, corrispondente a pochi metri cubi, un valore se vogliamo comunque modesto rispetto ai processi di erosione e sedimentazione naturali.
Risultati
L’entroterra della spiaggia dei Conigli si trova al limite fra la costa settentrionale-occidentale dell’isola, caratterizzata da imponenti falesie, terrazzi marini e grotte, e la costa a rias sudorientale, più dolce e ricca di insenature con spiagge sabbiose. La dinamica attuale ha mostrato un’erosione accelerata, conseguente principalmente alla deforestazione seguita alla colonizzazione pastorale di questa parte dell’isola promossa dai Borboni dal 1843. I naturalisti che visitarono Lampedusa nel XVIII secolo, la descrissero ricoperta da una fitta e diversificata macchia mediterranea, con l’aspetto di una macchia mediterranea, dominata da euforbia arborescente, lentisco e ginepro fenicio, nei versanti più esposti ai venti (come quelli lungo cui si snoda l’accesso alla spiaggia), e di una bassa boscaglia a pino d’Aleppo, melograno, oleastro, carrubo e lentisco nei valloni. Purtroppo la situazione è cambiata. Il disboscamento ha portato all’erosione di gran parte del suolo, conferendo al paesaggio un aspetto simile a quello delle aree predesertiche nordafricane.
I valloni meridionali sono simili nell’aspetto e nella dinamica agli uadi nordafricani e, sebbene talvolta ritenuti inattivi (Barbagallo, 2003), durante il periodo umido (autunno – inverno) sono talvolta percorsi da corsi d’acqua effimeri e debris flow, che lasciano accumuli di sedimenti sabbioso – argillosi rossastri.


I principali processi agenti in continuità sono la progressiva erosione della copertura di suolo, che ha mantenuto un certo spessore solo in tasche contenute nelle microforme a conca dell’antico carso coperto, e il degrado superficiale delle rocce affioranti, a opera di aloclastismo (ovvero a causa del processo di disgregazione delle rocce causato dall’azione fisica delle soluzioni sature che cristallizzano allargando le fessure nelle rocce) e del termoclastismo (causato dall’azione di frantumazione delle rocce per ripetute dilatazioni e contrazioni che la porzione superficiale di una roccia subisce durante il riscaldamento e il raffreddamento successivo). Entrambi i processi causano la produzione di abbondante detrito minuto, che è preso in carico stagionalmente (autunno – inverno) da processi gravitativi (crolli, debris flow). Il deflusso idrico naturale è estremamente modesto, limitato dal carsismo, dalla permeabilità del terreno e dalla fitta vegetazione; si ha invece gully erosion dove il transito pedonale compatta il suolo e elimina la vegetazione arbustiva.
Carbonati
La percentuale di carbonati nei campioni analizzati è risultata sempre alta, tra il 60 e il 100%, per la composizione delle sorgenti naturali di questi sedimenti. La successione geologica dell’isola, interamente compresa nel Miocene medio-superiore, mostra dal basso verso l’alto calcareniti e calciruditi, calcilutiti, calcari marnosi e marne.
I sedimenti della Spiaggia dei Conigli possono avere tre origini:
- l’erosione della scarpata a monte, che apporta sia clasti calcarei, sia clasti insolubili derivanti in gran parte dai suoli, costituiti da una miscela di residui insolubili , e dalla corrosione carsica delle rocce calcaree, e sabbie sahariane apportate dai venti sciroccali;
- l’erosione delle falesie a lato della spiaggia (quasi esclusivamente clasti calcarei) con una minima quantità accessoria di clasti marnosi;
- la disgregazione dei gusci degli organismi marini attuali (quasi interamente calcitici e aragonitici).
La percentuale di calcare totale è normalmente compresa fra l’85% e il 100%, percentuali talmente elevate da classificare questi sedimenti fra le sabbie calcaree. Fra 30 e 40 centimetri di profondità, si nota un netto abbassamento della percentuale carbonatica, che rivela la presenza di sedimenti di natura diversa. La dinamica della spiaggia può essere schematizzata come un’alternanza di ripascimenti di materiale terrigeno ad opera dei processi geomorfologici agenti sui versanti soprastanti, e di erosione e/o ridistribuzione dei sedimenti ad opera delle mareggiate, durante le quali si depongono strati più ricchi di frammenti di gusci di organismi attuali. La composizione dei sedimenti della Spiaggia dei Conigli risente dei muddy debris flow segnalati in diversi inverni durante i periodi di forti piogge.
Dal confronto dei dati granulometrici, compresi quelli del sito di nidificazione della spiaggia di Linosa (sabbia grossolana vulcanica, mal classata), si trae l’impressione che le tartarughe non abbiano particolari esigenze per la nidificazione, salvo situazioni che rendano difficile lo scavo (ad esempio un aumento della frazione fine che favorisce la cementazione precoce, forte pietrosità).
La spiaggia sommersa è costituita da sabbia grossolana, calcarea, mediamente classata (in prossimità della riva; a ridosso dell’isola dei Conigli prevalgono fondali sassosi e fondi duri secondari). Le sabbie di apporto torrentizio sono egualmente grossolane, calcaree e mediamente classate. Nei gully, solchi fortemente incisi, con profilo trasversale a V e andamento da rettilineo a debolmente sinuoso, affiora ghiaia non classata, ricca di materiale fine.
Si possono distinguere i sedimenti di spiaggia in due gruppi:
– sabbie grossolane, da mediamente a mal classate, affioranti in superficie a ridosso del vallone nella spiaggia sottostante i solchi d’erosione;
– sabbie medie da bene a mediamente classate, affioranti in superficie nei siti più vicini al mare e presenti anche, a profondità oltre i 40 cm.
La migliore classazione delle sabbie del secondo gruppo è con ogni probabilità dovuta all’azione di rielaborazione delle mareggiate.
Distribuzione del rischio geomorfologico
In base ai risultati del rilevamento geomorfologico, dell’analisi sedimentologica e della distribuzione della vulnerabilità, è possibile determinare il rischio associato. Si può così suddividere l’area in classi di rischio, comprendenti sia il rischio conseguente i pericoli che minacciano i frequentatori, sia il rischio conseguente la perdita di valore dell’area, intesa come risorsa turistica dell’isola.

La carta del rischio geomorfologico evidenzia una distribuzione del rischio molto disomogenea, con:
- aree di basso rischio, conseguente una bassa frequentazione e una minore esposizione al degrado ambientale (parte alta del versante);
- aree di medio rischio, conseguente una forte esposizione a pericoli geomorfologici associata a una bassa frequentazione (ad esempio, il fondo del vallone a monte della spiaggia);
- aree di medio rischio, conseguente una scarsa esposizione a pericoli geomorfologici associata a un’altissima frequentazione (sentiero d’accesso);
- aree di medio rischio, conseguente una scarsa esposizione a pericoli geomorfologici associata a un elevato valore turistico e ambientale (parte della spiaggia non a ridosso del versante);
- aree di alto rischio, conseguente una media o elevata esposizione a pericoli geomorfologici associata a un’altissima frequentazione (sentiero d’accesso e scorciatoie)
- aree di alto rischio, conseguente una media o elevata esposizione a pericoli geomorfologici associata a un’alta frequentazione e un elevato valore turistico (parte della spiaggia a ridosso del versante).
Conclusioni
La sinergia fra metodi geomorfologici, geologici e statistici appare essenziale per un’attendibile cartografia del rischio in aree a elevata frequentazione turistica. I risultati dello studio, evidenziano la fondatezza dei timori della direzione della Riserva Naturale, in particolare sul rischio di degrado ambientale e perdita di valore naturalistico dell’area; costituiscono altresì un utile documento per valutare in futuro l’efficacia delle misure di attenuazione del rischio in atto e in progetto.
Analizzando i risultati, si evidenzia che i danni al valore naturalistico dell’area evidenziati non derivano direttamente dall’afflusso di turisti, ma dalle sue conseguenze secondarie di degrado dell’ambiente. Queste ultime possono essere in massima parte attenuate o eliminate, ad esempio con i seguenti interventi:
– delimitazione del sentiero in modo da limitare i danni alla vegetazione circostante nella parte alta del versante, e l’accesso diretto alla spiaggia lungo scorciatoie nella parte bassa; ciò può essere praticato mediante semplici cordoni di limitazione, associati a cartelli che spieghino lo scopo della limitazione, come praticato con successo, ad esempio, nel Parco Nazionale del Teide (Tenerife, Canarie), avente problematiche simili;
– opere di contrasto della gully erosion analoghe a quelle già sperimentate dal personale della riserva (riempimento dei solchi, drenaggio del sentiero, ecc.);
– interventi di ricostituzione della macchia mediterranea, i soli che possano dare risultati durevoli a lungo termine;
– contrasto della pratica di fissare gli ombrelloni con pietre;
– eventuale eliminazione o frantumazione dei depositi di muddy debris flow, sulla base dell’analisi dell’evoluzione futura dell’area di frantumazione sperimentale del fragipan.
Tali azioni dovrebbero essere sufficienti a riportare il versante soprastante la spiaggia in condizioni di moderata erosione, rendendo così sostenibile l’attuale sfruttamento turistico dell’area, senza danneggiarne la resa economica.
estratto dallo studio di Luigi e Michele Motta
Università di Torino



