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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA DELLA NAVIGAZIONE
PERIODO: XVIII – XIX SECOLO
AREA: OCEANO INDIANO
parole chiave: oceano indiano, Aden, Mar Rosso, portolano, pergamena
Dei ricercatori dell’Università di Exeter hanno svelato i segreti nascosti da duecento anni in una bellissima carta di navigazione (in pratica un portolano) realizzata per i marinai del 18th secolo che navigavano dal Mar Rosso alle coste dell’Oceano Indiano.
La mappa indiana, Kachchhi/Gujarati, fa parte della collezione della Royal Geographical Society da 189 anni ed è una delle carte di navigazione più dettagliate prodotte anticamente dai cartografi dell’Oceano Indiano che prova che gli antichi marinai della regione utilizzavano un sistema efficace di navigazione che permetteva il commercio e lo scambio tra India, Arabia e Corno d’Africa, prima dell’adozione di sistemi strumentali per la navigazione. Analizzando i punti sulla carta i ricercatori sono riusciti a identificare e interpretare per la prima volta i toponimi e i dati astronomici incisi sulla carta, che ne stabilivano la loro latitudine (ricordo che all’epoca il concetto di longitudine era noto ma non poteva essere calcolato). I naviganti avevano quindi a disposizione indicazioni utili per le loro navigazioni, un vero portolano portatile che dimostrava la conoscenza delle coste marittime.

In pratica la carta non serviva solo per la navigazione di cabotaggio ma per facilitare il transito a lunga distanza verso i porti principali del Mar Rosso, e mostra bellissime immagini di navi ed edifici religiosi. Si ritiene che possa essere stata disegnata alla fine del XVIII o all’inizio del XIX secolo.
La sua storia è altresì interessante: fu acquisita nel 1835 da Alexander Burnes, un esploratore scozzese da un capitano della regione del Kachchh, nell’attuale stato indiano del Gujarat. Burnes che lavorava per la Compagnia delle Indie Orientali, la donò in seguito alla Royal Geographical Society per studiarla.
Curiosamente, nonostante riporti i nomi di 66 località, presumibilmente importanti, non tutte erano state identificate in precedenza e la carta era stata considerata da molti studiosi non particolarmente interessante. Inoltre, si pensava che il fatto che non mostrasse realisticamente il passaggio dal Mar Rosso al Golfo di Aden fosse una dimostrazione della sua bassa qualità. In realtà, i ricercatori dell’Università di Exeter hanno scoperto che si trattava di un artificio voluto per rendere la mappa nautica più … portatile. Di fatto la carta, sebbene interpretata in precedenza, era stata sottovalutata dagli studiosi che non avevano compreso la sua importanza per la navigazione. Circa la metà dei toponimi sono scritti in caratteri devanagari, un alfabeto usato tradizionalmente dalle persone istruite religiosamente nel sud est asiatico per trasmettere informazioni. Questo alfabeto era infatti usato in tutto il paese in parallelo con una vasta gamma di scritture locali usate per amministrazione, commercio e altri usi quotidiani. Una curiosità se si pensa che il riporto degli edifici religiosi suggerisce che i navigatori erano di fede musulmana.

Lo studio dei ricercatori di Exter ha rivalutato quindi le caratteristiche dell’antica mappa producendo una proiezione della carta con le informazioni contenute in maniera simile alle carte moderne. Si è scoperto che l’ignoto cartografo che realizzò il documento raffigurò più di 180 isole, oltre a barriere coralline ed altre caratteristiche nautiche come punti di riferimento, edifici religiosi e bandiere. Informazioni utili per poter navigare in sicurezza sotto costa in quelle aree ricche di insidie per la navigazione. In particolare, hanno scoperto che le 29 linee lossodromico disegnate servivano a tre scopi principali: stabilire la tendenza principale di una linea costiera; indicare una direzione di viaggio in mare aperto e, forse in due casi, indicando il passaggio sicuro per gli accessi ai porti. Non dimentichiamoci che una delle insidie maggiori di quei mari sono le barriere coralline.
Il professor John Cooper, dell’Istituto di Studi Arabi e Islamici dell’Università di Exeter, che ha guidato la ricerca, ha dichiarato: “Oggi siamo abituati a mappe e carte che proiettano lo spazio in modo matematico e in scala, rendendo regioni del mondo visivamente familiari e accessibili in modo molto particolare. Anche se questa carta non sembra accurata secondo il nostro modo di pensare, ha permesso ai navigatori con l’esperienza e la conoscenza necessarie della navigazione stellare di attraversare alcune delle acque più impegnative al mondo. Tutte le informazioni richieste erano inserite in una pergamena molto portatile larga solo 25 cm.”

Il documento indiano, Kachchhi/Gujarati, fa parte della collezione della Royal Geographic Society da 189 anni – credito University of Exeter
La carta, che potremmo definire un complesso portolano, conteneva quindi le informazioni stellari necessarie per calcolare la loro latitudine e quindi per determinare le direzioni di navigazione; inoltre, i numerosi toponimi e informazioni topografiche permettevano di identificare i diversi sorgitori dove poter approdare per i loro commerci. Non ultimo, il formato a rotolo di pergamena consentiva di aprirlo parzialmente, mostrando solo la sezione di interesse pertinente, in modo da essere maneggiato facilmente a bordo della nave.
photo credit università di Exeter Due secoli dopo, gli esperti svelano segreti della carta velica del Mar Rosso e del Golfo di Aden – University of Exeter News
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