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Il Sahara e la sua storia selvaggia di Aaronne Colagrossi

Reading Time: 6 minutes


livello elementare
.
ARGOMENTO: REPORTAGE
PERIODO: NA
AREA: AFRICA
parole chiave: Sahara

 

SAHARA
Con i suoi nove milioni di chilometri quadrati, il deserto del Sahara (in realtà basterebbe dire sahara che è la parola araba per deserto) è davvero sconfinato. Un infinito forno apparentemente privo di vita e acqua, nonché, a prima vista, senza storia e senza memoria: praticamente una distesa arida che inghiotte il suo stesso passato geologico sotto le dune sinuose. Persino la storia dell’uomo, che si è spesso scontrata con questa sorta di paesaggio extra terrestre, tramite guerre e scorrerie, sembra essere svanita nel nulla. La domanda che molti si pongono è  se il  Sahara sia sempre stato così? Certamente no! Ma andiamo per ordine.

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Il Sahara si estende senza interruzioni per circa cinque mila chilometri dalle coste del Marocco al Mar Rosso, nonché per quasi due mila cinquecento dalle coste del Mar Mediterraneo sino alla savana centrafricana. Ben dieci Stati hanno a che fare con questa arida distesa. L’unico elemento a resistere alla sua avanzata è il fiume Nilo, che ormai da millenni contrasta il gigante desertico. Le temperature possono salire anche fino a cinquanta gradi Celsius e creare tra la notte  ed il giorno degli sbalzi termici di trenta gradi; di notte, talvolta, possono scendere anche sotto lo zero. Solo nel 1979 e nel 2012 vi sono state precipitazioni di tipo nevoso (uno strato sottilissimo), in alcune zone montuose oltre i mille metri, mentre l’Europa era martoriata da inverni eccezionalmente rigidi. Da un punto di vista puramente geografico l’Africa settentrionale va a posizionarsi precisamente nella fascia secca subtropicale, dove – ahimè – vengono sfavorite le precipitazioni nonché l’avvicendarsi delle perturbazioni atmosferiche ricche di umidità. Non è un caso, infatti, che anche altre zone del mondo (sia a nord che a sud dell’equatore) abbiano estese aree desertiche in quell’intervallo latitudinale. Alcuni esempi possono essere il Grande Deserto Australiano, il Kalahari nella regione sudafricana; per non parlare della penisola arabica con il deserto Rubʿ al-Khālī, i deserti del Cile, il sudovest del Stati Uniti con la sua Valle della Morte, il deserto del Gobi in Mongolia e tante altre aree del mondo come Iran, Pakistan e Afghanistan.

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Il deserto del Sahara, data la sua enorme estensione, ricopre molteplici paesaggi, tra cui l’Erg del Sahara centrale (le tipiche dune di sabbia), il Serir, caratterizzato da ciottoli e ghiaia e l’Hammada, con paesaggi di nuda roccia scolpita dal vento.

Ma quando il Sahara è divenuto totalmente un deserto?
Circa seimila anni fa, nel quattromila avanti Cristo, i territori nordafricani cominciarono a subire le prime problematiche legate alla forte siccità, contemporaneamente ad altre zone del mondo legate alla medesima fascia latitudinale. Andando a ritroso nel tempo, la storia geologica del Sahara è piuttosto complessa: fino a diecimila anni fa nel Sahara pioveva (e anche molto). Fino a qualche millennio fa la natura era ancora ricca di erbivori e carnivori, con cospicue foreste. Quando Roma costruiva il suo Impero con guerre e conquiste, si interessò vivamente al Nord Africa, definendolo il Granaio di Roma, proprio perché ricco di coltivazioni e animali da pascolo.

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i graffiti di Tassili n´Ajjer

Fino all’ultima glaciazione, come mostrano molte pitture rupestri, tutta l’Africa settentrionale era fertile; persino nel cuore del Sahara, sull’altopiano del Tassili n’Ajjer, sono stati ritrovati disegni tribali che testimoniano la ricchezza di vita esistente.

Nel Quaternario tutto il territorio del moderno Sahara era abitato da leoni, elefanti, gazzelle, ippopotami, rinoceronti e giraffe. Tra i quattro e i sette milioni di anni fa, come recentemente scoperto (Nature, 2014) iniziò la desertificazione del Sahara, ma in alcune zone del Ciad, pare siano stati scoperti depositi di dune eolici più vecchi di sette milioni di anni. 

Non a caso quel periodo geologico (in particolare tra i 5 e i 7 MA) è definito Messiniano, che descrive la crisi di salinità del Mediterraneo, con ampi depositi di rocce evaporitiche sia nei sedimenti di mare basso del Nord Africa, attualmente sepolti sotto il Sahara, che lungo la penisola italiana e quella balcanica. Praticamente il mare evaporò, lasciando centinaia di migliaia di chilometri quadrati di crostoni salini lungo le coste. In quel periodo il Mar Mediterraneo, come il Mar Caspio ed il Mar Nero, faceva parte del grande Oceano Tetide, un esteso braccio di mare est-ovest che si apriva tra l’attuale Sahara centro settentrionale e l’Europa meridionale.

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sulle dune si ritrovano vaste quantità di conchiglie che testimoniano la presenza marina nelle ere precedenti ai tempi del grande oceano chiamato Tetide

Fino a quaranta milioni di anni fa, tutta l’area dell’attuale Africa settentrionale era sommersa dall’oceano Tetide, come dimostrano ossa di mammiferi marini (balene prevalentemente) e le ricchissime cave di fossili di denti di squalo, tra cui il gigante Carcharocles megalodon; non tutti sanno che il Marocco è uno dei più grossi fornitori mondiali di fossili di denti di squalo. Scendendo ancora di più nella profonda spirale del tempo geologico si può affermare che circa centoventi milioni di anni fa il territorio dell’Africa settentrionale era tutt’altro che desertico, si contavano milioni di chilometri quadrati di aree paludose, giungle e lagune tropicali.

I dinosauri abbondavano, come il mastodontico carnivoro Spinosaurus aegyptiacus (il rettile spinoso, protagonista di Jurassic Park 3) oppure il predatore Carcharodontosaurus saharicus (il rettile con denti da squalo). Nel Giurassico e nel Triassico la documentazione fossile dei dinosauri nordafricani è ricchissima.

Carcharodontosaurus

Secondo le ricostruzioni più probabili, basate sull’anatomia di altri Allosauri, il Carcharodontosaurus (il cui nome significa rettile dai denti di squalo, per la somiglianza dei suoi denti con quelli dello squalo bianco) fu uno dei più grandi predatori che abbiano mai calcato il suolo terrestre: pesava probabilmente fino a 8 tonnellate. da wikipedia

Un tesoro di valore maggiore del petrolio
La sabbia del deserto sta mano a mano mostrando questi tesori, ma negli ultimi decenni vi è una nuova risorsa da scoprire ed estrarre: l’acqua. Infatti sotto le aree desertiche del Sahara si nascondono falde acquifere a varie profondità che nei calcoli idrogeologici potevano considerarsi praticamente infinite, estendendosi per migliaia e migliaia di chilometri quadrati. Quest’acqua fossile, da studi fatti nel 2010, risale a circa un milione di anni fa e, tra l’altro, è spesso calda. Non essendoci attività vulcanica se ne deduce che la falde sono piuttosto profonde (la temperatura sale con la profondità). Molti idrogeologi le identificano a circa un chilometro e mezzo di profondità e sono vastissime.

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mappa delle falde di acqua fossile nella regione africana da bldgblog 

Dozzine di compagnie stanno cercando di accaparrarsi questo tesoro fossile (non rinnovabile appunto, poiché le falde non ricevono più ricarica da più di diecimila anni) per l’alimentazione umana. In Egitto ci sono pozzi in funzione da almeno un centinaio di anni (dagli anni venti del secolo scorso) e ancora non sembrano esaurirsi. Il Sahel, quella porzione di territorio che raccoglie molti Stati dell’Africa sub sahariana, come Senegal, Niger, Ciad, Sudan ed Etiopia è tristemente noto per le sue lunghe siccità. Le poche piogge hanno permesso uno basso sviluppo agricolo e pastorale. Tra il 1970 e il 1990 lunghi periodi di siccità hanno portato alla morte migliaia di persone. Solo tra il 1970 e il 1973 morirono circa 200.000 persone; per non parlare di milioni di capi di bestiame. Ad ogni modo i meteorologi e i fisici dell’atmosfera sono convinti che la tendenza a una diminuzione delle piogge nell’Africa Sub sahariana è ormai una certezza.

In sintesi, sul Sahara e la sua storia si potrebbero scrivere cento tomi, basti considerare la storia dell’antico Egitto e i suoi reperti archeologici. Insomma un vero tesoro del nostro pianeta su cui torneremo presto.

Aaronne Colagrossi

 

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1 commento

  1. Giovanni Giovanni
    23/07/2018    

    Per ripristinare il clima decente bisogna far ritornare il sahara con le foreste questo è l obbiettivo per il futuro…e anche le altre aree desertiche sulla terra meno umani e più foreste questo è l obbiettivo del futuro per salvare il pianeta , recuperare i deserti

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