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livello elementare
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ARGOMENTO: MITI E LEGGENDE DEL MARE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: Cuba
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Abbiamo raccontato in diversi articoli, anteponendo sempre i fatti, antiche storie tramandate nella tradizione orale e, qualche volta, scritta di inondazioni catastrofiche avvenute in molti luoghi del mondo. Sebbene si tratti di eventi avvenuti in luoghi molto lontani, che non giustifichino un comune scambio di conoscenze, questi racconti narrano di piogge torrenziali o di terribili tsunami che si abbatterono distruggendo tutto ciò che incontrarono sul loro cammino. Parlando di eventi molto lontani nel tempo, difficilmente inquadrabili temporalmente, le fonti li attribuiscono a punizioni comminate dagli dei per la loro disobbedienza. Con una visione moderna, analizzando prove geologiche, molti scienziati ritengono possano essere la prova orale di sconvolgimenti legati al ricordo dell’innalzamento del livello del mare alla fine dell’era glaciale poi drammatizzati a scopo religioso o culturale.
Ricordo i miti legati ai grandi continenti come Atlantide, la cui rovina, secondo Platone, sarebbe stata la conseguenza della progressiva corruzione dei suoi abitanti, in principio puri e giusti, ma nel tempo divenuti avidi di potere, tanto da cercare di assoggettare le popolazioni vicine. Infine, la loro presunzione fu punita anche dagli dei che condannarono l’intera isola a sprofondare sul fondo del mare: « […] nel volgere di un giorno e di una brutta notte […] tutto in massa si sprofondò sottoterra, e l’isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve» (Platone, V-IV sec. a.C.). In realtà questi sconvolgimenti, che fecero sicuramente parte della nostra storia millenaria, avvennero con tempi molto più lunghi, per cui l’innalzamento del livello del mare avvenne con tempi secolari, invadendo inesorabilmente le pianure, zone di caccia per i gruppi umani che incominciarono così a spostarsi per necessità.
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Periodicamente giungono notizie in merito alla scoperta nelle profondità marine di strutture geologiche che richiamano le forme di abitati ed edifici sacri, come la formazione piramidale di Yonaguni, la più meridionale delle isole Ryukyu, in Giappone, a circa 54 miglia nautiche ad est di Taiwan, di cui abbiamo parlato in questo articolo.

un immagine ricostruita al computer del fondale di MEGA, di attendibilità da verificare, che mostrerebbe l’esistenza di una città sommersa, con la presenza di tre grandi piramidi allineate – Fonte Mystery Of Pyramids Submerged On Cuba Coast More Than 50,000 Years Ago
La città sommersa di Cuba
Nelle profondità di Cabo de San Antonio, al largo della costa cubana, nel 2000 fu scoperta, da Paulina Zelitsky, un ingegnere navale russo-canadese, e da suo marito Paul Weinzweig, una formazione sottomarina che presentava delle linee simmetriche e geometriche simili a un complesso urbano. Tutto iniziò quando Paulina Zelitsky e Paul Weinzweig, proprietari di Advanced Digital Communications, una delle quattro aziende incaricate dal governo cubano, iniziò ad esplorare i fondali al largo della penisola di Guanahacabibes nella provincia di Pinar del Río a Cuba. La Advanced Digital Communications aveva già avuto successo nel localizzare i resti del USS Maine, la nave militare statunitense affondata in circostanze misteriose nel porto dell’Avana nel 1898 durante la guerra ispano-americana, e stavano setacciando l’area alla ricerca di altri relitti. Durante i rilievi in mare vennero raccolte inizialmente alcune immagini side scan sonar che sembravano raffigurare elementi simmetrici, allineati lungo una griglia a quadrante; il passo successivo fu l’impiego di un robot filoguidato che mostrò effettivamente delle strutture geologiche di forme geometriche che coprivano un’area (denominata in seguito MEGA) di circa due chilometri quadrati (200 ettari) a profondità comprese tra 600 e 750 metri. La bizzarra scoperta ebbe immediatamente una certa attenzione mediatica e John Echave, caporedattore del National Geographic, dichiarò che si trattava di anomalie interessanti anche se si sarebbe dovuto approfondire scendendo nuovamente a quelle profondità con dei mezzi più adatti. Anche il commento di Ballard, scopritore del Titanic, fu abbastanza critico: la presenza di una città sommersa ad oltre 600 metri di profondità appariva improbabile considerando le possibili escursioni dei livelli marini.

immagine sonar da cui sembrano esserci sulla destra delle strutture regolari – da studio citato
Le indagini nell’area MEGA continuarono ad essere condotte per diversi anni, includendo immagini video subacquee, campioni di sedimenti del fondale, mosaici di linee sonar a scansione laterale, mappe della posizione di linee e strutture, foto delle strutture e degli oggetti osservati, foto aeree, diverse mappe batimetriche dettagliate, carte topografiche e studi sulla letteratura scientifica della Cuba occidentale. Dopo che la scoperta fu resa pubblica alla stampa, furono avanzate diverse opinioni sulla sua origine, che catturarono l’immaginazione popolare. Si parlò di una “città sommersa”, dei resti di “Atlantide”, di un insediamento Maya, ed anche del Triangolo delle Bermude.

Manuel A. Iturralde-Vinent, direttore della ricerca presso il Museo di Storia Naturale di Cuba, affermò che geologicamente ci sarebbero voluti 50.000 anni perché tali strutture raggiungessero quella profondità e nessuna delle culture conosciute vissute in quel lontano passato aveva la capacità di costruire tali strutture; se la scoperta fosse comprovata potrebbe corroborare alcune tradizioni orali dei Maya e dei nativi Yucateco che raccontano antiche storie di un’isola abitata dai loro antenati e poi scomparsa sotto le onde. A bordo delle navi della marina cubana SS Ulysses e SS Lises furono effettuate nuove ricerche e, nella fase finale dell’indagine, il dottor Manuel A. Iturralde-Vinent partecipò personalmente studiando i materiali raccolti ed eseguendo la valutazione geologica e geomorfologica per cercare di dare un’interpretazione della possibile origine di MEGA. Al termine venne prodotto un rapporto con le seguenti conclusioni: “Le ricerche condotte nell’area sottomarina a sud-ovest di Guanahacabibes, nella parte occidentale di Cuba, mostrano l’esistenza di insolite strutture litiche che, sebbene possano essere di origine naturale, non si può escludere la possibilità che siano artificiali. Gli elementi più evidenti, che indicano un’origine artificiale, sono i blocchi geometrici sovrapposti a superfici lisce, che a volte sembrano sezioni di muri. Tuttavia, i dati disponibili sono insufficienti e non sono stati acquisiti con una metodologia appropriata. È quindi errato giungere a una conclusione definitiva sull’origine di queste strutture, che rimarranno solo un altro mistero della natura finché non sarà possibile tornare sul sito con le attrezzature necessarie e studiarle con una metodologia scientifica.”

Mappa di localizzazione delle strutture nell’area MEGA e, sul fondale marino e, a destra, il rilievo del fondale. Il punto più alto è il Bajo de San Antonio e la pianura sommersa a destra è l’estensione della piattaforma insulare cubana a Guanahacabibes.
In parole semplici, un’ipotesi affascinante che richiederà ulteriori studi per determinare l’origine di queste curiose strutture, raccogliendo nuove immagini e campioni dai blocchi e dai sedimenti in cui sono immersi. Visto l’interesse decennale del Governo cubano ci saremmo aspettati nuove campagne ma, inspiegabilmente, dal 2014 non si hanno più notizie e questo, forse, è il mistero più grande di questa curiosa storia del mare.
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