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livello elementare.
ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MILITARE
parole chiave: Tipologie belliche, guerra asimmetrica, guerra asimmetrica, guerra ibrida
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Nella pianificazione di un’operazione militare uno degli elementi fondamentali di partenza è il “tipo di minaccia” da cui dovremo difenderci; esso è intimamente legato agli scenari politico-militari in gioco che sono a loro volta caratterizzati dai “rapporti di forza” tra le parti. In questo contesto il rapporto tra potenzialità del nemico e la capacità propria di fatto caratterizza le diverse tipologie di conflitto. Essendo la tassonomia complessa e diversificata, in prima analisi, potremmo parlare di:
– guerra convenzionale, basata su concetti dottrinali tradizionali e gli scontri avvengono usando armi cosiddette “convenzionali”, un termine che vedremo diventa sempre più complesso da definire. Ad esempio, durante il periodo storico della “Guerra Fredda” (1947-1991), il termine “convenzionale” era principalmente usato per fare una netta distinzione tra armamento convenzionale e quello nucleare e quindi il termine di “guerra convenzionale” era messo sempre in contrapposizione con quello di “guerra nucleare”;
– guerra non convenzionale, si basa invece su concetti dottrinali inediti ed innovativi dal punto di vista strategico/operativo/tattico che possono esulare anche dall’uso esclusivo di forze armate regolari e delle armi convenzionali. Questa tipologia di guerra impiega dottrine di combattimento particolari, non convenzionali;
– guerra simmetrica, è un tipo di conflitto in cui le forze coinvolte (uomini e mezzi) hanno una consistenza paragonabile ed operano in un teatro conflittuale ordinario usando sistemi ed armi prevalentemente convenzionali;
– guerra asimmetrica vede contrapposte forze con potenzialità molto diverse, dove la forza preponderante deve difendersi da attacchi non convenzionali da parte di quella più debole, non in grado di operare in un teatro ordinario e quindi disposta ad operare anche con metodologie innovative e obiettivi che possono esulare da quelli comunemente individuati.
In particolare, nel corso dell’ultimo secolo, la guerra asimmetrica ha subito una trasformazione radicale, evolvendosi da azioni a livello tattico intese ad ottenere una superiorità in determinati momenti del conflitto ad una dottrina globale basata sull’utilizzo di tecnologie innovative sia da un punto di vista tecnologico che dottrinale. La disparità tra belligeranti, definita un tempo dalla differenza effettiva in termini di mezzi, e l’uso di mezzi in maniera non convenzionale, di fatto richiede oggi soluzioni strategiche e tattiche diverse basate sulla adattabilità al mutare delle situazioni, al fine di assicurare una risposta effettiva ed efficace agli insulti del nemico.

Asimmetria bellica: un concetto antico ma straordinariamente moderno
La asimmetria in campo militare non è un fenomeno nuovo, ma una costante storica. Già nel VI secolo a.C., gli Sciti tennero in scacco il potente esercito persiano di Dario I attraverso una ritirata strategica e attacchi mobili improvvisi, dimostrando che fattori come mobilità e conoscenza del terreno potevano annullare la superiorità numerica dell’avversario. L’impiego asimmetrico era tipico dei popoli antichi nelle operazioni di agguato in cui l’utilizzo delle foreste era un valore aggiunto per coloro che si dovevano difendere in quanto, oltre ad essere padroni del territorio, potevano muoversi più agilmente costringendo in stallo eserciti ben più possenti. Nella Prima Guerra Mondiale l’asimmetria bellica era rappresentata da particolari reparti d’assalto chiamati “Arditi”, impiegati per superare l’immobilismo della “guerra di trincea” che si coprirono di gloria (voglio ricordare i diavoli rossi della Brigata Sassari) e dai primi assaltatori della Regia Marina (la torpedine semovente di Rossetti e Paolucci detta mignatta, precursore dei mezzi della Seconda Guerra Mondiale).

Per completezza, nel secolo scorso in campo navale, vennero usate asimmetricamente torpedini/mine navali, degli ordigni di basso costo che di fatto resero l”impiego delle grandi corazzate troppo rischioso; posate in barriere di centinaia di chilometri di fatto costrinsero le grandi marine dell’epoca a stare rintanate nei loro porti, obbligandole a lunghe e pericolose operazioni di bonifica delle acque di loro interesse economico-politico. Sebbene il loro impiego fosse stato regolamentato da convenzioni internazionali, assunse in molti casi un’incidenza asimmetrica tale da immobilizzare le forze navali in tutti gli oceani, giocando su tre fattori: incertezza, basso costo e saturazione. Nell’ultimo conflitto l’asimmetria assunse un livello superiore in cui uomini particolarmente addestrati furono in grado di colpire bersagli altamente paganti facendosi beffa della loro capacità bellica; uno degli esempi più emblematici di come la fantasia, l’estro ma anche l’innovazione tecnica e tecnologica possano essere utilizzati per creare una “dimensione di asimmetria tecnologica” in grado di ribaltare equilibri di forza apparentemente schiaccianti fu l’impiego innovativo, durante la Seconda Guerra Mondiale, dei “Siluri a Lenta Corsa” (SLC – noti con il nome informale di “maiali”), ovvero mezzi d’assalto subacquei ideati per trasportare due operatori ed una potente carica esplosiva fin sotto le navi nemiche al fine di immobilizzarle. Questo impiego asimmetrico fu ideato dalla Regia Marina italiana durante la Seconda Guerra Mondiale, conscia delle gravi carenze tecnologiche (tra cui la mancanza di sistemi radar e di navi portaerei) che fornivano al suo avversario maggiore, la Royal Navy britannica, una superiorità tattica costante. Per riequilibrare questo svantaggio, la Regia Marina puntò quindi sullo sviluppo di mezzi d’assalto e di nuove tecnologie subacquee che furono poi mutuate dalle altre marine al termine della guerra. Ricordiamo l’azione incursionistica nella notte tra il 18 e il 19 dicembre 1941, quando operatori gamma italiani riuscirono a colpire le corazzate britanniche “Valiant” e “Queen Elizabeth” nel porto di Alessandria d’Egitto; cosa che spinse Winston Churchill ad ammettere che sei soli uomini, equipaggiati con mezzi economici, avevano fatto vacillare l’equilibrio militare nel Mediterraneo a favore dell’Asse con una azione portata a termine con “straordinario coraggio e genialità“. Un esempio similare, anche se con risultati effettivi trascurabili, fu l’impiego da parte della marina nipponica di mezzi “Kaiten”, in pratica siluri modificati che venivano guidati da operatori suicidi (una versione “navale” dei piloti Kamikaze) contro i loro obiettivi. Fatta questa doverosa premessa storica, vogliamo sottolineare come acume tattico, coraggio e uso intelligente di tecnologie economiche ed innovative possono essere vincenti contro la superiorità tecnologica e operativa di un avversario convenzionale, causando l’erosione con attacchi mirati dei suoi “centri di gravità” (punti focali dai quali si sviluppa la potenza del nemico in termini di capacità difensive ed offensive).
Significativa fu la pubblicazione del saggio Guerra senza limiti: L’arte della guerra asimmetrica fra terrorismo e globalizzazione pubblicato nel 1999 da Qiao Liang e Wang Xiangsui, colonnelli superiori dell’aeronautica militare cinese che, analizzando i conflitti degli anni Novanta raffrontati con l’evoluzione tecnologica e la globalizzazione del commercio e dei capitali, indicavano nella guerra del Golfo del 1991 un’evoluzione della natura e della funzione della guerra.

Drone FPV ucraino con canale di comunicazione in fibra ottica, 1 febbraio 2025 – Fonte https://armyinform.com.ua/2025/02/01/na-shho-zdatni-bpla-na-optovolokni-reportazh-armiyainform-z-testuvannya-droniv – Autore АрміяІнформ UA drone FPV in fibra ottica 01.webp – Wikimedia Commons
Di certo questi ultimi decenni sono stati rivoluzionali al punt da essere definiti “a revolution in the military affairs“. Venendo ai giorni nostri, nel conflitto russo-ucraino, si è vista una rapida evoluzione nell’impiego asimmetrico dei droni ucraini. Ricordiamo solo i Bullet/Kulya (droni intercettore stampati in 3D in grado di di abbattere droni nemici che hanno costi bassissimi, inferiori ai 2.000 dollari) impiegati in risposta ai droni Shahed-136 della Federazione russa (dal costo tra i 20.000 e i 50.000 dollari). In particolare, a seguito di una iniziale e insensata “economia di guerra”, in cui venivano impiegati costosissimi missili contro questi droni molto più economici, l’Ucraina sviluppò sistemi di difesa aerea a buon mercato (come il drone Sting/Zhalo, sviluppato dall’organizzazione non-profit Wild Hornets), evitando così di esaurire le difese missilistiche meglio impiegabili per intercettare bersagli di maggior valore come i missili balistici o da crociera. Analoga scelta è avvenuta in campo navale. Si pensi all’impiego iniziale, da parte delle navi occidentali, dislocate in mar Rosso, di missili anti missili sofisticati – dal costo di milioni di dollari – per abbattere dei droni aerei di costruzione iraniana impiegati dagli Houthi. La realizzazione della disparità dei costi portò a perfezionare le tattiche di intercetto ed applicare con successo le artiglierie di diverso calibro disponibili a bordo.

Cosa rappresenta la Guerra asimmetrica nel XXI secolo?
Il Professor Andrew J.R. Mack, in un suo famoso scritto, analizzò la politica del conflitto asimmetrico (1975) evidenziando come le grandi nazioni possono perdere con quelle minori in quanto queste ultime possono sfruttare meglio le vulnerabilità del nemico che, pur possedendo tecnologie più avanzate, è spesso limitato da vincoli politici, normativi, morali e logistici. In particolare “Senza un interesse diretto di sopravvivenza in gioco, combattere la guerra non ha automaticamente priorità rispetto alla ricerca di altri obiettivi sociali, politici ed economici. Portare avanti la guerra consuma risorse — economiche, umane e politiche — che quindi non sono disponibili per il perseguimento di questi altri obiettivi. In assenza di una vittoria rapida, ciò crea il potenziale per quelle divisioni politiche che storicamente hanno spostato l’equilibrio delle forze nella metropoli a favore del ritiro. Per gli insorti, il fatto di invasione e occupazione genera coesione, minimizza i vincoli sulla mobilitazione e massimizza la disponibilità a sostenere i costi. “.
La fiducia nella tecnologia, considerata un moltiplicatore di forza, può quindi diventare un fattore di debolezza quando la complessità delle forze di fatto rende fragile il processo decisionale rendendo l’insieme vulnerabile ad attacchi puntiformi e devastanti. Questo tipo di “creatività” in campo bellico evidenziò l’inconsistenza del dogma Keynesiano della “spesa illimitata” in quanto un attacco condotto con materiali dal “costo irrisorio” era in grado di infliggere danni considerevoli al nemico.
Questo successo dimostra come la parte più “debole” possa trasformare la sua inferiorità in un punto di forza, colpendo l’avversario dove e quando non se lo aspetta. Il successo di questi sistemi dipende dalla capacità di agire in modo non convenzionale e con una modalità del tutto inattesa dal nemico, un principio che venne poi studiato ed imitato dalle forze speciali di tutto il mondo (un caso che può essere sicuramente definito come un “case study” di successo asimmetrico. In ogni caso si ritiene che acume tattico, coraggio e uso intelligente di tecnologie economiche ed innovative possono ancora neutralizzare la superiorità tecnologica e operativa di un avversario convenzionale, attraverso attacchi mirati ai suoi “centri di gravità” (punti focali dai quali si sviluppa la potenza del nemico in termini di capacità, sia difensive che offensive).
A questo impiego diverso delle risorse umane, in cui gli Italiani furono degli apripista, si aggiunse alla fine del XX secolo l’introduzione della guerra psicologica e della propaganda, dove il “vincitore” non era colui che conquistava il terreno, ma bensì colui che riusciva a erodere la volontà di combattere dell’avversario (“a spezzare la volontà di combattere”) saturando di informazioni non veritiere la pubblica opinione. In questo campo maestri furono i Sovietici che svilupparono la disinformatia come arma di penetrazione psicologica. Come osservò Henry Kissinger, “in un contesto di guerriglia l’esercito regolare perde se non vince in modo decisivo, mentre il guerrigliero vince se semplicemente evita la sconfitta”. Questa distinzione rifletteva la sua visione della natura asimmetrica dei conflitti moderni, in cui la definizione di “vittoria” poteva essere diversa tra le parti coinvolte. Il processo si disinformazione, indipendentemente dal mezzo impiegato, utilizza due fasi: la disseminazione iniziale dell’informazione (falsa) e l’elaborazione della stessa (echoing). Questo fa si che un’informazione falsa, buttata sulla rete, viene poi elaborata dai media creando una falsa verità.

Il quadro illustra la diffusione della disinformazione sui social media. La prima fase è il “seeding”, in cui gli attori inseriscono strategicamente inganni fuorvianti mascherando o offuscando affermazioni come legittime. La seconda fase, “echoing”, rappresenta come la disinformazione circola nelle camere dell’eco attraverso contraddizioni contro gli avversari nelle guerre culturali. I partecipanti utilizzano falsità, verità selettive, credenze, giudizi di valore e tutte le controversie disponibili per sfruttare la propria identità in opposizione ai loro avversari, 16 maggio 2022 – Fonte Lavoro proprio; doi:10.1177/07439156221103852 – Autore Diaz Ruiz, C. e Nilsson, T.; MexFin Disinformazione ed eco chambers.jpg – Wikimedia Commons
Nel XXI secolo il concetto di impiego dell’asimmetria dei materiali in campo bellico si è ulteriormente sviluppato e consolidato. Caso emblematico l’Iran che, soggetto a decenni di sanzioni che ne hanno limitato la possibilità di acquisire sistemi bellici avanzati, ha investito massicciamente nello sviluppo di droni aerei, Unmanned Aerial Vehicle – UAV. Questa scelta strategica ha permesso a Teheran di diventare una “potenza aerea asimmetrica“, capace di sfidare attori globali ad una frazione del costo. In particolare, il programma iraniano è passato da droni progettati unicamente per la sorveglianza tattica alla produzione di droni armati per il combattimento a lungo raggio (Unmanned Combat Aerial Vehicle – UCAV) sino ad arrivare alle munizioni circuitanti (Loitering Munition – LM – impropriamente chiamati droni kamikaze). L’UCAV Qods Mohajer-10, svelato nel 2023, rappresenta l’apice di questa evoluzione, con delle capacità che emulano il Reaper MQ-9 americano in termini di autonomia e carico bellico, ma con una filosofia costruttiva basata su componenti commerciali facilmente reperibili e ad un costo inferiore. Va compreso che l’ultima dottrina non è tanto sul mezzo singolo, che può essere intercettato e distrutto, ma sulla saturazione delle difese altrui, ovvero un numero alto di mezzi attaccanti di cui una minima parte non potrà essere contrastato, portando così a termine la sua missione offensiva. Va sottolineato che l’Iran è nel tempo diventato un “patrono militare” globale, esportando tecnologia a basso costo e stabilendo linee di produzione bellica in altri paesi come la Russia e il Tagikistan. Questo fenomeno ha portato a quella che è stata definita “democratizzazione della letalità”, dove “attori non statali” come Hamas, Hezbollah e Houthi hanno potuto condurre attacchi di precisione a chilometri di distanza, annullando la protezione offerta dalle difese convenzionali. Tra di essi lo Shahed-136 incarna perfettamente la filosofia della guerra asimmetrica moderna, cambiando di fatto i rapporti di forza. La sua particolare caratteristica risiede nelle componenti di facile reperibilità, nella possibilità di rapida costruzione su vasta scala e nel costo di produzione considerato “irrisorio”, stimato tra i $20.000 e i $50.000, cosa che ne ha permesso una “produzione di massa” in tempi relativamente ridotti.

Loitering munition ucraine realizzate con droni FPV, 21 settembre 2023 – Fonte https://armyinform.com.ua/2023/09/21/yak-piloty-droniv-kamikadze-vidpravlyayut-garyachi-podarunky-okupantam – Autore АрміяInforma UA droni FPV militari 06.jpg – Wikimedia Commons
In relazione al concetto della “saturazione delle difese nemiche tramite l’impiego contemporaneo del maggior numero di vettori d’attacco” (su cui si basa molto la dottrina cinese), la ditta CASIC (China Aerospace Science and Industry Corporation), con sede a Pechino ma con quattro siti distinti di produzione, è in grado di fornire una “produzione automatizzata e di massa” di oltre 1.000 missili ad alta tecnologia al giorno! Figuriamoci cosa può essere la produzione di droni! Negli attuali contesti bellici “asimmetrici”, risulta fondamentale che le tecnologie adottate non cadano in mano nemica; alcuni esemplari del Shahed-136 sono stati “catturati” da forze americane e, attraverso processi di “reverse-engineering” sono state create munizioni circuitanti come i droni LUCAS (Low-cost Unmanned Combat Attack System) impiegati durante l’Operazione EPIC FURY (febbraio 2026), per neutralizzare le capacità di risposta ed attacco iraniane, di fatto adottando una contromisura altrettanto economica e scalabile.
Fine I parte – continua
Marco Bandioli Francesco Caldari
Marco Bandioli, ammiraglio della riserva della Marina Militare italiana ha al suo attivo lunghi periodi di imbarco nei quali ha partecipato ad operazioni navali, anfibie e di sicurezza marittima, sia in contesti nazionali che multinazionali e/o NATO. Ha comandato tre unità navali in piena attività operativa ed è stato anche impiegato in ambito Interforze nonché nello staff alle dirette dipendenze del Ministro della Difesa. Ha scritto un manuale di “Guerra anfibia” ad uso dell’Accademia Navale e per la casa editrice IBN un manuale operativo per la difesa antiterrorismo dei porti. Inoltre è autore di numerosi articoli, sia a livello strategico che tattico, per diverse riviste di settore, sia istituzionali che di normale divulgazione. In qualità di cintura nera 5°Dan di karate, e specialista in tecniche di combattimento militare, scrive periodicamente articoli per una organizzazione internazionale di arti marziali
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Francesco Caldari, Generale di Brigata (riserva), ha servito per quaranta anni nel servizio permanente effettivo nell’Arma dei carabinieri, ricoprendo incarichi di comando nella organizzazione Mobile (8° Battaglione “Lazio” – Roma), in quella Territoriale (Tenenza / Compagnia di Acerenza), di Polizia Militare (Compagnia per la Marina Militare presso l’Alto Comando della Spezia) e della Tutela del Segreto (Agenzia di Sicurezza Interregionale CC M.M. La Spezia) nonché in servizio di polizia giudiziaria (Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Genova).È stato altresì impiegato nel contesto di Stato Maggiore (da ultimo quale Ca.SM del Comando Legione “Liguria” in Genova), anche all’estero, come Provost Marshal presso il Quartier Generale di NATO-KFOR (Kosovo Force) a Prishtina/Priština. Ha seguito numerosi e variegati corsi militari. Gli è stata concessa la Medaglia Mauriziana e di Cavaliere della Repubblica. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze della Sicurezza (Roma – Tor Vergata) e quella magistrale in Relazioni Internazionali (Genova), con una tesi sulla “cooperazione internazionale di polizia”, argomento sul quale cura un blog ed un podcast. Concluso il servizio attivo si dedica alla sua passione per la storia
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