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livello elementare.
ARGOMENTO: SICUREZZA MARITTIMA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: INNOVAZIONE
parole chiave: Drass, sommergibili autonomi, Indonesia
Nel 2027 Drass si prepara a celebrare il proprio centenario. Non si tratta soltanto di una ricorrenza aziendale, ma del riconoscimento di una storia industriale italiana che attraversa un secolo di tecnologie subacquee, sistemi iperbarici, immersioni profonde, difesa, salvataggio sommergibili e innovazione applicata agli ambienti estremi. La notizia della maxi commessa per la realizzazione dei sommergibili compatti Dgk destinati all’Indonesia assume, in questo quadro, un valore che va ben oltre il singolo contratto. L’operazione vale circa 480 milioni di euro per i soli battelli e può arrivare a 1,4 miliardi di dollari considerando l’intero programma di logistica, addestramento e servizi collegati. Il programma riguarda sei sommergibili di nuova generazione e si colloca in una cornice di cooperazione bilaterale tra Italia e Indonesia.
È una notizia importante per Drass, per Livorno e per tutta l’industria italiana della subacquea tecnologica che pone però una questione strategica: l’Italia è ancora capace di offrire alle proprie imprese ad alta specializzazione gli spazi, le infrastrutture e i tempi amministrativi necessari per crescere?
Il nodo emerso dall’articolo è chiaro: Drass ha già avviato il processo industriale nei propri stabilimenti, con attività ingegneristiche, acquisizione di materiali critici e nuovi edifici produttivi nell’area Picchianti di Livorno. Ma per completare assemblaggio, prove a mare, addestramento degli equipaggi e sviluppo dei grandi sistemi subacquei autonomi serve un’area portuale adeguata, con sbocco a mare. Qui il tema diventa nazionale. Le imprese che producono sommergibili, veicoli subacquei, sistemi autonomi, apparati iperbarici e tecnologie per l’ambiente underwater spesso nascono nell’entroterra o in aree industriali non direttamente portuali. Possono progettare, saldare, assemblare moduli, integrare elettronica, sensoristica, sistemi di controllo, batterie e strutture resistenti alla pressione. Ma quando il prodotto diventa piattaforma navale o subacquea, il passaggio al mare non è più accessorio: è parte essenziale del ciclo produttivo.
Per questo il caso Drass non riguarda soltanto Livorno ma la capacità del Sistema Italia di comprendere che la Blue Economy industriale non vive solo di porti commerciali, crociere, logistica e turismo nautico. Vive anche di aree tecniche, banchine industriali, cantieri specializzati, bacini di prova, zone per collaudi, officine integrate, centri di addestramento e spazi dove impresa, porto, difesa, ricerca e manifattura possano lavorare insieme. Ma non mancano le criticità evidenziate dal presidente della DRASS e lo spiega in maniera chiara: se l’area a mare non sarà disponibile a Livorno, Drass potrebbe orientarsi verso i propri stabilimenti romeni, valutando un’area sul Mar Nero. La preferenza dichiarata resta investire sul territorio livornese, ma l’alternativa estera esiste. (T24 Economia).

Con una lunghezza di 34 metri e uno spostamento superficiale di 219 tonnellate, il DGK sviluppato da Drass è in grado di trasportare fino a 7 operatori delle forze speciali e il DS8 SDV della stessa azienda (Drass)
Questo è il punto politico-industriale più delicato. Quando un’impresa italiana ad altissima specializzazione è costretta a valutare lo spostamento all’estero di parti strategiche della produzione, non si perde solo un capannone. Si rischia di perdere una filiera. Si rischia di trasferire know-how, occupazione qualificata, competenze ingegneristiche, subfornitura, formazione, manutenzione, servizi portuali e capacità tecnologica. Si rischia di disperdere quel patrimonio invisibile che rende un Paese competitivo nei settori complessi. Nel caso Drass, il valore dell’indotto può essere enorme: carpenteria, impiantistica, elettronica, sensoristica, sistemi di comando e controllo, batterie presso-resistenti, prove a mare, sicurezza portuale, carenaggio, supporto alla navigazione, addestramento, simulazione, manutenzione e servizi logistici. Lo stesso presidente Sergio Cappelletti richiama il tema dell’occupazione di qualità, sottolineando che Drass impiega personale con crescita professionale ed economica superiore alle medie salariali regionali e nazionali, in una città che ha sofferto la perdita di lavoro qualificato. È qui che una commessa diventa una questione di politica industriale. Non basta celebrare le eccellenze italiane quando vincono contratti internazionali. Occorre creare le condizioni perché quelle eccellenze possano restare, crescere e consolidarsi in Italia.
Drass rappresenta un caso emblematico perché unisce tre dimensioni decisive: tradizione industriale, innovazione tecnologica e capacità di esportazione. Secondo quanto riportato nell’articolo, l’azienda è tra i principali costruttori mondiali di sistemi per immersioni profonde, produce sommergibili compatti, mezzi per incursori e soluzioni per il salvataggio dei sottomarini; conta oltre 250 dipendenti, impianti in Italia e Romania e un polo tecnologico nell’area del Picchianti. Il Dgk destinato all’Indonesia, con i suoi 34 metri, la propulsione a batterie agli ioni di litio, la capacità di operare in fondali bassi, la possibilità di trasporto di operatori delle forze speciali e l’integrazione con altri veicoli subacquei, non è soltanto un prodotto della difesa. È una piattaforma industriale complessa, figlia di competenze maturate nella subacquea professionale, nell’iperbarismo, nei sistemi automatici di controllo, nella gestione della pressione, nella sicurezza operativa e nell’ingegneria per ambienti ostili. (T24 Economia).

Secondo Naval News, il sottomarino DGK è dotato di due lanciatori di siluri montati a prua per armi pesanti, vela elettrica con cinque alberi e un sistema di gestione dei comunicati sviluppato da Drass. Caratterizzato da vani di carico riconfigurabili per equipaggiamenti aggiuntivi delle forze speciali, il DGK può trasportare fino a 6+1 operatori SOF oltre a un equipaggio di 9 persone, il veicolo DS8 Drass per il trasporto dei Raider (SDV) collocato sul ponte dietro la vela, e diversi carichi utili di missione, inclusi contenitori per attrezzature subacquee, AUV o ROV, per un totale di 5 tonnellate di attrezzatura. La DRASS italiana fornirà sei sottomarini compatti di nuova generazione oltre agli SDV all’Indonesia – Naval News
Per la comunità del commercial diving, questa notizia ha un significato ulteriore e dimostra ancora una volta che le tecnologie sviluppate per l’immersione professionale, per gli impianti iperbarici, per il controllo vita, per la sicurezza degli operatori e per le operazioni in profondità non sono un settore marginale. Sono una componente strategica dell’economia industriale nazionale. L’Italia possiede competenze storiche nella subacquea professionale, nella cantieristica, nella meccanica fine, nella sensoristica, nell’elettronica, nella robotica marina e nei sistemi iperbarici ma queste competenze hanno bisogno di una cornice infrastrutturale coerente. Un’impresa che costruisce sistemi subacquei avanzati non può attendere tempi incompatibili con i contratti internazionali. Non può essere lasciata sola di fronte alla scarsità di aree industriali portuali. Non può essere costretta a scegliere tra rimanere in Italia e rispettare gli impegni produttivi.

Il centenario di Drass dovrebbe quindi diventare anche un momento di riflessione pubblica: vogliamo limitarci a celebrare un’eccellenza italiana, oppure vogliamo costruire intorno a questa eccellenza una vera politica industriale del mare? Per Livorno, l’occasione è storica; un’area portuale destinata ad assemblaggio, prove a mare, addestramento e supporto ai sommergibili e ai veicoli subacquei autonomi potrebbe consolidare un polo tecnologico unico, capace di attrarre competenze, investimenti, giovani ingegneri, tecnici specializzati, operatori iperbarici, imprese dell’indotto e collaborazioni internazionali.
Per l’Italia, la posta in gioco è ancora più ampia. In un momento in cui il dominio subacqueo assume crescente rilevanza per difesa, energia, telecomunicazioni, infrastrutture critiche, sicurezza ambientale e sorveglianza dei fondali, perdere capacità industriale in questo settore significherebbe indebolire una leva strategica del Paese. La commessa Drass per l’Indonesia è dunque una buona notizia ma è anche un avvertimento. Le imprese italiane capaci di competere nel mondo non chiedono assistenza: chiedono condizioni operative, spazi, procedure efficienti, infrastrutture coerenti, visione industriale e tempi compatibili con i mercati internazionali. Se il Sistema Italia saprà rispondere, Livorno potrà diventare un centro di eccellenza per sommergibili compatti, sistemi iperbarici, veicoli subacquei e tecnologie autonome. Se non saprà farlo, il rischio è che sviluppo, know-how e centinaia di posti di lavoro ad altissima specializzazione seguano la rotta di altri porti, altri Paesi, altri sistemi industriali più rapidi e più ricettivi.
Giovanni Esentato
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