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  Address: OCEAN4FUTURE

Torniamo a parlare di Cipree

Reading Time: 7 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: MALACOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO

AREA: DIDATTICA
parole chiave: Cipree
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Quanti di noi si sono soffermati su una spiaggia ad osservare una conchiglia? Le conchiglie hanno da sempre un indubbio fascino sull’Uomo, con i loro colori e forme diverse. Eppure, se ci pensiamo bene, le conchiglie non sono altro che lo “scheletro” di animali che molti di noi riterrebbero piuttosto semplici e primitivi, piuttosto “sgradevoli” ai nostri occhi, i molluschi.

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Cyprea argus da www.shells-of-aquarius.com

Ma allora perché tanta bellezza?
Una domanda che ci possiamo porre è a che pro un mollusco dovrebbe sforzarsi tanto per costruire una struttura così complessa e pesante. Di sicuro la prima funzione della conchiglia è proteggere le sue parti molli, che altrimenti sarebbero facile preda. La maggior parte dei molluschi infatti, se minacciata, può ritirarsi completamente all’interno della conchiglia. Quasi tutti i molluschi hanno una conchiglia per non esporsi ai predatori, tranne in alcuni casi, come nel caso dei nudibranchi, che tutti i subacquei conoscono per i loro colori sgargianti che segnalano ai predatori la loro tossicità. Altri basano la loro difesa sulla capacità di fuggire o nascondersi velocemente (come ad esempio i cefalopodi, che con il loro movimento a reazione e la loro capacità di mutare velocemente in maniera straordinaria il loro colore possono sfuggire alla cattura. Molte conchiglie presentano spine, aculei, protuberanze che fungono da ulteriore mezzo di dissuasione all’attacco dei predatori. Altre infine sono il substrato per spugne ed altri organismi che mimetizzano il mollusco rendendolo simile al resto del fondale.

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Oggi parliamo di un tipo particolare di molluschi, le cipree. Questi animali presentano una gradevole particolarità:  la loro conchiglia è quasi sempre liscia e lucida, senza spine o aculei, e presenta una notevole variabilità di disegni e colori, tanto da essere estremamente vistosa. Una curiosità in quanto le cipree non sono velenose come i nudibranchi, né tanto meno sono in grado, con i loro occhi semplici, di vedere tali colori. Come vedremo, il mollusco ricopre spesso completamente la conchiglia, che diventa visibile solo quando questo l’animale si ritrae all’interno.

Le cipree sono tra i molluschi più comuni in ogni reef tropicale, il che dimostra che la loro “strategia” di sopravvivenza funziona. Questi stupendi animali riescono a sopravvivere poiché sono alquanto elusivi (di giorno si nascondono molto bene sotto rocce o coralli morti) e, in molti casi, sfuggono ai predatori anche grazie alla loro conchiglia che è molto resistente e difficile da triturare, con un’apertura molto stretta e denticolata, attraverso la quale il predatore ha difficoltà a raggiungere le parti molli. I loro colori invece sono ancora un mistero, il che rende questi animali tra i più affascinanti risultati dell’evoluzione della vita sulla Terra.

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Naria erosa – photo credit da cypraea.net

Nelle immagini potete vedere due cipree molto comuni, trovate a Zanzibar e poste momentaneamente in una bacinella per essere fotografate. In alto una Naria erosa e in basso una coppia di Naria helvola. In entrambi i casi si nota lo sviluppo del mantello che può ricoprire la vistosa conchiglia, mimetizzandola nel fondale.

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una coppia di Naria helvola – photo credit da cypraea.net

Cenni Storici
Per la loro particolare lucidità e bellezza, tanto da essere ritenute “finte” da chi le incontra per la prima volta, le cipree hanno attratto sin dai tempi più remoti l’attenzione degli esseri umani. In siti neolitici del Sud Africa gli archeologi hanno rinvenuto alcune cipree, che venivano conservate da quegli antichi uomini semplicemente per il loro aspetto gradevole. Del resto addirittura l’austero Linneo assegnò loro il nome di Cypraea ispirandosi a Cipro, patria della Dea della Bellezza (Afrodite o Venere, per i Romani), ritenendole meritevoli di rappresentare egregiamente tale qualità.

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Monetaria moneta photo credit da cypraea.net

Che dire poi della Monetaria moneta, il cui nome rammenta il suo millenario utilizzo come valuta negli scambi commerciali dei paesi affacciati sull’Oceano Indiano? Con poche manciate di questa conchiglia si acquistavano nel passato i beni più disparati… perfino le mogli! Ricchi mercanti ammucchiavano migliaia di esemplari in forzieri come fossero monete d’oro.

I tempi di questo mercato sono a noi assai lontani, ma rimangono tutt’oggi legati alle cipree significati anche più profondi, dovuti alla loro forma stravagante, nella cui fessura inferiore si possono ravvisare similitudini con il sesso femminile. Così le usanze indigene di vari popoli anche assai lontani geograficamente, dall’Africa alla Melanesia, convengono nel ritenere le cipree un emblema di fertilità e procreazione, proteggendo le partorienti durante il travaglio, adornando vesti e maschere rituali come amuleti, divenendo persino oggetti divinatori. Anche la psicologia si è pronunciata su di loro, sottolineando il legame che hanno nel nostro inconscio con la sessualità, naturalmente per una non celata rassomiglianza, tanto che per questa forma le cipree erano considerate sacre alle divinità generanti.

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Cypraea pantherina del mar rosso – foto Mirco Bergonzoni

Nelle Cypraea pantherina del Mar Rosso dell’immagine seguente, si osservano chiaramente i lobi carnosi del piede a suola che esce dall’apertura denticolata della conchiglia.

Lo studio scientifico delle cipree fu inizialmente subordinato a quello dei molluschi in generale, che furono presenti già in gran numero nelle tavole settecentesche ed ottocentesche. Ad un iniziale criterio prettamente comparativo, limitato alla descrizione di nuove specie (pratica che produsse un proliferare eccessivo di nomi), dagli anni ’30 è apparso un approccio più rigoroso, che analizza con maggior dovizia di particolari anche l’anatomia, la distribuzione e la storia evolutiva di questi molluschi.

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Zoila Friendii da web

Primo fra tutti si distinse F. A. Schilder, che costruì una classificazione della famiglia che ancora oggi è largamente valida, facendo piazza pulita degli oltre tre mila nomi che venivano attribuiti alle circa 150 specie allora note. Altri studiosi autorevoli furono T. Iredale, C. Cate, R. Kilburn, W. Liltved, anche se molti altri autori contribuirono dedicandosi ad un approccio unicamente “conchigliologico”, cioè basato solo sullo studio della sola conchiglia e non di tutto il mollusco. Grande eco ebbe l’opera divulgativa di C. M. Burgess, che attraverso il suo primo libro (1970) illustrò cipree fino ad allora scarsamente conosciute al grande pubblico come la “fultoni” o la “teramachii”, grandi rarità di un tempo. Fra i collezionisti che hanno saputo anche divulgare, attraverso le loro pubblicazioni, l’amore per questa famiglia citiamo soprattutto L. Raybaudi Massilia e F. Lorenz.

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Australian’s Spectacular Cowries di B. Wilson e P. Clarkson

Vi segnalo un bel libro del 2004 che tratta i generi endemici australiani Zoila ed Umbilia, Australian’s Spectacular Cowries di B. Wilson e P. Clarkson, per la ricchezza iconografica e le immagini subacquee lo consiglio anche ai naturalisti in generale e a tutti gli amanti del mondo sommerso.

Evoluzione
Le cipree appartengono ad una famiglia di molluschi gasteropodi marini (Cypraeidae) che conta attualmente poco più di 200 specie. “Attualmente”, perché la storia evolutiva di questa famiglia è resa piuttosto complessa dalle oltre 250 specie estinte finora descritte. La famiglia Cypraeidae comparve sulla Terra, almeno per quanto ci è reso noto dai reperti paleontologici, nel Titoniano, un periodo del Giurassico datato intorno ai 145-150 milioni di anni fa, quando le prime cipree arcaiche convivevano con i dinosauri e le ammoniti. Forse un segno del destino, chissà, ma le più antiche cipree da noi conosciute provengono da depositi giurassici italiani, con maggiore precisione dalla Sicilia, con le due specie Bernaya gemmellaroi e Palaeocypraea tithonica. Le loro conchiglie erano piccole, sferoidali e sembra che incontrarono il favore dell’evoluzione diversificandosi in decine di specie che si diffusero in tutti i mari tra il Cretaceo e l’inizio dell’Era Cenozoica. Dal Paleocene Taneziano in poi, la famiglia si è diramata in numerose “linee filetiche” (genealogie di specie derivate da un antenato comune), ognuna delle quali ha generato specie particolarissime, alcune tubercolate, altre gigantesche e dalle forme stravaganti, altre con appendici appuntite o basi larghe ed appiattite, come potete osservare nelle immagini seguenti.

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da sinistra un esemplare tipo di Gisortia (Francia), uno di Vicetia (Veneto, Italia), uno di Umbilia gastroplax (Victoria, Australia)

Ma fra tanti rami, solo alcuni, peraltro come già detto abbastanza uniformi nella struttura generale della conchiglia, sono sopravvissuti all’Oligocene e al Miocene, delineando i gruppi che ancora oggi vivono nei mari tropicali del globo.

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Tra questi gruppi estinti assumono un interesse particolare, almeno per quanto riguarda il numero di specie interessate, le Trona e Miolyncina europee (in alto a sinistra, soprattutto Eocene e Miocene), le Umbilia mioceniche australiane e le Siphocypraea americane (in basso a sinistra), dal Miocene al Pleistocene, delle quali sopravvive la relitta Siphocypraea mus del Venezuela (in basso a destra), vero e proprio fossile vivente.

Fine I parte – continua

 

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