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livello elementare
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: TURCHIA
parole chiave: Industria, Difesa
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Una particolare attenzione nell’ambito del vasto programma di riforme che ha interessato la Turchia è stata dedicata al settore dei velivoli senza pilota (UAV). Tali piattaforme risultano infatti caratterizzate da bassi costi di produzione e mantenimento, garantendo contestualmente una grande versatilità d’impiego.
Il primo programma nazionale turco per lo sviluppo di UAV venne avviato negli anni Ottanta; similmente a molte iniziative precedenti venne incentrato sull’acquisto di sistemi esteri. A metà degli anni Duemila le forze armate turche risultavano fortemente dipendenti dalle importazioni di droni israeliani. Tale stato di cose divenne profondamente allarmante per le autorità di Ankara, in virtù delle profonde tensioni sorte con lo Stato ebraico a seguito della recrudescenza del conflitto di Gaza. Contestualmente, il costante rifiuto degli Stati Uniti di autorizzare il trasferimento verso la Turchia di droni MQ-9 Reaper rappresentò un insormontabile ostacolo alla formazione di una possente flotta di velivoli senza pilota10.
Un drone Bayraktar TB2
Questa situazione spinse lo SSM ad avviare un progetto volto allo sviluppo di un UAV tattico. L’appalto per la produzione del nuovo sistema d’arma venne vinto dal drone Bayraktar TB1 prodotto dalla Bayrak Technology. Tuttavia, la produzione di massa di questo sistema non venne mai avviata, in luogo di una modifica del progetto iniziale volto a potenziarne le capacità. Tale operazione risultò nell’avvio della produzione di massa del più performante Bayraktar TB2. Il nuovo velivolo è stato sin da subito caratterizzato dal connubio tra bassi costi di produzione e mantenimento con buoni livelli di prestazioni11, venendo rapidamente integrato a livello operativo nelle forze armate, divenendo una componente chiave della loro dottrina operativa.
Nel 2018 l’esercito turco ha eseguito un imponente attacco contro le formazioni del PKK a Sinjar combinando droni e artiglieria. L’operazione ha ottenuto la morte di Ismail Ozden, membro di spicco dell’organizzazione. L’anno successivo, Ankara ha schierato i propri droni a difesa del Governo di Accordo Nazionale libico, asserragliato nella città di Tripoli. L’intervento turco riuscì a mettere in rotta le forze di Khalifa Haftar, obbligate a rinunciare ai propositi di occupare la capitale libica12. A tali dispiegamenti ha fatto seguito nel 2020 un massiccio attacco a danno delle forze governative siriane che ha visto l’impiego di droni Bayraktar TB2 e il sistema da guerra elettronica KORAL, bloccando la loro offensiva verso la città di Idlib13. Infine, nello stesso anno le forze armate dell’Azerbaijan hanno utilizzato massicciamente gli UAV di fabbricazione turca nell’ambito del secondo conflitto del Nagorno-Karabakh, impiegandoli per annientare le difese aeree armene14. La modalità di impiego dei sistemi senza piloti da parte di Ankara ha costituito una vera e propria svolta nella storia militare. Nello specifico, le forze armate turche hanno schierato gli UAV in elevato numero utilizzandoli come una vera e propria forza aerea, in grado di combinare funzioni ISR (intelligence, sorveglianza, ricognizione) con ruoli di SEAD/DEAD (soppressione o distruzione delle difese aeree nemiche)15. I droni di fabbricazione ucraina sono stati protagonisti della guerra in Siria, della difesa di Tripoli contro Haftar, dell’offensiva azera in Nagorno-Karabakh e dell’attuale conflitto in Ucraina.

Bayraktar TB2 Bayraktar Akıncı UCAV.jpg – Wikimedia Commons
Nuovi sviluppi e debolezze strutturali
Il 2017 vede la firma del primo importante accordo di esportazione di armamenti per l’industria della difesa turca avente come oggetto la fornitura di droni Bayraktar TB2 allo Stato del Qatar16. A tale accordo ha fatto seguito la firma di importanti contratti con Pakistan e Ucraina, relativi in particolare alla fornitura di velivoli senza pilota e imbarcazioni da guerra nell’ambito del programma MILGEM.
I rilevanti successi militari ottenuti rispettivamente dall’Azerbaijan e dall’Ucraina mediante l’impiego dei droni Bayraktar hanno determinato una forte crescita della domanda di armamenti turchi nel continente africano, in Medio Oriente, nel Sud-Est Asiatico e nello stesso continente europeo. In virtù di ciò, la quota turca sull’export globale di armamenti è cresciuta sino ad arrivare all’1,7%, rendendo Ankara l’undicesimo esportatore globale in tale settore17.
Contestualmente, la Turchia ha assunto una posizione dominante nel mercato dei droni militari, arrivando a controllare una quota pari a circa il 65% di tale mercato18. Attualmente la Turchia controlla 1,7% dell’export globale di armi e nel settore dei droni militari ha una posizione dominante, arrivando a controllare una quota pari al 65% di questo mercato. Il successo delle piattaforme MILGEM e Bayraktar ha a sua volta fornito la base per lo sviluppo di nuove forme di armamenti più avanzate. La compagnia Bayraktar Technologies ha infatti rapidamente sviluppato il Bayraktar Akinci, dotato di un carico maggiore e capace di prestazioni significativamente superiori rispetto al Bayraktar TB2 ed entrato in servizio nel 2021, ottenendo immediatamente un rapido successo sul mercato internazionale. Infine, l’azienda sta altresì investendo nello sviluppo del Bayraktar Kizilema, un sistema senza pilota dotato di motori a reazione. Contestualmente, le autorità di Ankara hanno investito fortemente nella realizzazione di un aeromobile multiruolo stealth di quinta generazione interamente autoprodotto, il KAAN.

A dispetto dei notevoli risultati raggiunti, l’industria della difesa turca rimane tuttavia soggetta a rilevanti debolezze strutturali. Anzitutto, la fragile economia del paese rende estremamente complicato il finanziamento dei costosi progetti volti a sviluppare armamenti sempre più moderni, rendendo pertanto il settore della difesa dipendente dai profitti derivanti dall’export per la propria sostenibilità. Ciò potrebbe potenzialmente portare in futuro l’industria bellica turca a privilegiare prodotti atti all’esportazione, a scapito delle esigenze strategiche del paese. In alternativa, un eventuale calo dell’export obbligherebbe lo Stato turco a dirottare risorse piuttosto consistenti verso la propria industria della difesa. In secondo luogo, gran parte dei progetti sviluppati a partire dal 2004 sono stati realizzati seguendo il modello “platform first, components later”19. Ciò ha consentito il rapido sviluppo e la costruzione di nuovi sistemi d’arma, ma non ha eliminato la dipendenza del paese da particolari tipi di componentistica importati dall’estero20, in particolare circa i motori montati su gran parte dei principali sistemi d’arma del paese21. Gli investimenti per la produzione di tali piattaforme a ciclo chiuso si stanno rivelando estremamente costosi22.
In ultima analisi, l’industria della difesa turca è stata caratterizzata negli ultimi anni da una crescente politicizzazione. Nel 2018 lo SSM è stato posto sotto l’autorità diretta della Presidenza23, incrementando notevolmente il peso degli stakeholder politici nei processi decisionali, a scapito dei tecnici. Tale processo di politicizzazione è risultato esteso anche alla situazione estera del paese. La decisione turca di acquistare il sistema di difesa antiaereo russo S-400 è stata percepita come una reazione di Ankara alle crescenti critiche rivolte da parte delle nazioni occidentali alla gestione da parte delle autorità della politica interna del paese. Le conseguenze di tale scelta si sono tuttavia rivelate pesantemente negative. Le forze armate turche sono state infatti escluse dal programma F-35 e hanno dovuto sopportare elevati costi di mantenimento per il sistema stesso, il quale si è altresì rivelato impossibile da integrare nel network difensivo del paese. Tale stato di cose sta attualmente rendendo piuttosto difficoltosa l’integrazione della Turchia nel programma Security Action for Europe, precludendo potenzialmente grandi opportunità per le aziende di Ankara24.

sistema missilistico S 400 in parata a Mosca maggio 2011 Fonte http://kremlin.ru/news/11194 (exact image source) – Autore Presidential Press and Information Office May 2011 Parade – S-400.jpeg – Wikimedia Commons
Conclusioni
A partire dall’età contemporanea, la Turchia, prima sotto forma di impero sovranazionale e poi di Stato nazionale, ha storicamente sofferto una rilevante dipendenza dall’estero in relazione alla propria produzione bellica. Tale stato di cose ha rappresentato una significativa minaccia alla sicurezza del paese, nonché un rilevante ostacolo alla proiezione della sua forza. Lo shock provocato dall’embargo statunitense conseguente alla crisi di Cipro ha spinto le autorità turche ad investire fortemente nell’indigenizzazione della produzione bellica, al fine di ridurre la dipendenza del paese dall’estero. Tale intento è stato coronato da successo grazie ad una solida pianificazione strategica centralizzata, una grande volontà politica e la presenza di una solida base di capitale. Oggi l’industria della difesa turca riesce non solo a soddisfare gran parte della propria domanda interna, ma ha contestualmente trasformato il paese in uno dei principali esportatori di armamenti a livello globale. Ciò ha incrementato significativamente l’influenza turca sullo scacchiere internazionale, migliorando al contempo la bilancia dei pagamenti del paese. Tuttavia, la dipendenza finanziaria dall’export e la crescente politicizzazione rappresentano significativi ostacoli alla sostenibilità dell’industria bellica turca nel lungo termine.
Giovanni Chiacchio
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Laureando in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha conseguito come borsista il master “Leadership per le relazioni internazionali e il Made in Italy” presso la Fondazione Italia USA e ha frequentato l’accademia estiva della Heritage Foundation. Scrive per vari blog. I suoi campi sono le relazioni internazionali, gli studi strategici e il conservatorismo di matrice anglosassone.
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saggio pubblicato originalmente su Report • Fondazione Machiavelli
in anteprima droni Bayraktar TB2 azeri prima della parata della vittoria del 10 dicembre a Baku – Dicembre 2020 Autore Aykhan Zayedzadeh
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Note
10 Sìbel Duz, The Ascension of Turkey As a Drone Power, Seta, Ankara, luglio 2020
11 Leo Peria-Peigne, TB2 Bayraktar Big Strategy for a Little Drone, IFRI, Parigi, 17 aprile 2023
12 Idlir Lika, A Vortex of Conflict The Evolving Dynamics of Turkey’s Involvement in Libya, Seta, 2020
13 Can Kasapoglu, Turkey’s Drone Blitz Over Idlib, The Jamestown Foundation, 17 aprile 2020
14 John Antal, Seven Seconds to Die: A Military Analysis of the Second Nagorno-Karabakh War and the Future of Warfighting, Casemate Pub & Book Dist Llc, 2022
15 Ali Bakeer, The fight for Syria’s skies: Turkey challenges Russia with new drone doctrine, Middle East Institute, marzo 2020
16 Fergus Kelly, Qatar signs deals for armed drones, armored vehicles and ships from Turkey, The Defense Post, 14 marzo 2018
17 Ali Murat Alhas, From buyer to builder, Turkey’s arms exports boost its global status, BBC Monitoring, 2 maggio 2025
18 How Did Turkey Redefined Global Drone Warfare?, Inside FPV, 5 novembre 2024
19 Sikti Egeli, Serhat Guvenc, Calgar Kurç e Arda Mevlutoglu, From Client to Competitor: The Rise of Türkiye’s Defence Industry, International Institute of Strategic Studies, 2024
20 Emanuele Costanza, Arming the Nation: Türkiye’s drone Industry Between Ambitions and Realities, Luiss
21 Ibrahim Karatas, Turkish Defense Industry’s Scramble Against Arms Embargoes and Engine Production
22 Can Sezer, Turkish drone maker Baykar to invest $300 mln to develop jet engine, CEO says, Reuters, 24 ottobre 2024
23 Sikti Egeli, Serhat Guvenc, Calgar Kurç e Arda Mevlutoglu, From Client to Competitor: The Rise of Türkiye’s Defence Industry, International Institute of Strategic Studies, 2024
24 Turkey’s Defence Industry and the EU SAFE Regulation, Eliamp, 9 ottobre 2025
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