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Il tempo dei re aragonesi sul trono di Napoli – parte I

Reading Time: 8 minutes

 .
livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XV SECOLO
AREA: DIDATTICA

parole chiave: Brindisi, Regno di Napoli, re Aragonesi

        

Gli antecedenti della conquista aragonese
Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è carlo-I-dangio.jpgNel 1282, contro il re di Napoli Carlo I d’Angiò, scoppiò a Palermo la rivolta dei Vespri, della quale il re Pietro III d’Aragona fu considerato l’architetto, perché pretendente al possesso dell’isola in quanto marito di Costanza figlia del re Manfredi, discendente ed erede diretto del grande Federico II di Svevia. Certo è, che l’intervento aragonese a favore dei ribelli contro gli angioini, fu immediato e determinante. Seguì una lunga guerra nel corso della quale il figlio di Pietro III, Giacomo II, sposò una figlia di Carlo II d’Angiò lo zoppo e riconobbe agli Angiò la Sicilia, dietro il loro riconoscimento dei suoi diritti sulla Sardegna e sulla Corsica. I Siciliani però, non accettarono quell’accordo e proclamarono loro re, nel 1296, il fratello di Giacomo II, Federico II d’Aragona, che amava dirsi III in quanto erede del grande re Federico II di Svevia, suo nonno materno.

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re Pietro III d’Aragona

La questione fu momentaneamente chiusa nel 1302 dalla pace di Caltabellotta, con cui la Sicilia fu riconosciuta agli Angiò, ma venne assegnata vita natural‐durante a Federico II che sposò Eleonora, l’altra figlia di Carlo II d’Angiò, dando origine, di fatto, a una vera dinastia aragonese autonoma in Sicilia.

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Federico II

Federico II regnò a lungo, fino al 1337, e i suoi successori – Pietro (dal 1337 al 1342), Ludovico (dal 1342 al 1355) e Federico III (o IV) dal 1355 al 1377 – contrastarono gli sforzi angioini di ricondurre la Sicilia sotto il loro regno di Napoli, finché si giunse alla pace di Catania del 1372, che sancì una Sicilia indipendente sotto la dinastia aragonese. Maria, figlia ed erede di Federico III (o IV), andò sposa a Martino I il giovane – figlio del secondogenito di Pietro IV d’Aragona – al quale, morto da re di Sicilia senza avere eredi, succedette il padre Martino II il vecchio, che intanto era asceso nel 1409 al trono d’Aragona e che quindi, tenne insieme sia la corona siciliana che quella aragonese.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è aragonesi-di-ssicilia.pngNel 1410, alla morte del re Martino II senza eredi diretti, la corona passò a Ferdinando di Castiglia, di cui Martino II era zio materno, il quale salito sul trono di Aragona inviò nell’isola, come viceré, il figlio Giovanni, iniziando per la Sicilia un’epoca vicereale. Nel 1416, sul trono di Aragona successe il figlio di Ferdinando, Alfonso V, il quale si affrettò a richiamare dalla Sicilia il fratello Giovanni, che gli isolani aspiravano nominare loro autonomo re, sostituendolo nell’esercizio del viceregno con un nuovo viceré. Alfonso V, abile sovrano e diplomatico scaltro, riuscì a costruire un suo diritto al trono di Napoli facendosi riconoscere, come figlio adottivo, dalla regina Giovanna II d’Angiò, Durazzo.

Però Giovanna II tornò sulle sue decisioni e, poco prima di morire, trasferì l’adozione al francese Renato d’Angiò.Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è aragonesi-casa-di-trasamara.png Ne scaturì inevitabilmente una lunga e crudele guerra, che nel 1442 vide finalmente vittorioso l’aragonese: il nuovo re Alfonso V di Aragona, re di Napoli, riunificatore del regno fondato dai Normanni e passato agli Svevi e Angioini.

I re aragonesi sul trono di Napoli
Dal 1442 Alfonso V di Napoli, scelse di risiedere a Napoli fino a quando vi morì nel 1458, e da Napoli governò l’impero catalano‐aragonese, che nel bacino mediterraneo occidentale occupò uno spazio primeggiante, mantenendo da esso, sostanzialmente distinta e autonoma, l’amministrazione del regno di Napoli, che fu da lui affidata quasi per intero a italiani.

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Alfonso V, il magnanimo

Alfonso V, infatti, non rientrò più a Barcellona nonostante le richieste della moglie Maria, che durante tutti quegli anni continuò a governare i possedimenti spagnoli assieme a Giovanni, il fratello di Alfonso. Alfonso V modernizzò il regno di Napoli e governò cercando di rinnovare i rapporti diplomatici ed economici con gli altri regni, di svecchiare le forme istituzionali esistenti e di apportare riforme sostanziali all’amministrazione territoriale.

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La politica del sovrano ebbe un significato sociale essenzialmente conservatore, favorendo il baronaggio che aveva in mano il governo delle città, con ripercussioni evidenti nell’accentuazione dei contrasti sociali. Ma ciò non impedì che nel complesso si potesse tendere ad avviare efficacemente la ripresa della vita economica e sociale del regno, dopo la lunga epoca meno favorevole attraversata dalla metà del secolo XIV.
Nacque, con Alfonso V, il Sacro Regio Consiglio che, posto al vertice delle magistrature del regno, conseguì un’autorità dottrinaria e giurisdizionale che fu apprezzata anche all’estero.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è alfonso-V-ordine-del-toson-doro.jpgL’apparato giudiziario napoletano, con la Corte della Vicaria al suo vertice, previde un ampio esercizio delle funzioni giurisdizionali anche da parte dei signori feudali e ai baroni concesse, peraltro, il merum et mixtum imperium, allargandone così ulteriormente la sfera giurisdizionale. Mentre il re dispose per sé, di una rete di organi amministrativi centrali e periferici e di una classe di funzionari e officiali regi molto efficaci: un forte strumento di governo a disposizione del potere regio.

Alfonso V proseguì e allargò la pratica delle intese con banchieri e finanzieri stranieri che aveva tradizioni che risalivano fino all’epoca sveva ed erano in rapporto con la gestione del sistema fiscale, nonché con la gestione delle terre e dei redditi del demanio regio e delle proprietà dirette del sovrano. Definì pure il sistema fiscale, fissandolo intorno all’imposta fondamentale sulle persone fisiche considerate per nuclei familiari, i fuochi, accompagnata da una tassa per la fornitura del sale, considerato monopolio pubblico.

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ducato d’oro di Alfonso V, detto alfonsino

Per il resto, il sistema si fondò, secondo l’uso comune, sugli appalti dei cespiti fiscali a mercanti e finanzieri, che erano per lo più forestieri. Diede pure una sistemazione duratura alla dogana delle pecore, ossia all’amministrazione dei pascoli invernali del Tavoliere delle Puglie, in cui svernavano le grandi greggi del montuoso Abruzzo e di altre terre contigue.

Nel 1458, alla morte di Alfonso V di Napoli, detto il magnanimo, il regno di Napoli passò in eredità al suo prediletto figlio naturale Ferdinando I, detto Ferrante, mentre quello d’Aragona, con la Sicilia e la Sardegna, passò in eredità al fratello Giovanni II, padre di quel Ferdinando II il cattolico che, sposando Isabella di Castiglia nel 1469, unificherà la Spagna e farà poi decadere definitivamente la dinastia aragonese del regno di Napoli.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Ferdinando-I-di-aragona-re-di-Napoli-ferrante.jpg

Ferdinando I, Ferrante,  re di Napoli

La dinastia inaugurata a Napoli da Alfonso V, proseguì quindi con Ferdinando I, Ferrante, la cui azione di governo continuò quella paterna e, in certo qual modo, la radicalizzò. Il re Ferrante si dedicò all’ordinamento amministrativo, attuando una politica fiscale relativamente più blanda, promuovendo l’incremento dell’economia e stimolando le arti e la cultura. Fu più duro con la nobiltà feudale, di cui cercò sempre di limitare privilegi e potere, senza poter però evitare che dopo venticinque anni di regno gli si
ordisse contro una congiura di baroni che, anche se poté piegare, testimoniò quella mancanza di un radicamento del tutto sicuro della famiglia sul trono napoletano, che a distanza di pochi anni avrebbe portato alla fine della dinastia aragonese di Napoli.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è aragonesi-di-napoli.pngL’ostile papa Innocenzo VIII, infatti, appoggiato dai baroni ancor più ostili alla dinastia aragonese, istigò l’ambizioso re di Francia Carlo VIII a far valere i suoi diritti sul regno di Napoli e cosi, Ferrante stesso agli estremi del suo regno e i suoi successori – il figlio Alfonso II, il nipote Ferdinando II e l’altro figlio Federico – furono sottoposti alla prova severissima del confronto con quella che all’epoca era la maggiore potenza europea. Ferrante morì nel 1494 e gli succedette il malvisto primogenito Alfonso II di Napoli il quale, prima che Carlo VIII realizzasse – tra il febbraio e il luglio del 1495 – l’effimera conquista del regno, abdicò a favore del figlio Ferdinando II di Napoli, detto Ferrandino. Il re di Francia dové, tuttavia, abbandonare in tutta fretta il regno appena conquistato, per la lega militare che contro di lui formarono gli stati italiani e per gli atteggiamenti ostili assunti dalle altre potenze europee dinanzi alla felice e facile riuscita della sua impresa, e così Ferrandino poté tornare quasi immediatamente sul trono.

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Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona

Tra le potenze europee che presero posizione contro la conquista francese ci furono Castiglia e Aragona, su cui regnavano i re cattolici, Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona. Anch’essi avevano trattato e concluso accordi con Carlo VIII, quando questi, alla vigilia dell’impresa italiana, aveva cercato di procurarsi la neutralità delle altre potenze europee che di quella impresa avrebbero potuto risentirsi. A questo scopo Carlo VIII non aveva lesinato in concessioni politiche, economiche e territoriali, e sia Castiglia che, ancor più, Aragona ne avevano indubbiamente beneficiato.

Alla morte di Ferrandino, avvenuta prematuramente il 7 settembre 1496 senza eredi diretti, il trono del regno di Napoli passò a suo zio Federico, secondogenito di Ferrante – fratello di Alfonso II di Napoli anch’egli già morto – che salì sul trono come Federico I.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è francesi-entrano-anapoli-nel-xv-secolo.jpg ingresso truppe francesi a Napoli nel 1485 da Cronaca della Napoli aragonese (o Cronaca figurata del Quattrocento), di Ferraiolo, dopo il 1498.

Egli dovette difendersi, sia dai francesi del re Luigi XII succeduto a Carlo VIII e sia dagli spagnoli di suo cugino il re Ferdinando II il cattolico, che tra di loro accordarono spartirsi il regno di Napoli. E quando, nel 1501, questo fu invaso dai due eserciti stranieri, Federico I di Napoli decise di cedere al re di Francia Luigi XII i propri diritti sul regno, ricevendo in cambio la contea francese del Maine per sé ed i suoi eredi.

La dinastia aragonese del regno di Napoli finì quindi in quel 1501, tradita da uno stesso aragonese, e si estinse definitivamente nel 1550 con la morte senza discendenti del figlio di Federico I di Napoli, Ferdinando d’Aragona, il duca di Calabria mai divenuto re. L’accordo del 1501 si rivelò però immediatamente caduco e, per le ambigue condizioni alle quali era stato stipulato, scoppiò inevitabile la guerra franco‐spagnola e Napoli cadde in mano agli Spagnoli nel 1503. Poi, alla fine dello stesso anno, i Francesi furono pienamente sconfitti e col trattato di Blois del 1505 dovettero riconoscere la sovranità spagnola su tutto il regno, e Consalvo di Cordova fu il primo viceré spagnolo di Napoli.

Fine parte I – continua

Giancarlo Perri

BIBLIOGRAFIA
Ascoli F. La storia di Brindisi scritta da un marino‐1886
Carito G. Brindisi Nuova guida‐1994
Carito G. Le fortezze sull’isola di Sant’Andrea fra il 1480 e il 1604‐2011
De Tommasi L. Brindisi e Gallipoli sotto gli Aragonesi‐1975
D’Ippolito L. L’isola di San Andrea di Brindisi e le sue fortificazioni‐2012
Galasso G. Los territorios italianos – pag. 129‐142 in:
Belenguer Cebrià E. & Garín Llombart F.P. La Corona de Aragón: Siglos XII al XVIII‐2006
Della Monica A. Memoria historica dell’antichissima e fedelissima città di Brindisi‐1674
Guerrieri G. Le relazioni tra Venezia e Terra d’Otranto fino al 1530‐1904
Moricino G. Antiquità e vicissitudini della città di Brindisi dalla di lei origine sino al 1604
Perri G. Brindisi nel contesto della storia‐2016
Speranza V. Storia della Puglia nel periodo di Alfonso il magnanimo‐2014
Squitieri A. Un barone napoletano del 400 G.A. Orsini principe di Taranto‐1939
Vacca N. Brindisi ignorata‐1954
Zacchino V. Brindisi durante l’invasione turca di Otranto‐1978
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