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Il porto di Brindisi nel XIII secolo: base strategica degli ordini religioso-militari

Reading Time: 7 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Cavalieri, Giovanniti, Ospitalieri 

 

Nel saggio “Gli Ordini religioso-militari e i porti pugliesi” di Vito Ricci, pubblicato nel 2014,  67 volte in 58 pagine è citata la città di Brindisi. Cosa certamente del tutto naturale in considerazione della conosciuta e riconosciuta importanza storica del porto di questa città, non solo nel contesto adriatico, ma anche in quello ben più ampio mediterraneo.

Eppure, è inevitabile osservare come quell’importanza strategica di Brindisi diventa primaria quando si tratta della storia intorno al XIII secolo, degli anni in cui, con gli Svevi prima sul trono di Palermo e con gli Angioini dopo sul trono di Napoli, i porti pugliesi divennero il principale legame dell’Europa con il Levante: tra l’Occidente e l’Oriente, tra Roma e Gerusalemme. Da quei porti infatti, partivano le navi con i pellegrini, le derrate alimentari, i cavalieri, i cavalli, gli equipaggiamenti militari e quant’altro con destinazione l’Oltremare, cioè Siria e Palestina.

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Nave tonda dell’Ordine dei Templari

All’epoca nel porto di Brindisi erano di casa tutte e tre le principali tipologie di imbarcazioni che solcavano i mari mediterranei: le galere o galee, navi lunghe e strette a vela e remi, eminentemente militari e da combattimento; le navis, navi tonde a vela, usate per i traffici mercantili, caratterizzate da leggerezza e velocità, e gli uscieri, navi specializzate nel trasporto dei cavalli. A Brindisi, oltre che in transito, le flotte dei monaci guerrieri si recavano per svernare e spesso anche dar corso, nei suoi attrezzati cantieri, alle necessarie riparazioni e manutenzioni.

Molte delle navi che all’epoca frequentavano i porti pugliesi appartenevano agli ordini religioso-militari, anche detti monastico-cavallereschi, dei Templari e degli Ospitalieri e dei Teutonici (che in realtà non ebbero mai una flotta propria) che erano sorti in Terrasanta.  Inizialmente, come gli altri ordini gerosolimitani, con il fine principale di proteggere e aiutare i pellegrini, ed in seguito, militarizzatisi, anche con l’obiettivo di combattere apertamente i Musulmani, sia in terra che in mare.

Nati come corpi militari terrestri, nel corso del XII secolo i tre Ordini necessitarono sempre più di ricorrere alla navigazione e alla marina, avvalendosi dapprima delle navi delle repubbliche marinare italiane e in seguito creando, gli Ospitalieri e i Templari, una marina propria. Dapprima con navi da trasporto e in seguito, a partire dal 30 dicembre 1187, quando si impadronirono di undici galere egiziane nei pressi del porto di Tiro, anche con navi militari. Così si andò conformando una flotta anche armata.

Nella VI Crociata, partita interamente da Brindisi nel 1228, non mancarono le navi degli Ordini, mentre nel corso della VII Crociata, l’ammiraglia sulla quale nel 1250 trovò rifugio il re di Francia, il futuro San Luigi IX, era una nave da guerra templare.

In quanto al trasporto civile, tuttavia, le imbarcazioni degli Ordini dovettero spesso risultare insufficienti per tutti i viaggi necessari a Oltremare, giacché spesso si dovette ricorrere all’utilizzo di imbarcazioni noleggiate a armatori locali. In Oriente il porto principale fu quello di Acri, lì nel 1291 si trovava il Falcone del Tempio comandato dal brindisino Ruggero Flores impegnato nelle operazioni d’imbarco dei profughi dopo la sconfitta dei Cristiani ad opera dei Mamelucchi.

In Italia, i porti adriatici pugliesi furono gli scali più trafficati dalle navi degli Ordini per i collegamenti con le loro basi in Terrasanta, nonché quelli considerati più strategici: Manfredonia, Barletta e soprattutto Brindisi, oltre a quelli minori di Trani, Bari e Otranto.

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Galea dell’Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni

Sia i Templari che gli Ospitalieri ebbero nel porto di Brindisi una propria darsena e un proprio arsenale, giacché, quando nei primi decenni del XII secolo, ovvero subito dopo la fondazione degli Ordini, i primi insediamenti  si stabilirono in Italia lungo la costa adriatica. Le loro basi principali furono create nei porti di Barletta e Brindisi.

Ospitalieri, Templari e Teutonici, fondarono domus proprie in queste due città costiere per poter usufruire dell’utilizzo del porto per la comunicazione via mare con l’Oriente, e Brindisi in particolare, divenne il loro centro portuale strategico fin da quando, in epoca normanno-sveva, i primi frati-guerrieri si stabilirono in città.

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Gli Ospitalieri di San Giovanni – detti anche Giovanniti – a Brindisi fin dal 1156, possedevano una chiesa con un grande ospedale nei pressi dal porto, la chiesa era sulla via Marina angolo via Santa Chiara con a fianco, di fronte al mare, l’ospedale con sul retro altre varie strutture di cui sussistono tuttora importanti evidenze. Nel 1244 a Brindisi era precettore frate Egidius. Nel 1289, il gran maestro degli Ospitalieri Jean de Villiers giunse a Brindisi in cerca di soccorsi per San Giovanni d’Acri che il 1291 sarebbe poi caduta nelle mani dei Mamelucchi. Nel porto gli Ospitalieri ebbero il loro arsenale, con cale, portici e grandi magazzini, mentre in città e in campagna possedevano numerosi beni. Dopo la soppressione dell’Ordine templare, anche a Brindisi i Giovanniti – poi divenuti Cavalieri di Rodi, conquistata con una spedizione partita da Brindisi nel 1310, e infine Cavalieri di Malta – ereditarono i loro beni, compreso il casale di Maruggio e tutti gli altri beni che erano sparsi nel leccese.

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I Templari si insediarono a Brindisi probabilmente intorno al 1169, e nel 1196 era precettore il frate Ambrogio. Nel 1244 il frate Bonesigna era precettore della domus militiae templi in Brundisio, presso la chiesa di San Giorgio de Templo. Non è completamente chiaro dove tale domus fosse ubicata, e infatti si sono ipotizzate due possibili locazioni: una vicino l’attuale stazione ferroviaria, nei pressi del bastione San Giorgio, quindi praticamente ai limiti urbani, l’altra nelle vicinanze di San Giovanni al Sepolcro, in posizione un pò più centrale e funzionale, più vicina al porto dove i Templari ebbero il loro arsenale, le cale e i magazzini. Nel 1269 era precettore il frate Ginardo. Intorno al 1289 nella domus brindisina era precettore il frate Guglielmo de Noset e vi si effettuarono cerimonie di ricezione per il miles Guglielmo de Beriant e i servienti frati Jacobo de Ancona e Vassilio de Marsilio. Ultimo precettore dei Templari di Brindisi fu il serviente frate Hugo de Samaya, che comparve come testimone nel famoso processo che si tenne nel 1312 nel fondo rustico di Santa Maria del Casale.

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Per quanto infine concerne il terzo degli ordini militari, quello dei Teutonici, ultimo a insediarsi in Brindisi, già nel 1191, quindi fin della fondazione stessa dell’Ordine, esisteva in città un Hospitalis Alamannorum di Santa Maria dei Teutonici , cui fu anche annessa chiesa con cimitero ad uso dei pellegrini, che fu guidato dal magister Guinandus, con i frati Artimon, Elbert, Meinbert e Ugo.

Lo svevo Federico II, re di Sicilia, nel 2015 donò all’Ordine germanico la famosa domus appartenuta all’ammiraglio Margarito – sita dove fu poi edificata la chiesa di San Paolo eremita – che comprendeva diverse superfici e pertinenze sino al mare, in cui i monaci guerrieri tedeschi installarono durante alcuni anni la loro sede cittadina. L’Ordine possedeva anche altri beni in città, tra cui un feudo nei pressi della località San Leucio sul Seno di Ponente e dall’imperatore Enrico VI aveva avuto la concessione del castello di Mesagne.

Con la caduta degli Svevi e l’avvento degli Angioini, i Teutonici si ritirarono da Brindisi, ma il loro ospedale continuò ancora ad operare “sul principio della piazza grande d’attorno al castello grande, sulla riva alta che mira il destro corno del porto”.

La politica angioina, ancor più di quanto lo era stata quella precedente sveva, fu in genere favorevole agli Ordini – soprattutto agli Ospitalieri, ma all’inizio anche ai Templari, e molto meno ai Teutonici, naturalmente più fedeli agli Svevi – e permise loro di esportare dai porti pugliesi in esenzione di imposta, almeno sino a tutto il secolo XIII. Infatti, anche se non è possibile quantificare le dimensioni delle flotte templari e ospitaliere, sono abbastanza numerose le attestazioni pervenute relative alle loro navi e, a maniera di esempio per il solo porto di Brindisi – certamente il più importante in funzione strategica e militare, affiancando allo stesso tempo Manfredonia e Barletta in funzione mercantile – il Ricci cita gli episodi seguenti: 

Nell’inverno 1269-70, nel porto di Brindisi, si trovava ormeggiata la nave degli Ospitalieri Santa Lucia per subire delle riparazioni. Nel febbraio 1270, per richiesta del maestro venerabile di Acri, furono prelevate con autorizzazione regia, trecento salme di frumento da Barletta e duecento d’orzo da inviare a Brindisi dove analogo quantitativo di frumento ed orzo con sedici cavalli e muli doveva essere imbarcato per Acri, per la casa giovannita, sulle navi dell’ordine che si trovavano alla fonda nel porto brindisino. Nel febbraio 1278 un’altra nave dell’Ordine giovannita, la Bonaventura, sostava nel porto di Brindisi, mentre era diretta ad Acri con un carico di varie derrate alimentari, tra cui legumi, formaggi, carne salata, vino, olio, e vari animali vivi, suini e galline.

Anche molte personalità religiose e diplomatiche viaggiarono dalla Terrasanta per l’Occidente sulle navi degli Ordini, facendo scalo e sosta nel porto brindisino: Nel 1272 in occasione dell’elezione di Gregorio X al soglio pontificio, Carlo I d’Angiò mandò in sua rappresentanza ad Acri Stefano de Sissy, precettore delle domus templari del regno di Sicilia, e Fulcone de Podio Riccardi, che si imbarcarono da Brindisi su una barca che lo stesso re aveva noleggiato per il trasporto i due Templari in Terrasanta. Nel 1274, Guglielmo de Corcelle dell’Ospedale di Acri, Arnolfo del Tempio e Giacomo Vital, vi sostarono in attesa di riprendere il viaggio per Lione dove li attendeva il conclave indetto da Gregorio X finalizzato al sostentamento finanziario della crociata. Nel 1276 raggiunse Brindisi e vi sostò, la nave di Pontius de Fay, priore dell’Ospedale d’Ungheria, con i suoi familiari, quattro cavalli e otto muli.

Nell’anno 1278 si attesta che fossero presenti a Brindisi per essere riparate, sia la nave templare Santa Maria di Simone di Belvedere, viceammiraglio del regno di Sicilia, e sia la nave Bonaventura degli Ospitalieri. Nel 1282 un’imbarcazione templare era a svernare e a fare manutenzione nel porto al comando di fra’ Vassayl da Marsiglia [occasione in cui il piccolo Ruggero Flores s’imbarcò, affidato dalla madre a quel templare]. Nell’aprile 1307, quando l’Ordine giovannita era impegnato nella conquista di Rodi, Roberto d’Angiò ordinava al capitano e custode del porto di Brindisi di mettere a disposizione dell’Ordine due galee in assetto di guerra, la Sant’Agna e la Pazza, già riparate e ancorate nel porto di Brindisi e altre due la Santa Margherita e la San Cataldo, da riparare con urgenza.

Nel 1312, dopo la condanna e la conseguente estinzione dei Templari, tutte le navi di proprietà dei Cavalieri del Tempio passarono agli Ospitalieri e la loro potenza navale crebbe e si consolidò operando per ancora secoli, dalla base di Rodi prima, e quindi da Malta.

Giancarlo Perri

 

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