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livello elementare
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ARGOMENTO: METEOROLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: ENSO, El Niño
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La recente notizia che la Niña potrebbe terminare alla fine della stagione degli uragani, ovvero quest’estate, sostituita dal ritorno di un Niño potenzialmente molto intenso, preoccupa non poco in quanto potrebbe spingere le temperature in tutto il mondo a livelli senza precedenti. La fonte della notizia è il Climate Prediction Center (CPC) della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) che ha recentemente rivelato che esiste una probabilità crescente che El Niño si manifesti nuovamente tra giugno e agosto.

ecco cosa succede nelle diverse fasi What is the El Niño–Southern Oscillation (ENSO) in a nutshell? | NOAA Climate.gov
Come ricorderete El Niño e La Niña sono le fasi calde (Niño) o fredde (Niña) di un modello naturale che interessa il Pacifico tropicale, noto come El Niño-Oscillazione Meridionale, o “ENSO”. Questo modello climatico si inverte in modo irregolare ogni due-sette anni, determinando cambiamenti prevedibili nella temperatura oceanica e alterando i normali modelli di vento e precipitazioni nelle zone tropicali. Tali cambiamenti nel clima stagionale dell’Oceano Pacifico hanno una serie di effetti collaterali a cascata a livello globale. La sorveglianza dell’ENSO ci consente quindi di prevedere cambiamenti meteorologici con molte stagioni di anticipo. In estrema sintesi si presenta in tre fasi: le due opposte, “El Niño” e “La Niña”, intervallate da una fase “neutra”.
In particolare, durante il Niño, le acque più calde si accumulano ad est del Pacifico equatoriale, spingendo la corrente a getto verso sud. Questo è leggibile tramite i satelliti che monitorano le temperature superficiali del mare (SST). In pratica sull’Indonesia le precipitazioni tendono a diminuire, mentre aumentano sull’Oceano Pacifico tropicale. I venti di superficie a bassa quota, che normalmente soffiano da est a ovest lungo l’equatore (“venti orientali”), si indeboliscono o, in alcuni casi, iniziano a soffiare nella direzione opposta (da ovest a est o “venti occidentali”).

Temperatura media giornaliera durante il 2024 (in area ombreggiata) e per la climatologia 1991-2020 (curva nera). Le medie giornaliere sono calcolate mediando i dati orari delle 0, 6, 12 e 18 UTC. La curva climatologica è stata smussata utilizzando le prime tre armoniche. Grafici di Climate.gov basati sull’analisi di M. L’Heureux More than just weather: how climate shapes life in Washington, D.C., and the Galapagos | NOAA Climate.gov
Questo porta condizioni più calde e secche nel nord degli Stati Uniti, mentre la costa del Golfo e il sud-est del continente nord americano presentano un rischio maggiore di inondazioni. Dopo la fase intermedia, che può essere molto breve, la situazione si ribalta; si osserva quindi un raffreddamento della superficie oceanica nell’Oceano Pacifico tropicale centrale e orientale. Di conseguenza sull’Indonesia, le precipitazioni tendono ad aumentare, mentre diminuiscono nell’Oceano Pacifico tropicale centrale, mentre i venti orientali equatoriali si rafforzano. Un fattore non trascurabile è la variazione dell’apporto nutritivo di nutrienti nell’Oceano Pacifico. La corrente calda, che il Niño trasporta verso Oriente, è infatti estremamente povera di elementi nutritivi finendo per sostituire interamente la corrente fredda di Humboldt (presente nella fase Niña) che, attraverso la risalita delle acque profonde favorisce il trasferimento dalle profondità oceaniche del plancton, che assicura cibo a grandi quantità di pesce.
L’innalzamento dei mari comporta variazioni delle popolazioni e favorisce il bleaching dei coralli che ha devastato grandi porzioni oceaniche. Secondo il NOOA, l’anno scorso, gli oceani hanno assorbito una quantità record di calore equivalente quasi il doppio del record del 2014, cosa che potrebbe comportare un’accelerazione maggiore del tasso di riscaldamento globale valutato nell’ultimo decennio. Attualmente l’Oceano Pacifico tropicale sta subendo La Niña con una media delle temperature superficiali del mare di circa 0,5 gradi Celsius al di sotto della media a lungo termine.
Secondo il Climate Prediction Center, La Niña dovrebbe però terminare nelle prossime settimane preannunciando il ritorno del Niño che potrebbe intensificarsi fino a diventare un “super El Niño” a causa del dato di partenza termico che si troverebbe al di sopra della citata media. Sebbene in campo scientifico le certezze non siano mai assolute – soprattutto se i dati sono limitati – gli scienziati stanno ipotizzando una probabilità del 15% che si presenti un super El Niño entro la fine della prossima stagione degli uragani, prevista a novembre. Il Climate Prediction Center del NOAA attribuisce una probabilità su tre tra ottobre e dicembre, ma si riserva di stabilirne l’intensità viste le tante variabili in gioco. Di fatto l’arrivo del Nino porterà ad una maggiore attività degli uragani sul Pacifico centrale e orientale, indebolendoli nell’Atlantico. Da un punto di vista statistico, sulla base dei dati recenti, durante l’ultimo El Niño sono stati registrate temperature record sia nel 2023 e, ancor di più, nel 2024. Questo record potrebbe essere battuto nel 2027, se non altro per i dati di partenza. E sull’Europa? Una primavera più calda, ma non troppo, ma umida con piogge anche intense, estati calde con temporali anche violenti … Vedremo.
In estrema sintesi, le ultime misurazioni fanno prevedere che subiremo nei prossimi due anni un nuovo aumento del riscaldamento medio terrestre a causa dell’ENSO che si andrà a sommare a quello legato alle attività antropiche e astronomiche.
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