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  Address: OCEAN4FUTURE

Le origini della parola Oceano

Reading Time: 6 minutes

 

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livello elementare

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ARGOMENTO: OCEANO
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Okeanus, Oceano 

 

Nell’antichità le popolazioni del Mediterraneo a partire dai Fenici e proseguendo con Greci, Cartaginesi e Romani, instaurarono un rapporto molto stretto col mare, che svolgeva un ruolo centrale nel favorire loro un florido sviluppo, garantendogli le risorse per il commercio e il vivere quotidiano, tanto che, secondo Herder 4  «Sulle isole, penisole e coste, meglio disposte, era sorto un maggior spirito di iniziativa e una civiltà più libera di quelle che non fossero potute sorgere nella terraferma» (J.G. Herder, 1971, p.283).

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Oceanos –  Museo di Storia e Arte di Smirne, Turchia

L’Ellade era completamente esposta alle acque, che nell’immaginario comune si riteneva fossero connesse con le diverse manifestazioni della volontà divina, suscitando così nell’uomo quel sentimento, misto di rispetto e timore, conforme alla sfera sacrale. Ad ogni modo, appare naturale che gli antichi Greci avessero una moltitudine di termini per indicare il mare in ogni sua caratteristica; infatti se hals stava per sale, vale a dire il mare in quanto materia, allora pelagos indicava la distesa, ossia l’immagine percepita dalla vista; e ancora, pontos ne esprimeva la vastità attraversabile in viaggio, mentre laitma la profondità degli abissi. Infine, esisteva un’ulteriore distinzione tra thalassa, parola probabilmente di derivazione cretese per definire il Mediterraneo ormai legato ad una concezione quasi domestica del mare, e Okeano riferito invece alla massa d’acqua inesplorata che si pensava circondasse le uniche terre emerse di Africa ed Eurasia.

A questo punto, dobbiamo però precisare come nell’immaginario collettivo greco non vi fosse una nozione di Okeanos quale grande mare esterno, ma che esso identificasse piuttosto un immenso corso fluviale anulare (L. De Fiore, 2013, p.18). Per approfondire la questione e ottenere maggiore chiarezza può essere significativo prendere in esame l’Odissea omerica: infatti nel diciottesimo libro del celebre poema epico è narrato che Efesto 5 volle far avere ad Achille uno scudo saldo, ma anche splendidamente ornato e dalla funzione didascalica, cosicché il dio vi incise sopra la raffigurazione dell’intero cosmo, rispettando l’allora concezione della Terra: «Vi scolpì la terra ed il cielo ed il mare, il sole che mai non si smorza, la luna nel pieno splendore, e tutte le costellazioni, di cui s’incorona il cielo, le Pleiadi, le Iadi, la forza d’Orione e l’Orsa, detta anche Carro per soprannome, che gira su sé stessa guardando Orione, ed è l’unica a non immergersi nelle acque d’Oceano. […] In fine metteva la grande corrente del fiume Oceano lungo l’orlo estremo dello scudo ben costruito» (Omero, VII sec. a.C., vv.483-489, 607-608).

Quindi, il poeta greco attraverso un’ekphrasis 6 presenta l’antica visione del globo: un sistema di terre emerse, abitate dagli uomini e facenti parte di un continuum sostanzialmente ininterrotto, nonostante la presenza al suo interno dei mari mediterranei; mentre, tutto intorno al blocco continentale scorre l’Oceano, immenso fiume circolare, che delimita esternamente il confine stesso del mondo, come un precipizio sull’abisso cosmico «che fa orrore anche agli dèi» (Esiodo, VIII-VII sec. a.C.), restituendo così l’immagine di Okeanos quale «mare non mare, dato il suo carattere liminare di acqua non navigabile, pena il naufragio certo e data anche la sua forma, che lo assimila piuttosto ad un fiume, una fiumana sconfinata che scorre su sé stessa, che ha in ogni suo punto la sorgente e la foce» (Cerri, 2013, p.14).

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Fig. 1.1  il fiume Oceanos secondo la tradizione omerica

L’ideologia cosmologico-geografica dell’anello oceanico (Fig. 1.1) non apparteneva unicamente al pensiero greco, ma la si poteva riscontrare, essenzialmente invariata, anche presso le antiche civiltà semitiche del Vicino e Medio Oriente, dai Sumeri ai Babilonesi, agli Assiri, Persiani ed Egizi, tanto che appare ben lecito ipotizzare si trattasse di un mito comune, per mezzo del quale tutti questi popoli immaginavano il confine estremo della Terra. Inoltre, come la maggior parte delle culture primitive, i Greci giustificavano i fenomeni naturali inscrivendoli nella dimensione del divino e anche Okeanos era presente nella mitologia preolimpica sotto forma del più antico tra i Titani: il figlio primogenito di Urano e Gea 7, nonché padre di tutte le divinità fluviali.

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La tradizione esiodea immaginava come dalla sua bocca fuoriuscissero e si raccogliessero tutte le acque terrestri; mentre nelle rappresentazioni artistiche elleniche spesso era ritratto con la coda arricciata di un pesce (Fig. 1.2), secondo un modello figurativo poi ereditato dai Romani e al quale furono aggiunte chiome e barbe lunghe, che rapidamente divennero un attributo comune a tutte le divinità acquatiche, talvolta accompagnate da corna 8 o chele di granchio sporgenti dalla fronte (Fig. 1.3, 1.4). Una concezione oceanica senza dubbio di ordine mitico, eppure in parte fondata su conoscenze reali, significativamente corrette e perfezionate nel tempo.

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Fig. 1.3 Oceanus, particolare della Fontana di Trevi, Roma, Italia

In particolar modo a partire dall’età romana lo sviluppo delle attività marittime avvenne in parallelo con l’avanzamento di esplorazioni geografiche e conquiste militari, comportando la progressiva unificazione sotto Roma di tutte le acque mediterranee, al punto che venne coniato un nuovo toponimo per indicarne l’insieme: Mare Nostrum.

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Fig. 1.4: Oceanus, Bocca della verità, Roma, Italia – Nel periodo della Roma Antica la famosa Bocca della Verità era in realtà uno dei tanti tombini che, nel caso di piena del Tevere, esondavano le acque sottostanti

Analogamente, anche il primitivo significato di Okeanos, in latino Oceanus, andò riformulandosi innumerevoli volte: infatti, di quando in quando, esso identificava qualche mare scoperto (sia che la sua conoscenza fosse avvenuta in seguito ad un’esplorazione geografica eseguita direttamente o che derivasse da notizie di indagini svolte da altri popoli), ma i cui confini ancora non erano stati appurati né registrati dalla cartografia e che, quindi, in un primo momento gli Antichi ritenevano fosse smisurato ed estremo.

Compreso poi come si trattasse invece di un mare interno e limitato da una costa, sia pure continua od interrotta da uno stretto su un bacino marittimo più ampio, il significato di Oceanus veniva immediatamente rivisto e aggiornato per indicare la distesa d’acqua ancora ignota. Al punto che, dalla tarda Antichità, si diffuse l’accezione di grande mare al di là dei continenti conosciuti 9, fornendo così la radice etimologica della parola Oceano, oggi comunemente usata in italiano per definire una vasta distesa d’acqua salata che circonda i continenti sulla superficie terrestre (Cerri, 2013, pp.18-19).

Domiziana D’Aniello

 

Note
4 Johann Gottfried Herder, filosofo, teologo e letterato tedesco vissuto tra il 1744 ed il 1803. Per un approfondimento consultare questo link 
5 Dio del fuoco e della metallurgia secondo la mitologia greca.
6 Struttura stilistica di origine greca, tipica della poesia alessandrina (III sec. a.C.) e consiste nella descrizione accuratissima di oggetti o monumenti.
7 Rispettive personificazioni di Cielo e Terra, ritenute dalla cosmogonia (mitologia della Creazione) la coppia divina primigenia 
8 Simbolo di fertilità
9 Ossia, oltre le Colonne d’Ercole, presumibilmente coincidenti con la Rocca di Gibilterra e il Monte Hacho: difatti, secondo la mitologia, l’eroe giunse sui monti Calpe (Gibilterra) e Abila (Ceuta), divise il monte lì presente in due parti (le due Colonne) e incise la scritta «nec plus ultra» (traducibile con «non più avanti») a segnare i limiti invalicabili per gli esseri mortali e, metaforicamente, anche per il loro sapere.

Bibliografia
J. G. Herder, Idee per la filosofia della storia dell’umanità, Zanichelli, Bologna, 1971, p.283
L. De Fiore, Anche il mare sogna: filosofie dei flutti, Editori Riuniti Int., 2013, pp.17-50, 63-78, 157-179, 207-267.
Omero, Odissea
G. Cerri, L’Oceano più arcaico: al di là del Bosforo e del Canale di Sicilia in «Peitho/Examina Antiqua», IV (2013), pp.13-20

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