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Ruggero Flores: templare pirata e ammiraglio brindisino – parte II

tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIII SECOLO
AREA: MAR ADRIATICO
parole chiave: Ruggero Flores

 

Giunti alla fine dell’estate del 1304, l’imperatore Andronico ordinò a Ruggero di spostarsi in Europa con le sue truppe per contrastare la minaccia dei Bulgari sulla Tracia e soccorrere il figlio erede, Mikele IX, nella sua campagna difensiva dinanzi ad Adrianopoli. Ma, visto che erano in corso tensioni a causa del mancato pagamento delle paghe pattuite, Ruggero de Flor si rifiutò in un primo momento di eseguire l’ordine dell’imperatore, non avendo in realtà voglia alcuna di soccorrere il recalcitrante Mikele, del quale del resto ben conosceva i sentimenti di invidia che nutriva nei suoi confronti.

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In ottobre però, Ruggero finalmente si spostò con le sue truppe in Europa. Pose un accampamento fortificato sulla penisola di Gallipoli e quindi si recò a Costantinopoli per riscuotere le paghe arretrate, e lì le tensioni tra Andronico e il condottiero brindisino furono inasprendosi ancor più, sia a causa degli intrighi di Mikele che cercava di impedire l’accesso di quel rivale ad Adrianopoli, e sia per il tentativo dell’imperatore di pagare le truppe catalane con una moneta deprezzata tentando di sopperire alla critica situazione in cui versava l’erario. Alla fine di dicembre di quel 1304 Ruggero interruppe le trattative e ritornò a Gallipoli, rimanendovi fino all’aprile dell’anno seguente, quando ritornò sul Bosforo.

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Josè Moreno Carbonero, L’ingresso a Costantinopoli di Ruggero de Flor, olio su tela, Palacio del Senado, Madrid

In quel nuovo incontro si giunse presto ad un accordo, e il 10 aprile Ruggero de Flor fu nominato e acclamato Cesare e l’imperatore promise onorare i pagamenti in pendenza. Allo stesso tempo, Ruggero s’impegnò a dimezzare il numero delle sue truppe fino a soli 3.000 uomini ed abbandonare l’Europa per rientrare in Asia minore.

Subito dopo il ritorno a Gallipoli, il fiammante Cesare prese tuttavia l’incomprensibile decisione di recarsi con una piccola scorta in visita dal suo rivale Michele ad Adrianopoli «forse nell’intento di riconciliarsi con lui prima della partenza per l’Asia minore e magari per ottenere l’approvazione ai suoi piani di creare un dominio feudale in Anatolia.»[6]

Al suo arrivo ad Adrianopoli, il 24 aprile, fu accolto da Mikele con tutti gli onori, ma pochi giorni dopo, il 30 aprile 1305 nel corso di un banchetto alla vigilia della sua partenza, il trentasettenne celebre condottiero brindisino fu assassinato dal comandante degli alani Georgios, che lo decapitò brutalmente in funzione di sicario agli ordini dell’erede al trono imperiale Mikele IX Paleologo.

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Rappresentazione dell’assassinio di Ruggero Flores a Adrianopoli – Disegno di Anonimo, datato 1920

Quando la notizia dell’assassinio giunse al campamento catalano, scoppiò la rappresaglia degli almogavari: bruciarono le proprie navi per non farsi tentare dalla ritirata, misero a ferro e fuoco Gallipoli, respinsero le truppe bizantine dell’imperatore e si volsero a saccheggiare indiscriminatamente i territori della Tracia e della Macedonia, compiendo in onore a Ruggero de Flor quella che doveva passare alla storia come ‘la vendetta catalana[7].

In seguito, gli almogavari della Compagnia Catalana furono contattati dal duca di Atene [8] Gualtieri V di Brienne, che li assoldò in chiave antibizantina e quando quelli ebbero la meglio sui suoi nemici pensò bene tradire i patti economici accordati e tentò di espellerli da Atene, ma dovette vedersela con la loro reazione. L’esercito di Gualtieri si scontrò con i Catalani nella battaglia di Halmyros sul fiume Cefisso in Beozia il 15 marzo 1311 e gli almogavari ottennero una vittoria devastante, uccidendo Gualtieri e quasi tutta la sua cavalleria, conquistando il ducato e nominando il loro leader Roger Deslaur, nuovo duca di Atene. Poi, il ducato fu offerto al re di Sicilia Federico III e questi nel 1312 nominò duca il suo quartogenito figlio Manfredi d’Aragona, ai cui discendenti il ducato rimase fino al 1394.

Conclusioni
Ruggero Flores fu decisamente una figura magna dei suoi tempi, quella del brindisino condottiero di mare e di terra, così come lo dimostrano i tanti risvolti internazionali che ebbero le sue gesta ed il suo stesso esistere, nonché la vastissima produzione storica romanzesca e finanche artistica, che quelle gesta hanno alimentato fin dal momento stesso in cui si produssero ed hanno continuato ad alimentare fino a tutt’oggi.

«I detrattori non esitano a definirlo un avventuriero, uomo senza scrupoli, che con le sue azioni ha gettato discredito sull’intero Ordine, avvalorando così le accuse di avarizia e cupidigia formulate contro i Templari. Il suo luogotenente e compagno d’avventure, invece, il catalano Ramón Muntaner, ne ha tracciato il ritratto di un uomo di grande coraggio e di indole generosa, sempre pronto a dividere i suoi guadagni con i compagni d’arme ed a pagare anticipatamente i suoi soldati … Moriva così, per tradimento, un uomo discusso e discutibile, un uomo che aveva servito fedelmente l’ideale del Tempio e da questo – o dai suoi uomini – era stato tradito, un uomo che, addestrato a combattere, aveva fatto del combattimento la sua ragione di vita ma, trasformato il suo ideale nella ricerca del potere, ne aveva anche subito la naturale conseguenza.» [Enzo Valentini Ruggero da Flor templare e pirata in Cavalieri templari, Penne & Papiri 2001]

“La sua è stata una personalità complessa, caratterizzata da numerosissime notizie biografiche il più delle volte contraddittore: se da alcuni è definito “un valoroso cavaliere che difende con ardimento gli insediamenti cristiani dalle orde saracene”, da altri invece è raccontato come “un uomo senza scrupoli, un vero pirata, che con le sue scriteriate azioni getta disonore sui Templari”. Storicamente, fu di certo un grande avventuriero che combatté con audacia al servizio di Angioini, Aragonesi e Bizantini … In Spagna le gesta di Ruggero Flores sono state rappresentate in un’opera lirica in tre atti di Ruperto Chapí su libretto di Mariano Capdepón, portata in scena la prima volta nel Teatro Reale di Madrid nel gennaio del 1878, dove ad impersonare il condottiero brindisino fu scelto il noto tenore italiano Enrico Tamberlick. La sua storia è stata narrata dai più importanti medievalisti italiani ed internazionali, e le sue imprese hanno ispirato i romanzi storici di successo a firma di Azar Rudif e di Kostas Kyriazis.” [Giovanni Membola Flores il templare divenuto corsaro in il7 Magazine N.18, Brindisi 2019]

«Mentre egli si trovava a pranzo col principe Paleologo e la di lui consorte, entrarono d’improvviso in quella stanza alcuni sicari, che barbaramente trucidarono il valoroso Ruggiero, mozzandogli il capo. Tale fu la fine miseranda di Ruggiero di Flores, contando la fresca età di anni 37 … Quest’uomo d’aspro sembiante, ardente di cuore, vivace d’ingegno, prudente nel determinare, diligentissimo nell’eseguire e liberalissimo con tutti, occupa un posto molto distinto nel piccolo, ma onorevole Panteon brindisino.» [Pasquale Camassa Ruggiero di Flores in Guida di Brindisi – Stab. Tip. B. Mealli, Brindisi 1897]

Gianfranco Perri

 

PARTE I PARTE II

 

Note

[6] Kiesewetter A. Ruggiero di Flor in Dizionario Biografico degli Italiani Treccani – Vol. 48, 1997

[7] Il ricordo di quelle azioni persiste a tutt’oggi in Bulgaria sotto la figura del Katalan, un gigantesco guerriero assetato di sangue usato per spaventare i bambini. Katalan in albanese significa mostro e ancora oggi c’è chi, in Tracia, maledice minacciando con: ‘la vendetta dei catalani ti raggiunga!’.

[8] Nel 1205, in seguito alla conquista di Costantinopoli durante la 4a crociata, Attica e Beozia furono infeudate a Ottone de la Roche che assunse il titolo di signore di Atene e suo nipote Guido nel 1259 assunse il titolo di duca. Gli succedettero Guglielmo, Guido II e, nel 1308, il fratellastro di questi Gualtieri V di Brienne, che fu ucciso dai mercenari catalani da lui assoldati. Il ducato fu offerto al re di Sicilia Federico III d’Aragona, alla cui dinastia rimase finché, nel 1388, il signore di Corinto Neri Acciaiuoli se ne impadronì ottenendo nel 1394 da Ladislao re di Napoli il titolo di duca. Con la conquista turca del 1456 e l’uccisione di Francesco II Acciaiuoli nel 1461, il ducato scomparve.

 

 

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