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Parliamo di decompressione, i fattori di Gradiente (GF) – intervista al Prof. Simon Mitchell, parte 2

tempo di lettura: 5 minuti

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livello medio

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ARGOMENTO: SUBACQUEA
PERIODO: XXI SECOLO 
AREA: DIDATTICA

parole chiave: Mitchell, Di Ruzza, fattori di gradiente

 

Entriamo nel vivo … le mie domande di oggi sono inerenti i fattori di gradiente (GF). Per memoria essi furono sviluppati da Erik Baker negli anni ’90 e vengono solitamente usati con i modelli di decompressione Buhlmann per renderli più conservativi. I Fattori di Gradiente sono presentati come una frazione della “massima supersaturazione” del gas inerte, o valore M, che può essere tollerato da ognuno dei tipi di tessuti teorici detti “compartimenti” che sono considerati dal modello Buhlmann, al fine di non incorrere nella Malattia da Decompressione (MDD). La maggior parte dei computer subacquei o software per pianificare la decompressione consentono all’utente di impostare un GF per controllare la fase iniziale di risalita dell’immersione, limitando la sovrasaturazione o eccessiva pressurizzazione del “tessuto guida“, ovvero del compartimento con il maggior livello di supersaturazione, ad una frazione.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è gradient-factor-30.90.png

Simon, le evidenze sembrano far preferire l’utilizzo di profili Buhlmann rispetto a VPM. Inoltre, i Gradient Factor ai quali si associa una minore produzione di microbolle sono quelli con un GF Low più elevato (sopra 50, per intenderci). Significa che, a parità di Run Time, è preferibile uscire con una profondità media meno elevata? Avrebbe scommesso su questi risultati?
Ci sono molti temi in questa domanda. Innanzitutto, ci tengo davvero a dire che questo vecchio dibattito su come fare la decompressione non ha una risposta definitiva in questo momento. È un principio molto importante da capire: io e i miei colleghi siamo scienziati, quindi quello che dovresti fare come scienziato è seguire le prove e, anche se non abbiamo prove sufficienti per essere assolutamente certi di nulla in realtà, le prove emerse negli ultimi dieci o quindici anni su questo problema suggeriscono che i modelli a bolle, come il VPM, enfatizzano eccessivamente le soste profonde, in altre parole pongono troppa enfasi sulle soste profonde a discapito delle soste più superficiali.

Tale strategia risulta svantaggiosa. Questo è ciò che dicono le prove disponibili, ma le prove disponibili non sono ciò che chiameremmo definitive. Non è, sai, un’evidenza globale di alto livello, in altre parole questo è un campo dinamico e la posizione che presento, per telefono e in una conversazione come questa, rappresenta una sintesi di dove siamo arrivati oggi, nel marzo del 2021, ovvero di ciò che dicono le prove al momento. Le evidenze disponibili suggeriscono che l’uso di Gradient Factor finalizzato a dare meno enfasi sulle soste profonde sia un approccio migliore rispetto all’utilizzo di modelli a bolle, che esaltano le soste profonde. Quello che non sappiamo è quanto dovremmo fare marcia indietro sulle soste profonde.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è gradient-factor-45-85.png

Avere un GF low elevato è meglio” ma … è vero fino ad un certo punto, non capiamo dove sia il punto. In altre parole: “Sì, probabilmente dovresti usare Gradient Factor che pone meno enfasi sulle deep stop rispetto ai modelli a bolle“, ma quello che non posso dirti è quanto dovresti enfatizzare le soste profonde. Potrei dire: “ok, penso che il Gradient Factor 50 come Low sia una buona idea“, ma non posso dirti se Gradient Factor 60 o 70 o 80 Low sia una buona soluzione perché non abbiamo dati e uno dei pericoli in questo tipo di discussioni è che i subacquei sentano questa idea: ” è meglio fare soste poco profonde” e quindi la interpretino in misura esagerata affermando “ok, il GFLow 50 è migliore del modello a bolle, quindi utilizziamo un GF 100/100”.

Nessuno lo sta dicendo! Quindi dobbiamo stare molto attenti nel comprendere le prove che stanno alla base degli argomenti di cui stiamo parlando. In questo momento abbiamo prove sufficienti per dire che i modelli a bolle probabilmente enfatizzano eccessivamente le soste profonde, ma quello che non posso dirti è quanto ridurre le deep stop. Con ogni certezza posso darti un’ipotesi e penso che in una delle tue domande successive mi chiederai come mi regolo e te lo dirò, ma spero che tu capisca la distinzione che sto cercando di fare. Penso che la tua affermazione sia fondamentalmente corretta, ma non posso risponderti, non posso darti una risposta definitiva su cosa sia una decompressione ottimale.

Se consideriamo due profondità, ad esempio 80m e 120m e lo stesso tempo di fondo, pensa che cambiando la profondità potrebbe modificarsi la forma della curva di decompressione ottimale?
Questa è una domanda in realtà a cui probabilmente non possiamo rispondere sulla base di prove sperimentali perché nessuno ha davvero svolto un lavoro risolutivo. Non c’è dubbio ovviamente che più in profondità vai e più a lungo rimani immerso, più la tua decompressione cambia- In altre parole, si ha bisogno di più decompressione avendo fatto un’immersione più profonda. Rimanendo più a lungo la tua sosta più profonda sarà ancora più in profondità, e su questo non c’è dubbio. Penso che la domanda che mi stai ponendo sia se sarebbe appropriato dire di impostare un GF 50/80 per un’immersione a 80m ed un GF 30/80 per un’immersione a 120m.

[Sì, questa è la domanda]

Da scienziato, dovendo basarmi su prove, non so dirti se c’è una risposta. Forse alcuni aggiustamenti sull’enfasi che si pone sulle soste profonde potrebbero essere appropriati tra immersioni di profondità sostanzialmente diverse. Non escluderei la possibilità; tuttavia, direi che all’interno del range che i subacquei tecnici visitano comunemente in questo momento, diciamo da 70m a 100 m, ho il sospetto che non cambi così tanto, il GF probabilmente andrebbe bene in quell’intervallo, ma se dovessi comparare un’immersione a 80m con un’immersione a 150m, sarebbe una domanda senza risposta, ad essere onesti, non potrei rispondere.

Fine parte 2 – continua

Paolo di Ruzza

 

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