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Jeanne de Belleville, la nobildonna che mise a ferro e fuoco la Manica

tempo di lettura: 6 minuti

 

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVII SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: pirateria
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Negli articoli precedenti, abbiamo incontrato personaggi molti diversi: dalla signora di Canton, donna di umili condizioni che, costretta alla prostituzione, dopo essere stata rapita da un pirata, trovò nella nuova professione un modo di “riscattare” la sua condizione di schiava, ad Anne Bonny e Mary Read, donne di estrazione borghese se non popolare che misero a ferro e fuoco i Caraibi, imponendosi in un ambiente che era decisamente maschile. Oggi raccontiamo la storia di Jeanne de Belleville, una nobildonna brettone del XIV secolo che, per motivi che scoprirete presto, praticò la pirateria con una tale ferocia da essere soprannominata “la Leonessa sanguinaria della Bretagna”. Una vita decisamente singolare e avventurosa che viene ancora ricordata nella tradizione della Bretagna.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è la-leonessa-di-clisson.jpg

La lionne de Clisson / Pierre Maël – illustrations de P. de Saint-Étienne [et de René Vincent]

La giovinezza
Jeanne Louise de Belleville Clisson de Montaigu nacque nel 1300 a Belleville-sur-Vie nel Vendée. A soli dodici anni fu data in sposa al suo primo marito, di soli 19 anni, Geoffrey de Châteaubriant VIII, un nobile brettone. La giovane coppia ebbe due figli, Geoffrey IX, che ereditò le proprietà di suo padre e il titolo di barone,  e Louise che sposò Guy XII de Laval e, dopo la morte in battaglia del fratello, ne ereditò la tenuta come baronessa. Jeanne, dopo la morte di Geoffrey sposò nel 1328 Guy di Penther. Non si sa molto di lui ma fu un matrimonio breve perché, dopo un’indagine ecclesiale, nel 1330 fu annullato da Papa Giovanni XXII.

jeanne_de_belleville

da Chronicles of Lord Jehan Froissart. Image credit: Liédet, Loyset

Due anni dopo, la ancora avvenente Jeanne, si sposò con Olivier de Clisson IV, un ricco proprietario terriero brettone, in possesso di un bel castello a Clisson ed una lussuosa casa padronale a Nantes. Durante la guerra delle “due Giovanne” per il predominio della Bretagna, nel corso della guerra dei cent’anni, Olivier si era schierato con i Francesi contro gli Inglesi, rappresentati in Bretagna da John de Montfort. La famiglia de Clisson non era pienamente d’accordo sulla sua scelta ed il fratello di Olivier, Amaury de Clisson, si alleò con John de Montfort contro i Francesi. Nel 1342 gli Inglesi, dopo quattro furiosi tentativi, espugnarono Vannes e catturarono Olivier, che era diventato uno dei comandanti militari della città.

Per motivi mai chiariti, la sua prigionia durò però poco tempo: Olivier fu rilasciato dopo uno scambio di prigionieri ed un versamento alquanto sospetto di una minima somma di denaro. La richiesta di riscatto apparve molto modesta, considerando il suo rango, e fu mal interpretata dai Francesi. Si sparse la voce che in realtà era stato un gesto di clemenza stranamente eccessivo che faceva sospettare un rapporto troppo accondiscendente verso gli invasori Inglesi. Una macchia indelebile di tradimento, basata solo su sospetti e senza prove, che segnò la vita futura di Olivier.

Execution-Olivier-de-Clisson-1343

esecuzione di Olivier IV de Clisson . dipinto attribuito a Loyset Liédet, Flemish illuminator (v.1420-v.1483) contenuto nelle “Chronicles of Lord Jehan Froissart. Image credit: Liédet, Loyset https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Execution_d’Olivier_IVde_Clisson_(1343).jpg

Il 19 gennaio 1343 fu firmata la tregua di Malestroit tra l’Inghilterra e la Francia. Calmate le acque, iniziarono le purghe interne contro coloro che avveano dimostrato simpatia verso gli Inglesi. Olivier e quindici altri signori brettoni furono invitati con l’inganno ad un torneo ma, al loro arrivo, furono arrestati e accusati di aver fornito informazioni segrete agli Inglesi. Portati a Parigi i malcapitati non ebbero molte possibilità di difendersi. La loro condanna era già stata segnata e furono torturati e giudicati colpevoli di alto tradimento. Inutile dire che sotto tortura Olivier e gli altri furono costretti a confessare e, il 2 agosto 1343, il povero Olivier fu decapitato a Place des Halles. Il suo corpo fu esposto al pubblico con un trattamento normalmente riservato ai criminali di bassa classe e non certo ai nobili.

E tutto iniziò …
La testa di Olivier venne esposta su una lancia alla porta di Sauvetout coem un qualsiasi malfattore. Si racconta che Jeanne, sconvolta dall’evento, volle portare con sè i suoi due figli, Olivier e Guillaume, per mostrare loro la testa del padre. Impazzita da tanto orrore, Jeanne giurò vendetta contro re Filippo VI e Charles de Blois, il suo referente in Bretagna, considerando quell’omicidio un’azione codarda mossa solo da vili motivi politici. Jeanne, ritornata in Bretagna, vendette le proprietà dei Clisson e con pochi uomini fedeli iniziò ad attaccare le forze francesi. Non fu difficile in quanto i Francesi non erano ben visti in quella regione. Inizialmente Jeanne assediò un castello occupato da Galois de la Heuse, uno degli ufficiali di Charles de Blois, massacrandone senza pietà tutta la guarnigione con una sola eccezione, un soldato, in modo che potesse raccontare nei dettagli l’accaduto a de Blois.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Screenshot-2023-09-02-161143.png

le battaglie da Chroniques de sire Jehan Froissart, BNF Français 2643, XVe secolo.

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Le file dei suoi sostenitori si gonfiarono rapidamente, e in migliaia corsero dai villaggi della costa sotto il suo comando. Con i soldi ricavati dalla vendita di tutti i suoi beni, Jeanne de Belleville comprò tre navi, mettendo insieme ciurme scelte di uomini fedeli e spregiudicati per dedicarsi alla pirateria. Nacque così la Black Fleet, una flotta composta da vascelli pirata i cui scafi erano dipinti di nero e le vele di rosso. La sua nave ammiraglia fu chiamata, non a caso, My Revenge. Le navi della Black Fleet incominciarono a pattugliare la Manica, attaccando senza pietà le navi francesi. Il copione era sempre lo stesso: dopo l’arrembaggio gli equipaggi venivano massacrati lasciando in vita solo pochi testimoni per trasmettere la notizia della strage al re francese. Proprio per questo motivo le sue navi ottennero in breve una pessima reputazione. I membri della nobiltà francese che cadevano nelle loro mani non venivano messa a riscatto, come normalmente in uso tra i pirati, e Jeanne stessa li faceva decapitare con un’ascia prima di buttarli in mare. Qualche volta se ne occupò direttamente. Queste abitudini sanguinarie le portarono l’appellativo popolare di “Bloody Lioness of Brittany“. Jeanne praticò la pirateria in prima persona per ben tredici anni, guidando spesso la ciurma all’arrembaggio ed attaccando senza pietà i villaggi costieri della Normandia. Nel 1346, durante la battaglia navale di Crecy, a sud di Calais, Francia settentrionale, Jeanne usò le sue navi per rifornire le forze inglesi ed attaccare le navi francesi. Si racconta che, dopo l’affondamento della sua nave ammiraglia, Jeanne con i suoi due figli rimase alla deriva per cinque giorni. Suo figlio Guillaume morì di stenti ma Jeanne e Olivier furono salvati e riportati a Montfort.
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Per questa feroce e spietata nobildonna brettone vi aspettereste un finale in sordina, soprattutto dopo tredici anni di battaglie a terra ed in mare. Nulla di tutto ciò. Nel 1536 la nobildonna Jeanne de Belleville, all’età di 56 anni, si sposò nuovamente ma con un inglese, Sir Walter Bentley, uno dei deputati militari del re Edward III. Bentley, aveva vinto la battaglia di Mauron nel 1352, e ricevuto per i suoi servizi molte terre e castelli. In altre parole era un ottimo partito da sposare. La bella Jeanne, sotterrata la sciabola, si stabilì quindi presso il Castello di Hennebont, una città portuale sulla costa di Bretagna, dove si spense nel 1359.

Così morì la leonessa della Bretagna ma la sua anima non sembra essere in pace. Alcuni giurano che il suo fantasma infesti ancora il castello di Clisson portando con se un’ascia per decapitare i nobili francesi. Col senno del poi è il caso di dire …  Que Dieu sauve la France.

 

in anteprima, miniatura da Chroniques de sire Jehan Froissart, BNF Français 2643, XVe secolo.

 

Riferimenti
wikipedia
Émile Péhant, Jeanne de Belleville. 2, A. Aubry, Parigi, 1868.
Charles Vincent, Lioness de Clisson, R. Roger e F. Chernoviz, Parigi, 1910.
Chroniques de sire Jehan Froissart, BNF Français 2643, XVe secolo.

 

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

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