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Geomorfologia dello stretto di Messina

Reading Time: 5 minutes

 .
livello elementare
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ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA
PERIODO: NA
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: stretto di Messina
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Diamo oggi il benvenuto ad Angelo Vazzana, studioso e ricercatore scientifico, che con una serie di articoli (vi assicuro tutti molto interessanti) ci racconterà una delle zone marine italiane più particolari nei nostri mari: l’Area dello Stretto di Skylla e Cariddi.

Come vedremo si tratta di un’area unica non solo in ambito mediterraneo ma anche universale, sia dal punto di vista fisiografico che naturalistico, storico, economico, commerciale, paesaggistico, ma anche per gli aspetti socio-amministrativi, che comprende i territori costieri delle antichissime città metropolitane di Messina e Reggio Calabria. Questi aspetti si fondono e interagiscono da almeno tre millenni in una posizione centrale del Mar Mediterraneo.

Aspetti Fisiografici dell’Area
L’impiego di ROV (Remote Operated Vehicle) e di ecoscandagli MBS (Multibeam Bathymetry Swaths) a scansione laterale ha permesso di ottenere una visione tridimensionale dell’area marina dello Stretto e dei suoi fondali, restituendoci un’immagine più realistica della conformazione d’insieme del paesaggio sommerso tra la Calabria e la Sicilia.

Le indagini batimetriche nell’Area dello Stretto furono condotte inizialmente nel 1972, con la campagna denominata Cruise JOTI-72, impiegando la R/V Bannock e nel 1979 il batiscafo F.A. Forel, sotto la direzione di Jacques Picard. Quelle indagini misero in rilievo l’andamento delle profondità dell’intera Area dello Stretto, restituendo una accurata carta batimetrica ed una serie di immagini degli ambienti più profondi tra il continente e la Sicilia.

il batiscafo F.A. Forel PX 28 naviga nel 1978 nel lago svizzero di Léman con il suo inventore Jacques Piccard ai comandi – da L’Illustrè. Si immergerà l’anno successivo nello stretto di Messina. Il mesoscafo fu  progettato per immersioni ad una profondità di circa 500 metri, e poteva trasportare un equipaggio di tre persone. Dopo aver effettuato centinaia d’immersioni nei laghi svizzeri, nel Mar Mediterraneo e nello stretto di Messina il Forel raggiunse i 560 metri di profondità

In seguito, le ricerche geologiche di Pascal Barrier (Istituto Geologico A. De Lapparent – IGAL di Parigi), gli studi paleontologici condotti da Italo Di Geronimo (Università di Catania – Scienze della Terra) e sulla geodinamica locale (Università di Catania, Cirincione R. et alii), hanno definito la conformazione e la natura di questa intera regione marina. I miei studi sono stati condotti lungo le coste calabresi e nel mare dell’Area dello Stretto considerando gli aspetti attuali, le ricerche ecologiche ambientali, paleontologiche e le correlazioni storiche.

Morfologia
La ricostruzione tridimensionale dell’area rivela una sezione planare della superficie marina dalla forma geometrica trapezoidale con i lati obliqui corrispondenti alle linee di costa della Sicilia orientale e della Calabria occidentale jonica.
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La base minore, lunga 3,5 km, del lato nord dell’Area, corrispondente alla congiungente tra Scilla in Calabria e Capo Peloro in Sicilia, è anche il limite tra il Mar Tirreno e il Mar Jonio in cui è compresa l’intera area. La base maggiore posta dal lato più meridionale è la congiungente tra Capo dell’Armi in Calabria e Capo S. Alessio a nord di Taormina, Sicilia (30 km).

Nella prospettiva panoramica, la conformazione geomorfologica rivela una grande vallata lunga 18 km che si approfondisce da nord a sud nell’asse centrale formando il cosiddetto canyon dello Stretto, una struttura geologica con ripide sponde laterali solcate dai coni di deiezione delle fiumare e con il limite più alto situato nella linea di costa sia dalla parte continentale che dalla parte isolana. Questa ripidità delle sponde del Canyon dello Stretto, si può individuare nella continuità dell’elevazione delle montagne vicine: l’Aspromonte (1956 m s.l.m.) in Calabria e la catena dei Monti Peloritani in Sicilia e nelle incisioni profonde delle vallate prodotte dallo scorrere delle loro fiumare.

Le due sponde del canyon si congiungono nel lato nord lungo la trasversale marina Punta Pezzo (Calabria) – Ganzirri, a nord di Messina (Sicilia) con una cresta orografica di pinnacoli rocciosi sommersi, lunga circa 4 km situata ad appena 100 metri di profondità (minimo profondo di 72 m) e denominata Sella dello Stretto. Questa è una conformazione geologica che si pone tra due vallate e due bacini marini profondi, a sud il Canyon dello Stretto nel Mar Jonio e a nord la Valle di Scilla nel bacino del Mar Tirreno Meridionale. La zona centrale più meridionale del Canyon è posta invece intorno ai – 1500 m sotto il livello del mare, ad una distanza lineare di 18 km dalla elevazione della Sella che è ad una profondità media intorno ai 100 metri. Un’analisi delle morfo strutture e degli ambienti sedimentari dell’Area dello Stretto introduce ai luoghi degli eterogenei habitat marini. La cosiddetta Sella è costituita da una cresta rocciosa senza sedimenti fini e continuamente spazzata dai flussi della forte corrente marina. In corrispondenza degli sbocchi costieri delle fiumare si notano i canyon laterali con il fronte costituito dal cono di deiezione di ciottoli e sabbie trasportati negli anni dalle fiumare.
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I sedimenti sempre più fini si trovano nei fondali corrispondenti all’asse dello Stretto, lungo l’alveo centrale, più profondo verso sud e oltre verso le fosse degli abissi dello Jonio con le sue massime profondità intorno ai 3500 metri. I fondali costieri, sia ad ovest che ad est dell’Area, degradano rapidamente sempre verso l’alveo centrale del canyon con gradoni inclinati o troncature sottomarine e scarpate di faglia che subiscono una continua oblazione delle superfici sedimentarie e scivolamento verso l’asse dello Stretto. Questo fenomeno si può notare in superficie e lungo le coste con la scomparsa dei bassi fondali costieri spesso innescata dai movimenti tellurici o dall’accumularsi sulle scarpate di sedimenti cosiddetti mobili, non consolidati, e dall’accentuazione dell’erosione della costa.
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Angelo Vazzana
http://www.museopaleomarino.org

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

   

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4 commenti

  1. AMEDEO COSTA AMEDEO COSTA
    12/08/2020    

    Per poter completare il mio commento, se possibile vorrei avere la sezione dello stretto di messina lungo il previsto ponte. Grazie
    A. Costa

    • 13/08/2020    

      Questa cartografia per essere precisi fa parte del progetto ponte che è un progetto già depositato e di dominio pubblico; potrebbe trovarlo anche sulla rete. Dovrei cercare nei miei documenti che potrebbero essere datati (crf. BARRIER P:,1987 – Le Detroit de Messine(Italie Evoluction Tectono-sedimentaire Recente(Pliocene et Quaternaire) et Environnement Actual, Document et Travaux de l’Istitut Geologique Albert de Lapparent (IGAL), 11,pp.6 et 1-272, Paris) per cui meglio trovare la fonte ufficiale più recente e documentata fermo restando i diritti di citazione o copyright. Su un quotidiano nazionale è uscito con i grafici generali il progetto del Tunnel prospettato al Presidente del Consiglio con qualche grafico.

  2. Peter Peter
    11/08/2020    

    Interessante l’argomento e di nuovo attuale considerato che si stà parlando nuovamente di studi per capire se è possibile fare un tunnel tra Messina e Reggio Calabria.
    Purtroppo però anche questo articolo riporta in modo confusionario vari dati, chi non è del posto ha parecchia difficoltà a capire.
    Peccato inoltre che l’immagine ultima non sia zoomabile, e quindi praticamente difficile da leggere.

    • 11/08/2020    

      Il dottor Vazzana, autore dell’articolo sarà felice di darle tutti i ragguagli (il numero è in calce all’articolo) … per le immagini consiglio la lettura su un pc …

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