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Gli arsenali e la flotta della Marina veneziana – parte II

Reading Time: 8 minutes

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livello medio
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: V – XVIII SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Marina veneta
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Le navi
La composizione delle componenti variava a seconda dei periodi e dell’evoluzione della dottrina tattica. Le navi militari si differenziavano da quelle da carico principalmente per l’armamento imbarcato e per le forme di carena più slanciate. Nel periodo considerato, le unità da guerra della Serenissima appartenevano a due tipologie principali: quelle propulse a remi (dotate di velatura triangolare ausiliaria) e quelle a vela.

Il vascello veneziano in una riproduzione d’epoca

Alla prima categoria apparteneva la “Galera” (o “Galea”), discendente dal “Dromone” bizantino e quindi dalle assai più antiche poliremi romane e greche. Tale tipo di unità comprendeva poi sotto-tipi diversi, a seconda della funzione e delle dimensioni: la “Galera bastarda” o Generalizia era la più grande ed era destinata a fungere quale unità di bandiera del Capitano Generale da mar, ovvero del comandante in capo della flotta. Le “Galere capitane” erano invece le navi dei comandanti in subordine (Capi da mar) La galea sottile o da sopracomito era la tipica galea da guerra. A partire poi dalla prima metà del XVI secolo comparve la “Galeazza”, più grande e dotata di un maggior numero di armi da fuoco. Del secondo tipo era invece la nave a vele quadre: sostanzialmente la “Cocca” e la “Nave” (dal XV secolo) e più tardi il “Vascello”.

Le navi a vela quadra veneziane (incluse quelle di maggiori dimensioni) furono sempre caratterizzate da un pescaggio molto limitato in modo da renderle compatibili con i bassi fondali della laguna. Inizialmente le unità a vele quadre erano mercantili noleggiati o acquistati in città o addirittura in Olanda e in Gran Bretagna, che venivano eventualmente armati a seconda dell’esigenza. In epoca successiva tali navi iniziarono ad essere costruite a Venezia. Sempre maggiore fu infatti importanza nell’ambito della flotta di queste unità, sin dagli inizi del XVII secolo.

disegno di galeotta, autore Steffano de Zuanne de Michiel, una barca fra i venti e i trenta metri di lunghezza navigante a remi e vela con equipaggio ridotto fra i 16 e i 40 vogatori più i marinai.  da L’architettura navale, Venezia 1686

Nel 1660 il Senato della città autorizzò la trasformazione in vascelli di alcuni scali per la costruzione di galee, e nel 1667 entrò in servizio il primo Vascello impostato in Arsenale come tale.

Le galere e unità similari costituivano l'”Armata a remi”, altrimenti detta “Armata sottile” a causa dell’elevato rapporto di finezza di quegli scafi (in genere 1 a 8). Tale forza navale è la più antica e fu la prima a far parte della Marina Veneta. Viceversa i reparti delle navi a vele quadre cominciarono ad essere organizzati come unità tattiche a partire dalla seconda metà del XV secolo, andando a costituire la cosiddetta “Armata Grossa”.

Arsenale di Venezia, XVIII secolo, Maffioletti

Se le navi a propulsione remica e quelle a vela fino al rango di fregata leggera furono sempre adeguate tecnologicamente la situazione era diversa per le unità di primo e secondo rango. Il fatto che l’arsenale di Venezia si trovasse in una laguna caratterizzata da bassi fondali impose una lunga procedura a tappe per l’armamento delle unità maggiori. Queste venivano varate e parzialmente allestite in arsenale poi rimorchiate in un ancoraggio fuori dalla laguna dove venivano completate. Una procedura che rallentava i tempi di allestimento e che risultò molto pericolosa senza un controllo assicurato dell’alto adriatico (come scoprirono a loro spese i Francesi durante le guerre napoleoniche). Inoltre imponeva di poter costruire solo vascelli a due ponti non particolarmente grandi, scartando i vascelli a tre ponti e i due ponti più grandi riducendo la loro potenza offensiva e la loro autonomia. Erano inoltre obbligatorie forme di scafo che se limitavano il pescaggio limitavano pure la velocità esprimibile dalle unità. Tuttavia l’assenza di unità a tre ponti non era un handicap gravissimo (anche se la marina turca ne armava) perché tali costruzioni erano ben poco diffuse e la maggior parte dei vascelli stranieri appartenevano al cosiddetto terzo rango da 74 cannoni di cui i vascelli di primo rango veneziani erano una versione ridotta. L’autonomia, per una marina mediterranea come quella veneziana, era comunque calcolabile in mesi, ed era un fattore meno rilevante che per le marine oceaniche.

Canaletto, ingresso dell’arsenale, 1732

La cantieristica militare veneziana ebbe un punto di debolezza notevole nel voler continuare a costruire navi ad ordinata singola, o unica, fin verso il 1775, quando Olanda, Francia e Gran Bretagna adottarono (a fine ‘600) l’ordinata doppia, seguite nel primissimo ‘700 da Spagna (che già le impiegava occasionalmente anche nel ‘600), Portogallo e potenze baltiche (Russia, Danimarca-Norvegia e Svezia).

L’ordinata singola rimase normale, però, in Italia, a Malta e nell’impero Ottomano fino circa alla metà del ‘700; quindi Venezia fu in ritardo notevole verso le grandi potenze nord-europee, ma un ritardo che fu relativo con i suoi vicini più prossimi. Certamente le unità veneziana ad ordinata singola del ‘700 erano costruite in maniera differente da quelle di metà ‘600. Per esempio le ordinate del vascello Giove fulminante del 1667 erano spesse 8 dita veneziane (circa 17 cm), mentre quelle del Leon trionfante (varato nel 1718) erano spesse 12 dita veneziane (circa 26 cm, contro i 34 cm minimi per un vascello di metà ‘700 con ordinate doppie, però le unità maggiori con ordinate doppie maggiori arrivarono ad 80 cm di larghezza o poco più) e dotato di abbondanti costolature di rinforzo fino alla linea di galleggiamento.

struttura del Leon trionfante (varato nel 1718)

Le ordinate doppie, oltre a rendere più resistente e rigido lo scafo, permettendogli di resistere meglio alle intemperie, fungevano da “corazza” contro i proiettili d’artiglieria e permettevano di resistere meglio alla concussione delle artiglierie permettendo l’imbarco di armi di calibro maggiore. In compenso lo scafo delle unità varate dall’arsenale era piuttosto moderno, o quantomeno molto idrodinamico malgrado il basso pescaggio; con forme a goccia dopo il Leon trionfante.

Dopo il 1736 il costruttore Marco Nobili introdusse metodi “geometrici” e “scientifici” nella progettazione degli scafi, anche se ancora decisamente imperfetti, tanto che la classe San Carlo Borromeo risultò insicura, con frequenti perdite del timone con mare mosso. La capoclasse scomparve in mare in un fortunale con tutto l’equipaggio e si dovette riprogettarla per estremizzare meno le forme dello scafo. Inoltre i vascelli, costruiti con esasperante lentezza, per poterne disporre sempre diversi quasi ultimati, venivano ad essere varati con chiglie vecchie di 10, 20 o anche 30 anni, su disegni costruttivi e progetti che erano spesso una rielaborazione di quanto fatto a inizio ‘700, impedendo un ricambio tipologico e tecnologico che, verso la fine del secolo, si era fatto decisamente necessario.

I cannoni del XVI secolo possedevano canne molto lunghe e diametri proporzionalmente inferiori, come si può vedere nella fotografia di uno dei cannoni recuperati nel relitto della Caracca da battaglia inglese d’epoca Tudor, la Mary Rose.

L’armamento rimase un problema e un limite grave per la flotta veneziana, appena avvertibile nel primo ‘700, alla fine della repubblica. Dalla fine del XVII secolo non furono più varati vascelli di 1° e 2° rango (intesi alla veneta) con armamento del ponte di batteria di venti libbre veneziane (paragonabili a tredici libbre britanniche, essendo la libbra veneziana 301 grammi mentre quella britannica circa 453 grammi) mentre nel corso del XVIII secolo anche quelli da trenta libbre veneziane (paragonabili alle diciannove libbre britanniche) caddero in disuso nel I° ponte di batteria (detto “corridoio” nella marineria veneta) dei principali vascelli di linea, ma rimasero di uso comune sui vascelli di 3° rango e sulle fregate grosse.

cannone britannico tipo Blomefield da 12 libbre della fine del XVIII-inizio XIX secolo

Diventarono standard invece, i cannoni lunghi da quaranta libbre (circa ventisei libbre britanniche, paragonabili grosso modo ai cannoni da ventiquattro libbre francesi). Non furono però adottati (eccetto che a livello teorico per i mai varati vascelli “classe 1780“), con una solo eccezione, i cannoni da cinquanta libbre veneziane (inferiori ai cannoni da trentasei libbre francesi, erano però di poco superiori ai trentadue libbre britannici). 

cannone veneziano lungo da 40 libbre

I vascelli da 70-74 cannoni della fine del XVIII possedevano pezzi da 32-36 libbre sul primo ponte di batteria, mentre i vascelli da 80 cannoni oltre ai 36 libbre francesi di 489,5 grammi sul primo ponte, portavano i ventiquattro libbre sul secondo. Si trattava cioè di pezzi d’artiglieria molto potenti e incomparabili con i quaranta libbre veneziani, oltretutto i vascelli veneziani portavano pezzi da venti libbre veneziane (grossomodo tredici libbre britanniche) sul secondo ponte, quando andava generalizzandosi l’uso di pezzi da diciotto libbre anche sui secondi ponti dei vascelli più leggeri.

fregata grossa veneziana classe fama, XVIII secolo

I vascelli veneziani di I Rango classi Leon Trionfante e San Carlo e le Fregate grosse classe Fama erano già più piccoli di quelli di questi rivali ed armati con cannoni paragonabili a quelli che venivano montati sulla tipologia dei vascelli francesi di IV rango i “64 cannoni” armati con pezzi da 24 libbre grosse sul primo ponte di batteria. I Francesi vararono 61 esemplari di questo genere di navi tra il 1735 e il 1779, giudicandoli però sempre meno adatti al combattimento di linea, e considerandoli obsoleti dagli anni ’70. Viceversa i migliori vascelli veneziani del tardo ‘700 erano proprio i “classe Fama” da 66 cannoni ad essi sovrapponibili, mentre i “classe 1780“, erano paragonabili ai Princessa spagnoli del 1730, più che ai 74 cannoni più moderni (come i classe Sannita della marina napoletana); anzi i Francesi giudicarono queste unità inadatte ai loro pezzi da trentasei libbre, riducendosi ad armare con i più leggeri cannoni da ventiquattro libbre l’unica unità da essi completata.

 

Gianluca Bertozzi

 

 

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PAGINA PRINCIPALE
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PARTE I
PARTE II

 

FONTI
– Le artiglierie della Marina veneta nel XVI secolo dell’ammiraglio Marco Santarini
– Storia della Marina veneziana. Da Lepanto alla caduta della Repubblica 1571-1797 di Mario Nani Mocenigo
– La progettazione navale a Venezia tra tradizione e rinnovamento intorno alla metà del Settecento di Alberto Secco
– L’organizzazione economica dell’Arsenale di Venezia nella prima metà del Seicento». Di Marcello Forsellini
– Vascelli e fregate della Serenissima – Navi di linea della marina veneziana 1652 – 1797 di Guido Ercole
– Lo sviluppo dell’Armata grossa nell’emergenza della guerra marittima. di Guido Candiani
– L’evoluzione della flotta veneziana durante la prima guerra di Morea di Guido Candiani
– I vascelli della Serenissima. Guerra, politica e costruzioni navali a Venezia in età moderna, 1650-1720 di Guido Candiani
– Stato, guerra e finanza nella Repubblica di Venezia fra medioevo e prima età moderna di Luciano Pezzolo
– L’Arsenale di Venezia Dall’Officina delle Meraviglie all’industria navale in ferro di Federica Colussi
– Wikipedia voce armata grossa
– Bella Italia, Militari, Eserciti e Marine nell’Italia pre-napoleonica (1748-1792) di Ilari V. – Paoletti C. Crociani P

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