Gli affusti dei cannoni navali dal XVI al XIX secolo

Davide Villa

24 Ottobre 2025
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVIII SECOLO
AREA: ARTIGLIERIE NAVALI
parole chiave: Francia, Gran Bretagna
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Le ingenti dimensioni e forza di rinculo delle artiglierie richiedevano un supporto adeguato al relativo peso, ossia un affusto sufficientemente robusto; possiamo osservare gli antenati degli affusti nelle bombarde di XV secolo, progenitori dell’antica carretta a quattro rotelle, chiamata dai francesi affut marin o batard. Il tema in questione vide nel corso dei secoli svariati tentativi, alcuni più efficaci altri meno, per dominare il fenomeno del rinculo, e che solo alla fine del XIX secolo arrivò ad una sua soluzione definitiva.

Obice da 220 mm in ghisa rigata e grecata posto su affusto navale – Autore V. Roger https://commons.wikimedia.org/wiki/Materie . artillerie..Mortier…jpg

Ciò che influiva sulla forma dell’affusto era appunto il rinculo, ma anche il tormento, ossia “il lavoro di deformazione cui è assoggettato l’affusto durante il tiro, e che cresce col diminuire della massa parziale della bocca da fuoco rispetto alla massa complessiva (pezzo)”.

Con le guerre napoleoniche, le bocche da fuoco divennero sempre più pesanti e potenti a fronte di un non proporzionale aumento di peso dell’affusto, con il conseguente innalzamento della forza del rinculo, causato da una maggior potenza delle cariche di lancio.

Era quindi chiaro che l’antica carretta a ruote non avrebbe più potuto continuare per molto ad essere l’unico genere di affusto navale; essa era la versione marittima del corrispettivo affusto rigido terrestre, in cui la struttura e l’arma hanno sempre la stessa posizione relativa durante il tiro. Mentre per un pezzo terrestre da campagna il problema del rinculo essenzialmente non si poneva (essendo il cannone libero di rinculare sul terreno, facilitato in questo dalle ruote di legno), per l’utilizzo dell’artiglieria in piazzole ristrette, sulle navi e nelle fortezze a protezione dei porti si utilizzavano sia la cosiddetta imbracatura sia l’attrito radente.
Nel primo caso il rinculo era bloccato quando la braca (o braga), ossia un robusto pezzo di cavo o gomena passato tramite anelli intorno all’affusto e al cannone ne interrompeva la corsa. Nel secondo caso invece si utilizzavano una sorta di cunei al posto delle ruote posteriori della carretta (a due invece che quattro ruote), e il pezzo nell’atto di rinculare strisciava verso l’alto sopra tale cuneo, detto bolzone, dove sia la pendenza sia la forza provocata dall’attrito interrompevano la corsa del pezzo stesso. Il sistema era però di solito integrato dalla scivola, un’ampia e piana coda strisciante, col compito di aumentare ulteriormente l’attrito, non potendosi oltre certe misure aumentare la grandezza del bolzone (a causa del poco spazio a bordo). Una differenza storica fra le carrette navali inglesi e quelle francesi consisteva nella sistemazione della braca d’affusto: i francesi infatti la facevano passare per due fori simmetrici, mentre gli inglesi per due golfari (paranchi) fissati nella stessa posizione, ossia sul bottone di culatta; a differenza dei francesi quindi, essi erano in tal modo sicuri di trattenere l’intero pezzo, e non soltanto l’affusto. Uno dei rischi maggiori era infatti il cosiddetto scavalcamento del cannone, ossia la rottura della braca d’affusto o dei supporti stessi, la quale liberava l’arma dai suoi blocchi lasciandola libera di vagare per il ponte, distruggendo tutto ciò che incontrava ad ogni rollio e beccheggio, rischiando di ferire o uccidere l’equipaggio, o addirittura di perforare la murata della nave, finendo in mare.

Uno dei ponti dei cannoni (probabilmente quello superiore) della HMS Victory, nel cantiere navale storico di Portsmouth – Autore foto The Land – Wikimedia commons

Ciò ci introduce all’argomento della trincatura, ossia quel fondamentale sistema per  assicurare i pezzi di artiglieria alla murata in caso di maltempo e mare grosso, e in generale durante la navigazione normale. Fintanto che furono diffusi gli affusti a carretta, e anche nel periodo immediatamente successivo, la trincatura rappresentò un metodo da conoscere e saper applicare alla perfezione dall’equipaggio per evitare i rischi e le conseguenze di scavalcamento di un cannone. Tale operazione poteva essere eseguita in sei modi diversi, a seconda delle necessità e della clemenza del mare:

I.    A tiranti semplici
II.  A tiranti doppi
III. Sulla gioia
IV. Con la contro braca
V.   Al traverso
VI. Col gherlino (cavo spesso terminato in punta per poter farlo passare facilmente per qualche buco senza che si disfaccia per lo sfregamento).

Lascio la spiegazione, più che a difficili termini tecnici, ad una chiara rappresentazione dei metodi di trincatura dati dall’immagine seguente:

Fine IV parte – continua
Davide Villa
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PARTE IV PARTE V PARTE VI

PARTE VII PARTE VIII

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